Veduta del lago Shirogane con tronchi spogli che emergono dall'acqua azzurra sotto un cielo terso.©EL_Images - Shutterstock

Stagno blu di Biei

Uno specchio d’acqua in mezzo al bosco, a Biei, in Hokkaido, con un colore che non sembra vero e i tronchi secchi dei larici che spuntano in piedi dalla superficie. Lo Stagno blu è conosciuto per quello, e basta quello: l’azzurro lattiginoso e quelle punte di legno morto piantate nell’acqua, con i monti del Tokachi dietro.
Non è un posto da esplorare, si cammina lungo un lato e si torna indietro. Ma se lo prendete nella condizione giusta, cielo sereno e niente vento, è una delle cose più forti che si vedono in tutto il Giappone. Va bene per chiunque stia girando Biei, bambini compresi, e per chi fotografa è di quelli che fanno programmare la giornata apposta.

Cosa si vede

  • L’acqua: un azzurro pieno, quasi finto, che vira al verde smeraldo dove il fondo è più basso. Sembra latte colorato più che acqua di lago.
  • I larici secchi: decine di tronchi grigi senza rami, in piedi dentro l’acqua. Sono loro a fare la scena, non il colore da solo.
  • Il sentiero lungo la riva: ogni decina di metri cambia l’inquadratura, tra alberi davanti, radure aperte e un tratto finale dove si vede lo stagno per intero.
  • Lo sfondo: quando l’aria è pulita spuntano le cime del Tokachi, con la neve che resta fino a inizio estate.
  • Il chiosco all’ingresso: c’è il gelato azzurro al gusto ramune, il budino e la bibita, tutti con il nome dello stagno sopra. È una sciocchezza simpatica, il gelato al latte di Biei è quello buono.
  • I resti della diga: blocchi di cemento coperti di muschio sul bordo. Questo posto è nato da un lavoro contro le colate di fango del vulcano, non da un capriccio della natura, e da certi punti si vede benissimo.

Il sentiero non gira intorno all’acqua: corre tutto su un lato, per poche centinaia di metri, e per tornare si rifà la stessa strada. Chi arriva se ne sta quasi sempre nei primi trenta metri, dove ci sono il cartello e la vista più immediata, e lì si fa a gomitate per infilarsi davanti alla balaustra.
Camminate fino in fondo. La gente si dirada, gli alberi smettono di tagliare la visuale e l’acqua si apre davvero.

L’avvertenza onesta è una sola, ed è quella che decide la giornata: se nei giorni prima è piovuto forte, o se la neve si sta sciogliendo in fretta, l’acqua perde il colore e diventa verdognola, a volte proprio grigia. Il fiume Biei porta dentro fango e il colloide che fa l’azzurro si diluisce. È il motivo per cui una parte della gente torna a casa delusa: non è che il posto sia sopravvalutato, è che ci sono capitati nel giorno sbagliato.
Se cercate una camminata vera nel bosco, non è questo il posto: si guarda, si fotografa, si torna indietro.

Ci torno ogni volta che salgo in Hokkaido e ci vado sempre di prima mattina, perché con l’acqua ferma i tronchi si raddoppiano nel riflesso e per qualche minuto non si sente nient’altro che qualche uccello. Poi arrivano i pullman e diventa un altro posto, ma quella mezza giornata me la organizzo intorno a questo.

Quando andare

La mattina presto è la parte migliore. L’acqua è più trasparente, il colore è pulito, e soprattutto ci siete voi e quattro fotografi con il cavalletto invece della fila lungo la ringhiera.
Ha un difetto: la luce arriva da davanti e per le foto è controluce. Il primo pomeriggio ribalta la situazione, con il sole alto il turchese esplode ed è il momento in cui l’acqua rende di più, ma è anche quando il piazzale si riempie di pullman e nel tratto iniziale del sentiero si cammina a passo d’uomo.

