Il traghetto Sakurajima attraccato al molo di Kagoshima con un furgone bianco sulla banchina.©EQRoy - Shutterstock

Traghetti in Giappone

Il traghetto in Giappone è uno dei modi più belli per spostarsi tra le isole, e quasi nessuno lo prende in considerazione.

Si pensa subito allo shinkansen o all’aereo, ma il paese è fatto di quattro isole grandi e migliaia di isole piccole, tutte collegate da navi che vanno dal traghettino di dieci minuti alla nave notturna che ti porta dall’altra parte del Giappone mentre dormi.

Ci ho viaggiato più volte e vi dico subito che è un’esperienza a sé: dormi in mare, ti fai il bagno caldo guardando l’oceano e la mattina ti svegli altrove. In queste righe voglio farvi capire come funzionano davvero, dove vanno, quanto costano e come muovervi senza brutte sorprese.

Perché salire su un traghetto

Il motivo più concreto è che la notte in nave ti risparmia la notte in hotel. Parti la sera, dormi a bordo e arrivi la mattina dopo, quindi spostamento e pernottamento diventano una cosa sola.

Non è mai il mezzo più veloce, questo mettiamolo in chiaro, ma su certe tratte lunghe costa meno del treno e ti fa vedere pezzi di Giappone che dal finestrino non vedresti mai.

A me piace proprio perché rallenta tutto: c’è il ponte esterno dove prendere aria, il bagno comune, le macchinette, e il tempo passa in un modo diverso rispetto a stare seduto su un sedile.

Va bene soprattutto per chi ha qualche giorno in più e non vuole correre, per chi viaggia con l’auto o la moto, e per chi vuole raggiungere isole dove l’aereo non arriva o costa troppo.

Lo sconsiglio invece a chi ha un itinerario tirato e conta le ore: in quel caso il treno resta più comodo.

Le rotte più lunghe

Le navi notturne sono il cuore di questo mondo, e le più usate collegano il Kansai al Kyushu. Da Osaka e da Kobe partono traghetti verso Beppu e Oita, verso Miyazaki e verso Kitakyushu, tutti di sera con arrivo al mattino.

La tratta tra Osaka e Kitakyushu è una delle più amate perché attraversa il mare interno di Seto, con le isole e i grandi ponti illuminati di notte: è una di quelle traversate dove vale la pena stare sul ponte prima di dormire.

Dall’altra parte del paese c’è la rotta che parte da Tokyo verso il Kyushu del nord, con scalo intermedio sull’isola di Shikoku. È un viaggio lungo, circa diciotto ore fino a Shikoku e più di trenta fino a Kitakyushu. permette anche di scendere prima e visitare Shikoku.

Poi ci sono le navi che salgono verso nord: da Nagoya e da Sendai si arriva in Hokkaido, con traversate che possono durare anche più di venti ore. In Hokkaido però non si arriva solo dal Pacifico: ci sono navi anche dalla costa di Ibaraki, vicino a Tokyo, e dal lato del mar del Giappone, da porti come Maizuru, Tsuruga e Niigata. Per chi parte dal Kansai è spesso la via più diretta per salire al nord.

Le rotte lunghe da tenere a mente sono queste:

  • Osaka e Kobe verso il Kyushu: cioè Beppu, Oita, Miyazaki e Kitakyushu, perfette per chi scende al sud partendo la sera.
  • Tokyo verso Kitakyushu: comoda se volete spezzare a Shikoku.
  • Nagoya e Sendai verso Tomakomai: la scelta di chi punta al nord senza volare.
  • Kagoshima verso Amami e Naha: la più avventurosa di tutte.

Su quest’ultima mi fermo un attimo, perché è particolare. La nave collega Kagoshima a Naha facendo scalo in diverse isole del mare di Amami, e l’intera traversata fino a Okinawa può arrivare intorno alle ventisei ore.

La prima tratta, quella fino ad Amami, da sola vale circa undici ore. È lunga, sì, ma per chi vuole scoprire quelle isole con calma diventa parte del viaggio.

