A 46343 metriTempio Daisho-inA 46343 metri
Legato al potente clan Mori.
©Musashi2001 - ShutterstockUn ponte lungo quasi due chilometri buttato sul mare aperto, nel nord della prefettura di Yamaguchi, in territorio di Shimonoseki: sotto la strada l’acqua passa dal verde chiaro al blu scuro nel giro di pochi metri, e si vede benissimo dall’alto. Il ponte di Tsunoshima porta a un’isola bassa e ventosa, con un faro di pietra che si sale, una spiaggia di sabbia bianchissima e due parchi affacciati sull’acqua.
Ci si viene per guardare il ponte da fuori e per attraversarlo, ma l’isola dall’altra parte ha la sua parte. È il posto giusto per chi sta girando il Giappone occidentale e vuole una giornata di mare, soprattutto se al mare preferisce camminare invece che stare fermo su un telo.
La cosa più intelligente è non attraversare subito. Dal piazzale che sta all’imbocco, lato terraferma, il ponte si prende per intero con lo sguardo: parte basso dalla costa, sale, curva e sparisce dentro l’isola, e il colore dell’acqua cambia a fasce a seconda del fondale.
Poi si passa dall’altra parte della strada, si sale sull’altura, e la stessa cosa diventa un’altra cosa.

Sul ponte non ci si ferma, e va detto chiaro: la piazzola a metà è una sosta d’emergenza, scendere a fare foto lì è vietato ed è anche pericoloso, con le macchine che arrivano sulla curva. La traversata si guarda dal finestrino e basta, dura poco, e il bello viene prima e dopo.
L’altura delle foto sta dentro un quartiere abitato: si lascia la macchina nel parcheggio del parco e si sale a piedi, perché fermarsi lungo quella strada blocca il passaggio a chi ci vive.
La maggior parte della gente arriva, fotografa il ponte dal piazzale, attraversa, arriva al faro e torna indietro. Così si perde la punta nord, che è la parte dell’isola dove non c’è niente di costruito e si sente solo vento e onde sotto la scogliera.
Altra avvertenza onesta: l’isola è bassa e senza ombra, e non c’è un centro da girare, due negozi e qualche ristorante di pesce. Se venite qui aspettandovi un paese di pescatori con le case vecchie, avete sbagliato posto.
Quello che questo posto promette è una fotografia vista mille volte, e la mantiene, cosa che capita meno di quanto si creda. Il colore dell’acqua non è gonfiato: con il sole alto è vero, e da vicino è ancora più assurdo di come lo si immagina, perché si vedono le ombre delle onde sul fondo sabbioso. Ci torno ogni volta che ho qualche giorno in Yamaguchi, e il motivo è sempre lo stesso: quando si sbuca sull’altura e il ponte compare tutto intero che curva verso l’isola, nessuno dice più niente per un minuto buono, e a me quel minuto piace vederlo sulla faccia degli altri.

Mattina presto e giorno feriale, non c’è alternativa migliore. Il parcheggio all’imbocco è piccolo e nelle giornate buone si riempie già a metà mattina, e da lì in poi comincia il balletto delle macchine che girano in tondo aspettando un posto.
Tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio si arriva al massimo della confusione: sulla terrazza panoramica ci si mette in coda per avere il parapetto libero e fare la foto senza teste davanti.
Il periodo peggiore in assoluto è la settimana di vacanze di inizio maggio, insieme a Ferragosto giapponese e ai fine settimana lunghi d’estate. L’isola ha una strada sola per entrare e uscire, cioè il ponte, e quando si intasa ci si mette anche un’ora per attraversare.
Nei giorni normali fuori stagione, invece, vi capita di stare sull’altura da soli.
Il sole qui non è un dettaglio, è metà della visita. Con il cielo coperto l’acqua diventa grigioverde e perde tutto quello per cui siete venuti, e con la pioggia la giornata è persa: se il meteo è brutto e potete spostarla di ventiquattro ore, spostatela.
Il vento è l’altra variabile: viene dal Mare del Giappone, spara dritto sulla prateria della punta nord e sul ponte, e quando soffia troppo forte il passaggio delle auto lo bloccano.
D’estate i colori sono al massimo e la spiaggia è in funzione, ma è anche il momento con più gente. In autunno e in primavera la luce è più bassa e l’aria più pulita, e sui prati fioriscono le margherite selvatiche di mare.
Il tardo pomeriggio è il momento che consiglio a chi può scegliere: il sole cala di fronte, l’acqua si smorza e diventa dorata, e dopo il tramonto il ponte resta illuminato per tutta la notte, una linea di luci sul nero.
Il punto da cui viene l’immagine che conoscete è l’altura sopra il parco Amagase: si guarda il ponte da davanti e dall’alto, si vede la curva, si vedono i piloni uno dietro l’altro e sotto il cambio di colore dell’acqua. Ci si arriva a piedi in salita dal parcheggio, sono poche centinaia di metri ma in mezzo alle case, perciò tenete la voce bassa.
Dalla terrazza panoramica, più in basso, il ponte si prende di lato con la costa rocciosa in primo piano.
Per il colore pieno serve il sole alto, quando la luce entra nell’acqua e il blu è saturo; per la luce calda e le ombre lunghe, l’ultima ora prima del tramonto. Sono due foto diverse e nessuna delle due si può recuperare in giornata coperta.
Dal lato dell’isola c’è un secondo parco con parcheggio, subito dopo il ponte, che serve per la vista di ritorno: il ponte che riparte verso la terraferma, con meno gente intorno.

Il ponte si può attraversare a piedi, e chi lo fa non se ne pente, ma bisogna sapere a cosa si va incontro. Marciapiede non ce n’è, solo una banchina stretta, e sono quasi due chilometri a senso unico con le auto che passano accanto, qualcuna anche più veloce di quanto dovrebbe.
Nell’ultimo pezzo verso l’isola la strada sale parecchio, e al colmo non si vede cosa c’è dopo: è la parte in cui le gambe ricordano che sotto c’è solo acqua. Con bambini piccoli non la farei.
Sull’isola si cammina su terreno facile, quasi tutto in piano. I sentieri della punta nord sono erba e terra battuta, comodi anche con scarpe normali, però lì sopra non c’è un albero: d’estate, senza cappello e senza acqua, dopo venti minuti siete cotti.
Il faro è l’unico pezzo faticoso: la scala a chiocciola è stretta, i gradini sono alti e l’ultimo tratto si fa su una scaletta di ferro quasi verticale. Passeggini e carrozzine si fermano alla base, e chi soffre gli spazi stretti farebbe meglio a restare nel parco dei fiori accanto.
Il giro completo dell’isola a piedi è roba da camminatori veri. Se avete la macchina, il modo migliore è lasciarla nei vari parcheggi e fare tre o quattro tratti brevi: faro, prateria a nord, spiaggia e ritorno sul lato del ponte.

Qui si viene per una cosa sola, un ponte, e la cosa mantiene davvero, il che rende questo posto una delle poche mete da cartellone che non deludono. Vale la deviazione, anche lunga, a una condizione precisa: che il cielo sia sereno, perché senza sole l’acqua non fa quel colore e vi restano un ponte lungo e un parcheggio. Chi ha un solo pomeriggio e il meteo incerto faccia altro. Chi invece ha una giornata intera e una macchina metta anche il faro, la prateria a nord e la spiaggia: l’isola dietro il ponte è la sorpresa che non si aspettava nessuno.
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Ponte di Tsunoshima
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).