Stagno blu di BieiA 12664 metri
Acqua turchese e larici.
©Harumachi's photograph - ShutterstockUn parco di colline coltivate a fiori a Biei, in Hokkaido, dove le aiuole sono piantate a fasce di colori diversi che seguono le gobbe del terreno e vanno a finire contro le montagne.
Shikisai no Oka è la cosa più vista di tutta la zona, e il motivo si capisce dopo dieci passi: da metà pendio avete strisce viola, gialle, rosse e bianche una dietro l’altra, e dietro ancora la catena del Daisetsuzan.
Dentro ci sono anche gli alpaca, un trattore che porta in giro chi non se la sente di camminare, un ristorante e un negozio con la roba della fattoria. È il posto giusto se state facendo l’Hokkaido centrale, se viaggiate con bambini o se volete tornare a casa con la foto delle strisce colorate.
Quindici ettari di collina, e il grosso del lavoro lo fanno le fasce di fiori: file larghe di un colore solo, piantate in modo che la curva del terreno le faccia sembrare pennellate. Non è un giardino con i sentieri e le panchine sotto gli alberi, è un pendio aperto coltivato.

Vi avviso subito: gli alpaca stanno in un’area a parte e sono un contorno, non il motivo per venire. Se arrivate immaginandovi una fattoria grande resterete a bocca asciutta, si tratta di pochi metri di spazio e di una manciata di animali.
L’altra cosa da sapere è che la folla si ammucchia tutta nei primi cento metri dopo l’ingresso, dove c’è il punto comodo per la foto e dove scaricano i pullman. Chi sale davvero fino in fondo al pendio è una minoranza, e da lassù il colpo d’occhio è di un altro livello: il parcheggio sparisce dalla vista e restano solo le strisce, il grano e le cime.
Terza avvertenza, la più onesta: fuori dalla stagione dei fiori questa è una collina marrone con dei solchi. Fine autunno e inizio primavera non hanno niente da dare a chi viene per i colori.
Quello che il posto promette lo mantiene tutto, e questa non è una cosa scontata per i luoghi famosi. Le foto che girano non sono ritoccate: i colori sono davvero quelli, e dal vivo c’è in più la profondità, cioè il fatto che le fasce continuano oltre la gobba e le vedete sparire e ricomparire.
Ci torno ogni volta che salgo in Hokkaido d’estate, perché è l’unico posto che conosco dove il paesaggio agricolo e una cosa costruita per i turisti stanno insieme senza che la seconda rovini la prima. E quando accompagno qualcuno che vede Biei per la prima volta, parto da qui: dopo aver visto la collina dall’alto, tutto il resto della zona si legge meglio.

Il momento migliore è la mattina presto, prima che arrivino i pullman. All’apertura la collina è vostra, sentite solo il trattore che scalda il motore in lontananza e qualche fotografo con il cavalletto piantato in mezzo al viottolo.
Verso metà mattina la faccenda cambia: pullman che scaricano, parcheggio che si riempie, e sul viottolo principale si cammina a passo d’uomo tra bastoni da selfie e gruppi in fila.
Sulla stagione non ci sono dubbi: metà luglio è il periodo in cui il maggior numero di fasce fiorisce insieme, con la lavanda viola, la salvia rossa, i tageti gialli e il cleome bianco tutti aperti nello stesso momento. Agosto porta i girasoli e il verde più carico, settembre le dalie, la celosia e i cosmos, con toni più caldi e meno gente in giro.
In primavera ci sono tulipani e muscari, fioriture più basse e ordinate. D’inverno la collina diventa un campo da neve con motoslitte e gommoni trainati, che è una giornata divertente ma non ha niente a che vedere con le strisce di fiori per cui si viene fin qui.
Il meteo conta parecchio. Con il cielo coperto i colori si spengono, le montagne dietro spariscono del tutto e vi resta solo il primo piano; con la pioggia i viottoli di ghiaia diventano un pastone e le corolle si chiudono e si sdraiano.
I fine settimana di luglio e agosto sono la situazione peggiore: file di auto sulla strada e gente ovunque nella parte bassa. In un giorno feriale, anche in piena estate, la parte bassa si gira senza sgomitare.

Si cammina in salita e in discesa, sempre, perché il posto è fatto di gobbe: nessun tratto lungo è in piano. Il fondo alterna ghiaia a strisce asfaltate, e con il passeggino si arranca parecchio, soprattutto quando si lascia il viottolo principale.
Ombra praticamente non ce n’è, a parte la fascia di betulle. In agosto, con il sole di Hokkaido che picchia dall’alto, cappello e bottiglia d’acqua non sono un consiglio da mamma ansiosa ma roba che serve davvero.
Chi non vuole o non può farsi il pendio a piedi ha tre modi per girare. Il trattore con il rimorchio coperto, che si chiama Shikisai Norokko, fa il giro completo del parco passando anche dove a piedi non si arriva comodamente, e si sta seduti per tutto il percorso.
Poi ci sono i carrelli da golf da noleggiare, che sono la soluzione migliore se volete fermarvi dove vi pare a fare foto senza avere qualcuno alle calcagna, e i buggy, che però stanno su un percorso loro dentro il bosco di betulle e non attraversano le aiuole. C’è anche chi si toglie lo sfizio del giro in elicottero sopra le colline.
Per me a piedi resta il modo giusto, se le gambe reggono, perché è l’unico che vi porta in mezzo alle fasce e non solo attorno. Le aiuole sono separate da corridoi di terra battuta e camminarci dentro cambia la prospettiva: da lì le file di fiori le avete ai due lati invece che davanti a voi in lontananza.
Se siete in due e uno dei due cammina male, la combinazione che vi consiglio è il giro in trattore insieme e poi, per chi se la sente, a piedi solo l’ultimo tratto verso l’alto.
Il punto giusto è la parte alta del pendio, girati verso il basso, con le fasce che scendono e le montagne sullo sfondo a destra. Chi scatta appena dentro l’ingresso, vicino al cartello, porta a casa una foto piatta.
La luce migliore è quella della prima mattina, quando arriva bassa e laterale e stacca una striscia dall’altra invece di appiattirle come fa il sole di mezzogiorno.
Se volete i fiori in primo piano che riempiono tutto il fotogramma, abbassatevi all’inizio di un corridoio tra due aiuole e puntate lungo la fila: la fascia si allunga e sembra non finire. Una persona dentro l’inquadratura aiuta sempre, perché rende l’idea di quanto sono larghe quelle strisce.
Nel punto classico vicino all’ingresso, nei fine settimana d’estate, si fa il turno per scattare.

Si viene qui per un’unica cosa, il disegno che i fiori fanno sulla collina, e quella cosa qui è fatta meglio che in qualsiasi altro campo fiorito del Giappone. Vale la deviazione anche facendo chilometri apposta, ma solo nella stagione giusta e possibilmente all’alba, perché a mezzogiorno di ferragosto vi giocate metà dell’effetto tra la luce piatta e la gente.
Chi cerca templi, storia o un posto dove sedersi in silenzio all’ombra qui non trova niente di tutto questo e farà bene a dedicare quel tempo ad altro. Chi ama i paesaggi e le foto, invece, qui capisce perché Biei è così famosa.
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Shikisai no Oka
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Shikisai no Oka - lì vicino trovate:
Acqua turchese e larici.
Campi di lavanda e strisce colorate.
A 39063 metriBase per visitare il Parco Nazionale Daisetsuzan.
A 41120 metriVicino a Sounkyo Onsen.
A 41933 metriIl più grande parco naturale del Giappone, in Hokkaido.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).