LoutreA 40 metri
I cafè con le lontre.
Il tempio Hozenji è una delle sorprese più belle di Osaka.
È un fazzoletto di quiete incastrato tra i palazzi e le insegne al neon di Namba, e il protagonista è una statua di Fudo Myoo ricoperta di muschio, su cui i fedeli gettano acqua con un mestolo mentre chiedono una grazia: la chiamano Mizukake Fudo, il Fudo bagnato dall’acqua.
Sta qui dal 1637 ed è stato lui a dare il nome al quartiere di Sennichimae. Tutto intorno si apre Hozenji Yokocho, il vicolo lastricato di izakaya e ristorantini rinato due volte dopo gli incendi: vecchia Osaka a due passi dal caos di Dotonbori.
Creative Commons Lost in Japan, by Miguel Michán
Dalla stazione di Namba uscite dall'uscita 14 e in tre o quattro minuti a piedi siete davanti al vicolo: l'imbocco è facile da mancare, cercate l'insegna di legno all'inizio della stradina lastricata.
Se arrivate da Nihonbashi prendete l'uscita 2 e camminate cinque minuti verso ovest.
Se invece state già girando per Dotonbori il tempio è a un passo: basta scendere da Dotonbori-dori verso Sennichimae imboccando una delle stradine laterali e vi ritrovate dentro Hozenji Yokocho.
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Tempio Hozenji
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Il Mizukake Fudo lo vedete subito appena entrate: una statua di Fudo Myoo verde di muschio dalla testa ai piedi, talmente coperta che i lineamenti del volto si intuiscono a fatica. Accanto ci sono i secchi e i mestoli di legno: si prende l’acqua e la si getta sulla statua mentre si formula la richiesta.
Il modo tradizionale è bagnare tre volte il Fudo centrale, poi una volta ciascuno i due piccoli accoliti ai suoi lati, e chiudere con un’ultima gettata sulla statua grande. Nessuno vi guarderà storto se sbagliate l’ordine, ma è una di quelle cose che vale la pena fare per bene.
Qui si viene a chiedere guarigione, affari e amore, ed è per questo che il muschio non smette mai di crescere: la statua è bagnata praticamente a ogni ora del giorno.
Hozenji è arrivato qui nel 1637, trasferito da Uji, appena fuori Kyoto, in quella che allora era la periferia di Osaka. I monaci ci recitavano il nenbutsu per mille giorni di fila, e la gente prese a chiamarlo il tempio dei mille giorni: da lì viene il nome del quartiere di Sennichimae, che vuol dire semplicemente davanti al tempio dei mille giorni.
Il tempio è bruciato più volte nei secoli, ma la botta più dura è arrivata con i bombardamenti del 1945, che rasero al suolo tutta Minami. Tra le macerie rimase in piedi soltanto la statua del Fudo, e fu attorno a quella che il quartiere ricominciò: prima le baracche e le bancarelle tirate su nel terreno del tempio, poi i locali che sono diventati Hozenji Yokocho.
La tradizione di gettare l’acqua nacque proprio in quegli anni, quando una donna, di slancio, versò sul Fudo l’acqua dell’offerta mentre pregava. Da allora non ha più smesso nessuno.
Il tempio si affaccia su Hozenji Yokocho, due stradine larghe meno di tre metri e lunghe una ottantina, lastricate di pietra e illuminate dalle lanterne dei locali: kappo, izakaya e bar minuscoli da pochi posti. Il selciato è del 1982 ed è stato messo riutilizzando le pietre delle vecchie linee tranviarie Hankai.
Alle due imboccature ci sono le insegne di legno con il nome del vicolo, scritte nel 1985 da due mostri sacri dello spettacolo di Osaka: l’attore comico Fujiyama Kanbi da una parte e il rakugoka Katsura Harudanji dall’altra. Guardate bene l’insegna di Fujiyama, perché a uno dei caratteri manca un tratto: non è un errore, e a chi glielo faceva notare rispondeva che anche a lui, come uomo, un tratto mancava.
Il vicolo è poi bruciato due volte a pochi mesi di distanza, nel 2002 e nel 2003. Gli abitanti raccolsero oltre trecentomila firme per ricostruirlo com’era, stretto, invece di allargarlo a quattro metri come imponevano le norme antincendio: è per quello che oggi ci camminate dentro sfiorando i muri con le spalle.
Per i giapponesi Hozenji non è solo un tempio: è un luogo sentimentale, e lo deve alla letteratura. Nel 1940 Oda Sakunosuke ambientò qui Meoto Zenzai, la storia sgangherata di una coppia di Osaka che tra alti e bassi non si lascia mai, e il vicolo diventò il simbolo di quel modo tutto locale di stare insieme nonostante tutto.
Il titolo viene dal dolce che si mangia ancora oggi qui accanto, in un locale aperto nel 1883: la zuppa di fagioli azuki con il mochi, servita in due ciotole invece che in una, una porzione sola divisa a metà perché le coppie che se la dividono, dice la tradizione, restano unite.
Nel 1960 è arrivata anche una canzone dedicata al vicolo, e da quel momento generazioni di giapponesi sono venute qui per pura nostalgia.
Tempio Hozenji - lì vicino trovate:
I cafè con le lontre.
A 53 metriBistecche buone e non costose.
Pasticceria vegana e senza glutine.
A 69 metriFast food con hamburger, giapponese.
A 82 metriCatena di ottimo ramen.
Negozi ufficiali dello Studio Ghibli.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).