Villaggio delle volpi di ZaoA 33786 metri
Oltre cento volpi in libertà.
©Nattawut Komvan - ShutterstockUna collina coperta di alberi da fiore alla periferia della città di Fukushima, che non è un parco pubblico ma il terreno di una famiglia di coltivatori, aperto a chiunque abbia voglia di salire a piedi. Hanamiyama è questo: sentieri stretti che tagliano il pendio a zigzag tra ciliegi, peschi da fiore, forsizie, magnolie e cotogni che in primavera si accendono nel giro di poche settimane, e dalla cima il panorama sulla città con le montagne Azuma dietro.
Ci si viene per camminare e guardare, non per stendere un telo e mangiare. È il posto giusto se passate da Fukushima in primavera e non vi spaventa una salita vera, con qualche tornante e il fiato corto a metà.
Il pendio è coperto a strati di colore, e la cosa che si capisce solo standoci davanti è che quegli alberi non sono cresciuti da soli: sono piante da fiore reciso, coltivate per tagliarne i rami e venderli. Si vede dalla forma, tronco grosso e sopra una massa fitta di rami sottili, come un pennello rovesciato. Sono una settantina di specie diverse, che fioriscono a scaglioni e non tutte insieme.
La collina in sé non è granché come montagna, tra la base e la cima ci sono meno di settanta metri di dislivello. Quello che conta è come sono messe le piante, una addosso all’altra, così che salendo cambiate quota e cambiate anche colore.

I percorsi segnati sono tre e cambiano solo per quanto salite: uno si ferma a metà costa, uno arriva poco sotto la vetta, l’ultimo fa il giro completo passando dalla cima. Se potete, fate quello lungo. Il primo taglia fuori proprio il punto panoramico, che è il motivo per cui si viene fin qui, e vi lascia con la sensazione di aver visto un bel giardino e basta.
Qui poi non si mangia. Dentro non si fa picnic, le panchine si contano sulle dita e i banchetti con il cibo stanno fuori, all’ingresso. Se vi immaginavate l’hanami con il telo, la birra e il karaoke, questo è un altro genere di posto.
La parte nord è più recente ed è quella dove la gente si dirada. Le viste sono sulla valle invece che sulla città, ed è lì che vi capita di sentire il rumore di fondo abbassarsi e di incrociare quattro gatti.
Quello che promette lo mantiene, e secondo me il motivo è che non è un parco costruito per i turisti: è un campo da lavoro che qualcuno ha deciso di lasciare aperto. Si nota dai dettagli, i rami tagliati di fresco, le cassette di plastica dei contadini ai margini del sentiero, i teli appoggiati tra una fila e l’altra. Il terreno è della famiglia Abe, che a un certo punto ha deciso di aprire il pendio a chi voleva salire; poi un fotografo famoso ha cominciato a tornarci ogni anno chiamandolo il paradiso di Fukushima, ed è da lì che il passaparola è diventato fila di pullman.
Ci torno perché è l’unico posto in cui ho la fioritura in mezzo e le montagne ancora innevate sullo sfondo nello stesso sguardo, e perché ogni volta è diverso: basta una settimana di anticipo o di ritardo e la collina cambia completamente colore. Ci sono volontari del posto sparsi lungo i sentieri che spiegano che pianta state guardando, e se ne trovate uno che ha voglia di parlare imparate più in dieci minuti che leggendo qualsiasi cosa.

La finestra buona è stretta: da fine marzo a metà aprile, con il picco più o meno a metà aprile. Fuori da lì non c’è discussione, è una collina verde come tante e la salita non la giustifica nessuno.
Il momento migliore della giornata è la mattina presto. In tarda mattinata arrivano i pullman dei gruppi e sul sentiero principale si cammina in fila indiana, con le soste per far passare chi scende e chi fotografa.
Nel fine settimana, con i fiori al massimo, la situazione peggiora parecchio: file di persone sui tornanti, i punti più stretti che diventano imbuti, e in cima si aspetta il proprio turno per affacciarsi. Un giorno feriale cambia tutto, anche a fioritura piena.
Il tardo pomeriggio è l’altro momento buono, la luce arriva bassa da ovest e prende in pieno il pendio. Di sera invece non c’è niente da vedere, non ci sono luci e il posto resta al buio.
Il meteo pesa più del solito. Con il cielo coperto la vista dalla cima si riduce alla città e le montagne spariscono, e visto che metà del colpo d’occhio è proprio il profilo innevato dell’Azuma dietro i fiori, vi perdete la parte migliore. Con la pioggia i tratti in terra diventano scivolosi e il giro lungo si fa sconsigliabile.
Se siete in zona più giorni, vi consiglio di tenervi un giorno di margine e di decidere la mattina guardando il cielo.

