Raccolta differenziata in Giappone
Buttare la spazzatura in Giappone è una piccola materia da studiare. Non è complicato, ma c’è un metodo, e la prima volta che dovete buttare via qualcosa vi accorgete che un bidone solo non basta.
Le categorie cambiano da zona a zona, ma con un paio di abitudini giuste diventa un gesto automatico più in fretta di quanto pensiate. A chi viene solo in vacanza basta la versione ridotta, che trovate più avanti. Chi invece si ferma a vivere qui fa bene a impararlo bene fin da subito.
Indice
Le categorie di base
Il primo scoglio è capire che i rifiuti non si dividono in due, ma in almeno tre grandi famiglie. Da una parte c’è tutto quello che brucia, dall’altra quello che non brucia, e poi ci sono i materiali che si recuperano.
In giapponese li sentirete chiamare moeru gomi (bruciabili), moenai gomi (non bruciabili) e shigen gomi, cioè i rifiuti che diventano risorsa. Questo schema in tre parti lo ritrovate ovunque.
Poi ci sono i comuni che spingono molto più in là. Alcune amministrazioni arrivano ad avere anche venti categorie diverse di materiali riciclabili, e lì la faccenda si fa seria.
Vi consiglio di non spaventarvi: quasi sempre il grosso di quello che producete in casa finisce in due o tre sacchi, e le categorie strane riguardano cose che buttate una volta ogni tanto.
Umido e bruciabili
Nel sacco dei bruciabili finisce la maggior parte di quello che producete in cucina e in bagno: scarti di cucina, tessuti e sfalci del giardino, di solito raccolti due volte a settimana.
Qui dentro va molta più roba di quanto immaginereste. Fazzoletti di carta usati, scontrini, avanzi di cibo, ma anche cose che in altri Paesi metteremmo tra i riciclabili, tipo certi tipi di gomma e di pelle, o i vecchi CD e videocassette a seconda del comune.
Un consiglio pratico: fate scolare bene l’umido prima di buttarlo. Il sacco resta in casa un paio di giorni fino al ritiro, e con il caldo e l’umidità dell’estate giapponese un sacchetto pieno di scarti bagnati diventa un problema serio per l’olfatto.
Io tengo un piccolo scolino sul lavello e strizzo tutto prima di chiudere il sacco.
Bottiglie, lattine e vetro
Le bottiglie di plastica hanno una loro liturgia, ed è la cosa che manda più in confusione chi arriva. Non basta buttarle: vanno preparate, e ogni parte va nella categoria che il comune indica.
I passaggi sono pochi, e dopo un po’ li fate senza pensarci:
- Svuotate del tutto la bottiglia e datele una sciacquata veloce con l’acqua del rubinetto, che va benissimo.
- Togliete tappo ed etichetta, perché quasi sempre finiscono con i bruciabili o con la plastica, mentre la bottiglia va nel suo contenitore.
- Schiacciate la bottiglia in verticale per farle occupare meno spazio, cosa che apprezzerete quando ne accumulate una decina.
- Buttate lattine e vetro sempre puliti e vuoti: spesso si raccolgono insieme al PET, e una lattina con dentro ancora la bibita attira insetti e sporca tutto il resto.
Le bombolette spray sono un capitolo a parte e vanno trattate con attenzione. In molte zone chiedono di svuotarle del tutto e a volte di forarle prima di buttarle, perché se restano piene di gas rischiano di scoppiare durante la lavorazione.
Ve lo dico subito: su questo non improvvisate, controllate cosa chiede il vostro comune.
Carta, cartone e cartoni del latte
La carta si recupera, ma anche qui c’è un ordine. Giornali, riviste, cartone e scatole vanno legati o messi insieme, spesso con un calendario diverso da quello delle bottiglie.
