Insegna decorata dell'ingresso di Shinsaibashi a Osaka con silhouette di persone e caratteri giapponesi.©Mirko Kuzmanovic - Shutterstock

Shinsaibashi-suji

Una galleria commerciale coperta a Shinsaibashi, a Osaka, con il tetto di vetro sopra la testa e le vetrine attaccate una all’altra per quasi seicento metri filati. Shinsaibashi-suji è la strada dello shopping più conosciuta della città: catene di abbigliamento, negozi enormi di cosmetici, un grande magazzino storico e, in mezzo alle insegne nuove, qualche bottega vecchia rimasta lì.
Ci venite se è la prima volta a Osaka, se piove e non sapete dove infilarvi, o se volete vedere una via commerciale giapponese nella sua versione più grossa. Da soli o con i bambini cambia poco, si cammina e basta.

Cosa si vede

La prima cosa che vi resta in testa non è un negozio, è la galleria stessa: un tetto di vetro ad arco che corre dritto e non se ne vede la fine, le insegne che salgono su due piani ai lati e sotto gente che cammina nelle due direzioni senza mai smettere. Non è una strada con un tetto sopra, è più un edificio lunghissimo a cui hanno tolto le pareti laterali.
Dentro ci trovate di tutto, ed è proprio il misto che la rende diversa da un centro commerciale: catene di abbigliamento che conoscete già, gioiellerie, valigie, negozi da cento yen, un paio di posti di strumenti musicali, e ogni cinquanta metri un negozione di cosmetici con i cartelli in cinese e in inglese e la musica a palla che esce dalla porta.

  • Daimaru Shinsaibashi: il grande magazzino storico, con il rilievo del pavone rimesso sul lato che dà sulla galleria e la facciata neogotica in mattonelle sul lato opposto, quello verso il viale dei ginkgo. Il piano terra è la parte da vedere, hanno recuperato le decorazioni vecchie e ci hanno messo sopra un soffitto a specchio.
  • Shinsaibashi Parco: il palazzo accanto, moderno e nero. Al secondo piano interrato c’è lo Shinsaibashi Neon Shokudogai, una fila di taverne, bar e localini piccoli fatti apposta per sembrare una via di quartiere al chiuso.
  • Il ponte che non c’è più: all’imbocco nord, dove la galleria incrocia il viale grande, hanno rimontato un pezzo di parapetto in pietra del vecchio ponte con i lampioni a gas e i quadrifogli in ferro battuto. Il canale sotto è stato coperto, al posto dell’acqua adesso c’è un centro commerciale sotterraneo.
  • Amerikamura: basta uscire dalla galleria verso ovest e cambia tutto, negozi di vestiti usati, murales, ragazzini seduti per terra attorno al parchetto triangolare.
  • Il viale dei ginkgo: un isolato a ovest, parallelo, con le boutique di lusso una dietro l’altra e le facciate d’autore. Altro mondo rispetto alla galleria, ma è proprio lì dietro.
  • L’uscita sud: la galleria sbuca sul ponte con l’insegna della Glico, il corridore con le braccia alzate sopra il canale. Da lì in poi si continua sotto un altro tetto verso Namba.

La parte a nord del viale grande è quella che quasi nessuno fa: il tetto prosegue, ma cala tutto di colpo, meno gente, qualche serranda abbassata, grossisti di tessuti e negozi che campano sul quartiere e non sui turisti. Se volete vedere com’era prima, è lì.
Vi avviso subito che di artigianato e souvenir particolari qui ce n’è poco. I marchi grossi sono quelli che trovate anche a Tokyo, e la roba diversa sta nelle traverse laterali, dove ci sono i kimono di seconda mano, le stampe vecchie e i ristorantini da sei posti.
Chi soffre la calca lo sappia prima: nelle ore di punta la densità è quella di una stazione.

Quello che questa galleria dà davvero è la scala della città, non lo shopping. Ci si cammina dentro con la sensazione che Osaka continui all’infinito, e questo non lo ottenete da nessun’altra parte in centro.
Io ci torno ogni volta che passo da Osaka, anche senza comprare niente: la faccio tutta da nord a sud a fine giornata, mi fermo sotto il grande magazzino a guardare il pavone, entro un attimo al piano terra per le decorazioni vecchie ed esco dall’altra parte davanti al canale con le insegne accese. È il modo più veloce che conosco per ricordarmi che Osaka non è Tokyo.

Da dove viene il nome

Il nome viene da un ponte: nel 1622 un mercante, Okada Shinsai, fece costruire a sue spese un passaggio sul canale di Nagahori, e la strada che ci arrivava da sud prese il suo nome. Stava esattamente tra i teatri kabuki di Dotonbori e il quartiere dei piaceri di Shinmachi, cioè sul percorso giusto per chi aveva soldi da spendere.
Il grande magazzino è arrivato un secolo dopo, nel 1726, come negozio di tessuti. Il palazzo di oggi riprende quello progettato da William Merrell Vories tra le due guerre: hanno rimontato i pezzi originali dove si poteva e rifatto a stampo tutti gli altri.

Quando andare

Il momento migliore è la mattina presto di un giorno feriale, quando le serrande si stanno alzando e nella galleria ci sono più commessi che clienti: si vede la struttura, si leggono le insegne, si cammina in mezzo senza scansare nessuno.
L’altra finestra buona è la sera, sempre in settimana: tutto è aperto, le luci sono accese, ci si muove ancora bene ed è il momento in cui la galleria è più bella da guardare.

