Veduta panoramica di Yawata City e le montagne sullo sfondo, incorniciata da alberi con foglie autunnali dai toni caldi.©Shawn.ccf - Shutterstock

Santuario Iwashimizu

Un santuario di prima fascia, uno dei tre grandi Hachimangu del Giappone, in cima a una collina boscosa a Yawata, appena fuori Kyoto verso sud. Iwashimizu Hachimangu è fatto così: un viale di gradini di pietra dentro il bosco, centinaia di lanterne, e in cima edifici laccati di rosso scuro coperti di sculture colorate.
Lo consiglio a chi ha già visto i templi famosi del centro e vuole un posto della stessa categoria senza la calca, a chi non si spaventa davanti a una salita e a chi vuole anche un panorama: poco sotto la cima c’è una terrazza panoramica che guarda il punto dove tre fiumi si uniscono.

Cosa si vede

La collina si chiama Otokoyama e l’area del santuario è tutta la collina, non solo il pezzo in cima. Alla base c’è un primo gruppo di edifici, poi si sale, e per un bel pezzo si cammina solo tra alberi e pietra.

  • La sala principale: due costruzioni attaccate sotto un tetto che le unisce, tutto laccato di rosso scuro, con più di centocinquanta sculture colorate nelle traverse alte, tra colombe, uva, peonie, crisantemi e perfino una mantide.
  • Il portale rosso a sud: il rosso più acceso di tutta l’area, ed è messo di traverso rispetto alla sala principale, così chi esce non dà mai le spalle in pieno al dio.
  • Il viale d’ingresso: 396 gradini di pietra dentro il bosco, lanterne di pietra a centinaia una dietro l’altra e lastre coi nomi di chi le ha pagate.
  • La terrazza panoramica: sta poco sotto il piazzale in cima ed è affacciata dalla parte di Kyoto.
  • La sorgente a mezza costa: un torii di pietra, una vaschetta, l’acqua da cui il santuario prende il nome. Non gela d’inverno e non si asciuga d’estate, ed è quella che usano nei riti.
  • Il monumento a Edison: un obelisco nel piazzale in cima, perché il bambù di questa collina finì nei filamenti delle sue prime lampadine.

Le sculture sono la parte più forte e sono facili da perdere, perché stanno in alto: bisogna arrivare sotto il portale, fermarsi e alzare la testa, altrimenti si vedono solo travi rosse. Dentro la sala non si entra dal cortile normale, si guarda da fuori, e va bene così: il colore e l’intaglio si leggono benissimo da lì.
Il giro completo intorno alla sala principale lo fanno in pochissimi, e invece è la parte che mi piace più di tutte: dietro, sul lato verso nord-est, lo spigolo del muro è tagliato in diagonale, un angolo mozzato di proposito per non lasciare aperta la direzione da cui arrivano le disgrazie. C’è anche una scimmia intagliata su un portale laterale.
Se vi immaginate ghiaia rastrellata, muschio e giardini alla Ryoanji, ridimensionate: qui non c’è niente di tutto questo. È un santuario di legno rosso in mezzo agli alberi, e il piacere è la salita più il colore che vi trovate davanti in cima.

Ci torno quasi ogni anno verso metà novembre, e quando qualcuno mi chiede un santuario importante dove non si cammina in fila indiana è il primo nome che dico. In cima si sta su un piazzale di ghiaia con una ventina di persone in tutto, davanti a un edificio che se stesse dentro Kyoto avrebbe il transennamento e il vigilante.
Quello che promette lo dà tutto: un santuario importante davvero, una camminata vera nel bosco e un panorama, tre cose insieme. Se dovessi mettere in fila i santuari intorno a Kyoto, questo per me sta in cima.

Quando andare

La mattina è il momento buono, prima che il sole prenda in pieno la scalinata: a quell’ora sui gradini c’è ombra per tutta la salita, e nelle prime ore si sentono solo gli uccelli e le scarpe sulla pietra.
Nei giorni feriali si cammina liberi e in cima si resta da soli per minuti interi. Nel fine settimana arriva gente, ma la parola calca non c’entra: si incrocia qualcuno sui gradini e nel cortile ci sono famiglie, mai il muro di schiene.

Metà novembre è il periodo migliore in assoluto. Gli aceri e i ginkgo sulla collina cominciano a cambiare colore a inizio mese e nel mezzo del mese sono al punto giusto: dalla terrazza panoramica il bosco sotto è a chiazze rosse e gialle, e il rosso del portale con le foglie intorno è la combinazione per cui vale la deviazione.
In primavera la collina si riempie di fiori e sotto, lungo il fiume, c’è un argine tutto piantato a ciliegi che da sopra si vede come una striscia rosa: se capitate in quel periodo, guardate giù prima di guardare gli edifici.

