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Per un ottimo Shirasudon.
©KAZU_49M - ShutterstockUn santuario shintoista in mezzo agli alberi, a Samukawa, nell’entroterra di Chigasaki, dove la gente arriva da mezzo Kanagawa per farsi ripulire dalla sfortuna. Samukawa Jinja è conosciuto per una preghiera che si fa solo qui, quella contro i guai che arrivano da tutte e otto le direzioni, e per un giardino con un laghetto che sta nascosto dietro la sala principale.
Il resto è un viale d’ingresso lungo un chilometro, un portale di legno a due piani e un bosco che tiene fuori il rumore della strada.
Se cercate un’uscita di un giorno da Tokyo che non sia Kamakura, o un santuario grande da girare con calma e senza gomitate, per me è uno dei posti migliori in tutta la regione.
L’area del santuario è larga, piatta e tutta sotto gli alberi, e le cose stanno una dietro l’altra lungo un asse unico: si entra da sud, si arriva davanti alla sala principale, si finisce nel giardino sul retro. Non c’è da orientarsi, si cammina e basta.

Il viale d’ingresso, per la prima metà, non è la passeggiata nel bosco che sembra nelle foto: si cammina su un marciapiede strettino con le auto di fianco, e il bosco comincia davvero solo nell’ultimo pezzo, verso il ponte. Chi non ha voglia di farsi tutto quel tratto a piedi non si perde niente di fondamentale.
Gli edifici sono ricostruzioni, e si vede: il legno è chiaro, gli incastri sono perfetti, non c’è una scheggia fuori posto. Se vi immaginavate le travi nere e i tetti carichi di intagli e vernici, ridimensionate le aspettative, qui il gusto è pulito e severo.
La parte migliore è il giardino dietro, e la maggior parte della gente non lo vede nemmeno: ci si entra solo fermandosi per la preghiera dentro la sala principale. Chi batte le mani davanti alla cassetta delle offerte e torna indietro si porta via metà del posto senza saperlo.
Non è il santuario giusto per chi vuole un monumento che si riconosca a colpo d’occhio: non c’è una pagoda, non c’è un punto alto da cui guardare giù, non si vede il mare. Quello che c’è sono edifici di legno in mezzo al bosco e il giardino sul retro.
Ci torno un paio di volte all’anno per un motivo molto concreto: è l’unico santuario di questa scala dove riesco a stare fermo davanti al cortile senza che qualcuno mi cammini addosso, e dove dopo posso sedermi a bere un matcha guardando l’acqua invece di rimettermi in coda.

La mattina presto è un altro posto. Il cortile è praticamente vuoto, si sentono le scarpe sulla pietra e il vento negli alberi alti, e davanti alla sala principale ci sono due o tre persone del paese che fanno il loro saluto di sempre e vanno via.
Da metà mattina fino al primo pomeriggio si riempie: davanti al banco dove si chiedono le preghiere si forma la fila, arrivano le famiglie vestite bene, i gruppi, le auto. Nei giorni feriali invece, anche a mezzogiorno, ci si gira dentro quasi da soli.
Il fine settimana è pieno, e lo sono anche i giorni che nel calendario giapponese portano fortuna, perché è esattamente il tipo di posto dove si viene per quello. Novembre è il mese dei bambini di tre, cinque e sette anni portati a benedire: kimono minuscoli, nonni, fotografi con il treppiede, e un’aria da festa di paese che a me piace ma che rende impossibile stare tranquilli.
A Capodanno ci passano centinaia di migliaia di persone in tre giorni, con attese lunghissime e strade intasate nei dintorni: se non è proprio quella la scena che volete vedere, state alla larga.
Sulle stagioni, la differenza vera la fa l’autunno avanzato: nel giardino gli aceri diventano rossi e si specchiano nel laghetto, ed è il momento in cui il giardino dà il massimo. In primavera i ciliegi stanno lungo il viale più che dentro, all’inizio dell’estate ci sono gli iris d’acqua e le ortensie, e con il verde nuovo il bosco sopra la sala principale si chiude come un tetto.
Con la pioggia leggera non rinunciate: la pietra bagnata e il legno che si scurisce con l’acqua stanno bene insieme e la gente si dimezza.

Si passa un cancelletto e si cambia scala: dagli spazi larghi del cortile si finisce su un sentiero che gira intorno all’acqua. La prima cosa è un laghetto piccolo, proprio dietro la sala principale, considerato l’origine di tutto il santuario, e davanti a quello non si fotografa: il cartello è chiaro e la gente lo rispetta.
Subito dopo c’è un punto dove si prega rivolti al retro della sala principale, che è una cosa che non trovate quasi da nessun’altra parte.
Più avanti l’acqua esce da un blocco di pietra che era la base del vecchio torii dell’ingresso e scende verso il laghetto grande. Lì intorno l’unica cosa che si sente è la cascatella, e questa è la parte del posto che mi resta in testa più di tutto il resto.
C’è una casa da tè affacciata sull’acqua dove si beve il matcha con un dolcetto di stagione, e ci si siede guardando il giardino invece di attraversarlo di corsa. Alla fine del giro trovate una saletta con pannelli e oggetti che spiegano la storia delle otto direzioni, e un palco quadrato di granito bianco portato dallo Shikoku, dove nella stagione buona suonano e ballano.
Il giro è breve, ma ogni curva apre una vista nuova sull’acqua e non si vede mai tutto in una volta.
Dentro non si fatica: dopo il terzo torii il terreno è in pietra lisciata, in piano, e i pochi gradini che ci sono hanno tutti la rampa di fianco, portale e sala principale compresi. Con carrozzina o passeggino si arriva davvero fin davanti alla sala principale, e ci sono anche le sedie a rotelle in prestito, il bagno attrezzato e la stanza per i bambini piccoli.
L’unico punto scomodo sono i tratti di ghiaia: con le ruote si aggira, a piedi è il pezzo più bello da sentire sotto le scarpe.
Con i bambini regge bene: lo spazio per correre c’è, le tavolette dei desideri li tengono occupati e sul lato dell’area del santuario c’è un negozio con un locale al piano di sopra, finestre grandi sul verde, dove si mangia qualcosa di caldo.
Il dolce da portarsi via è il mochi con la pasta di fagioli rossi che fanno dentro il santuario, e che cambia gusto con le stagioni: sakura, matcha, yuzu, patata dolce.
Per le foto, il punto migliore è il cortile davanti al portale a due piani, inquadrato dal basso per avere tutti e due i tetti, la mattina quando la luce arriva di fronte e non c’è nessuno a passarvi davanti. Nel giardino puntate sul laghetto grande in autunno.

Il valore di questo posto non sta negli edifici ma in come è tenuto tutto e in quello che c’è dietro la sala principale: il giardino è la ragione del viaggio. Vale la deviazione proprio per quel pezzo, più il fatto che in un giorno feriale qualunque il cortile è quasi tutto vostro, cosa impensabile nei santuari famosi di Tokyo e Kamakura.
Se invece siete in Giappone per dieci giorni e avete una lista di cose grosse da spuntare, lasciate perdere: è un posto da secondo o terzo viaggio, quando cercate qualità e non titoli.
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Santuario Samukawa
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).