La cosa che conta più dell’ora, però, è il vento. Se c’è anche solo un po’ di increspatura, il riflesso dei tronchi sparisce e metà dello spettacolo se ne va. Controllate il meteo il giorno prima e scegliete la giornata serena e asciutta, non quella comoda.

Le stagioni cambiano il posto parecchio. In primavera, con lo scioglimento della neve, il colore tira al verde e non è la versione migliore; da giugno ad agosto è la stagione buona, azzurro pieno con tutto il verde intorno.
In autunno il rosso e il giallo delle foglie contro l’acqua sono il contrasto più bello dell’anno. D’inverno l’acqua non si vede proprio, resta una distesa bianca con i tronchi sopra, e la sera accendono le luci che cambiano colore sugli alberi e sulla neve: è un’altra cosa rispetto all’estate, molto più silenziosa, e con il freddo che c’è resiste chi ha voglia di resistere.

Giorni feriali molto meglio del fine settimana, e durante le feste giapponesi lunghe preparatevi a trovare tanta gente.

Com’è il sentiero

Dall’ingresso si cammina su un fondo di terra e ghiaia, non asfaltato, con qualche avvallamento e un tratto di gradini per scendere verso la riva. È poca strada e non c’è niente di faticoso, ma per passeggini e sedie a rotelle la ghiaia è un problema serio, e dopo la pioggia si aggiungono le pozze.
Chi ha problemi a camminare si ferma nella prima parte, che è comunque sistemata meglio, e vede lo stagno lo stesso.

Il bordo dell’acqua è chiuso da una transenna bassa e non si scende: la foto la fate da lì, tutti dallo stesso lato.
Il bosco intorno fa ombra a tratti, ma nelle radure d’estate il sole picchia e non c’è riparo. In alto è oltre i cinquecento metri, per cui anche a luglio la mattina presto si sta freschi: una felpa in macchina mettetecela.

La foto migliore

Il punto che vi consiglio è il tratto finale del sentiero, dove gli alberi davanti finiscono e si vede lo stagno per largo con i monti dietro. Da lì i tronchi stanno tutti dentro l’inquadratura e non avete teste altrui nel fotogramma, cosa che all’ingresso è praticamente impossibile.
Serve acqua ferma per il riflesso, e serve sole: con il cielo grigio l’azzurro smorza e diventa un laghetto qualunque.

D’inverno, la sera, si fotografano le luci sulla neve. Non aspettatevi fari potenti, la luce è morbida e cambia in un giro di pochi minuti; con il treppiede e la posa lunga vengono fuori le immagini più strane del posto.
Se venite per fotografare seriamente, la mattina presto resta la scelta giusta: meno gente davanti all’obiettivo e la superficie ancora liscia.

In breve

  • Il pezzo forte: i larici secchi in piedi dentro un’acqua turchese, con i monti innevati dietro.
  • Quando andare: mattina presto nei giorni feriali, giornata serena e senza vento; estate e autunno i periodi migliori.
  • Ideale per: chi gira Biei e l’Hokkaido centrale, chi fotografa, famiglie con bambini piccoli.
  • Atmosfera: bosco, fondo di ghiaia sotto le scarpe, calca nei primi metri e spazio libero in fondo al sentiero.

Conclusione

Qui si viene per una sola immagine, e quell’immagine da nessun’altra parte la trovate uguale: è questo che lo mette sopra a tanti altri posti dell’Hokkaido. Il rovescio della medaglia è che dipende tutto dalle condizioni, per cui vale la deviazione solo se ci arrivate con il sole, senza vento e senza acquazzoni nei giorni prima; altrimenti vi trovate davanti una pozza verdina e non capite di cosa si parli.
Chi cerca sentieri, natura da camminare o un posto tranquillo dove passare il pomeriggio guardi altrove. Chi invece fotografa, o vuole portarsi a casa la cosa più insolita del viaggio in Hokkaido, ci vada presto e ci vada nella giornata giusta.

Informazioni utili

Nome: Stagno blu Aoiike
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Stagno blu Aoiike

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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