Terremoto di Kobe

Il terremoto di Kobe, chiamato in lingua giapponese “Hanshin-Awaji Daishinsai”, fu un terremoto devastante avvenuto la mattina del 17 gennaio 1995 alle 5:46.

La scossa, della potenza di 6,9 gradi della scala Richter, durò circa 20 secondi, svegliò di soprassalto la popolazione di Kobe, facendo in poco tempo tornare a dormire per un sonno eterno 6434 persone che persero la vita.

La distruzione degli edifici fu immensa, oltre centomila abitazioni furono rase al suolo e mezzo milione di costruzioni furono danneggiate.

Nei giorni seguenti a questa tragedia, il disastro più grave che colpì il Giappone dal dopoguerra fino al terremoto e allo tsunami del Tohoku del 2011, anche la Yamaguchi-Gumi, uno dei clan più attivi e famosi della Yakuza con il proprio quartier generale a Kobe, inviò pacchi con cibo e beni di prima necessità per aiutare le vittime del terremoto.

Cosa resta oggi del terremoto a Kobe

Girando per Kobe oggi non ve ne accorgereste: la città è stata ricostruita in fretta e il porto ha ripreso a lavorare, anche se non è mai tornato ai traffici di prima. Qualche traccia però è stata lasciata apposta. Al Meriken Park un tratto di sessanta metri di banchina è rimasto esattamente come lo ridusse la scossa, con il molo sprofondato e i lampioni piegati verso l’acqua, insieme a un piccolo percorso all’aperto sul porto distrutto e ricostruito.

Poco lontano, all’Higashi Yuenchi, ci sono i monumenti alle vittime e la fiamma sempre accesa; ogni 17 gennaio alle 5:46 il parco si riempie di lanterne di bambù. Chi vuole capire fino in fondo cosa successe può andare al Great Hanshin-Awaji Earthquake Memorial Museum, che con ricostruzioni a grandezza naturale e simulatori di scossa fa rivivere quei venti secondi, mentre sull’isola di Awaji un padiglione conserva all’aperto la faglia squarciata, così come la lasciò il sisma.

E se vi siete mai chiesti da dove arrivi il Kobe Luminarie, l’illuminazione che ogni anno accende il centro della città: nacque proprio dopo il terremoto, con le luci donate dall’Italia, come segno di rinascita.

I soccorsi e l’anno zero del volontariato

Nelle prime ore chi tirò fuori la gente dalle macerie furono soprattutto i vicini di casa, spesso a mani nude: le strade erano impraticabili, i telefoni saltati e la macchina dei soccorsi statale si mosse con una lentezza che in Giappone fece scandalo e portò a riscrivere le regole della protezione civile.

Nei mesi successivi a Kobe arrivarono oltre un milione di volontari da tutto il paese, moltissimi ragazzi partiti per conto proprio. Fu una cosa talmente nuova che il 1995 è ricordato come l’anno zero del volontariato giapponese, e da quell’esperienza nacque nel 1998 la legge che per la prima volta diede uno status giuridico alle associazioni no profit.

Perché il terremoto fece così tanti danni

Non fu solo questione di potenza. La faglia che si ruppe, la Nojima, passa sull’isola di Awaji a pochi chilometri dalla città e l’ipocentro era poco profondo: Kobe si prese una scossa vicinissima e violenta, con uno scuotimento anche verticale che gli edifici più vecchi non erano pensati per reggere.

A fare il resto ci pensò il modo in cui la città era costruita. Migliaia di case di legno a due piani, tirate su prima delle norme antisismiche del 1981, avevano pesanti tetti di tegole appoggiati su strutture leggere: il piano terra cedeva e il tetto schiacciava tutto quello che c’era sotto. Sulle aree guadagnate al mare, invece, il terreno si comportò come sabbia bagnata e sprofondò.

I danni: autostrada, porto e incendi

Le immagini che fecero il giro del mondo furono quelle della Hanshin Expressway, l’autostrada sopraelevata che attraversa la città: un tratto di oltre 600 metri si rovesciò su un fianco, con i piloni di cemento spezzati alla base e la carreggiata finita a terra. Al porto andò anche peggio: delle circa 150 banchine ne restarono utilizzabili una trentina, perché i terrapieni artificiali si liquefecero e scivolarono in mare, e per settimane le navi dovettero cercarsi un altro scalo.

Poi arrivò il fuoco. Nel quartiere di Nagata, fatto di case di legno e piccole fabbriche di scarpe, scoppiarono centinaia di incendi che bruciarono migliaia di edifici. Le tubature dell’acqua erano saltate e le strade erano bloccate dalle macerie, così i pompieri arrivarono tardi e con gli idranti a secco.

Video del terremoto di Kobe

Le numerose telecamere di sorveglianza presenti in Giappone registrarono la tragedia del terremoto di Kobe. Qua sotto trovate alcuni tra i video più tristemente famosi, che testimoniano l’entità di tale evento.

Video: Calamità naturali in Giappone

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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