A 2207 metriTempio Byodo-inA 2207 metri
Nella cittadina di Uji, vicino a Kyoto.
©Rick Siu - ShutterstockUn museo dentro una vecchia fabbrica, a Uji, la cittadina del tè verde a sud di Kyoto. Il Nintendo Museum mette in fila praticamente tutto quello che Nintendo ha fatto, dalle carte da gioco fino alle console di adesso, e al piano di sotto ha otto postazioni dove si gioca davvero, controller giganti da manovrare in due compresi.
Ci venite se Nintendo ha fatto parte della vostra infanzia, e allora vi fermate davanti a ogni teca a riconoscere le scatole una per una. Ci si va anche con i bambini, mettendo in conto che la parte espositiva a loro dice poco e che la sostanza sta nelle postazioni di gioco.
Qui prima c’era lo stabilimento Nintendo di Uji Ogura, dove si stampavano carte da gioco e hanafuda e dove poi arrivavano le console da riparare: l’hanno svuotato e rifatto da dentro, e lo si capisce ancora dalle proporzioni dei capannoni e dal piazzale davanti. Il giro si chiude nel posto giusto, perché le carte da cui è partito tutto stanno nella prima vetrina e si fabbricavano proprio qui.
Ecco cosa c’è:
Le postazioni non finiscono lì: c’è la macchina lanciapalle degli anni dei giocattoli, montata in una stanza arredata come un salotto giapponese d’epoca, c’è Nintendo Classics con più di ottanta giochi vecchi, c’è il karuta delle cento poesie proiettato per terra dove giocano venti persone insieme, e c’è il Love Tester riportato in vita.
All’ingresso vi danno dieci monete e ogni postazione ne chiede da una a quattro. Fate il conto in partenza, perché tutto non ci sta: se il tiro a segno è il vostro obiettivo, ve ne restano sei per il resto.
Il limite vero del piano delle vetrine è che non spiega quasi niente. Cartellini minimi, nessuna audioguida, nessun racconto del perché una certa scelta è stata fatta: chi è cresciuto con quelle scatole si emoziona, chi non le ha mai viste si ritrova senza sapere cosa sta guardando.
Su quel piano le foto non si possono fare, e la regola viene applicata sul serio. Si fotografa al piano delle esperienze e fuori.
Se andate da soli, sappiate che i controller giganti si usano in coppia e senza un secondo giocatore quella parte ve la perdete.
Il negozio è l’altra cosa da pianificare: i cuscini a forma di controller e le scatole di biscotti spariscono nel corso della giornata, e chi ci passa dopo aver girato tutto trova gli scaffali sfoltiti.
Ci torno perché è l’unico posto dove quella roba si tocca invece di guardarla dietro un vetro, e perché la faccia della gente davanti ai controller giganti conta quanto le vetrine: adulti di cinquant’anni che si mettono in due su un pad del Nintendo 64 e ridono come se fossero in salotto.

La mattina è il momento buono per due motivi concreti: il negozio è ancora pieno di roba e il piano delle vetrine si gira con calma, fermandosi davanti a una teca quanto vi pare senza qualcuno dietro che aspetta.
Il pubblico cambia parecchio durante la giornata. Nelle prime ore girano soprattutto appassionati di una certa età, silenziosi, che leggono ogni cartellino; dal primo pomeriggio arrivano i gruppi di ragazzi e il piano delle esperienze diventa rumoroso, con applausi e urla ai controller giganti. Le due cose sono divertenti in modo diverso: per le vetrine meglio presto, per giocare meglio dopo.
Le attese si formano in due punti e sempre nello stesso momento: il tiro a segno e il caffè, a cavallo di pranzo. Al caffè si fa la fila in piedi davanti alla cassa e non si prende posto prima di aver ordinato, per cui mangiare prima che arrivi il grosso della gente è la mossa che fa risparmiare più tempo.
