A 1535 metriOotoyaA 1535 metri
Cucina giapponese.

Un ristorante nepalese e indiano a Nishi Ogikubo, la zona tranquilla di Tokyo vicino a Kichijoji, dove il curry è delicato e il pane esce dal forno ancora gonfio di calore. Da Sajilo Clove quasi tutti vengono per il naan al formaggio.
A pranzo fanno dei set con curry a scelta, insalata e da bere, la sera il menu si allarga su biryani, dal bhat e piatti nepalesi veri. Per me è il posto giusto se volete mangiare indiano senza prendere fuoco, e ci si sta benissimo anche da soli.
A pranzo si sta sui 1.300–1.700 yen a testa, la sera sui 2.000–3.000 a seconda di quanto ordinate. Per quello che portano in tavola è una spesa media, non economica ma nemmeno da occasione speciale.
Il set base parte con un curry, la versione più ricca ne mette due nello stesso vassoio, e in entrambi i casi scegliete tra naan e riso alla curcuma, più insalata e una bevanda.
I curry qui sono dolci, non piccanti: se venite da Shin Okubo e cercate quel tipo di botta in gola, vi avviso subito che non la trovate. Sul tavolo c’è il peperoncino in polvere arancione e potete chiedere che ve lo facciano più forte, ma il gusto di base resta gentile, con il sale tenuto basso.
Il naan arriva caldo e non unto, e si nota: dopo due bocconi il curry ha ancora il suo sapore invece di restare coperto dal grasso. L’insalata non è il contorno di plastica che vi aspettate, ha un condimento che punge di cumino e ripulisce la bocca fra un boccone e l’altro. Nel dal bhat il pollo si sfalda e il coriandolo fresco arriva sopra a fine cottura.
Per il rapporto qualità-prezzo lo metto molto in alto. Con un set del pranzo esce un vassoio completo, bevanda inclusa, e in più c’è il bis di naan pagando pochissimo, cosa che in giro raramente vedo.
La sera la cifra sale, ma in cambio la scelta si allarga a biryani, dal bhat e pane appena fatto. Quando mi va un curry indiano ma non ho voglia di sudare, questo è il primo nome che mi viene in mente, e ci torno soprattutto per quel pane: lo spezzo, lo puccio nel curry e il pasto è sistemato.
La prima cosa che vedete è il bancone piastrellato di bianco a quadretti, con il piano in legno scuro e le sedie alte davanti. Sopra c’è una vetrata con il telaio nero che divide la cucina, e dietro si intravedono piatti, tazze e teiere in fila.
Le pareti sono in cemento a vista, il pavimento è segnato dal passaggio e i tavoli sono tavoloni di legno grezzo, accostati al muro. Su una parete c’è una ghirlanda di fiori secchi e qualche stampa di piante incorniciata.
Le lampade scendono dal soffitto e tengono la luce bassa anche a mezzogiorno, per cui dentro sembra sempre un’ora più tardi di quello che è. Le sedie sono bianche, vecchie, e nessuna fa coppia con l’altra.
Vicino ai tavoli c’è una vetrinetta nera di legno antico piena di ampolle di vetro, spezie e oggetti vari: sembra più l’arredo di una casa che quello di un ristorante. Il soffitto invece è lasciato grezzo, con i tubi in vista.
Fuori dall’ingresso c’è uno spazio con le piastrelle bianche, altri tavoli in legno con le sedie abbinate e un carrello di metallo con sopra le cipolle. Nei giorni buoni mangiare lì fuori è la scelta migliore, con il sole addosso e il naan che fuma.
Dentro ci stanno una trentina di persone tra il bancone e i tavoli: non è un buco e ci si muove senza toccare il vicino.
Chi lavora in cucina si vede dal bancone, con il cappello da cuoco, e lo ritrovate poi in sala a portare i piatti. Il personale è nepalese, sorride, spiega cosa c’è nei curry del giorno se glielo chiedete e non ha nessuna fretta di farvi alzare.
Il ritmo è calmo: dall’ordine al vassoio passa qualche minuto in più rispetto a una catena, perché il pane lo fanno sul momento.
A tavola ci trovate gente del posto, parecchie persone sole, coppie, famiglie con il passeggino. Il bancone è pensato proprio per chi mangia da solo, e nessuno vi guarda male se restate lì a finire il chai con calma.
La musica, quando c’è, è chitarra acustica tenuta bassa, e non copre le conversazioni.
A mezzogiorno può esserci da aspettare, soprattutto nel fine settimana quando la sala si riempie tutta insieme. Se puntate sul primo pomeriggio entrate senza storie, con mezza sala libera e il cuoco che impasta tranquillo dietro la vetrata.
Il peperoncino va aggiunto da voi: chi mangia curry solo se fa lacrimare qui resta a metà strada. Non è un difetto della cucina, è una scelta, ma tanto vale saperlo prima di sedersi.
Chi cerca una cucina nepalese ruvida, quella salata e forte, troverà tutto più addolcito e più elegante. A me sta benissimo così, però è giusto dirlo.
Si paga solo in contanti, e a Tokyo ormai ci si abitua a pagare con il telefono: qui non si può.
Pro:
Contro:
Ideale per: un pranzo lento da soli al bancone o una cena con amici senza alzare la voce
Atmosfera: penombra, sedie vecchie spaiate, vetrinette con le spezie, gente del quartiere
Di Sajilo Clove mi resta in testa il momento in cui spezzo il naan al formaggio e il vapore esce tutto insieme, con il filo di formaggio che si allunga fino al vassoio. Se ci passate una volta sola abbinateci il curry di pollo, che si lascia raccogliere dal pane senza colare, e se c’è il sole prendete un tavolo fuori.
Vale la deviazione fino a Nishi Ogikubo anche solo per quel momento. Sedetevi con calma, chiudete con un chai e vedrete che ci tornate.
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Sajilo Clove
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).