A 141 metriTempio Zojo-jiA 141 metri
Vicino alla Tokyo Tower.
©travellight - ShutterstockUn parco lungo e spezzettato a Minato, tutto intorno alla Tokyo Tower, dove la cosa che si viene a fare è sedersi sull’erba e guardarsi la torre rossa e bianca da sotto, tutta intera. Il parco Shiba non è un giardino recintato con un cancello solo: è una fascia di verde fatta di prati, viali di alberi alti, una valletta con una cascata e una collinetta boscosa, tagliata qua e là dalle strade del quartiere, con il tempio grande di Zojoji piantato nel mezzo.
Ci venite se avete un’ora libera in zona, se viaggiate con bambini piccoli o se volete vedere la torre da vicino con calma, senza code e senza salirci.
Il parco è diviso in lotti numerati più la parte comunale, e ogni pezzo ha una vista diversa sulla torre. Queste sono le parti che contano davvero:
Sul tumulo vi avviso subito: si sale, si arriva in cima e non si vede niente. Gli alberi sono cresciuti tutt’intorno e chiudono la vista da ogni lato, per cui lassù ci si va per il fresco e per il silenzio, non per il panorama.
Senza il cartello all’attacco dei gradini nemmeno ci si accorge che quella gobba è una tomba: sembra una collinetta come tante. Eppure è il tumulo più grande di Tokyo, solo che col tempo la cima e parte del lato rotondo sono state spianate, e da terra la forma a serratura non si legge più.
L’altra cosa da sapere è che il parco non è un blocco unico. Si cammina, si arriva a un semaforo, si attraversa, e il verde riprende dall’altra parte: tra un pezzo e l’altro il traffico torna a sentirsi, poi sparisce di nuovo appena si entra tra gli alberi.
La gente si ammassa quasi tutta sul viale delle panchine, perché è lì che la torre sta in posa. Basta spostarsi verso i lotti meno battuti, dalla parte opposta, e vi trovate a fotografare senza nessuno alle spalle.
Nel parco non ci sono cestini e non si accendono fuochi, niente tende e niente casse: vi portate via quello che avete portato dentro, e sui prati grandi si sta con un telo e basta.
Quello che il posto dà è semplice e non lo trovate altrove a Tokyo con questa comodità: la torre da sotto, senza vetri, senza gente in fila davanti a voi, con l’erba sotto la schiena. Non è un giardino da ammirare in sé, il verde qui sta tutto al servizio di una cosa sola.
Ci torno la sera, quando capito da quelle parti: mi siedo su una panchina del quarto lotto con la torre accesa davanti e sto lì un pezzo senza fare niente, ed è una delle poche cose a Tokyo che non mi è mai venuta a noia.

Il momento più forte è al buio, con la torre illuminata. Le luci arancioni sull’acciaio si vedono da tutti i lotti e il colore cambia a seconda del periodo dell’anno, così la stessa panchina vi dà una scena diversa.
Di sera qui girano coppie, qualcuno che corre intorno al perimetro e ragazzi che provano uno strumento seduti sull’erba: è vivo ma non chiassoso.
La mattina presto, nei giorni feriali, il parco è della gente del quartiere: signori con il cane, chi fa stretching sul prato, impiegati che tagliano dentro il verde per andare al lavoro. Se volete i viali vuoti e la luce che prende la torre di taglio, quello è il momento.
Nel fine settimana cambia tutto: sul prato comunale i teli si toccano e sulle panchine davanti alla torre bisogna aspettare che si liberi un posto.
Le stagioni qui contano parecchio. Gli aceri della valletta arrivano tardi, il rosso pieno lo vedete a dicembre, ed è la cosa che consiglio di più a chi viene a Tokyo in inverno e pensa di aver perso le foglie rosse.
In primavera ci sono più di cento ciliegi sparsi nei vari lotti e intorno al laghetto, la torre spunta dietro i rami ed è il periodo con più gente in assoluto. I ginkgo del viale diventano gialli in autunno e sono la cosa che regge meglio anche con il cielo grigio.
D’estate, sul prato aperto, di ombra ce n’è poca: a metà pomeriggio di luglio si cuoce, per cui o vi mettete sotto gli alberi del bordo o venite quando cala il sole.
Con la pioggia forte il posto perde metà del senso, ma con la pioggia leggera la valletta degli aceri è il pezzo che tiene: le rocce diventano scure, l’acqua della cascata si sente meglio del traffico e non c’è quasi nessuno.

Fare il giro completo del parco vuol dire un anello di poco meno di due chilometri, e non è tutto piano. C’è una salita lungo il lato dei ginkgo, e per entrare nella valletta si scendono e si risalgono gradini di cemento, larghi e in ordine.
Sul tumulo la scalinata è più ripida e stretta, con la terra battuta in cima: con il passeggino o la carrozzina non ci arrivate, ma per quello che c’è lassù non è una grossa rinuncia.
Sul resto dei viali si passa senza problemi, l’asfalto e la ghiaia sono in condizioni decenti e i prati principali sono in piano.
La fatica vera non è la salita, è il fatto che per collegare i pezzi si cammina sui marciapiedi tra un lotto e l’altro, con i semafori di mezzo: se avete gambe stanche, scegliete una parte sola e restateci invece di rincorrere la mappa.
Bagni ce ne sono più di uno, panchine parecchie, distributori di bevande nei punti di passaggio. I cani entrano al guinzaglio.
Con i bambini il pezzo giusto è quello dei giochi nel quarto lotto, con scivoli e altalene all’ombra; per correre e tirare due calci a un pallone leggero c’è il prato largo della parte comunale.

La torre frontale si prende dalle panchine del viale del quarto lotto: la fila di ginkgo fa da bordo naturale all’inquadratura, gialla in autunno, verde chiaro in primavera.
Se volete anche la base della torre, e non solo la punta che spunta dagli alberi, allontanatevi sul prato grande: da lì entra tutta, e dietro vedete i grattacieli della zona che le fanno da fondo.
Di giorno, con il cielo pulito, il rosso e il bianco dell’acciaio sopra il verde sono il motivo per cui la gente si ferma in mezzo alla strada che costeggia il parco.
Al buio la scena migliore è dall’erba, con la torre accesa riflessa nelle pozze dopo la pioggia. Per queste foto non si fa nessuna fila, si aspetta al massimo che qualcuno si sposti dalla panchina.

Il valore di questo posto sta tutto in una cosa sola, guardare la Tokyo Tower da terra con lo spazio per stendersi, ed è una cosa che in una città dove ogni metro quadro è occupato non è affatto scontata. Vale la deviazione anche se avete poco tempo, perché entrate, vi sedete e ce l’avete davanti subito, senza scale e senza attese.
Se invece cercate un giardino giapponese disegnato nei dettagli, con i pini potati e i ponticelli, questo non è il posto: qui il verde è largo e comodo, non è un’opera da guardare pezzo per pezzo.
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Parco Shiba
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).