I cartoni del latte e dei succhi meritano una parola in più, perché quasi nessuno ci pensa. Vanno sciacquati con acqua e appiattiti per il riciclo, mentre quelli rivestiti di alluminio in genere non sono riciclabili. Io li apro, li lavo, li lascio asciugare e li schiaccio: sembra una fissazione, ma è così che il sistema regge davvero.
Molti supermercati hanno dei punti di raccolta all’ingresso proprio per questi materiali. Lì si possono lasciare le vaschette di polistirolo e i cartoni del latte, e in certi casi c’è un punto mensile per vetro e bottiglie in PET.
Quando faccio la spesa mi porto dietro il sacchetto delle vaschette pulite e le lascio nel cassone apposta, così a casa non le accumulo.
Il sacco giusto
Non pensate di usare un sacchetto qualsiasi. In moltissimi comuni dovete comprare i sacchi ufficiali, spesso trasparenti o semitrasparenti, e ogni categoria ha il suo: si trovano al konbini o al supermercato.
Il motivo dei sacchi trasparenti è semplice e un po’ spietato: chi ritira deve vedere cosa c’è dentro. Se mescolate le categorie, il sacco può restare lì con un adesivo di richiamo, e diventa un piccolo imbarazzo di quartiere. Non è una multa, ma è una di quelle situazioni in cui capite subito di aver sbagliato.
Il costo dei sacchi è basso e cambia da zona a zona, per cui la cosa più semplice è chiedere al konbini più vicino quali sono quelli buoni per il vostro indirizzo.
In alcune città i sacchi generici vanno bene lo stesso, in altre no: è la prima cosa che verificherei appena preso casa.
I giorni di raccolta
Non potete buttare quello che volete quando volete: ogni rifiuto ha il suo giorno, ed è qui che sbagliano in tanti.
Il bollettino del quartiere o il pacchetto informativo del palazzo di solito contiene un calendario con i giorni. I bruciabili passano spesso due volte a settimana, mentre il non bruciabile, che comprende metalli e vetro, si raccoglie molto meno, magari solo una o due volte al mese.
La regola di ferro è portare fuori il sacco la mattina presto del giorno giusto, non la sera prima. Se lo lasciate lì la notte, i corvi lo aprono e vi ritrovate mezza strada sporca, e non è un modo simpatico di presentarvi ai vicini.
In molti punti di raccolta trovate delle reti apposta contro i corvi: usatele, servono davvero.
Gli ingombranti
Il divano, il materasso, la bici rotta, lo scaffale: tutto quello che è grande non si butta con la spazzatura normale. Si chiama sodai gomi e ha una procedura sua, che la prima volta sembra macchinosa ma è logica.
Si prenota il ritiro con il comune, poi si va in un qualsiasi konbini e si chiede il sodai gomi shori-ken, cioè l’adesivo apposta, dicendo l’importo. Sull’adesivo si scrive il proprio nome o il numero di riferimento, lo si attacca bene all’oggetto e lo si mette fuori. In genere conta come ingombrante tutto ciò che supera i 30 cm circa su un lato, e va portato fuori entro la mattina presto del giorno fissato.
Sul costo non vi so dare la cifra secca, perché dipende dall’oggetto e dalla città. Gli adesivi costano qualche centinaio di yen, ma tra dimensioni e numero di pezzi si può arrivare a spendere anche intorno ai mille-duemila yen.
Se dovete svuotare casa, mettete in conto una piccola spesa e un po’ di organizzazione: non è roba dell’ultimo minuto.
Gli elettrodomestici
Quattro tipi di oggetti hanno una legge tutta loro e non si comportano come gli altri ingombranti. La legge sul riciclo degli elettrodomestici copre televisori, condizionatori, frigoriferi e congelatori, lavatrici e asciugatrici: obbliga i produttori a riciclarli e i consumatori a pagarne il costo.
Questo significa che non li mettete fuori come un mobile. In genere passate dal negozio dove comprate il nuovo apparecchio, oppure vi appoggiate a un rivenditore o a un servizio autorizzato, e pagate una quota di riciclo.
