Moma Design StoreA 78 metri
Oggetti di design e idee regalo.
©Mirko Kuzmanovic - ShutterstockUna galleria commerciale coperta a Shinsaibashi, a Osaka, con il tetto di vetro sopra la testa e le vetrine attaccate una all’altra per quasi seicento metri filati. Shinsaibashi-suji è la strada dello shopping più conosciuta della città: catene di abbigliamento, negozi enormi di cosmetici, un grande magazzino storico e, in mezzo alle insegne nuove, qualche bottega vecchia rimasta lì.
Ci venite se è la prima volta a Osaka, se piove e non sapete dove infilarvi, o se volete vedere una via commerciale giapponese nella sua versione più grossa. Da soli o con i bambini cambia poco, si cammina e basta.
La prima cosa che vi resta in testa non è un negozio, è la galleria stessa: un tetto di vetro ad arco che corre dritto e non se ne vede la fine, le insegne che salgono su due piani ai lati e sotto gente che cammina nelle due direzioni senza mai smettere. Non è una strada con un tetto sopra, è più un edificio lunghissimo a cui hanno tolto le pareti laterali.
Dentro ci trovate di tutto, ed è proprio il misto che la rende diversa da un centro commerciale: catene di abbigliamento che conoscete già, gioiellerie, valigie, negozi da cento yen, un paio di posti di strumenti musicali, e ogni cinquanta metri un negozione di cosmetici con i cartelli in cinese e in inglese e la musica a palla che esce dalla porta.

La parte a nord del viale grande è quella che quasi nessuno fa: il tetto prosegue, ma cala tutto di colpo, meno gente, qualche serranda abbassata, grossisti di tessuti e negozi che campano sul quartiere e non sui turisti. Se volete vedere com’era prima, è lì.
Vi avviso subito che di artigianato e souvenir particolari qui ce n’è poco. I marchi grossi sono quelli che trovate anche a Tokyo, e la roba diversa sta nelle traverse laterali, dove ci sono i kimono di seconda mano, le stampe vecchie e i ristorantini da sei posti.
Chi soffre la calca lo sappia prima: nelle ore di punta la densità è quella di una stazione.
Quello che questa galleria dà davvero è la scala della città, non lo shopping. Ci si cammina dentro con la sensazione che Osaka continui all’infinito, e questo non lo ottenete da nessun’altra parte in centro.
Io ci torno ogni volta che passo da Osaka, anche senza comprare niente: la faccio tutta da nord a sud a fine giornata, mi fermo sotto il grande magazzino a guardare il pavone, entro un attimo al piano terra per le decorazioni vecchie ed esco dall’altra parte davanti al canale con le insegne accese. È il modo più veloce che conosco per ricordarmi che Osaka non è Tokyo.

Il nome viene da un ponte: nel 1622 un mercante, Okada Shinsai, fece costruire a sue spese un passaggio sul canale di Nagahori, e la strada che ci arrivava da sud prese il suo nome. Stava esattamente tra i teatri kabuki di Dotonbori e il quartiere dei piaceri di Shinmachi, cioè sul percorso giusto per chi aveva soldi da spendere.
Il grande magazzino è arrivato un secolo dopo, nel 1726, come negozio di tessuti. Il palazzo di oggi riprende quello progettato da William Merrell Vories tra le due guerre: hanno rimontato i pezzi originali dove si poteva e rifatto a stampo tutti gli altri.
Il momento migliore è la mattina presto di un giorno feriale, quando le serrande si stanno alzando e nella galleria ci sono più commessi che clienti: si vede la struttura, si leggono le insegne, si cammina in mezzo senza scansare nessuno.
L’altra finestra buona è la sera, sempre in settimana: tutto è aperto, le luci sono accese, ci si muove ancora bene ed è il momento in cui la galleria è più bella da guardare.
Il sabato e la domenica pomeriggio invece è un’altra storia. Nel tratto centrale si avanza a passo d’uomo, con le famiglie, i gruppi con la valigia al seguito e le comitive che si fermano in mezzo, e per fare cento metri ci si mette il triplo.
Nei giorni di festa lunghi è anche peggio. Se avete solo il fine settimana, fatela la mattina e tenetevi il pomeriggio per altro.
Con la pioggia qui sotto si resta asciutti, ma è anche il giorno in cui tutti hanno la stessa idea e la galleria si riempie più del solito. D’estate il tetto vi ripara dal sole, che ad agosto qui non è un dettaglio da poco.
D’inverno non c’è vento e si sta bene. Stagioni, foglie rosse e fioriture qui non c’entrano nulla: è un posto che dipende dall’ora e dal giorno, non dal mese.

È tutto in piano, senza scale né dislivelli, e i passeggini e le carrozzine passano ovunque: da questo punto di vista è uno dei posti più facili della città. La fatica non sono le gambe, è lo slalom.
La gente si ferma di colpo davanti a una vetrina, chi sta dietro frena, e se avete un bambino per mano dovete tenerlo corto. Trascinare un trolley nelle ore piene è faticoso sul serio.
Da un capo all’altro non è una passeggiata corta: quando arrivate in fondo siete in un altro quartiere, con un altro tipo di locali e un’altra aria. Posti dove sedersi lungo la galleria praticamente non ce ne sono, per fermarsi bisogna entrare da qualche parte, e le due soluzioni più comode sono i piani interrati del grande magazzino e del palazzo del Parco, dove ci sono banconi e tavoli in comune.
Verso l’estremità sud, dove si sbuca sul canale, iniziano i tipi che vi fermano per portarvi in qualche locale: si tira dritto e non succede niente, ci sono anche i pattugliatori del Comune che girano apposta. Nei giorni pieni tenete lo zaino davanti, come fareste in qualsiasi via affollata.
La foto che tutti vogliono si fa in fondo a sud, sul ponte davanti all’insegna del corridore della Glico, e lì la fila di gente che aspetta il proprio turno c’è a qualsiasi ora della sera. Se volete evitarla, la stessa insegna si vede bene anche dal marciapiede laterale, un po’ spostati.
Dentro la galleria invece il punto buono è meno ovvio: mettetevi al centro del corridoio e inquadrate in lunghezza, con il tetto di vetro che si restringe in fondo e le insegne che si accavallano ai lati. Viene meglio la sera, con le luci accese e il vetro che riflette.
Il terzo scatto che vi consiglio è il pavone in rilievo sulla facciata del grande magazzino, sul lato della galleria: è in alto, serve fare un passo indietro, e la maggior parte della gente ci passa sotto senza accorgersene.

Qui non si viene per un monumento, si viene per la strada: la sostanza è camminarla tutta e guardarsi intorno, i negozi sono un contorno e in buona parte sono catene. Vale la deviazione per un motivo preciso: seicento metri di città al coperto che continuano sia a nord sia a sud, con il grande magazzino e il pezzo di ponte in pietra come punti fermi lungo il percorso.
Se cercate botteghe artigiane, calma e cose introvabili, girate nelle traverse o andate altrove, perché nel corridoio principale non le troverete. Per tutti gli altri è una delle cose di Osaka che si ricordano meglio, e vi chiede solo di attraversarla a piedi.
Dalla stazione di Shinsaibashi salite in superficie sul lato sud di Nagahori-dori: l'imbocco nord della galleria è a un minuto a piedi, proprio dove c'è il pezzo di parapetto del vecchio ponte.
Se arrivate da Namba conviene fare il giro al contrario: camminate fino al ponte Ebisu con l'insegna della Glico ed entrate da sud, in circa 10 minuti a piedi.
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Shinsaibashi-suji
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).