Saijo Sake Festival

L’area di Hiroshima è una delle tre capitali del sake del Giappone, insieme a Nada e Fushimi. La città di Saijo ne è il cuore: qui si produce sake dalla metà del Seicento e le sette aziende storiche stanno tutte raccolte in poche vie. Se anche voi siete amanti di questa bevanda alcolica tradizionale giapponese, non potete perdervi uno degli eventi più famosi del calendario giapponese: il Saijo Sake Festival.
Ogni anno nel secondo weekend di ottobre la città si riempie di visitatori, turisti e giapponesi, esperti o semplicemente amanti di questa bevanda; passeggiando con il vostro bicchiere in mano potrete scegliere tra oltre 800 varietà di sake ed immergervi in un’atmosfera vivace, animata da musica, parate e danze.

Al festival

Appena usciti dalla stazione di Saijo potrete incamminarvi lungo la via che dalla stazione porta al parco Chuo, lungo la quale troverete già alcune bancarelle. Una volta giunti al parco ci sono due zone: la zona ad est, con ingresso gratuito, prevede una serie di bancarelle dove potrete gustare le prelibate pietanze locali e assistere a performance e spettacoli di danza e musica che si tengono su alcuni palchi provvisori installati apposta per il festival. Per accedere all’area ovest, chiamata Sake Hiroba, dovrete invece acquistare un biglietto d’ingresso, valido per un turno di poco più di due ore e da prendere online in prevendita nelle settimane precedenti: i turni più richiesti si esauriscono prima del festival e il giorno stesso restano solo gli eventuali biglietti invenduti. Ne vale la pena: qui vi verranno consegnati un bicchiere e otto ticket per gli assaggi, da spendere girando tra i vari stand di sake, scegliendo tra oltre 800 varietà prodotte in varie zone del paese. Rimarrete sicuramente sbalorditi dalla bontà e dalla diversità dei vari sake proposti. Ricordate che una volta usciti da questa zona non potete più accedervi nuovamente, se non acquistando un altro biglietto. Il bicchiere che vi consegnano è un piccolo ochoko di ceramica che resta vostro anche a festival finito, e insieme al sake vi viene data la yawaragi mizu, l’acqua da bere tra un assaggio e l’altro. Fa parte del rituale della degustazione e negli stand la trovate sempre.

Dopo esservi divertiti e aver degustato i vari sake, potete anche fare un giro per la città, godendovi le parate e i vari giochi e spettacoli che si svolgono tra le vie di Saijo oppure optare per un tour delle aziende produttrici di sake: anche qui potete approfittarne per fare dei piccoli assaggi.

Quanta gente trovate

Il Saijo Sake Festival è più giovane di quanto sembri: è nato nel 1990 dall’unione di due feste cittadine, quella dei produttori di sake e quella del paese, ed è cresciuto fino a diventare l’appuntamento che è oggi.
Nei due giorni per le vie passano circa 200.000 persone, un numero enorme per una città di queste dimensioni: mettete in conto strade piene, file davanti alle bancarelle e stazione presa d’assalto. A mandare avanti tutto sono centinaia di volontari del posto, e si sente: resta una festa della città, non una vetrina costruita per i turisti.

Il bishunabe

Tra le pietanze che trovate al festival ce n’è una che è nata proprio qui: il bishunabe, uno stufato inventato dai lavoratori delle cantine per riempirsi lo stomaco tra un turno e l’altro della lavorazione del sake. Carne e verdure di stagione vengono cotte senza una goccia d’acqua, solo con sake, sale e pepe: un condimento volutamente essenziale, perché i sapori forti avrebbero rovinato il palato a chi poi doveva assaggiare il sake in lavorazione.
Al festival il bishunabe ha un’area tutta sua, separata dal Sake Hiroba e con un biglietto a parte, ed è l’abbinamento più naturale con quello che state bevendo. Nel pentolone finiscono soprattutto pollo e maiale, konnyaku e le verdure di stagione, tagliati piccoli così cuociono in fretta. Il nome all’inizio non aveva niente di elegante: i lavoratori delle cantine venivano chiamati bisho, i bagnati, perché passavano la giornata nell’acqua, e quello era il loro pentolone; solo più tardi qualcuno ha pensato di scriverlo come bishu, il bel sake. La ricetta è nata nelle cantine della Kamotsuru, una delle sette di Saijo.

Le sette cantine del Sakagura Dori

Le aziende produttrici di Saijo sono sette e stanno tutte a pochi minuti di cammino dalla stazione, lungo la via chiamata Sakagura Dori: Kamotsuru, Kamoizumi, Hakubotan, Fukubijin, Kirei, Saijotsuru e Sanyotsuru. Riconoscerete la zona a colpo d’occhio, per i dodici camini in mattoni rossi che spuntano sopra i tetti e per i muri bianchi a scacchi tipici dei vecchi magazzini.
Nei giorni del festival i cortili delle cantine si aprono ai visitatori: potete entrare, curiosare tra i tini, assaggiare i sake della casa e in diverse trovate anche il pozzo dell’acqua di produzione, che si può bere così com’è. La più antica di tutte, Hakubotan, produce sake qui dal 1675. Vale la pena bere un bicchiere d’acqua del pozzo prima di passare agli assaggi: è la stessa che finisce nel sake, ed è così leggera e dolce che al primo sorso capite da dove nasce la morbidezza di queste bottiglie. Sopra gli ingressi guardate in alto e vedrete i sugidama, le palle di foglie di cedro appese dalle cantine: verdi quando il sake nuovo è appena pronto, sempre più marroni man mano che l’anno avanza.

Il gusto del sake di Hiroshima

Quando siete tra gli stand vale la pena assaggiare i sake della zona sapendo cosa avete nel bicchiere. L’acqua di queste parti è povera di minerali e per molto tempo è stata considerata inadatta a fare buon sake, finché Miura Senzaburo, un produttore di Akitsu poco lontano da Saijo, non mise a punto un metodo di fermentazione lenta e fredda pensato apposta per l’acqua dolce.
Da allora il sake di Hiroshima è diventato famoso perché morbido e profumato, più delicato di quello di Nada: i giapponesi lo chiamano onnazake, il sake femminile, in contrapposizione al più secco otokozake della zona di Kobe. Miura è ricordato come il padre del ginjo, ed è anche merito suo se oggi vi ritrovate a Saijo con un bicchiere in mano.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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