Nei giorni feriali si respira parecchio meglio che nel fine settimana, quando alle postazioni più richieste la fila si allunga.
Il tempo atmosferico quasi non conta, perché a parte il piazzale è tutto al coperto. Conta invece la luce: le foto ai tubi verdi e ai blocchi vengono bene di giorno, mentre la sera l’illuminazione esterna è debole e vengono fuori scure.
All’ingresso si passa un controllo tipo aeroporto, con le borse sul nastro e il metal detector. Dopo vi danno un tesserino, e già gli armadietti per i bagagli e i portaombrelli sono a tema: si capisce subito che non hanno lasciato al caso nemmeno una superficie.
Da lì in poi il giro è semplice: si sale al piano delle vetrine, si scende alle esperienze, si esce e si attraversa il piazzale per arrivare all’edificio con il caffè, il negozio e il laboratorio.
Camminare si cammina, ma è tutta pianura, niente salite e niente sentieri: il passaggio tra un edificio e l’altro si fa all’aperto, e con la pioggia o il caldo di agosto quei cento metri li sentite.
Lo spazio dentro è abbondante, le vetrine sono disposte ad anelli e non ci si tampona mai, cosa niente affatto scontata in un posto dove tutti guardano nella stessa direzione.
Il caffè si chiama Hatena Burger e il meccanismo è questo: scegliete pane, ripieno, tre aggiunte e salsa, con ingredienti locali tipo i peperoni manganji, il porro kujo e le verdure sott’aceto viola di Kyoto. Il panino è di dimensioni ragionevoli, non uno di quegli hamburger americani alti un palmo.
Sul negozio, che si chiama Bonus Stage, la cosa da sapere è che la merce è più sull’hardware che sui personaggi: piattini a pixel, portaoggetti a forma di cartuccia, spille, magliette con i loghi vecchi. Se cercate il peluche di Mario lo trovate più facilmente in mille altri posti in Giappone.
Ai bambini dell’età dell’asilo, dai tre anni in su, danno un tesserino a forma di carta da gioco, e il personale li tratta bene: sorridono, spiegano, fanno provare.
Ci sono i fasciatoi e le stanze per l’allattamento su due livelli e il passeggino entra quasi dappertutto, con l’unica seccatura di doverlo lasciare fuori da alcune postazioni.
I problemi sono altri due. Diverse esperienze chiedono coordinazione e forza, e un bambino piccolo sul controller gigante o alla macchina lanciapalle si arrende dopo mezzo minuto; il laboratorio delle carte dura circa un’ora, tempo lungo per chi ha cinque anni.
Il piano delle vetrine, poi, per un bambino è una sequenza di scatole dietro un vetro che non si toccano. Questo è un museo pensato per chi quei giochi li ha comprati, non per chi li scoprirà adesso: portateci un ragazzino di dieci anni e si diverte, portateci un bambino di quattro e passate il tempo a tenerlo buono.
Il valore del posto sta nella parte fisica, non in quella da museo: le vetrine sono belle da vedere ma parlano poco, mentre le postazioni al piano di sotto sono la ragione per cui uno si organizza la giornata a Uji. Se Nintendo per voi è stata qualcosa, vale il viaggio fino a qui, perché da nessun’altra parte vi ritrovate col sorriso da scemi e un controller gigante in mano. Se invece i videogiochi vi lasciano indifferenti, qui non c’è abbastanza contesto per appassionarvi da zero: meglio impiegare la giornata nella parte vecchia di Uji.
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Nintendo Museum
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Nintendo Museum - lì vicino trovate:
A 2207 metriNella cittadina di Uji, vicino a Kyoto.
A 2489 metriIl più antico santuario di tutto il Giappone.
A 2711 metriSede della scuola buddista Soto Zen.
A 3057 metriSede del Buddismo Zen Rinzai.
A 3304 metriIl tempio dei fiori.
A 4177 metriNell'omonima città.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).