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Cucina giapponese.

Un negozio di colori e materiali per la pittura a Tennozu, la zona sull’acqua di Shinagawa, che a prima vista sembra più una galleria d’arte che un negozio di belle arti. Si chiama Pigment ed è conosciuto per i pigmenti in polvere: migliaia di tonalità in vasetti di vetro, con accanto pennelli, carta washi, colle e stecche d’inchiostro per la pittura giapponese tradizionale.
È pensato per chi dipinge, ma vi direi di entrarci anche se non avete mai preso in mano un pennello: dentro è uno dei posti più particolari di Tokyo, e un vasetto di colore è un regalo che nessun altro vi riporta dal Giappone.
I pigmenti sono circa 4.500 e vanno da quelli minerali, ricavati macinando pietre come l’azzurrite, la malachite e il cinabro, a quelli artificiali moderni, fino ai colori con effetto perlato. Si vendono in polvere, sfusi nei vasetti, e diventano colore solo quando li mescolate a una colla animale: è il metodo della pittura giapponese classica su carta e seta.
Attorno ai pigmenti c’è tutto quello che serve per usarli, dagli strumenti per stenderli alla carta su cui dipingere.
Sotto la parete dei pennelli c’è una vetrina con altri attrezzi da pittura, tra cui i mortai per macinare i pigmenti, ed è la parte che mi incuriosisce di più. Le polveri sono leggere, ma i vasetti sono di vetro: in valigia vanno avvolti in un maglione, altrimenti rischiate di trovarvi i vestiti tinti di blu.
Vi avviso subito che la polvere da sola non dipinge. Se volete un regalo per un bambino che disegna, o per qualcuno che usa solo acquerelli in tubetto, questo non è il negozio giusto: senza la colla e un po’ di pratica il pigmento resta un bel vasetto da mettere sulla mensola.
I vasetti piccoli costano poco, sui 300–700 yen a seconda del colore, e si possono prendere uno alla volta senza comprare l’intera serie. I set completi per iniziare salgono intorno ai 18.000–25.000 yen, i pennelli buoni e le stecche d’inchiostro antiche hanno prezzi da attrezzo professionale.
Per un appassionato il conto è giusto, perché sono materiali che in Europa si comprano solo online e a fatica. Quando devo fare un regalo a un amico che dipinge ci passo apposta: con due o tre colori minerali spendo meno di una cena e la busta pesa quasi niente.
L’interno l’ha progettato Kengo Kuma, l’architetto dello Stadio Nazionale di Tokyo. Il soffitto è fatto di sottili listelli di bambù che scendono e risalgono a onde, e da sotto sembra una tenda di canne mossa dal vento.
La parete principale è coperta di scaffali in legno chiaro con centinaia di barattoli di vetro, messi in fila seguendo la scala dei colori: si passa dai blu ai verdi, poi ai gialli e ai rossi, senza un buco. È la cosa che si nota appena si entra, e ci si ferma davanti più del previsto.
Dal lato opposto c’è la zona dei pennelli, appesi uno per uno su pannelli scuri, dal pennellino sottile come un ago alla pennellessa larga quanto una mano. Al centro c’è un bancone bianco con le postazioni di lavoro e un proiettore, usato per i workshop e per le prove sui materiali.
Dentro si parla a bassa voce, come in un museo, e c’è chi resta mezz’ora davanti agli scaffali senza comprare niente. Col telefono si possono fare foto, la macchina fotografica grande invece no.
La parte che rende Pigment diverso da un normale negozio di belle arti sono i commessi. Sono artisti e qualcuno ha un dottorato di ricerca sui materiali per la pittura: se chiedete come si usa una colla o perché un pigmento costa più di un altro, vi rispondono con calma e vi spiegano anche come prepararlo.
Alcuni parlano inglese, per cui potete fare domande anche senza sapere il giapponese. Organizzano anche workshop in cui si sceglie il pigmento e ci si prepara il proprio colore.
Fanno il tax free per i turisti, quindi portatevi il passaporto se pensate di prendere un set o dei pennelli seri. Le carte straniere passano senza problemi.
Pro:
Contro:
Ideale per: chi dipinge e cerca materiali giapponesi che in Europa non si trovano, oppure chi vuole vedere uno degli interni più belli di Tokyo
Atmosfera: silenziosa, da museo, legno chiaro, bambù e una parete di colori
Da Pigment non si viene per la quantità ma per la competenza. Per chi dipinge i soldi spesi qui valgono tutti, perché colle, carte e pigmenti introvabili arrivano insieme a qualcuno che spiega come usarli.
Per tutti gli altri bastano venti minuti per vedere uno spazio che in città non ha niente di simile, e un vasetto da poche centinaia di yen è il souvenir più originale che possiate riportare.
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Pigment
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).