Marco Togni in piedi al tempio Gyokuzoin tra due file di lanterne in pietra illuminate di notte.

Tempio Gyokuzoin

Un tempio buddhista sul monte Shigi, in prefettura di Nara, dove si può anche dormire: la sera si cena con la cucina vegetariana dei monaci, di notte si gira tra le lanterne di pietra accese e la mattina presto si assiste alla cerimonia del fuoco. Gyokuzoin è uno dei templi che fanno parte del grande complesso dedicato al dio Bishamon, pieno di tigri di ogni misura.
Intorno ci sono una statua di Jizo alta come un palazzo, una pagoda e una sala principale che guarda tutta la pianura. È il posto giusto per chi vuole provare una notte in un tempio e preferisce un monte dove, finita la giornata, restano solo quelli che ci dormono.

Cosa si vede

Gyokuzoin da solo sono poche sale, ma sta dentro Chogosonshiji, l’insieme di templi che copre il fianco del monte Shigi, e quando ci dormite il giro lo fate su tutto il complesso. Le cose che guardo ogni volta sono queste:

  • Yokuyudo: la sala di Gyokuzoin dove ogni mattina si accende il fuoco della cerimonia; da fuori è sobria, dentro è buia e odora di legno e di fumo.
  • Il grande Jizo: una statua in piedi di quasi quindici metri, la vedete spuntare tra gli alberi prima ancora di capire da che parte si sale.
  • La pagoda a tre piani di Gyokuzoin: meno famosa delle pagode di Nara città, però dal sentiero in salita la vedete tra i rami ed è una delle foto più belle del monte.
  • La sala principale di Chogosonshiji: costruita a sbalzo sul pendio, con una balconata di legno da cui si vede la pianura di Nara fino alle montagne dall’altra parte.
  • Il corridoio al buio sotto la sala principale: si cammina nel nero completo con la mano destra appoggiata al muro, e a metà si tocca una serratura che dovrebbe portare fortuna.
  • La tigre gigante di cartapesta: sei metri di tigre all’ingresso del complesso, che muove la testa avanti e indietro; tutti si fermano a fotografarla, bambini e nonni compresi.

Vi avviso subito che il complesso è tutto in pendenza. Tra una sala e l’altra ci sono scalinate, rampe e tratti in salita, e alla fine della giornata le gambe si sentono. Con un passeggino o con qualcuno che fa fatica a camminare è dura, e anche lo zaino è meglio tenerlo leggero.
Le tigri sono dappertutto, e non è un modo di dire: statue, statuine, talismani, disegni sulle tende. La ragione è una vecchia leggenda che lega il monte all’anno, al mese e all’ora della tigre, e qui l’hanno presa molto sul serio. Se cercate un tempio sobrio e minimalista stile Kyoto, questo non lo è, e secondo me è proprio il bello.

Il corridoio sotto la sala principale non è per tutti: il buio è totale, non si vede la mano davanti alla faccia, e chi soffre gli spazi chiusi fa meglio a saltarlo. A me piace perché dura poco e ti resetta la testa, però so di gente che è tornata indietro dopo tre passi.
La balconata della sala principale invece la consiglio a chiunque. La pianura sotto è piatta e piena di case, e da lassù si capisce bene quanto sia in alto il tempio rispetto a tutto il resto.

Chi arriva di giorno trova un grande complesso di templi, con tigri, statue e un bel panorama, e se ne va contento. Chi resta a dormire vede un altro posto, perché il monte cambia faccia appena calano i pullman.
Ci porto chi mi chiede come si fa a dormire in un tempio senza fare la coda con mille altri stranieri al Monte Koya. Qui non c’è la fila di ristoranti, negozi e comitive: si cena, si esce a camminare tra le lanterne con il cancello del tempio a pochi passi, e la mattina dopo si sta seduti a due metri dal fuoco. Per chi vuole capire com’è una notte in un tempio vero, senza l’effetto parco a tema, è la prima cosa che suggerisco.

Quando andare

Di giorno, nel fine settimana e nei giorni di festa, il monte si riempie. Arrivano famiglie, gruppi organizzati, gente che viene a chiedere fortuna negli affari, e nelle scalinate verso la sala principale si sale in fila. Anche la mattina dopo la notte al tempio, quando lasciate la camera, vedete salire le prime ondate di persone e vi rendete conto di cosa vi siete evitati la sera prima.
Per dormirci il giorno migliore è un giorno feriale: la sera nel salone della cena siete in pochi e il giro notturno è davvero tutto vostro.

L’autunno è la stagione che preferisco. Gli aceri del complesso diventano rossi, le scalinate si coprono di foglie e la luce del pomeriggio sulla balconata è bellissima perché passa di taglio sulla pianura.
In primavera ci sono i ciliegi, e alcune camere li hanno proprio davanti alla finestra. D’estate invece di giorno il caldo pesa, tra salite e scale senza molta ombra, e la parte migliore resta la sera, quando in montagna l’aria si rinfresca un po’.