La cifra cambia a seconda dell’oggetto, ma parliamo di qualche migliaio di yen a pezzo: il frigorifero costa di più, la lavatrice un po’ meno. Quando cambiate casa vi consiglio di sistemare questa parte senza fretta, perché è una delle cose che rallentano un trasloco.
Per i piccoli apparecchi elettronici, tipo asciugacapelli o vecchi telefoni, molti comuni e negozi hanno cassette di raccolta apposta. Prima di buttarli tra il non bruciabile, date un’occhiata se in zona c’è un punto per i piccoli elettrodomestici: è il modo giusto per liberarsene.
I cestini che non ci sono
Camminate per Tokyo e vi accorgete di una cosa strana: la città è pulitissima, ma i cestini per strada quasi non esistono. Non è un caso, ed è la domanda che mi fanno più spesso.
Uno dei motivi risale al 20 marzo 1995, quando durante l’ora di punta la metropolitana di Tokyo subì un grave attacco con il gas sarin. Da lì in poi togliere i contenitori dagli spazi pubblici è diventata una scelta di sicurezza. A questo si somma una cosa culturale forte: l’abitudine radicata di tenere puliti gli spazi comuni e di occuparsi da sé dei propri rifiuti.
Il risultato pratico è che qui ci si porta la spazzatura appresso. Molte persone girano con un piccolo sacchetto e buttano tutto a casa o quando trovano un cestino, di solito ai konbini, nelle stazioni o vicino ai distributori automatici.
Ne ho sempre uno ripiegato in tasca o nello zaino, ed è la prima abitudine che consiglio a chi arriva.
Se siete solo in vacanza
Se venite per due settimane, non dovete diventare esperti di categorie. I posti dove la spazzatura si può lasciare davvero sono pochi e facili da tenere a mente:
- Nei konbini trovate bidoni divisi all’ingresso o all’interno per bruciabili, bottiglie in PET, lattine e vetro. Usateli quando comprate qualcosa, non per svuotare la borsa di rifiuti portati da fuori, che è considerato scorretto.
- Stazioni e centri commerciali hanno cestini, spesso accanto ai distributori di bevande, dove le bottiglie vuote hanno il loro buco.
- Il vostro alloggio è il posto più semplice per liberarvi di tutto il resto, seguendo le indicazioni che trovate in camera.
La regola che vi salva sempre è tenervi un sacchetto in borsa per la giornata e svuotarlo quando capitate in uno di questi posti. Ve lo dico sinceramente: è meno faticoso di come suona, e dopo due giorni lo fate senza nemmeno pensarci.
Ogni comune fa da sé
Non esiste una regola nazionale identica ovunque. Le categorie, i colori dei sacchi, i giorni di ritiro e perfino cosa conta come bruciabile cambiano da città a città, a volte da quartiere a quartiere.
Per questo diffidate di chi vi dà la lista definitiva valida per tutto il Giappone: non c’è. Lo scheletro bruciabile, non bruciabile e riciclabile lo trovate dappertutto, ma i dettagli li detta il comune dove abitate. Quando prendo casa in una zona nuova, la prima cosa che faccio è recuperare il calendario e il volantino delle regole locali, che spesso esistono anche in inglese e in altre lingue.
Il mio consiglio, se vi trasferite, è di attaccare quel calendario dentro un’anta della cucina e di tenere lì vicino i sacchi divisi. Sembra una sciocchezza, ma è il trucco che trasforma una seccatura in un gesto da trenta secondi.
Alla fine la raccolta differenziata giapponese non è difficile, è solo diversa. Chiede un po’ di attenzione nei primi giorni e poi diventa parte del ritmo, come togliersi le scarpe entrando in casa. E se all’inizio vi sembra esagerata, provate a guardare quanto sono pulite le strade qui: forse un motivo c’è.
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
