A 193 metriNakauA 193 metri
Ottimo fast food di cibo giapponese.
©simpletun - ShutterstockUn santuario in cima a una collina nella zona di Toranomon, dalle parti della Tokyo Tower, dove per arrivare davanti alla sala principale si sale una scalinata di pietra da ottantasei gradini che dal basso sembra andare a sbattere contro il cielo. Il santuario Atago è conosciuto proprio per quei gradini, che qui chiamano la scalinata del successo, ma una volta su ci sono anche un laghetto con carpe grosse, una porta di legno verniciata di rosso, quattro sale minuscole in fila e una casa da tè.
Lo consiglio a chi ha un’ora libera tra i palazzi degli uffici, a chi gira con bambini e a chi vuole vedere un santuario molto frequentato senza i gruppi organizzati.
La vista dall’alto non c’è: dalla cima della scalinata si vedono facciate di uffici e vetrate, e il cippo di pietra che segna il punto naturale più alto dei ventitré quartieri di Tokyo è una cosa che nessuno nota. Se salite pensando al panorama rimarrete a bocca asciutta, perché il grattacielo di vetro dell’Atago Green Hills sta praticamente attaccato ai tetti del santuario.
L’area si gira in fretta e si vede quasi tutta da un punto solo, però la parte destra è quella che vi ricorderete: tanta gente sale, prega davanti alla sala principale e riscende senza fare i venti metri che portano al laghetto e ai tavoli della casa da tè. Chi c’è si riconosce a occhio: impiegati che arrivano su col fiatone e la giacca sul braccio, coppie in kimono il sabato, e i gatti del santuario spaparanzati all’ombra che si lasciano avvicinare.
Non è un posto per chi cerca oro, statue e sale da attraversare: gli edifici sono pochi e semplici, il legno è scuro, la ghiaia bianca fa rumore sotto le scarpe. Il punto forte sono quei gradini, che vi restano in testa per giorni, e il cortile in cima dove si sentono le carpe che muovono l’acqua.
Ci torno quando ho un’ora libera da queste parti e quando qualcuno viene a trovarmi dall’Italia, perché è il posto che spiega meglio di qualsiasi discorso come sta il Giappone dentro Tokyo: un cortile di ghiaia con la porta rossa, e dietro il muro di finestre di un palazzo da quaranta piani.

La mattina presto il cortile è quasi vuoto, con due o tre persone che si fermano davanti alla sala principale e il rumore della ghiaia che copre tutto il resto. All’ora di pranzo cambia completamente: la scalinata diventa una processione di camicie bianche, uno dietro l’altro, e in cima si forma una piccola fila per pregare.
Nei giorni feriali di primo pomeriggio si respira, e il fine settimana è il momento dei matrimoni: se capitate quando esce un corteo, restate fermi sul lato del cortile e godetevi la scena, perché sposi in kimono e ombrellini rossi tra i grattacieli sono roba da guardare.
I primi giorni dell’anno sono l’unico periodo da evitare se non amate la calca: si arriva in cima e si aspetta in coda buona parte del tempo, con la scalinata piena in tutta la sua lunghezza. A fine marzo e nei primissimi giorni di aprile la collina si copre di fiori di ciliegio, e in autunno intorno al laghetto ci sono le foglie rosse.
Con la pioggia, invece, lasciate perdere la scalinata: la pietra diventa uno scivolo e si scende con le gambe che tremano. Al calare della luce succede la cosa che mi piace di più: le finestre degli uffici intorno si accendono una a una, il cortile resta al buio e la porta rossa è l’unica cosa colorata che si vede.

Il nome viene da una leggenda legata all’albero di pruno vicino alla porta rossa. Si racconta che lo shogun passò qui sotto, vide i pruni in fiore in cima alla collina e chiese chi fosse capace di salire a cavallo a prendergli un ramo.
Ci riuscì solo un samurai di un feudo minore, che fece su e giù in sella per quei gradini e diventò famoso in tutto il paese come il miglior cavaliere del Giappone.
Da lì l’idea che salirli porti fortuna nella carriera, ed è per questo che a pranzo vedete tanti impiegati in fila. Il santuario in origine è dedicato alla protezione dagli incendi, ma oggi la gente sale soprattutto per il lavoro e le promozioni.
Quaranta gradi di pendenza sulla carta sembrano un numero, dal basso sono un’altra cosa: i gradini sono alti, stretti, e non c’è un ripiano dove tirare il fiato a metà. C’è una catena di lato e un corrimano in alcuni punti, e vi consiglio di usarli senza fare gli orgogliosi, perché a metà salita il fiato manca a tutti.
Con le scarpe da ginnastica si sale bene, con i tacchi o con le suole lisce diventa una faccenda antipatica. La tradizione dice di salire fino in cima senza fermarsi e senza voltarsi indietro, e in effetti la maggior parte della gente lo fa, ma nessuno vi guarda male se prendete due respiri.
La discesa è la parte che sottovalutano tutti: dall’alto i gradini spariscono sotto di voi e sembra di stare su un tetto. C’è una seconda scalinata sulla destra, molto più dolce, che è quella che consiglio a chiunque scenda con un bambino in braccio, con le ginocchia messe così così o con la borsa pesante; la usano anche i locali per non tornare giù dalla scalinata principale, che secondo loro porta sfortuna.
Con il passeggino la scalinata di pietra è fuori discussione e conviene salire dal lato in pendenza; per chi non fa le scale c’è un ascensore che porta all’altezza del santuario. Una volta su, comunque, è tutto in piano: cortile, laghetto, tavoli, sale piccole, senza un gradino di troppo.
Qui non si viene per l’architettura, che è semplice e si guarda in poco tempo: si viene per la salita e per il contrasto tra quello che c’è sopra la collina e quello che c’è intorno. Vale la deviazione anche facendo un pezzo di strada in più, perché di posti dove sali ottantasei gradini e ti ritrovi in un cortile silenzioso con le carpe e una casa da tè, in questa parte di Tokyo, non ce n’è un altro.
Se invece cercate un panorama dall’alto o un complesso grande da visitare con calma, qui non li trovate. Per tutti gli altri è uno dei migliori posti di Tokyo, e non ho problemi a dirlo.
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Santuario di Atago
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).