Stagno ShinobazuA 93 metri
Particolare e suggestivo.

Un tempio in mezzo allo stagno Shinobazu, a Ueno, dove si arriva a piedi su una striscia di terra che ha l’acqua a destra e a sinistra. Il Bentendo è una sala a otto lati con il tetto verde e le colonne rosse. Dentro c’è poco, ma d’estate lo stagno intorno si copre di foglie e fiori di loto, e di sera la sala illuminata si riflette nell’acqua.
Lo consiglio a chiunque passi dal parco di Ueno o dai musei della zona, anche a chi viaggia con i bambini: tra anatre, tartarughe e barche a forma di cigno, qualcosa da guardare lo trovano sempre.
Il tempio in sé è piccolo e si guarda tutto facendo il giro della sala principale. Quello per cui ci si va è la posizione. Si cammina sull’acqua verso un edificio rosso che sta su un isolotto, con i palazzi di Ueno sullo sfondo e il parco alle spalle, e nessun altro tempio di Tokyo ve lo fa vedere così.
Una volta arrivati, le cose da guardare sono queste:
Le stele sono la parte più curiosa e secondo me non vanno saltate. Una pietra messa dai ristoratori di pesce palla o una incisa con i nomi dei negozi di ottica di mezzo Giappone vi spiegano meglio di qualsiasi cartello come qui si ringrazia anche un attrezzo da lavoro.
La statua della dea Benzaiten non si vede: resta chiusa e la mostrano un solo giorno all’anno, durante la festa del tempio. Chi si aspetta statue dorate e interni da girare resta a mani vuote.
La sala che vedete è in cemento, rifatta dopo che l’originale è bruciato durante la guerra. Da lontano non si nota, da vicino sì: il legno scuro e la patina dei templi di Kyoto qui non ci sono.
Davanti alla fontana, quando c’è gente, si aspetta il turno, e sui gradini della sala ci si passa accanto spalla a spalla con i gruppi di turisti. Il resto dell’isolotto si svuota appena vi allontanate di qualche metro.
Messo così sembra poco, e a guardarlo pezzo per pezzo lo è. Ma il Bentendo non va visto come un tempio da esplorare. Va visto come il centro dello stagno e del parco, il punto dove tutti i sentieri intorno all’acqua finiscono per portarvi.
Ci passo ogni volta che sono a Ueno, anche solo per fare avanti e indietro sul viale. Quando qualcuno viene a trovarmi dall’Italia lo faccio arrivare apposta dal lato dello stagno, perché la sala rossa che compare in fondo tra i loto è il momento in cui tutti tirano fuori il telefono.
Il momento giusto è quando siete già al parco di Ueno: ci passate durante il giro, senza organizzarci niente attorno. Al tramonto o al mattino presto è più bello, questo è chiaro, però non è un tempio per cui mettere la sveglia all’alba, per cui passateci quando capita.
In estate, tra luglio e agosto, il loto riempie la parte di stagno intorno al tempio. I fiori si aprono la mattina presto e verso metà mattina cominciano a richiudersi. Chi arriva nel pomeriggio trova solo foglie enormi e boccioli chiusi, oltre al caldo pesante di Tokyo sul viale senza un filo d’ombra.
Durante la fioritura dei ciliegi il parco è stupendo, perché il viale centrale diventa una galleria di rami rosa e ci sono ciliegi fioriti anche intorno allo stagno. Ovviamente c’è tanta calca: il parco di Ueno si riempie di gente che fa picnic sotto gli alberi, sul viale compaiono le bancarelle di cibo e le lanterne della festa, e sull’isolotto si cammina a passo lento.
D’inverno è l’opposto. Lo stagno è spoglio, sulla parte dove non ci sono le barche si fermano anatre e uccelli migratori, e intorno alla sala girano soprattutto le persone del quartiere con il cane.
Il fine settimana c’è più gente in ogni stagione. Se il giro nel parco vi porta lì con l’ultima luce, la sala si accende e i colori si riflettono sull’acqua: fermatevi finché il cielo diventa blu.
Lo stagno Shinobazu è diviso in tre parti. Il tempio sta al centro, circondato dalla parte dei loto, dietro c’è quella delle barche e più in là quella dove si fermano gli uccelli. Il giro completo a piedi lungo la riva è tutto in piano, e sull’isolotto l’unico dislivello sono i gradini davanti alla sala. Con il passeggino si arriva ovunque senza problemi.
Ai bambini la parte che piace di più è l’acqua: tartarughe al sole, anatre, i cigni a pedali colorati che passano vicino alla riva.
La foto migliore non si fa sull’isolotto, perché da lì la sala la vedete troppo da vicino. Allontanatevi lungo la riva finché la vedete intera con i loto davanti, meglio ancora al tramonto quando le luci si riflettono nell’acqua.
Dalla barca viene un’inquadratura diversa, con la sala bassa sull’orizzonte e i palazzi dietro.
Chi misura un tempio da quello che c’è dentro qui trova una sala in cemento, una statua che non si vede e qualche pietra con le iscrizioni. Il valore però sta fuori: l’acqua, i loto, la luce della sera sulla sala. A Tokyo un posto uguale non esiste.
Se siete a Ueno non saltatelo, perché la passeggiata sullo stagno è la parte del parco che ricorderete meglio. L’unico caso in cui non vale la deviazione è se cercate un tempio antico con interni da visitare: per quello ci sono Asakusa e Kyoto.
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Tempio Bentendo
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).