Installazione artistica con sfere traslucide illuminate da luci colorate in una sala oscura a Kyoto.©Rick Siu - Shutterstock

teamLab Biovortex Kyoto

Un museo di arte digitale nella zona della stazione di Kyoto, dove non guardate le opere da fuori ma ci camminate dentro, con le scarpe e tutto il resto. teamLab Biovortex Kyoto è il più grande che hanno messo in piedi in Giappone: quattro zone distribuite su più piani, oltre cinquanta opere, stanze buie con palloni che salgono in vortice, una vasca di liquido tiepido in cui si entra e una sala piena di bolle di sapone che vi arrivano in faccia.
Se avete già visto gli altri teamLab e pensate di sapere cosa vi aspetta, qui il gioco cambia parecchio. È il posto giusto per chi ha mezza giornata libera a Kyoto, per chi viaggia con ragazzini che dei templi non ne possono più, e per chi vuole tornare a casa con qualche foto diversa dalle solite.

Cosa si vede

Il percorso parte dal livello più basso e sale, una zona dopo l’altra, in una specie di labirinto dove più di una volta perdete il senso dell’orientamento. Queste sono le cose per cui secondo me si viene:

  • La sala delle bolle: una nuvola di bolle di sapone sospesa a mezz’aria che si apre quando ci camminate dentro e si richiude appena passate. È l’opera che non era mai stata mostrata in Giappone prima di questo museo, ed è quella che vi resta addosso, letteralmente.
  • I megaliti: colonne altissime coperte di muschio vero e di fiori digitali che cambiano con la stagione, con la pioggia che scende dentro la sala. Qui la luce è più fredda e il rumore dell’acqua copre tutto.
  • La vasca del liquido: in una parte camminate sopra un liquido tiepido che si colora e forma disegni astratti sotto i piedi, in un’altra vi danno gli stivali e ci entrate dentro. I segni che lasciate spariscono in pochi secondi.
  • Il vortice di palloni: migliaia di palloni che girano e salgono lungo lo spazio, molto più grande della stanza simile che c’è a Tokyo.
  • Il bosco delle lampade: file di lampade appese che si accendono a catena quando vi avvicinate, e il colore parte e corre via lungo la sala.
  • La zona sportiva in cima: trampolini su cui si salta, una parete da arrampicare nel vuoto, e i tavoli dove i bambini colorano un pesce su un foglio e se lo ritrovano che nuota sulla parete.

La sala delle bolle è più piccola di come sembra nei video, e il sapone ha un odore forte. La mascherina ve la danno all’ingresso ed è obbligatoria; chi non se la sente di uscire appiccicato si mette impermeabile e copriscarpe. All’uscita c’è il personale che vi passa addosso una specie di aspirapolvere per togliere quello che vi è rimasto sui vestiti.
Chi ha allergie ai saponi o la pelle particolarmente sensibile farebbe bene a saltare questa sala: è lo stesso museo a sconsigliargli di entrare.
L’altra cosa da sapere è che il giro è a senso unico: se volete rivedere un’opera dovete riscendere fino in fondo e rifare tutto, quindi quando siete in una stanza che vi piace fermatevi lì finché ne avete voglia.
La zona dei trampolini e dell’arrampicata sta alla fine, quando le gambe sono già andate: se siete venuti soprattutto per quella, dosatevi prima. E se avete già fatto Borderless e Planets a Tokyo, alcune opere le riconoscete subito, sono le stesse.

Ci torno perché è l’unico museo da cui esco con le scarpe umide, il sapone tra i capelli e la sensazione di aver fatto qualcosa invece di aver guardato qualcosa. Quando arriva gente dall’Italia e mi chiede una giornata a Kyoto che non sia l’ennesimo tempio, la mando qui senza pensarci. Se dovessi scegliere un solo teamLab in tutto il Giappone, sceglierei questo.

Quando andare

Il momento peggiore è il pomeriggio del fine settimana: davanti alle opere interattive si fa la coda, nella sala delle bolle si entra a gruppi e nelle stanze strette si cammina a passo d’uomo dietro a chi si ferma a fare video.
Le due finestre buone sono la mattina all’apertura e la sera tardi. La mattina presto le sale grandi sono quasi vuote e potete stare da soli in mezzo al vortice di palloni per un paio di minuti, che è tutta un’altra cosa. La sera la folla si è già sciolta e il buio fuori aiuta, perché nelle sale che danno verso l’esterno non entra più luce.
Nei giorni feriali si respira in ogni momento della giornata.

La stagione conta poco ma qualcosa cambia: i fiori sulle colonne dei megaliti e nelle sale con le proiezioni floreali seguono il periodo dell’anno, e se ci tornate a distanza di mesi non vedete la stessa cosa.
Il meteo invece non conta niente, ed è il motivo per cui lo tengo in serbo come carta da giocare nei giorni di pioggia: mentre tutti si bagnano tra Kiyomizudera e Fushimi Inari, voi state dentro all’asciutto per ore. O quasi all’asciutto, viste le bolle.