Le traversate brevi

Non è tutto notturno e oceanico. Tantissimi traghetti in Giappone durano dieci o venti minuti e servono solo ad attraversare un braccio di mare.

Il più famoso è quello per l’isola del grande torii rosso vicino a Hiroshima: si parte e in una decina di minuti si arriva, con i gabbiani che volano di fianco alla nave. Costa pochissimo, una manciata di monete a tratta, e una delle due compagnie fa un giro che passa più vicino al torii.

Un altro che consiglio è quello per il vulcano attivo davanti a Kagoshima. La traversata è corta e la nave fa la spola in continuazione, quindi non serve nemmeno programmare: arrivi al porto e sali.

Questi collegamenti brevi non sono gite turistiche ma mezzi di trasporto veri, usati ogni giorno da chi vive lì, e per chi visita la zona sono spesso l’unico modo per raggiungere l’isola.

Dove si dorme a bordo

Qui casca l’asino di chi prenota per la prima volta, perché le classi giapponesi non funzionano come le cabine di una crociera. La più economica non è un posto a sedere assegnato: è un grande stanzone con il pavimento in tatami o in moquette dove ti danno uno spazio tuo per terra, un futon sottile, un cuscino e una coperta.

Ve lo dico sinceramente, la prima volta spiazza, ma è pulito, è ordinato e per una notte si dorme benissimo.

Salendo di prezzo cambia il livello di privacy, ed è questo il criterio con cui scegliere. Di solito trovate quattro fasce:

  • La seconda classe senza letto: lo spazio a terra nello stanzone comune, la scelta di chi bada al prezzo.
  • La seconda classe con letto: in stile dormitorio con cuccette divise da tende, comoda per chi viaggia da solo.
  • La prima classe: una vera stanza privata, che di norma costa circa il doppio.
  • La classe speciale: la cabina migliore con più spazio, che può arrivare a due volte e mezzo.

Molte cabine, anche quelle private, non hanno bagno né doccia dentro, perché tanto ci si lava nel bagno comune della nave. Alcune stanze in stile giapponese hanno il tatami e i futon invece del letto, e sono comode per chi viaggia in famiglia.

Io vi direi di non risparmiare troppo se siete in coppia o in gruppo: una cabina privata su una traversata lunga fa la differenza tra riposare e arrivare distrutti.

Il bagno comune e la vista

Quasi tutte le navi lunghe hanno un grande bagno pubblico, ed è la cosa che più mi fa amare questo tipo di viaggio. Ti immergi nell’acqua calda sentendo il leggero dondolio della nave e guardi il mare dal finestrone: è una di quelle sensazioni che ti restano.

Le regole sono le stesse degli onsen a terra, quindi ci si lava bene prima di entrare in vasca e si entra senza costume.

Un dettaglio pratico che molti scoprono tardi: gli asciugamani spesso non ci sono, quindi portatevene uno da casa nel bagaglio a mano.

Il bagno di solito ha orari non continui, per cui conviene chiedere all’imbarco o guardare i cartelli, perché sarebbe un peccato perderselo. Sul ponte esterno, poi, si può prendere aria e guardare l’alba, e su molte navi è proprio il momento migliore della traversata.

Mangiare in navigazione

Sul cibo bisogna arrivare preparati, perché non tutte le navi hanno un ristorante e quelle che ce l’hanno lo aprono solo in certe fasce, per colazione, pranzo e cena. Fuori da quegli orari resti a bocca asciutta se non ti sei organizzato.

Il salvavita a bordo sono le macchinette, e in Giappone sono una cosa seria: trovate bibite, birra e sake, gelati, zuppe di noodle calde e persino piatti surgelati come riso fritto o yakisoba da scaldare al microonde lì presente.

Mangiarsi un cup noodle nella sala comune a mezzanotte guardando il buio dell’oceano è quasi un rito, e ve lo consiglio almeno una volta.

Detto questo, se avete esigenze particolari o viaggiate con bambini, io vi direi di salire con qualcosa di vostro: un paio di onigiri, dell’acqua e qualche snack tolgono ogni pensiero. Sulle navi più curate c’è anche un piccolo negozio, ma non contateci per un pasto completo.

