Orientarsi in Giappone

Orientarsi in Giappone è più facile di quanto sembri, a patto di capire due o tre logiche diverse dalle nostre.

La città non è disegnata sulle strade, ma sui blocchi. Le stazioni sono piccole città sotterranee. E la persona giusta a cui chiedere è quasi sempre a pochi passi.

Vi racconto come mi muovo davvero, dagli indirizzi che sembrano scritti al contrario fino ai cartelli colorati che vi salvano quando iniziate a girare in tondo. Niente panico: una volta capito il meccanismo, vi accorgerete che è tutto molto ordinato.

Indirizzi al contrario

La prima cosa che spiazza è che le strade, quasi ovunque, non hanno un nome. A dare l’indirizzo sono i blocchi, non le vie, ed è per questo che una mappa qui si legge in modo diverso.

Un indirizzo giapponese si scrive dal grande al piccolo, l’esatto opposto del nostro. Prima viene la prefettura, poi la città o il quartiere amministrativo, poi la zona, e solo alla fine il numero preciso. Prendete un indirizzo tipo a Tokyo: dopo il quartiere trovate una sequenza di tre numeri, per esempio 2-7-2. Quei numeri non sono via, civico e interno come verrebbe da pensare.

Il primo è il chome, cioè una piccola area del quartiere. Il secondo è il banchi, il blocco di edifici. Il terzo è il go, il singolo palazzo dentro quel blocco.

La parte che manda in confusione molti viaggiatori è la numerazione dei palazzi. I numeri dei singoli edifici non seguono l’ordine lungo la strada, ma sono stati assegnati in base a quando è stato costruito il palazzo, oppure in senso orario attorno al blocco. Vuol dire che il numero 3 può essere accanto al 15, e la cosa è perfettamente normale.

Ecco perché camminare cercando i civici in fila, come si fa in Italia, qui non funziona quasi mai.

Il consiglio che do sempre è di non provare a decifrare l’indirizzo da soli in mezzo alla strada. Copiatelo così com’è, con tutti i numerini e i trattini, e lasciate che sia una mappa digitale a portarvi sul punto. L’indirizzo scritto vi serve per la mappa e per farvi aiutare, non per orientarvi a occhio.

Un turista uomo indica una mappa turistica all'interno del complesso del Kinkaku-ji a Tokyo.
Davanti alla mappa illustrata del tempio è facile capire la disposizione dei padiglioni. Affidatevi ai cartelloni cartacei per orientarvi nei grandi complessi religiosi.
Una strada di Shibuya a Tokyo fiancheggiata da numerosi cartelli pubblicitari verticali e negozi.
A Dogenzaka i cavi elettrici e le insegne verticali si sovrappongono senza sosta. In strade così dense è fondamentale alzare lo sguardo per individuare i nomi dei palazzi.

Le stazioni giganti

Le stazioni grandi, in Giappone, sono il vero centro della città. Non è un modo di dire: intorno e sotto una stazione come Shinjuku o Tokyo ci sono centri commerciali, corridoi, ristoranti, uffici, altre linee. Si può camminare per mezz’ora senza mai vedere il cielo.

Questo cambia il modo di ragionare. Il vostro punto di riferimento in città non è una piazza o un monumento, ma la stazione più vicina e, soprattutto, la sua uscita giusta.

Quando prenotate un hotel o cercate un ristorante, la prima informazione utile non è la via, ma da quale stazione arrivate e da che parte uscite. Io ragiono sempre così, anche dopo tanti anni: prima la stazione, poi l’uscita, poi gli ultimi metri a piedi.

Dentro le stazioni più affollate il rischio non è perdersi tra i treni, ma tra le uscite. Da un lato può esserci il grattacielo che cercate, dall’altro un quartiere completamente diverso, magari con una strada a sei corsie in mezzo. Sbagliare uscita a Shinjuku significa ritrovarsi dalla parte opposta rispetto a dove volevate, e girare intorno a un isolato enorme.

Trovare l’uscita giusta

Ogni uscita ha un codice. A seconda della stazione trovate numeri, lettere o una combinazione delle due, tipo A5, C8, la Uscita Est o la Uscita Ovest. Sono scritti ovunque, sui cartelli e per terra, e sono il modo più veloce per non sbagliare.

Vicino ai tornelli, prima di salire in strada, c’è quasi sempre un pannello con la mappa del quartiere e l’elenco delle uscite con cosa c’è vicino a ciascuna. Buona parte delle indicazioni è anche in inglese. Vale la pena fermarsi trenta secondi lì davanti invece di andare a naso.