Com'è dentro

Le sale sono quasi tutte al buio, con la sola luce delle opere, e i pavimenti cambiano in continuazione: in alcune stanze sono a specchio, in altre sono in pendenza, in altre ancora ci si cammina sopra l’acqua.
Le gonne lasciatele in albergo, per via degli specchi sotto i piedi, e mettetevi qualcosa che può sporcarsi. Le scarpe da ginnastica non sono un consiglio ma quasi un obbligo: con i tacchi o i sandali in certe zone non vi fanno entrare, e all’ingresso c’è il prestito gratuito delle scarpe per chi si presenta con le infradito.

Si cammina tanto e si sale parecchio, tra scale, rampe e dislivelli continui. Non è un posto da fare di corsa e nemmeno da fare stanchi: chi ha problemi di ginocchia o di schiena qui fa fatica.
Gli armadietti sono gratuiti e conviene lasciarci zaino e giacca, perché muoversi carichi tra le arrampicate e le stanze bagnate è scomodo. Dentro non si mangia e non c’è un bar: se avete fame, mangiate prima.

Occhio al telefono: le mani vi servono libere più spesso di quanto immaginate, e nel buio cade facilmente. Un laccetto al polso risolve il problema.

Con i bambini

È uno dei pochi posti a Kyoto dove i bambini non si annoiano nemmeno per cinque minuti. I trampolini, la parete da arrampicare e la zona dei disegni che prendono vita sulla parete tengono impegnato chiunque abbia meno di dodici anni, e anche parecchi che ne hanno molti di più.
Su alcune attrazioni ci sono limiti di età e di altezza, e se avete bambini piccoli qualche pezzo lo guardate e basta.

Il passeggino invece dentro non entra e si lascia all’ingresso: con i più piccoli portate il marsupio, che tra scale, pavimenti in pendenza e buio è comunque la soluzione più comoda.
La sala delle bolle divide i bambini in due: o la adorano o si spaventano, perché dentro non si vede niente a un palmo dal naso e il sapone arriva ovunque. Se il vostro è del tipo che non ama sorprese sensoriali, saltatela e aspettatelo fuori.

La foto migliore

Le foto buone qui si fanno in tre punti. Il primo è la sala dei megaliti, dove le colonne con il muschio e la pioggia danno profondità e le persone davanti diventano sagome nere: mettetevi in fondo e aspettate che il gruppo davanti si sposti.
Il secondo è il bosco delle lampade, la stanza più fotografata di tutte, dove si fa la fila per entrare a gruppetti e avete pochi istanti da soli in mezzo ai riflessi.
Il terzo è la sala del liquido, con i colori che si muovono sotto i piedi: qui viene meglio la foto dall’alto verso il basso che quella in posa.

Le bolle invece sono un disastro da fotografare, e tanto vale rassegnarsi subito: l’obiettivo si sporca, la messa a fuoco impazzisce e quello che vedete con gli occhi non viene fuori in nessun modo. Lì dentro godetevi il momento e basta.
Se le foto vi interessano davvero, andateci quando le sale si svuotano: a metà giornata nelle stanze dove si sta in pochi c’è sempre qualcuno nell’inquadratura.

In breve

  • Il pezzo forte: la sala delle bolle di sapone, in cui si entra fisicamente, più le colonne di muschio con la pioggia.
  • Quando andare: appena apre o in tarda serata, feriali; pomeriggi di sabato e domenica da evitare; la scelta giusta quando piove.
  • Ideale per: chi ha mezza giornata a Kyoto, famiglie con bambini dai sei anni in su, chi ha già visto abbastanza templi.
  • Atmosfera: buio, musica bassa, profumi diversi in ogni sala, gente che cammina piano con il telefono in mano e ragazzini che corrono.

Conclusione

Il valore vero di questo posto non sta nelle proiezioni, che più o meno avete già visto in altri teamLab, ma in tutto quello che vi tocca addosso: il sapone, il liquido tiepido sotto i piedi, il muschio bagnato, i palloni che vi passano di lato. È il motivo per cui vale la deviazione anche se avete pochi giorni a Kyoto e la lista dei templi è lunga.
Chi cerca una visita tranquilla da fare con calma, seduto ogni tanto, qui non la trova: si cammina, si sale, ci si sporca e si esce cotti. E se il digitale in generale non vi dice niente, lasciate perdere e andate a vedere un giardino.

Informazioni utili

Nome: teamLab Biovortex Kyoto
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 9 alle 21
Indirizzo: 21-5 Higashikujō Higashiiwamotochō, Minami Ward, Kyoto, 601-8006, Japan
Sito Internet: teamLab Biovortex Kyoto
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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