A 35382 metriTempio KofukujiA 35382 metri
Con origini cinesi.
©Blanscape - ShutterstockUna distesa di sorgenti bollenti dentro un paese termale di montagna, a Unzen Onsen, sulla penisola di Shimabara: la cosa particolare è che il vapore non lo guardate da dietro una recinzione, ci camminate in mezzo.
Unzen Jigoku è una trentina di bocche fumanti, ognuna con il suo nome, unite da passerelle che passano a pochi metri dai getti più forti. Terreno bianco e pelato, odore di zolfo che vi arriva addosso prima ancora di entrare, un brontolio sotto le scarpe che non smette mai.
Ci venite se vi piacciono i posti dove si sente la terra lavorare sotto di voi, e va bene anche con i bambini o con chi ha le gambe stanche.
Il giro è poco più di un chilometro di camminamenti che si infilano tra le bocche di vapore, con qualche deviazione e un paio di punti da cui si guarda il campo dall’alto. Queste sono le cose che secondo me contano davvero:

Chi arriva pensando alle pozze colorate degli inferni di Beppu resta spiazzato: qui non c’è l’acqua turchese né quella rosso sangue, è tutto bianco, grigio e giallo zolfo, e il colpo d’occhio è il campo intero visto da dentro. Meglio saperlo prima e regolare le aspettative, altrimenti vi sembrerà poca roba nelle prime foto.
Il vapore è vapore vero e cambia direzione con il vento: vi appanna gli occhiali, vi bagna la giacca e ogni tanto fa sparire le persone che camminano tre metri più avanti. Se avete l’asma o problemi di respiro fateci attenzione, ci sono tratti in cui l’aria pizzica in gola e conviene passare svelti.
Tanta gente fa solo l’anello basso e non sale al punto panoramico, che invece è la parte in cui si capisce quanto è esteso il campo. Intorno al chiosco dove vendono le uova cotte nel vapore ci sono i gatti del posto, stesi sul terreno caldo, talmente abituati alla gente che si fanno fotografare senza alzare la testa.
Ci torno ogni volta che capito da quelle parti, e se ho qualcuno con me lo porto lì prima ancora del resto della penisola. Il motivo è semplice: sono pochi i posti in Giappone dove vi mettete in piedi a due passi da una bocca che sputa vapore a cento gradi, senza vetri e senza recinzioni in mezzo. Ci si resta fermi più del previsto, solo a sentire il rumore.

La mattina presto è un’altra cosa: la foschia si mischia al vapore e non si capisce più dove finisce l’una e comincia l’altro, e sui camminamenti ci sono quattro persone in croce. Più tardi arrivano i gruppi e la zona intorno alle uova diventa il punto dove si rallenta, mentre il resto dell’anello resta respirabile anche nelle giornate piene.
Nei giorni feriali camminate come vi pare. Nei ponti e durante le feste il paese si riempie e sul ponte d’ingresso ci si incrocia a fatica.
Con il freddo il vapore si vede molto di più, e d’inverno le colonne bianche diventano il doppio di quelle di agosto. D’estate il vantaggio è un altro, perché il paese sta a settecento metri e ci sono quattro o cinque gradi in meno del resto del Kyushu, per cui camminare in mezzo al calore delle bocche non è la tortura che sembrerebbe.
In autunno le foglie rosse arrivano fin sul bordo del campo e il contrasto con il terreno bianco è la versione più bella del posto. In primavera intorno fioriscono i rododendri rosa di montagna.
Con la pioggia forte lasciate perdere, il vapore si confonde con il grigio del cielo e le passerelle diventano scivolose. La nebbia invece va benissimo, anzi è il meteo in cui il posto dà il meglio.
Verso il tramonto, dal punto in alto, si vedono le luci del paese che si accendono una alla volta con le montagne ancora arancioni dietro: è il momento in cui resto più a lungo.
L’anello principale è largo, ben sistemato e quasi tutto in piano, senza gradini: passeggini e sedie a rotelle girano senza problemi nella parte centrale, e questo è raro per un posto del genere. Gli unici pezzi in salita sono le deviazioni verso i punti alti, quello dell’antico Hachiman in testa: pendenza dolce, però se siete fuori allenamento il fiatone arriva.
Scarpe chiuse e comode, niente sandali. Il fondo in certi tratti è umido per via della condensa e i bordi sono di ghiaia.
Fuori dai camminamenti non si mette piede, e non è una raccomandazione formale: il terreno lì intorno è caldo sul serio e in certi punti il vapore esce a centoventi gradi. I bambini piccoli teneteli per mano nei tratti in cui la nuvola bianca attraversa il passaggio, perché per qualche secondo non si vede niente.
Lungo il percorso ci sono panche, un paio di punti coperti e le uova cotte dentro il vapore delle bocche, che restano il ricordo più concreto che vi portate via insieme al cracker dolce fatto con l’acqua termale.

In mezzo al campo c’è un monumento ai cristiani: da queste parti li buttavano nell’acqua bollente per costringerli all’abiura, e uno degli inferni, il Seishichi Jigoku, porta il nome di uno di loro.
Una frase sul cartello e poi si torna a camminare, ma cambia il modo in cui guardate quelle pozze per i dieci minuti successivi.
Le due foto che vengono meglio sono opposte fra loro. Una è il ponte d’ingresso al mattino, con il sole basso dietro il vapore: controluce, la nuvola diventa bianca accesa e le persone dentro si vedono come sagome.
L’altra è dall’alto, dal punto panoramico, con tutto il campo che fuma e il paese sullo sfondo: serve una giornata limpida e fredda, altrimenti i getti si appiattiscono e sembrano meno di quello che sono.
Da vicino, la bocca grande rende di più in video che in fotografia, per via del rumore. Se volete il fumo alto e denso andateci nella stagione fredda, in agosto a mezzogiorno con il sole a picco tornate a casa con immagini slavate.
Per la foto con i gatti stesi sul terreno caldo non c’è fila e non c’è orario: basta avvicinarsi piano al chiosco delle uova.

Il valore di questo posto non sta nei singoli inferni, che presi uno per uno sono pozze fumanti come tante: sta nel fatto che il percorso vi porta dentro, con il rumore, il calore e la puzza che vi arrivano addosso senza filtri. Vale la deviazione anche se siete in giro per Nagasaki e avete un solo giorno libero, a patto di arrivarci presto o quando fa freddo, perché è lì che si vede la differenza.
Se invece cercate le pozze colorate e volete guardare stando comodi, questo non è il posto giusto: qui si cammina, ci si bagna di vapore e si va via con i vestiti che sanno di zolfo per il resto della giornata. Per me è proprio il motivo per andarci.
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Unzen Jigoku
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).