L’inverno ha il suo perché, ma dovete saperlo prima. La cerimonia del fuoco d’inverno comincia che fuori è ancora buio pesto, e la sala non è riscaldata come una casa: vicino al fuoco si sta bene, sulle panche dietro si sente il freddo. Vestitevi a strati, con calze pesanti.
Con la pioggia il giro diurno si fa scomodo, perché le scale di pietra diventano scivolose, mentre di sera la nebbia tra le lanterne ha un suo fascino. Con il cielo coperto la vista dalla balconata sparisce quasi del tutto.

La notte al tempio

Le camere sono stanze giapponesi con i tatami, grandi, pulite, con l’aria condizionata e d’inverno il kotatsu, il tavolino basso con la coperta e il riscaldamento sotto. Niente televisore, ed è voluto. Nelle camere normali bagno e gabinetto sono in comune, lungo il corridoio: per un tempio è la norma, ma se vi aspettate un ryokan con la vasca in camera, qui non la trovate.
Per lavarsi c’è un bagno grande in comune, alla giapponese, che la sera è un bel modo di chiudere la giornata dopo tutte quelle scale. Al mattino non si usa, per cui la doccia ve la fate prima di dormire.

La cena si mangia in un salone grande insieme agli altri ospiti, ognuno al suo tavolo. È cucina vegetariana dei monaci: tofu al sesamo, verdure di stagione, piccole ciotole una accanto all’altra, tutto leggero e fatto bene. C’è anche la possibilità di scegliere un menu con pesce, ma per me la scelta vegetariana è parte del motivo per cui si dorme qui.
Nel salone si parla a bassa voce, nessuno ha fretta ma nessuno si trattiene troppo, e anche la colazione del mattino segue lo stesso ritmo.

Dopo cena viene la parte che ricordo di più. Le lanterne di pietra lungo i viali del complesso sono accese, i negozi sono chiusi, le comitive se ne sono andate, e girate tra le sale con in giro soltanto qualche altro ospite del tempio.
Si sentono le foglie che si muovono, i passi sulla pietra e basta. La tigre gigante all’ingresso di notte fa quasi impressione, la sala principale è illuminata, e da Gyokuzoin si vedono le luci della pianura sotto il monte.
Portatevi una giacca anche in una stagione mite, perché in cima la sera l’aria è più fresca che giù in città.

La cerimonia del fuoco

La mattina presto ci si alza, ci si veste in fretta e si va nella Yokuyudo ancora al buio. Dentro la sala c’è poca luce, le statue si intuiscono appena e gli ospiti del tempio si siedono davanti, a pochissima distanza dal punto in cui il monaco capo accende il fuoco.
Il monaco infila nel fuoco le tavolette di legno una dopo l’altra, le fiamme salgono alte e rosse e il legno crepita forte. Il calore arriva in faccia, il fumo sale verso il soffitto, e intanto le voci dei monaci che recitano i sutra riempiono la sala con un ritmo che dopo un po’ prende anche chi non capisce una parola.

Dura quasi tre quarti d’ora, più di quanto uno si immagina. I primi minuti si guarda tutto con curiosità, poi si smette di pensare a che ora è e si resta a fissare le fiamme.
Prima della cerimonia potete scrivere un desiderio su una tavoletta di legno, che finisce bruciata insieme alle altre: è un gesto che fanno anche i giapponesi e nessuno vi guarda strano se siete stranieri. Dopo il fuoco segue la preghiera nella sala principale, con la recita dei sutra, e intanto fuori si è fatto giorno.

È davvero il motivo per cui dormire qui, e ve lo dico chiaro: una cerimonia del fuoco vista da due metri, nella penombra, con pochi ospiti in sala, lascia un segno diverso da quella vista in piedi dietro a una folla. Quando esco dalla sala e c’è la luce del mattino sulla pianura, con la tigre di cartapesta ancora ferma e i negozi ancora chiusi, ogni volta penso che la sveglia presto sia stata la scelta giusta.

In breve

  • Il pezzo forte: la cerimonia del fuoco del mattino, seduti vicinissimi alle fiamme.
  • Quando andare: in un giorno feriale, meglio in autunno con gli aceri rossi; d’inverno solo ben coperti.
  • Ideale per: chi vuole dormire in un tempio buddhista senza la folla del Monte Koya.
  • Atmosfera: lanterne accese e viali vuoti di notte, fuoco e sutra all’alba, tigri ovunque.

Conclusione

Visto di giorno, questo angolo del monte Shigi è un bel complesso di templi, con tanti scalini e tanta gente, per chi ha tempo e curiosità. Dormendoci è tutta un’altra storia: si paga il prezzo di bagni in comune, niente tv e una sveglia all’alba, e in cambio si ha il monte vuoto di notte e un posto in prima fila davanti al fuoco.
Se volete provare la vita di un tempio senza sentirvi in un albergo per turisti, per me in tutta la zona tra Nara e Osaka non c’è di meglio. Se invece cercate comodità da ryokan, camera con il bagno e colazione quando vi pare, dormite in città e salite qui solo per il giro di giorno.

Informazioni utili

Nome: Tempio Gyokuzoin
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 8 alle 17
Indirizzo: 2280 Shigisan, Heguri, Ikoma District, Nara 636-0923, Japan
Sito Internet: Tempio Gyokuzoin
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).