Molte statue di Buddha in pietra con cappelli rossi posizionate lungo una scalinata in un giardino a Miyajima.©Pics3 - Shutterstock

Tempio Daishoin di Miyajima

Un tempio buddhista a Miyajima, ai piedi del monte Misen, dove quasi tutti arrivano dopo aver visto il famoso santuario costruito sull’acqua e poi restano molto più di quanto avevano messo in conto. Il Daisho-in è una scalinata lunga con sale sparse su più livelli, centinaia di statue di pietra con i berretti di lana fatti a maglia, una grotta sotterranea con il soffitto coperto di lanterne e, girandosi indietro durante la salita, il mare e i tetti del paese.
Se avete mezza giornata sull’isola e volete qualcosa di diverso dalla foto al grande torii rosso nel mare, per me è il posto migliore di Miyajima.

Cosa si vede

Si entra da una porta di legno con i due guardiani ai lati, e da lì in poi è tutta salita: il tempio è costruito sul fianco della collina, per cui ogni sala sta su un livello diverso e si passa da una all’altra per gradini. La cosa che spiazza è la quantità di roba messa ovunque, ai lati dei gradini, negli angoli, dietro gli edifici.

  • La scalinata centrale con le ruote dei sutra: duecento gradini circa, e sotto i due corrimano corre una fila di cilindri di metallo con incise le scritture, che si fanno girare uno dopo l’altro salendo. Il rumore metallico che fanno tutti insieme è la prima cosa che si sente arrivando.
  • Il giardino dei cinquecento rakan: subito a sinistra dopo la porta, statue di pietra allineate lungo una salita laterale, tutte con una faccia diversa, chi ride, chi sbuffa, chi dorme. Quasi tutte portano un berretto di lana, e i berretti vengono rifatti a mano.
  • La grotta Henjokutsu: si scende sotto terra, il soffitto è tutto lanterne di rame accese e lungo il percorso ci sono ottantotto punti che contengono la sabbia dei templi del pellegrinaggio di Shikoku. È la parte che resta più in testa a tutti.
  • Il Maniden: la sala in cima, dedicata ai tre spiriti guardiani della montagna, con un’altra fila di ruote dei sutra sui gradini che ci portano su.
  • La sala del Kannon con il passaggio al buio: dentro c’è una statua alta due metri dagli undici volti, e sotto il pavimento si infila un corridoio nero in cui si cammina con la mano sul muro. Il buio ha un significato preciso: il corridoio rappresenta il corpo del Kannon, e lungo la parete ci sono le immagini dei 37 templi del pellegrinaggio del Kannon nella regione del Chugoku, ognuna con la sabbia del suo tempio. Percorrerlo vale simbolicamente come l’intero pellegrinaggio.
  • Il mandala di sabbia tibetano: colorato, protetto sotto vetro, fatto da monaci in settimane di lavoro e rimasto lì com’era.

La statua dagli undici volti stava nel santuario sull’acqua, l’Itsukushima, e l’hanno portata qui quando hanno separato templi buddhisti e santuari shintoisti: è il motivo per cui la parte buddhista dell’isola è finita quasi tutta dentro questo recinto. Del resto è anche il tempio più antico di Miyajima e uno dei più importanti della scuola buddhista Shingon: la tradizione lo lega a Kukai, il fondatore della scuola, che nell’806 si sarebbe ritirato in meditazione sul monte Misen.

Vi avviso subito: se salite dritti per la scalinata guardando avanti, del Daisho-in non vedete quasi niente. Le cose belle stanno in basso e di lato, i jizo minuscoli infilati fra le radici, le tre scimmiette, i tanuki di pietra, i dodici animali dello zodiaco in fila. Chi arriva con la fretta di spuntare la tappa fa la salita di corsa e si perde il novanta per cento.

Il corridoio sotto la sala del Kannon è buio davvero, non in penombra: se gli spazi stretti e chiusi vi mettono a disagio, saltatelo e non perdete nulla del resto.
Questo poi non è un posto per chi fa fatica a camminare. Non ci sono rampe, si sale e si scende in continuazione, con il passeggino è una guerra e in certi tratti il corrimano manca.

Quello che dà, però, è molto più di quello che promette dall’esterno. Da fuori sembra un tempio di quartiere con una scalinata davanti, dentro è un posto in cui si continua a girare l’angolo e trovare un’altra cosa.
Quando porto qualcuno a Miyajima, il santuario sull’acqua è la tappa che tutti si aspettano, ma il posto dove poi ci fermiamo davvero è questo: ci si mette a guardare le facce delle statue una per una e il tempo passa senza che nessuno guardi l’orologio.

Quando andare

La mattina presto è il momento migliore. La gente che sbarca sull’isola punta tutta verso il santuario e la strada dei negozi, per cui qui potete trovarvi da soli con il rumore delle ruote di metallo e i cervi che gironzolano davanti alla porta.
Dalla metà della mattinata in poi arrivano i gruppi, ma non è mai la ressa che si vede giù al santuario: anche quando c’è più gente si cammina normalmente e non si fa la fila per entrare da nessuna parte.

