Ponte di TsunoshimaA 17643 metri
Viste panoramiche, faro e scogliere.
©Spyan - ShutterstockUn santuario in cima a una scogliera sul mare del Giappone, nella prefettura di Yamaguchi, dove una fila di torii rossi scende lungo il pendio fino al bordo della roccia e sotto, dentro una spaccatura, il mare sbuffa in aria quando è grosso.
Il santuario Motonosumi sta nel comune di Nagato, in mezzo al niente, e si viene qui per vedere dal vivo quei portali che curvano verso l’acqua, più il pezzo di costa che ci sta sotto.
È la tappa giusta per chi gira il Giappone dell’ovest in macchina e vuole una sosta lontana dalle solite città. Se invece cercate un grande complesso con sale, giardini e statue, vi avviso subito che qui l’edificio è minuscolo.
Tutto sta su un pezzo di scogliera esposto al vento, con il piazzale in alto e il mare in basso. Quello che c’è da guardare è questo:

La cassetta delle offerte è la scena più divertente del posto: la gente si mette in coda, tira, la moneta picchia sulla traversa e ricade, e uno si ostina finché non ci prende.
Il getto d’acqua invece non è garantito. Con il mare piatto guardate una spaccatura nella roccia e non succede niente: per vederlo davvero servono mare mosso e vento da nord.
La parte bassa, quella sugli scogli, è scivolosa quando è bagnata e non ha senso affrontarla con le scarpe sbagliate.
Quello che promette è una foto e quello che dà è parecchio di più, ma non nel senso dei monumenti: qui si sta su un costone con il vento addosso, l’acqua che spacca sotto e una riga rossa che taglia il verde e il blu. Quando scendo in Yamaguchi ci ripasso sempre, e ci porto chi viene a trovarmi dall’Italia convinto che il Giappone siano solo città e templi di legno scuro: qui scoprono in un colpo solo che c’è anche questa roba, una costa dura battuta dal mare del Giappone.
Dietro c’è una storia semplice: è un santuario Inari, l’ha fatto costruire un pescatore del posto a cui una volpe bianca era apparsa in sogno chiedendo di essere onorata proprio qui. I portali sono arrivati dopo, uno alla volta, donati dai fedeli, ed è così che la fila è cresciuta lungo tutto il costone.

La mattina presto è un altro posto rispetto al resto della giornata: pochissime macchine nel piazzale, nessuno in coda davanti alla cassetta, e potete stare in mezzo ai torii senza aspettare che si liberi il passaggio.
Più tardi arrivano i pullman e i gruppi, e allora la fila di portali diventa una processione a passo lento in cui ci si ferma di continuo perché qualcuno davanti sta scattando.
Nei giorni feriali si respira, nel fine settimana e nei ponti il piazzale è pieno e si aspetta il proprio turno per ogni cosa.
Con il cielo coperto il rosso si spegne e resta un pendio grigio con del legno colorato sopra: se potete scegliere, scegliete il sereno, perché è il contrasto con l’azzurro dell’acqua a fare la differenza.
Con il sole alto i colori sono al massimo, nel tardo pomeriggio la luce taglia di lato e la parte bassa finisce in ombra.
D’estate non c’è un filo d’ombra su tutto il percorso e il caldo sul costone si sente. D’inverno il vento arriva dal mare come uno schiaffo, ma è la stagione in cui le onde entrano nella roccia sul serio e si vede il getto.
Dall’alto si scende facile, e quella è la parte che vi frega: al ritorno si risale tutta la salita tra i torii, con il fiato corto e nessun punto dove sedersi.
I gradini sono irregolari e stretti, il terreno cambia da cemento a pietra a roccia viva, e i portali sono bassi: se siete alti dovete abbassare la testa più di una volta.
Con passeggini e carrozzine non si passa, e a chi cammina male questo giro non lo consiglio: non c’è un percorso alternativo, o si fanno i gradini o si resta sopra.
Al vento pensateci quando vi vestite. Sul costone tira quasi sempre, i cappelli volano via e i capelli finiscono in faccia in ogni foto; da novembre in poi serve una giacca vera anche se nel resto della prefettura la giornata è mite.
Chi soffre le altezze sappia che in certi punti il sentiero passa a pochi passi dal salto sulla scogliera, senza ringhiere alte.

Il punto da cui esce lo scatto che avete in testa non è dentro il tunnel di portali ma appena a destra del primo, in alto: da lì vedete tutta la sequenza che curva verso il basso, il mare dietro e la costa che si apre a sinistra.
Ci si alterna, è un fazzoletto di terra e ci sta una persona per volta, per cui nelle ore centrali aspettate qualche minuto.
L’altra inquadratura buona si prende dalla parte del Ryugu no Shiofuki, guardando indietro verso il santuario: da lì i torii si vedono di lato, in salita, con la scogliera sotto.
Dentro la fila, invece, le foto vengono tutte uguali e un po’ schiacciate: meglio puntare la macchina in alto verso le traverse, dove il rosso si accavalla e si vede un pezzo di cielo.
Se vi portate qualcuno da fotografare, mettetelo in mezzo ai portali visto dall’alto: dà la misura di quanto sono piccoli e di quanto è ripido il pendio.

Non è un posto da visita lenta con tante cose da guardare: c’è un’unica immagine forte e tutto il resto è contorno, compreso l’edificio del santuario che in due secondi avete visto. Ma quell’immagine dal vivo è più bella che in fotografia, perché ci aggiungete il rumore delle onde sotto, il vento e il fatto di camminarci dentro fino al bordo della scogliera.
Vale la deviazione anche lunga, a patto di arrivarci presto e con il sole; se passate di lì con la pioggia e il cielo chiuso, o se i gradini sono un problema, rimandate a un’altra volta e non ci rimettete niente.
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Santuario Motonosumi
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).