Un altro trucco: le mappe digitali, quando fanno bene il loro lavoro, vi dicono direttamente il nome o il numero dell’uscita da prendere. Segnatevi quel codice prima di scendere sottoterra, perché una volta giù il segnale a volte fa i capricci.

Qualche punto pratico che mi sento di darvi per le stazioni grandi:

  • Cercate subito il numero: o la lettera dell’uscita e seguite solo quello, senza leggere tutti gli altri cartelli che vi confondono.
  • Se cambiate linea: seguite il colore della linea che vi serve, ogni linea ha un suo colore e una sua lettera.
  • Guardate la mappa prima: vicino ai tornelli, e memorizzate da che parte è la vostra uscita.
  • Se perdete il segnale: non continuate a caso, fermatevi al primo cartello e ripartite da lì.

Sembra macchinoso, ma dopo due o tre volte diventa automatico. Il sistema è pensato bene, il problema è solo la mole di gente e di corridoi.

Mappa informativa disegnata su una lavagna bianca in un corridoio all'interno di una stazione ad Osaka.
Sulla lavagna della stazione di Tennoji il personale disegna a mano i percorsi per i treni e lo zoo. Queste indicazioni temporanee sono spesso più chiare delle mappe ufficiali.
Marco Togni davanti alle macchinette automatiche per i biglietti ferroviari in una stazione di Tokyo.
Consulto la cartina sopra le biglietterie automatiche per verificare la tariffa. Cercate il prezzo esatto corrispondente alla vostra fermata prima di pagare il biglietto.

Il koban salva-giornata

Quando proprio non ne venite a capo, il posto giusto dove andare è il koban. È la piccola stazione di polizia di quartiere, poco più di una guardiola con dentro uno o due agenti, e ce ne sono migliaia sparse in tutto il paese, spesso proprio davanti alle stazioni.

Il bello, e ve lo dico per esperienza, è che chiedere indicazioni al koban è una cosa normalissima, non un disturbo. Gli agenti passano una parte della giornata proprio ad aiutare la gente a trovare un indirizzo, mappa alla mano. Molti koban hanno una cartina dettagliata della zona appesa o sul bancone, ed è pensata anche per questo.

Se avete l’indirizzo scritto o il nome del posto, glielo mostrate e vi indicano la strada. Anche senza parlare giapponese ve la cavate: un foglio con l’indirizzo, un dito sulla mappa e ci si capisce.

Vi consiglio di usarli senza timore, soprattutto in un quartiere residenziale dove le mappe digitali a volte impazziscono tra un vicolo e l’altro. Riconoscerli è facile: cercate un edificio piccolo con grandi vetrate e la scritta luminosa, di solito a un angolo o vicino all’uscita di una stazione.

Le mappe che uso

Sul telefono la mappa è la vostra àncora, qui più che altrove. Per i treni e le metro sono precisissime: vi dicono la linea, il binario, quanto costa il biglietto, tra quanto parte il prossimo e persino su quale carrozza salire per essere vicini all’uscita all’arrivo.

Per arrivare a un indirizzo, invece, tenete presente un limite. Nei vicoli e nei quartieri residenziali il puntino a volte balla, e la freccia della direzione può puntare dalla parte sbagliata finché non fate qualche passo. In quei casi mi fido più dei numeri dei blocchi e dei cartelli che del puntino azzurro.

Per andare in giro serve la connessione. Le opzioni sono in pratica tre: una SIM turistica da mettere nel telefono, una eSIM da attivare prima di partire, oppure un piccolo router portatile da tenere in tasca. Costano poco per i giorni che coprono, e senza internet orientarsi diventa molto più faticoso.

Un paio di cose che mi hanno risparmiato tempo e che vi passo volentieri:

  • Salvate in anticipo: gli indirizzi dei posti che volete vedere, così partite già con la rotta pronta.
  • Segnatevi la stazione in giapponese: non solo in lettere occidentali, così chi legge lo capisce al volo.
  • Scaricate la mappa offline: per le volte in cui restate senza segnale.

Ve lo dico sinceramente: con la mappa dei treni ben usata, in Giappone ci si muove meglio che in tante città europee. È tutto puntuale e scritto in modo chiaro.

Insegne e cartelli

Nelle grandi città i cartelli sono quasi sempre anche in inglese, e nelle stazioni principali trovate spesso pure il coreano e il cinese. Non serve leggere il giapponese per prendere un treno o trovare un’uscita.

Il sistema si regge molto sui colori e sui simboli, e conviene affidarsi a quelli. Ogni linea ferroviaria ha il suo colore e una lettera, ogni fermata ha un numero. Così, anche senza capire il nome della stazione, potete seguire la sequenza dei numeri e sapere quante fermate mancano.