Quanto si spende

Sul prezzo vi do le proporzioni, che sono più utili delle cifre esatte. Una traversata notturna lunga in seconda classe si aggira spesso intorno ai 10.000 yen a persona, e sale parecchio salendo di classe.

Rispetto allo shinkansen su tratte lunghe il traghetto è più economico, e se contate anche la notte di hotel risparmiata il conto scende ancora.

Le traversate brevi costano pochissimo, giusto qualche centinaio di yen a tratta, roba che paghi con le monete in tasca.

I prezzi cambiano molto tra alta e bassa stagione e da compagnia a compagnia, quindi conviene controllare le tariffe aggiornate prima di partire. Diciamocelo, per quello che offre una notte in nave, con letto e bagno caldo, è una delle spese che rendono di più in un viaggio in Giappone.

Come prenotare

Qui serve un po’ di pazienza. I siti delle compagnie sono quasi sempre in giapponese, e le versioni in inglese, quando ci sono, sono ridotte e a volte non permettono di comprare online.

Le carte straniere ogni tanto vengono rifiutate dai portali di pagamento, ed è la seccatura più comune per chi non vive qui.

Le strade che avete davanti sono in pratica queste:

  • Prenotare online sul sito: comodo ma può bloccarsi sul pagamento.
  • Prenotare per telefono: utile per le cabine private nei periodi affollati.
  • Presentarsi al terminal: spesso funziona per la seconda classe fuori stagione.

Nei fine settimana lunghi e nei periodi di feste, come l’estate o il capodanno, le cabine buone vanno via in fretta, per cui in quei casi prenotate con anticipo. Fuori stagione, invece, per un posto in seconda classe di solito basta presentarsi.

Il check-in al terminal si fa spesso a una macchinetta self-service ed è veloce, poi si sale a piedi o in auto a seconda del biglietto.

Auto, moto e bici

Questo è il vero punto forte del traghetto, perché è l’unico mezzo che ti porta dall’altra parte del Giappone con la tua macchina. Chi fa un viaggio su gomma spesso usa la nave proprio per non guidare per ore o per non pagare le autostrade, che qui sono care.

Il costo del veicolo si aggiunge a quello del passeggero e cresce con la lunghezza, quindi una vettura può far salire parecchio il conto rispetto al solo biglietto a piedi.

Anche le moto salgono senza problemi, e su alcune compagnie la tariffa cambia in base alla cilindrata. In genere per le due ruote si spende poco.

La bici viaggia tranquilla e costa una sciocchezza: la regola pratica è intorno ai cento yen per ogni ora di traversata. Per chi gira il Giappone in bicicletta il traghetto notturno è una manna, perché sposta te e il mezzo mentre dormi.

Cosa mettere in borsa

Salire preparati cambia molto la notte a bordo, e sono quattro cose che non pesano nulla. Ve le metto in fila così non le dimenticate:

  • L’asciugamano: nel bagno comune spesso non lo danno.
  • Qualcosa da mangiare: per coprire le ore in cui tutto è chiuso.
  • Contanti in yen: utili per le macchinette e per lo sportello del terminal.
  • Un maglioncino: perché sul ponte di notte tira vento anche d’estate.

Aggiungo un consiglio da chi ci è passato: tenete a portata di mano tappi per le orecchie e una mascherina per gli occhi se dormite in seconda classe, perché lo stanzone comune vuol dire anche qualche vicino che russa. Il telefono caricatelo prima, dato che le prese non sono infinite e in mezzo al mare il segnale va e viene.

Il mio consiglio

Se dovessi scegliere io, su una tratta lunga prenderei una cabina privata e mi godrei il bagno caldo al tramonto e poi di nuovo all’alba, senza fretta.

Il traghetto non è il mezzo per chi va di corsa, è il mezzo per chi vuole che anche lo spostamento faccia parte del viaggio. Provatelo almeno una volta, magari su una notturna verso sud, e poi ditemi se non è uno dei ricordi più belli che vi portate a casa. Voi da dove partireste?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).