Santuario IwagamiA 2397 metri
Santuario di montagna con roccia sacra.

Un santuario shintoista sull’isola di Awaji, nella parte centro-nord, dove un viale di ghiaia bianca dritto come un righello porta a un canforo di novecento anni nato da due alberi che si sono fusi in uno. È Izanagi Jingu, il santuario legato al mito giapponese della creazione, quello delle due divinità che hanno fatto nascere le isole del Giappone partendo proprio da Awaji.
Si viene per il viale con le lanterne di pietra, per il laghetto con il ponte rosso e soprattutto per l’albero. Non serve sapere niente di shintoismo per godersi il posto: se passate qualche giorno ad Awaji è il santuario grande dove si cammina con calma, anche con i bambini.
Qui tutto sta in fila su una linea sola: torii grande, secondo torii, ponte, portale e sala di preghiera, uno dietro l’altro. Già sotto il primo torii si vede il portale in fondo, e questa prospettiva è la prima cosa che vi resta in testa.
Il canforo è il motivo per cui ci si mette in viaggio fin qui, e da vicino è enorme davvero. Il tronco sembra una parete di corteccia e si capisce ancora che una volta erano due alberi separati, cresciuti fino a diventare un pezzo unico.
Davanti all’albero si fermano soprattutto le coppie, perché il santuario è dedicato a una coppia di divinità e qui si viene a chiedere un buon matrimonio e dei figli. Le tavolette dei desideri, gli ema, hanno la forma di una pesca, il frutto che nel mito tiene lontana la sfortuna.
Vi avviso subito che la sala di preghiera è molto più sobria di quello che ci si immagina: niente oro, niente lanterne rosse, e gli edifici non danno l’idea di essere vecchissimi. Chi arriva da Kyoto con in mente i colori del Fushimi Inari rischia di restarci male.
Il monumento del sole invece è la parte che quasi tutti saltano. Quando c’è l’equinozio il sole sorge dalla direzione di Ise e passa proprio sopra il santuario, e fermarsi un minuto a guardare la mappa aiuta a capire perché qui il sole conti tanto.
Vicino al ponte ci sono pile di botti di sake offerte al santuario, e la quantità fa sorridere.
Il posto non promette cose che non ha. Non ci sono grandi edifici da fotografare uno dopo l’altro, e il divertimento sta nel percorso: il viale, il ponte, la tartaruga che butta acqua, la sala spoglia e poi, di lato, quell’albero che ti fa alzare la testa.
Ci porto chi viene a trovarmi quando facciamo il giro di Awaji, perché in un solo viale si vede come è fatto un santuario shintoista dall’inizio alla fine, dal torii alla fontana fino alla preghiera, e davanti al canforo nessuno ha più voglia di parlare.
La mattina presto di un giorno feriale è il momento migliore. Sul viale ci sono poche persone, qualcuno del posto che passa a pregare prima del lavoro, e il suono che si sente di più è la ghiaia sotto le scarpe.
Nel fine settimana arrivano più famiglie e coppie, ma resta un posto dove ci si muove senza spinte.
Il momento sbagliato sono i primi giorni dell’anno. A Capodanno mezza isola viene qui a fare la prima preghiera, davanti alla sala si fa la fila e anche le strade intorno si bloccano. Pure durante la Golden Week, i ponti di inizio maggio, il pienone è garantito.
A inizio aprile ci sono i ciliegi in fiore, mentre a novembre si vedono le famiglie con i bambini vestiti in kimono per la festa dei tre, cinque e sette anni, ed è una scena che vi consiglio di vedere se capitate in quel periodo.
D’estate la ghiaia bianca riflette il sole e sul viale fa caldo, meglio andarci presto e cercare l’ombra sotto il canforo.
Si cammina in piano, sempre sulla ghiaia, e non ci sono scalinate da affrontare. Il percorso è tutto dritto e non ci si perde.
Con il passeggino la ghiaia è l’unico fastidio: le ruote piccole affondano un po’, ma si va avanti. I bambini di solito si fermano volentieri al laghetto con i pesci e alla tartaruga di pietra della fontana.
Per la foto più riuscita mettetevi sotto il primo torii e inquadrate il viale con le lanterne fino al portale in fondo. Il ponte rosso con il verde dietro rende bene nelle giornate di sole, quando il colore dell’acqua si accende.
Il canforo invece è difficile da far stare tutto in una foto: bisogna fare parecchi passi indietro, e anche così la chioma esce dall’inquadratura.
Un’ultima cosa: sul viale i giapponesi camminano sui lati, perché il centro è riservato alla divinità. Nessuno vi sgrida se ci passate in mezzo, però si nota.
Izanagi Jingu non si gira per gli edifici, che sono sobri e in qualche caso anche un po’ deludenti. Si viene per la sequenza del viale, il ponte, la fontana e la sala di preghiera messi in fila, e per il canforo, che dal vivo non ha paragoni con nessuna foto.
Se siete ad Awaji vale la pena spostarsi fin qui anche solo per l’albero. Chi invece cerca templi pieni di colori e di decorazioni farà meglio a restare a Kyoto.
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Santuario Izanagi
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).