Le uscite, i bagni, i deposito bagagli e gli ascensori hanno icone standard che si assomigliano ovunque. Una volta che avete imparato a leggere due o tre simboli, li ritrovate identici ovunque.

Fuori dalle stazioni, tra i palazzi, i cartelli con i numeri dei blocchi sono la vostra bussola. Sono placche piccole, spesso attaccate ai pali della luce o ai muri agli angoli, e riportano chome e banchi. Imparare a cercarle vi fa capire in un attimo se state andando verso il numero giusto o vi state allontanando.

Sopra e sotto terra

Nelle grandi città buona parte della vita si svolge su più piani, e questo vale anche per orientarsi. Un ristorante può stare al settimo piano di un palazzo stretto, e un negozio famoso in un piano interrato. L’indirizzo vi porta al palazzo, poi dovete guardare in alto e in basso.

Le insegne, per questo, sono verticali. Su un unico palazzo trovate una colonna di cartelli sovrapposti, uno per ogni attività, con il piano segnato accanto. Dopo un po’ l’occhio ci fa l’abitudine e li leggete al volo.

Sottoterra, sotto e intorno alle stazioni grandi, ci sono intere gallerie commerciali con strade, negozi e ristoranti. Sono comodissime quando piove o fa caldo, ma è anche il posto dove è più facile perdere l’orientamento, perché sparisce ogni riferimento esterno.

Il mio consiglio quando siete in questi labirinti sotterranei è di puntare a un’uscita numerata e risalire in superficie appena possibile, invece di provare ad attraversare tutto sottoterra. All’aperto ritrovate i punti di riferimento, il sole, i cartelli dei blocchi, ed è molto più semplice raddrizzare la rotta.

Fuori dalle grandi città

In campagna e nelle città piccole cambia parecchio. I cartelli in inglese diminuiscono, i treni passano meno spesso e certe zone si girano solo in autobus o in auto. Qui l’orientamento richiede un po’ più di preparazione prima di partire.

Sugli autobus di provincia il meccanismo è diverso da quello a cui siete abituati. Spesso si sale dalla porta centrale o posteriore, si prende un bigliettino con un numero, e un tabellone davanti mostra quanto dovete pagare in base a dove siete saliti. Si paga scendendo, di solito in contanti o con la carta dei trasporti.

Le fermate a volte sono annunciate solo in giapponese, quindi tenete d’occhio la mappa sul telefono per sapere quando scendere, o chiedete all’autista mostrandogli il nome.

Qualche accortezza per muoversi fuori dai grandi centri:

  • Controllate gli orari prima: perché tra un mezzo e l’altro può passare parecchio tempo.
  • Portatevi contanti: dato che nei posti piccoli non tutti accettano le carte.
  • Salvate la destinazione in giapponese: così potete mostrarla senza problemi di pronuncia.

Nei borghi e nelle zone rurali la gente è disponibilissima ad aiutare, anche se spesso senza una parola di inglese. Un sorriso, l’indirizzo scritto e qualche gesto bastano quasi sempre a farvi arrivare dove volete.

Chiedere aiuto

Chiedere è la scorciatoia che molti dimenticano. In Giappone l’aiuto è quasi garantito, e più volte mi è capitato di vedere qualcuno accompagnare di persona un turista smarrito fino all’angolo giusto, senza fretta.

Per farvi capire non serve un gran giapponese. La formula più utile è indicare il posto sulla mappa o sul foglio e dire il nome, aggiungendo doko, che vuol dire dove. Con doko desu ka chiedete in pratica dov’è, e già così vi indicano la direzione.

Il personale delle stazioni, riconoscibile dalla divisa vicino ai tornelli, è un altro punto di riferimento sicuro: quello è letteralmente il loro mestiere e conoscono ogni uscita a memoria.

Un dettaglio che aiuta più di quanto pensiate: mostrate sempre qualcosa di scritto. La pronuncia dei nomi giapponesi, letta con l’accento nostro, spesso non viene capita, mentre il nome scritto o l’indirizzo sul telefono risolvono in un secondo. Io onestamente giro sempre con l’indirizzo salvato in caratteri giapponesi, e mi ha tolto dai guai più di una volta.

Il mio consiglio

Orientarsi qui è soprattutto una questione di cambiare testa: smettere di cercare le vie e iniziare a ragionare per stazioni, uscite e blocchi. Le prime volte sembra un rompicapo, poi vi accorgete che è un sistema logico, solo diverso dal nostro.

Se dovessi dare una sola dritta, sarebbe questa: partite sempre dalla stazione e dall’uscita giusta, tenete l’indirizzo scritto in tasca, e quando siete in dubbio chiedete senza pensarci due volte. Il resto viene da sé, molto più in fretta di quanto immaginate.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).