Portale in legno di un santuario a Samukawa con persone che camminano verso l'interno sotto un cielo sereno.©KAZU_49M - Shutterstock

Santuario Samukawa

Un santuario shintoista in mezzo agli alberi, a Samukawa, nell’entroterra di Chigasaki, dove la gente arriva da mezzo Kanagawa per farsi ripulire dalla sfortuna. Samukawa Jinja è conosciuto per una preghiera che si fa solo qui, quella contro i guai che arrivano da tutte e otto le direzioni, e per un giardino con un laghetto che sta nascosto dietro la sala principale.
Il resto è un viale d’ingresso lungo un chilometro, un portale di legno a due piani e un bosco che tiene fuori il rumore della strada.
Se cercate un’uscita di un giorno da Tokyo che non sia Kamakura, o un santuario grande da girare con calma e senza gomitate, per me è uno dei posti migliori in tutta la regione.

Cosa si vede

L’area del santuario è larga, piatta e tutta sotto gli alberi, e le cose stanno una dietro l’altra lungo un asse unico: si entra da sud, si arriva davanti alla sala principale, si finisce nel giardino sul retro. Non c’è da orientarsi, si cammina e basta.

  • Il viale d’ingresso: un chilometro dal primo torii fino all’ingresso, con a metà strada un torii di cemento alto come una palazzina, uno dei più grandi della prefettura, e in fondo un ponte a schiena d’asino sopra uno stagno con le carpe.
  • Il portale a due piani: legno nudo, due tetti sovrapposti, il passaggio stretto al centro. Ci si infila sotto e il cortile compare tutto insieme.
  • La sala principale e il cortile davanti: cipresso senza una goccia di colore né una doratura, tetto largo e basso, e dentro una sala dove la gente si siede in fila per farsi fare la preghiera.
  • Il globo di pietra con i draghi: sulla destra della sala principale c’è la copia di un vecchio strumento per osservare il cielo, tenuto su ai quattro angoli da quattro draghi. Senza sapere cos’è ci si passa davanti senza guardarlo.
  • Il giardino sul retro, il Kandakeyama Shinen: un laghetto grande con la cascatella, due sorgenti, una casa da tè, una saletta con i documenti sulle otto direzioni e un palco di pietra dove suonano la musica di corte.
  • La stalla del cavallo sacro e il padiglione delle bambole: da una parte le tavolette dei desideri appese a centinaia, dall’altra una sala dove le famiglie portano bambole e pupazzi di cui non vogliono disfarsi buttandoli.

Il viale d’ingresso, per la prima metà, non è la passeggiata nel bosco che sembra nelle foto: si cammina su un marciapiede strettino con le auto di fianco, e il bosco comincia davvero solo nell’ultimo pezzo, verso il ponte. Chi non ha voglia di farsi tutto quel tratto a piedi non si perde niente di fondamentale.
Gli edifici sono ricostruzioni, e si vede: il legno è chiaro, gli incastri sono perfetti, non c’è una scheggia fuori posto. Se vi immaginavate le travi nere e i tetti carichi di intagli e vernici, ridimensionate le aspettative, qui il gusto è pulito e severo.
La parte migliore è il giardino dietro, e la maggior parte della gente non lo vede nemmeno: ci si entra solo fermandosi per la preghiera dentro la sala principale. Chi batte le mani davanti alla cassetta delle offerte e torna indietro si porta via metà del posto senza saperlo.

Non è il santuario giusto per chi vuole un monumento che si riconosca a colpo d’occhio: non c’è una pagoda, non c’è un punto alto da cui guardare giù, non si vede il mare. Quello che c’è sono edifici di legno in mezzo al bosco e il giardino sul retro.
Ci torno un paio di volte all’anno per un motivo molto concreto: è l’unico santuario di questa scala dove riesco a stare fermo davanti al cortile senza che qualcuno mi cammini addosso, e dove dopo posso sedermi a bere un matcha guardando l’acqua invece di rimettermi in coda.

Quando andare

La mattina presto è un altro posto. Il cortile è praticamente vuoto, si sentono le scarpe sulla pietra e il vento negli alberi alti, e davanti alla sala principale ci sono due o tre persone del paese che fanno il loro saluto di sempre e vanno via.
Da metà mattina fino al primo pomeriggio si riempie: davanti al banco dove si chiedono le preghiere si forma la fila, arrivano le famiglie vestite bene, i gruppi, le auto. Nei giorni feriali invece, anche a mezzogiorno, ci si gira dentro quasi da soli.

Il fine settimana è pieno, e lo sono anche i giorni che nel calendario giapponese portano fortuna, perché è esattamente il tipo di posto dove si viene per quello. Novembre è il mese dei bambini di tre, cinque e sette anni portati a benedire: kimono minuscoli, nonni, fotografi con il treppiede, e un’aria da festa di paese che a me piace ma che rende impossibile stare tranquilli.
A Capodanno ci passano centinaia di migliaia di persone in tre giorni, con attese lunghissime e strade intasate nei dintorni: se non è proprio quella la scena che volete vedere, state alla larga.

