Tempio Unshoji
Un tempio zen in un paese di pescatori sulla penisola di Oga, in Akita, che per qualche settimana d’estate si copre di ortensie blu dal cancello fino alla sala principale. Unshoji è conosciuto per questo: duemila piante di un blu solo, tirate su una per una dal vice abate, e dietro i fiori il porto e il mare aperto.
C’è anche un punto in alto da cui si vedono fiori, acqua e cielo insieme, e dentro la sala principale un soffitto fatto di fiori secchi. È il posto giusto per chi si trova nel Tohoku a fine giugno e vuole vedere una cosa che altrove non esiste; fuori dal periodo della fioritura resta un tempio di campagna e niente più.
Indice
Cosa si vede
- Il viale dal cancello alla sala principale: una linea retta con le ortensie addosso da tutte e due le parti, così folte che il bordo del viale sparisce.
- Il punto panoramico in cima all’area del tempio: i fiori davanti, sotto il porto di Kitaura con le barche, poi il mare. Blu, blu e blu, uno dietro l’altro.
- Il soffitto di fiori nella sala principale: fiori secchi montati in rilievo, con una nuvola di ortensie azzurre al centro. Non è un dipinto, sono fiori veri messi lì uno a uno.
- Il boschetto di bambù, con sedute di pietra e un po’ d’ombra: è l’unico pezzo del giro dove si sta fermi. Di sera lo illuminano di blu.
- Le statue sorridenti sparse tra le piante, e le sette pietre a forma di cuore infilate tra quelle del sentiero: cercarle tiene occupati i bambini per tutto il giro.
- La vasca dell’acqua all’ingresso, con i fiori tagliati che galleggiano dentro.

L’area del tempio è piccola: dal cancello alla sala principale ci sono pochi passi, e chi si aspetta un complesso con pagode e padiglioni resta spiazzato. Quello che colpisce è la densità, non le dimensioni: è tutto compresso in uno spazio da tempio di paese, e per questo sembra ancora più esagerato.
All’ingresso il percorso si divide in due, uno stretto e uno più largo. Prendete quello stretto: i fiori vi arrivano all’altezza della faccia da entrambi i lati, mentre quello largo serve più che altro a smaltire la gente che scende.
Il punto panoramico ha spazio per poche persone, e lì si crea l’ingorgo: tutti fotografano, tutti aspettano il loro turno, ci vuole un po’ di pazienza. La fioritura poi non è identica ogni anno, e qualche giorno di differenza cambia molto.
Questo posto dà più di quello che promette, e di solito succede il contrario. In foto sembra un effetto costruito, dal vivo è semplicemente un tappeto di fiori dello stesso colore fino al muro di cinta.
Ci torno perché quel blu tutto uguale su duemila piante non lo trovo in nessun altro giardino del Giappone, e perché dal punto in alto si capisce dove si è finiti davvero: un tempio sopra un porto di pescatori che lavora, con le reti e i capannoni sotto i fiori.
Da una pianta sola
Tutte queste ortensie vengono da una pianta sola. L’ha messa a terra il vice abate, e in una quindicina d’anni l’ha moltiplicata da solo, finché sono diventate più di duemila.
Per questo i fiori hanno tutti la stessa tinta: non è un giardino messo insieme comprando piante diverse, è la stessa ortensia ripetuta dappertutto. E l’idea non era fare un bel giardino da fotografare: era riportare un po’ di gente in un paese di pescatori che si stava svuotando, e con la folla di fine giugno direi che ci è riuscito.

Quando andare
Il momento è fine giugno, con una finestra che va da metà mese ai primi di luglio. Prima i fiori non ci sono, dopo perdono il colore e diventano una cosa mezza sbiadita che non c’entra niente con le foto che avete visto.
La mattina presto è la scelta migliore: aria ferma, poca gente sul sentiero stretto, e il blu che entra negli occhi tutto insieme appena passate il cancello. Buono anche il tardo pomeriggio, quando la luce si abbassa e i fiori diventano più scuri.
Da evitare il sabato e la domenica intorno a mezzogiorno: sulla strada davanti al tempio si cammina in fila indiana e sul viale si va a passo d’uomo. Nei giorni feriali si respira e si può anche stare fermi a guardare senza sentirsi addosso qualcuno.
Di sera, durante la fioritura, accendono le luci e il posto cambia del tutto: il blu resta illuminato e tutto il resto sparisce nel nero, poi le luci calano e restano quelle basse tra i bambù. Va aspettato che il cielo sia davvero scuro, perché a mezza luce l’effetto non c’è.
Il cielo coperto non è un problema, secondo me il blu esce perfino più pieno che con il sole. Con la pioggia invece l’ombrello è un impiccio, perché i sentieri sono troppo stretti per passare in due: meglio cappello e giacca impermeabile.

Il giro e la fatica
Si sale. L’ingresso sta più in basso della sala principale, e il punto panoramico si raggiunge con altri gradini di pietra, corti ma irregolari.
Nulla di duro per chi cammina normalmente, però con un passeggino o una carrozzina la cosa diventa complicata: passaggi senza spazio di manovra, ghiaia, scalini senza rampa. Con i bambini piccoli in braccio o nello zaino si fa tranquillamente.
L’ombra è quasi solo quella del bambù, e fine giugno in Akita è già caldo e umido. Portatevi acqua e sappiate che il giro si fa in un senso solo, quindi se volete rivedere un angolo dovete rifarlo da capo.
La foto migliore
Il cancello con il viale dritto dietro è l’inquadratura che vedete ripetuta ovunque, e c’è un motivo: le due file di ortensie chiudono la prospettiva e la sala principale resta in fondo. Mettetevi in coda un attimo, perché quel punto è sempre occupato.
Dal punto panoramico prendete fiori, porto e mare in un colpo solo: è l’unica immagine che racconta dove sta questo tempio. Se cercate un dettaglio, la statua sorridente accanto alla sala principale con il blu dietro rende meglio dei campi larghi.
Se restate per le luci, tenete in mente che i fiori illuminati su fondo nero vengono bene anche senza treppiede, mentre il bambù chiede mano ferma.

In breve
- Il pezzo forte: duemila ortensie tutte dello stesso blu che coprono l’area del tempio, con il mare dietro.
- Quando andare: fine giugno, mattina presto o tardo pomeriggio, fine settimana a mezzogiorno da lasciar perdere.
- Ideale per: chi viaggia nel Tohoku nel periodo giusto, chi fotografa, chi preferisce un posto raccolto e fitto di fiori a un grande complesso.
- Atmosfera: tempio di paese sopra un porto, ghiaia sotto le scarpe, sentieri per una persona, gente che parla piano e si ferma ogni due metri.
Conclusione
Qui si viene per una cosa sola, in un periodo solo: non è un giardino con delle ortensie, è un tempio sparito sotto le ortensie. Vale la deviazione anche se siete lontani, purché ci arriviate nella finestra giusta e possibilmente non a mezzogiorno di domenica. Se invece passate da Oga in un altro periodo dell’anno, lasciate perdere: senza i fiori non c’è niente che giustifichi la strada, e chi cerca un grande complesso storico con tanti edifici da girare deve cercare altrove.
Informazioni utili
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