L’autunno è il momento in cui questo posto dà il meglio di sé. La collina intorno è piena di aceri, e quando diventano rossi si vedono insieme il tetto delle sale, le foglie e il mare dietro, una combinazione che sull’isola non trovate altrove. In quel periodo l’isola intera si riempie e il fine settimana è da evitare se potete scegliere.

La primavera è più tranquilla e più verde, l’estate è la stagione peggiore: la scalinata è quasi tutta al sole, si suda parecchio e le zanzare fra gli alberi si fanno sentire.
Con la pioggia invece ci si sta benissimo, perché metà delle cose sono al coperto e la grotta è sotto terra. La pietra bagnata scurisce, le facce delle statue vengono fuori meglio e la gente si dimezza.

Scale e fatica

Mettetevi scarpe comode, non è un consiglio generico. Dalla porta d’ingresso alla sala in alto non c’è un tratto in piano, e i gradini di pietra sono alti e irregolari, di quelli che ti fanno guardare dove metti i piedi invece che il panorama.
Non è una salita da montagna, ma se avete già camminato tutto il giorno per l’isola la sentite nelle gambe. Fate una sosta a metà scalinata.

Nelle sale si entra scalzi, le scarpe si lasciano all’ingresso: se avete gli stivali o le scarpe da trekking allacciate fino in cima, mettete in conto di slacciarle e riallacciarle più volte.
Dal retro del tempio parte anche il sentiero per la cima del monte Misen, e si vede: chi passa con lo zaino e i bastoncini attraversa l’area del tempio e tira dritto. Se non avete intenzione di salire, è solo un dettaglio da sapere per non infilarvi nel sentiero sbagliato.

La foto migliore

Per il panorama c’è un punto solo, e quasi tutti se lo perdono perché sono concentrati sulla salita: arrivati in cima alla scalinata principale, giratevi. Da lì si vedono i tetti del paese, il braccio di mare e la costa di fronte, incorniciati dalla porta e dagli alberi ai lati. Con il cielo pulito si distingue la terraferma dall’altra parte.

L’altra foto da fare è ravvicinata e va fatta in basso, nel giardino dei rakan: due o tre statue con i berretti colorati, prese all’altezza del viso e non dall’alto. Con la luce piatta delle giornate coperte vengono meglio, perché il sole pieno fa ombre dure sulla pietra e le facce si perdono.
Dentro le sale e nella grotta si sta zitti e si scatta con discrezione: è un tempio in attività, ci sono riti e gente che prega davvero, non un museo.

In breve

  • Il pezzo forte: la scalinata con le ruote dei sutra e le centinaia di statue di pietra sparse ovunque, più la grotta sotterranea illuminata a lanterne.
  • Quando andare: prima mattina per averlo quasi vuoto, autunno per gli aceri rossi, fine settimana d’alta stagione da evitare.
  • Ideale per: chi passa una giornata a Miyajima e vuole più della foto al torii, chi ama i dettagli e le statue, chi cerca un posto tranquillo dopo la calca del santuario.
  • Atmosfera: pietra, incenso e rumore metallico delle ruote, pochi visitatori alla volta, spazio per fermarsi a guardare senza essere spinti.

Conclusione

Qui non si viene per un singolo edificio da fotografare, perché nessuna delle sale, presa da sola, è il monumento della vita. Si viene per la somma: la salita, le facce di pietra una diversa dall’altra, le lanterne della grotta e il mare che compare quando ti volti. Vale la deviazione anche se avete poche ore sull’isola, ed è la cosa che ricorderete meglio di Miyajima insieme al torii. L’unico caso in cui lascerei perdere è se avete problemi a fare le scale: senza la salita, di questo posto resta molto poco.

Come arrivare

Dal molo dei traghetti di Miyajima seguite il lungomare o la via dei negozi verso il santuario di Itsukushima, circa 15-20 minuti a piedi. Dal santuario prendete la stradina in leggera salita verso le pendici del monte Misen: in 5-10 minuti siete alla porta del tempio.
Se scendete dal Misen a piedi lungo il sentiero Daisho-in, il percorso finisce proprio dentro il tempio.

Informazioni utili

Nome: Tempio Daisho-in
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 8 alle 17
Costo a persona: Ingresso gratuito, con cassetta per le offerte libere lungo il percorso
Durata visita: 1-1,5 ore
Consigli utili: Mentre salite, fate girare tutte le ruote dei sutra con la mano. Secondo la tradizione ogni giro vale come leggere le scritture incise sul cilindro, quindi non serve conoscere il giapponese o il sanscrito: è il modo più semplice per partecipare davvero alla vita del tempio.
Trasporti:
  • Molo di Miyajima: traghetti JR e Matsudai da Miyajimaguchi
  • Stazione JR Miyajimaguchi (linea JR Sanyo) e stazione Hiroden-Miyajimaguchi (tram Hiroden 2): imbarco a pochi minuti a piedi
Indirizzo: 210 Miyajimachō, Hatsukaichi, Hiroshima 739-0588, Japan
Sito Internet: Tempio Daisho-in
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Tempio Daisho-in

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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