Sulle stagioni, la differenza vera la fa l’autunno avanzato: nel giardino gli aceri diventano rossi e si specchiano nel laghetto, ed è il momento in cui il giardino dà il massimo. In primavera i ciliegi stanno lungo il viale più che dentro, all’inizio dell’estate ci sono gli iris d’acqua e le ortensie, e con il verde nuovo il bosco sopra la sala principale si chiude come un tetto.
Con la pioggia leggera non rinunciate: la pietra bagnata e il legno che si scurisce con l’acqua stanno bene insieme e la gente si dimezza.

Il giardino sul retro

Si passa un cancelletto e si cambia scala: dagli spazi larghi del cortile si finisce su un sentiero che gira intorno all’acqua. La prima cosa è un laghetto piccolo, proprio dietro la sala principale, considerato l’origine di tutto il santuario, e davanti a quello non si fotografa: il cartello è chiaro e la gente lo rispetta.
Subito dopo c’è un punto dove si prega rivolti al retro della sala principale, che è una cosa che non trovate quasi da nessun’altra parte.
Più avanti l’acqua esce da un blocco di pietra che era la base del vecchio torii dell’ingresso e scende verso il laghetto grande. Lì intorno l’unica cosa che si sente è la cascatella, e questa è la parte del posto che mi resta in testa più di tutto il resto.

C’è una casa da tè affacciata sull’acqua dove si beve il matcha con un dolcetto di stagione, e ci si siede guardando il giardino invece di attraversarlo di corsa. Alla fine del giro trovate una saletta con pannelli e oggetti che spiegano la storia delle otto direzioni, e un palco quadrato di granito bianco portato dallo Shikoku, dove nella stagione buona suonano e ballano.
Il giro è breve, ma ogni curva apre una vista nuova sull’acqua e non si vede mai tutto in una volta.

Com'è girarlo dentro

Dentro non si fatica: dopo il terzo torii il terreno è in pietra lisciata, in piano, e i pochi gradini che ci sono hanno tutti la rampa di fianco, portale e sala principale compresi. Con carrozzina o passeggino si arriva davvero fin davanti alla sala principale, e ci sono anche le sedie a rotelle in prestito, il bagno attrezzato e la stanza per i bambini piccoli.
L’unico punto scomodo sono i tratti di ghiaia: con le ruote si aggira, a piedi è il pezzo più bello da sentire sotto le scarpe.

Con i bambini regge bene: lo spazio per correre c’è, le tavolette dei desideri li tengono occupati e sul lato dell’area del santuario c’è un negozio con un locale al piano di sopra, finestre grandi sul verde, dove si mangia qualcosa di caldo.
Il dolce da portarsi via è il mochi con la pasta di fagioli rossi che fanno dentro il santuario, e che cambia gusto con le stagioni: sakura, matcha, yuzu, patata dolce.

Per le foto, il punto migliore è il cortile davanti al portale a due piani, inquadrato dal basso per avere tutti e due i tetti, la mattina quando la luce arriva di fronte e non c’è nessuno a passarvi davanti. Nel giardino puntate sul laghetto grande in autunno.

In breve

  • Il pezzo forte: il giardino con il laghetto dietro la sala principale, che vede solo chi si ferma per la preghiera.
  • Quando andare: mattina presto nei giorni feriali; fine autunno per gli aceri rossi; da evitare Capodanno e i fine settimana di novembre.
  • Ideale per: chi vuole un santuario grande girato con calma, chi ha una giornata libera da Tokyo, famiglie con passeggino, chi cerca un posto zitto dove sedersi a bere un tè.
  • Atmosfera: bosco alto, legno chiarissimo, poca gente nei giorni normali, acqua che scorre e ghiaia sotto i piedi.

Conclusione

Il valore di questo posto non sta negli edifici ma in come è tenuto tutto e in quello che c’è dietro la sala principale: il giardino è la ragione del viaggio. Vale la deviazione proprio per quel pezzo, più il fatto che in un giorno feriale qualunque il cortile è quasi tutto vostro, cosa impensabile nei santuari famosi di Tokyo e Kamakura.
Se invece siete in Giappone per dieci giorni e avete una lista di cose grosse da spuntare, lasciate perdere: è un posto da secondo o terzo viaggio, quando cercate qualità e non titoli.

Informazioni utili

Nome: Santuario Samukawa
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 8 alle 17
Indirizzo: 3916 Miyayama, Samukawa, Koza District, Kanagawa 253-0106, Japan
Sito Internet: Santuario Samukawa
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).