SizzlerA 690 metri
Steakhouse americana e buffet di verdure.
©yu_photo - ShutterstockUn santuario shinto infilato tra le case di Setagaya, nella zona di Sakura-shinmachi, dove i ciliegi fioriscono mentre nel resto di Tokyo i rami sono ancora spogli. Sakura Jingu è piccolo e si vede in fretta, però è rosa anche quando non è stagione: sull’albero davanti alla sala principale sono annodate centinaia di strisce di stoffa rosa con i desideri della gente.
Quando i fiori escono davvero, verso la fine di febbraio, il rosa è più carico di quello dei ciliegi a cui siamo abituati. Lo consiglio a chi arriva a Tokyo troppo presto per la stagione dei ciliegi, a chi vuole vedere un santuario di quartiere invece di un grande complesso e a chi passa in città a giugno, quando la fontana per le mani si riempie di ortensie.
L’ingresso dà su una strada larga, di quelle con i palazzi bassi e i negozi a piano terra, e il torii è di legno chiaro, senza vernice rossa e senza curve: lo stesso modello che si vede a Ise. Passate sotto, fate una decina di passi sulla pietra e il traffico resta alle spalle.

I ciliegi in tutto sono tre, e questo è il primo ridimensionamento da fare: stando davanti alla sala principale avete già visto il recinto per intero, non c’è un’altra zona da scoprire. Il secondo è che quello dei legami non è il più grande dei tre, e in foto sembra sempre più grosso di com’è.
Accanto al recinto c’è un asilo e non è un posto muto: le voci dei bambini si sentono benissimo, e per me è la cosa che gli impedisce di diventare una vetrina rosa. Nei giorni di piena fioritura la coda vera non è per pregare ma per il sigillo del santuario, quello che i collezionisti si fanno scrivere sul quaderno: si accumula sulla destra e non blocca l’albero.
Se cercate un complesso con pagode, tante sale e giardini da attraversare, non è questo il posto: qui c’è un cortile di pietra, una sala e i suoi alberi.
Quello che dà è molto più di quello che promette sulla carta, e per un motivo preciso: è il posto dove a Tokyo si vedono i primi ciliegi aperti, con un colore che gli altri non hanno, e la stoffa rosa sotto i fiori raddoppia tutto. Ci torno ogni fine febbraio, quando in città non è ancora cominciato niente e qui invece è già primavera, e ci porto chi viene a trovarmi dall’Italia in un periodo in cui i ciliegi non ci sarebbero. Nessuno mi ha mai detto che era una perdita di tempo.

La settimana giusta è quella tra la fine di febbraio e i primissimi giorni di marzo: il kawazu è il ciliegio che apre prima di tutti e in quei giorni l’albero dei legami è pieno da cima a fondo. Poi tocca al ciliegio piangente e ai ciliegi comuni, che tengono il cortile colorato fino ai primi di aprile, con i fiori più pallidi e la gente che nel frattempo si è sparpagliata in tutta Tokyo.
L’altro momento buono è giugno, per i fiori nell’acqua della fontana: è il periodo in cui vedete più persone chine a fotografare una vasca che a guardare gli edifici.
La mattina presto il cortile è vuoto e sentite solo la pietra sotto le scarpe e le voci che arrivano dall’asilo. Nel fine settimana di piena fioritura cambia tutto: davanti all’albero si fa il turno per avvicinarsi, si aspetta che si liberi lo spazio per inquadrare i rami, e chi arriva con il passeggino fa fatica a girare.
Di sera, nel periodo dei fiori, gli alberi sono illuminati e questa secondo me è l’ora migliore in assoluto: il rosa contro il legno scuro della sala è più forte che con il sole, e le persone sono una frazione di quelle del pomeriggio.
Fuori dalla stagione dei ciliegi è un altro posto, e non in peggio. Non c’è quasi nessuno, si sentono i passi dei vicini che entrano a fare un inchino veloce tornando dalla spesa, e in due minuti siete i soli nel cortile. Se preferite questo tipo di visita, vi conviene proprio evitare la fine di febbraio e marzo.
Tutto su un livello, pietra piana, nemmeno un gradino da salire: è una delle poche cose di Tokyo in cui non conta quanto siete allenati. Chi ha una carrozzina o le ginocchia malandate entra e gira senza problemi, l’unico ostacolo è la gente nei giorni di punta.
Lo spazio è quello che è, e nelle ore piene si cammina a passettini tra chi scrive il desiderio, chi lega il nastro e chi aspetta il proprio turno davanti alla sala.
Chi ha già preso l’abitudine negli altri santuari qui resta spiazzato: si battono le mani quattro volte, non due. Due inchini, quattro battute, un inchino, e c’è scritto anche all’ingresso, quindi non serve spiare gli altri.
È un santuario legato al fuoco, e una volta l’anno fanno il rito in cui si cammina a piedi nudi su un tappeto di carboni accesi. In un giorno normale non vedete niente di tutto questo, ma spiega perché il posto si prende più sul serio di quanto le foto rosa facciano pensare. La sala principale è quella di sempre, non l’hanno ricostruita: ha passato il terremoto e i bombardamenti senza bruciare, e da qui viene la fama.
Si fa da sotto, puntando verso l’alto: i nastri rosa in primo piano, i rami fioriti sopra e il legno scuro della sala come fondo, così il colore non si perde nel cielo bianco. L’altro punto buono è di fianco all’albero dei legami, dove si riesce a tenere insieme i fiori e il tetto senza infilare nell’inquadratura la fila delle persone.
Di sera, con gli alberi illuminati, il rosa stacca dal buio e la foto viene bene anche con il telefono, senza bisogno di essere bravi.
Regole del posto da rispettare, e sono giuste: niente treppiedi, niente oggetti di scena, e non si sta piantati venti minuti nello stesso punto mentre dietro dieci persone aspettano. Nei giorni di punta lo ripetono e si vede il perché.
Qui non si viene per l’architettura né per fare un giro: si viene per un albero e per un colore, e per il fatto che questo colore arriva un mese prima che nel resto della città. Vale la deviazione se siete a Tokyo fra la fine di febbraio e i primi di marzo, o in giugno per l’acqua piena di ortensie. Se invece capitate in città in un mese senza fiori e avete una lista lunga di cose da vedere, mettetelo pure fra le cose che si possono saltare: resterà un cortile pulito con dei nastri rosa sui rami, bello ma non da attraversare mezza Tokyo.
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Santuario Sakura Jingu
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Steakhouse americana e buffet di verdure.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).