Il sabato e la domenica pomeriggio invece è un’altra storia. Nel tratto centrale si avanza a passo d’uomo, con le famiglie, i gruppi con la valigia al seguito e le comitive che si fermano in mezzo, e per fare cento metri ci si mette il triplo.
Nei giorni di festa lunghi è anche peggio. Se avete solo il fine settimana, fatela la mattina e tenetevi il pomeriggio per altro.

Con la pioggia qui sotto si resta asciutti, ma è anche il giorno in cui tutti hanno la stessa idea e la galleria si riempie più del solito. D’estate il tetto vi ripara dal sole, che ad agosto qui non è un dettaglio da poco.
D’inverno non c’è vento e si sta bene. Stagioni, foglie rosse e fioriture qui non c’entrano nulla: è un posto che dipende dall’ora e dal giorno, non dal mese.

Come si cammina

È tutto in piano, senza scale né dislivelli, e i passeggini e le carrozzine passano ovunque: da questo punto di vista è uno dei posti più facili della città. La fatica non sono le gambe, è lo slalom.
La gente si ferma di colpo davanti a una vetrina, chi sta dietro frena, e se avete un bambino per mano dovete tenerlo corto. Trascinare un trolley nelle ore piene è faticoso sul serio.

Da un capo all’altro non è una passeggiata corta: quando arrivate in fondo siete in un altro quartiere, con un altro tipo di locali e un’altra aria. Posti dove sedersi lungo la galleria praticamente non ce ne sono, per fermarsi bisogna entrare da qualche parte, e le due soluzioni più comode sono i piani interrati del grande magazzino e del palazzo del Parco, dove ci sono banconi e tavoli in comune.
Verso l’estremità sud, dove si sbuca sul canale, iniziano i tipi che vi fermano per portarvi in qualche locale: si tira dritto e non succede niente, ci sono anche i pattugliatori del Comune che girano apposta. Nei giorni pieni tenete lo zaino davanti, come fareste in qualsiasi via affollata.

La foto migliore

La foto che tutti vogliono si fa in fondo a sud, sul ponte davanti all’insegna del corridore della Glico, e lì la fila di gente che aspetta il proprio turno c’è a qualsiasi ora della sera. Se volete evitarla, la stessa insegna si vede bene anche dal marciapiede laterale, un po’ spostati.
Dentro la galleria invece il punto buono è meno ovvio: mettetevi al centro del corridoio e inquadrate in lunghezza, con il tetto di vetro che si restringe in fondo e le insegne che si accavallano ai lati. Viene meglio la sera, con le luci accese e il vetro che riflette.

Il terzo scatto che vi consiglio è il pavone in rilievo sulla facciata del grande magazzino, sul lato della galleria: è in alto, serve fare un passo indietro, e la maggior parte della gente ci passa sotto senza accorgersene.

In breve

  • Il pezzo forte: la galleria coperta in sé, il tetto di vetro e le insegne che non finiscono mai, più il grande magazzino storico con il pavone sulla facciata.
  • Quando andare: mattina presto o sera nei giorni feriali; pomeriggio del fine settimana da evitare; con la pioggia resta asciutta, ma si riempie.
  • Ideale per: prima volta a Osaka, giornate di maltempo, famiglie con passeggino, chi vuole comprare cosmetici e vestiti.
  • Atmosfera: luci, musica dalle porte aperte, tantissima gente in movimento, zero silenzio.

Conclusione

Qui non si viene per un monumento, si viene per la strada: la sostanza è camminarla tutta e guardarsi intorno, i negozi sono un contorno e in buona parte sono catene. Vale la deviazione per un motivo preciso: seicento metri di città al coperto che continuano sia a nord sia a sud, con il grande magazzino e il pezzo di ponte in pietra come punti fermi lungo il percorso.
Se cercate botteghe artigiane, calma e cose introvabili, girate nelle traverse o andate altrove, perché nel corridoio principale non le troverete. Per tutti gli altri è una delle cose di Osaka che si ricordano meglio, e vi chiede solo di attraversarla a piedi.

Come arrivare

Dalla stazione di Shinsaibashi salite in superficie sul lato sud di Nagahori-dori: l'imbocco nord della galleria è a un minuto a piedi, proprio dove c'è il pezzo di parapetto del vecchio ponte.
Se arrivate da Namba conviene fare il giro al contrario: camminate fino al ponte Ebisu con l'insegna della Glico ed entrate da sud, in circa 10 minuti a piedi.

Informazioni utili

Nome: Shinsaibashi-suji
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 11 alle 20
Durata visita: Mezz'ora per percorrerla tutta senza fermarsi, un paio d'ore se entrate nei negozi e nel Daimaru
Consigli utili: Arrivati al pezzo di ponte in pietra non tornate indietro: attraversate Nagahori-dori e fate qualche minuto nel tratto nord della galleria. È quello che quasi nessuno percorre, con i grossisti di tessuti e i negozi di quartiere, e vi fa vedere com'era prima la via.
Trasporti:
  • Stazione Shinsaibashi (metro Midosuji, Nagahori Tsurumi-ryokuchi): ingresso nord
  • Stazione Namba (metro Midosuji, Sennichimae, Yotsubashi; Nankai; Kintetsu e Hanshin a Osaka-Namba): ingresso sud
Indirizzo: 1-chōme-6-6 Shinsaibashisuji, Chuo Ward, Osaka, 542-0085, Japan
Sito Internet: Shinsaibashi-suji
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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