Chiamarla passeggiata è ottimistico. Si parte subito in salita, il primo tratto è cemento e pendenza secca, poi il sentiero comincia a fare tornanti e non molla quasi mai. Chi non se la sente trova bastoni in prestito all’ingresso, e c’è chi li usa anche solo per la discesa.
Il corrimano c’è sui pezzi più ripidi, ma non ovunque: in mezzo ci sono tratti stretti e in terra battuta dove si sta attenti a dove si mettono i piedi, soprattutto quando incrociate gente che scende.
Sulla discesa dalla cima hanno steso trucioli di legno, e la differenza sulle ginocchia si sente. Scarpe chiuse con una suola decente sono il minimo, i sandali qui sono una pessima idea e le scarpe bianche tornano marroni.
Con il passeggino il giro lungo non è fattibile e anche quello corto è una lotta: meglio il marsupio. Per le carrozzine esiste un servizio di assistenza con volontari, ma restate comunque nella parte bassa.
I bambini che camminano da soli se la cavano bene, il giro non è lungo e ci sono cose colorate ovunque, però tenete presente che non c’è un punto dove sedersi a fare merenda e che in cima non c’è ombra. Cappello e acqua, perché il pendio è tutto esposto e in una giornata limpida di aprile si scotta senza accorgersene. I cani possono entrare, al guinzaglio.
Il punto classico è la cima: fiori in primo piano, la città sotto e le montagne dietro, tutto in un’inquadratura sola. È anche il posto dove si accalcano tutti, per cui o ci arrivate presto o mettete in conto di aspettare che si liberi il parapetto.
La seconda, che per me è quella che porta a casa il risultato migliore, si fa sul versante ovest vicino alla magnolia: da lì si prende il pendio in diagonale e i colori si accavallano invece di appiattirsi.
Se avete un teleobiettivo usatelo dall’alto, comprimendo le file di alberi: è così che si ottengono quelle immagini a fasce di colore che vi hanno convinto a venire. Al contrario, le foto dal basso verso la cima raramente rendono, perché i rami si sovrappongono e viene fuori un groviglio.
Un’ultima cosa: si resta sui sentieri. È terra di qualcuno, i campi intorno sono coltivati, e la gente che scavalca per la foto è l’unica nota stonata di tutta la giornata.

Il valore di questo posto sta tutto in una combinazione che altrove non si trova: la fioritura non è un filare ordinato lungo un fiume, è una collina intera di piante coltivate che si colorano una dopo l’altra, e la attraversate camminandoci dentro. Fuori da quelle tre settimane non c’è motivo di venirci, e questo va detto chiaramente.
Dentro quella finestra, invece, vale la deviazione anche cambiando i programmi di un viaggio, a patto di accettare la salita e la compagnia di parecchia gente. Chi cerca un hanami da mangiare e bere, o chi non può affrontare pendenze e terra battuta, farebbe meglio a spendere quel tempo altrove.
Nella stagione dei fiori, dall'uscita est della stazione di Fukushima parte l'autobus stagionale Hanamiyama-go (fermata 6), che in circa 15 minuti vi porta alla fermata di Hanamiyama. Da lì restano 15 minuti a piedi (circa 800 metri) fino all'ingresso.
Fuori stagione si prendono i bus di linea fino alla fermata Hanamiyama Iriguchi, e poi si camminano circa 25 minuti.
In auto, durante la fioritura il traffico è chiuso: si parcheggia all'Abukuma Shinsui Koen e si sale con la navetta, poi altri 15 minuti a piedi. In taxi dalla stazione ci vogliono circa 15 minuti.
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Parco Hanamiyama
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).