D’estate lasciate perdere le ore centrali. Fa caldo, l’aria è pesante e il panorama si impasta in una foschia bianca dove non si distingue più niente: si sente solo il frastuono delle cicale e si arriva in cima con la maglietta da cambiare.
Con la pioggia la pietra dei gradini diventa scivolosa e dall’alto si vede il nulla. L’unico momento in cui qui si fa davvero la fila è a Capodanno: file lunghe, bancarelle di cibo alla base, e il piazzale in cima pieno.

La salita a piedi

I gradini all’inizio sono larghi e dolci, poi dopo il secondo torii la pendenza cambia e si capisce che è una salita seria. La pietra è irregolare, i gradini non hanno tutti la stessa altezza e in qualche punto sono consumati: scarpe chiuse con una suola decente, non sandali.
Non è una cosa da sportivi, gente di ogni età la fa tutti i giorni, e alcuni salgono col bastone. Ma se avete ginocchia delicate o un passeggino, sappiate che non siete obbligati a farla: c’è anche la funicolare, che arriva poco sotto la cima, e da lì resta un pezzo breve a piedi.

La salita non è solo il prezzo da pagare per arrivare in cima: la camminata è bella per conto suo. Il bosco è fitto, ci sono bambù e cedri, e ogni cinquanta metri c’è qualcosa da guardare: piccoli santuari laterali, una pietra legata alle corse a cavallo di un tempo, le file di lanterne che accompagnano la curva della strada.
Arrivati sopra si respira: il piazzale in cima è piatto e largo, e lì il movimento è solo un giro tranquillo intorno agli edifici.
Per scendere c’è un secondo viale sul lato opposto, meno ripido e più corto, che passa per un altro pezzo di bosco. Salire da un lato e scendere dall’altro è il modo migliore di girarlo, perché non si rifà la stessa strada due volte.

Il panorama dall'alto

La terrazza panoramica è una balconata affacciata sul lato di Kyoto, a un pezzo di strada in discesa dal piazzale. Davanti si apre la piana: il Kizu, l’Uji e il Katsura arrivano da tre direzioni diverse e si fondono in un fiume solo, lo Yodo, e questo passaggio si legge a occhio nudo come su una mappa.
Più in là c’è la città. Nei giorni limpidi la Kyoto Tower si distingue come un bastoncino bianco in fondo, a sinistra c’è il Tennozan, a destra il profilo dell’Hieizan e le montagne di Uji.

Chi si aspetta lo skyline visto da un grattacielo resta a bocca asciutta. Questo è panorama di pianura e di fiumi, con la città piccola sullo sfondo, e il suo valore è capire come è fatto il territorio intorno a Kyoto.
Il momento in cui viene meglio è il tardo pomeriggio, quando la luce bassa colpisce l’acqua e i tre fiumi diventano tre nastri chiari. Ci si appoggia alla ringhiera e si sta lì dieci minuti a seguire con gli occhi dove si incontrano.

Per le foto, la migliore non è il panorama ma il portale rosso preso dal cortile con le lanterne in fila che portano l’occhio dentro, presto al mattino, quando l’ombra è uniforme e il rosso non è bruciato dal sole.
Se cercate un dettaglio da vicino, guardate la targa sopra il portale: la scritta ha un carattere formato da due colombe che si guardano. Le colombe tornano un po’ in tutta l’area, sculture, decorazioni di metallo dorato, e anche gli oracoli di carta sono infilati dentro colombine di ceramica con la testa storta.

In breve

  • Il pezzo forte: gli edifici rossi in cima con gli intagli colorati sotto il tetto, più la salita nel bosco tra le file di lanterne.
  • Quando andare: mattina, nei giorni feriali; metà novembre per le foglie rosse, primavera per i ciliegi; da evitare le ore calde d’estate e il Capodanno.
  • Ideale per: chi ha già visto il centro di Kyoto, chi cammina volentieri in salita, chi vuole un santuario grande senza ressa e un panorama in aggiunta.
  • Atmosfera: bosco, ghiaia e pietra, poca gente, silenzio con qualche fedele del posto e famiglie nel cortile.

Conclusione

Il vero valore di questo posto è che dà un santuario di livello massimo e una camminata in mezzo agli alberi nello stesso pacchetto, con lo spazio per guardare le cose con calma invece di sgomitare. Chi ama il legno, l’intaglio e i posti dove si sente il proprio passo, qui trova il massimo che la zona di Kyoto può dare.
Chi invece odia i gradini, ha poco fiato o cerca giardini curati e stagni con le carpe farà meglio a dirigersi altrove: a Yawata si viene per salire, e la salita è metà della sostanza.

Informazioni utili

Nome: Santuario Iwashimizu
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 6 alle 18
Indirizzo: Japan, 〒614-8005 京都府八幡市八幡高坊30
Sito Internet: Santuario Iwashimizu
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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