SizzlerA 905 metri
Steakhouse americana e buffet di verdure.
©Ned Snowman - ShutterstockUn museo aziendale a Shinagawa, dentro la sede di una delle marche di fotocamere più conosciute al mondo, dove in una sala sola si passa dai microscopi alle macchine che stampano i circuiti dei chip e si finisce davanti a una fila di reflex lunga come un corridoio.
Il Nikon Museum non parla solo di fotografia: metà dello spazio è ottica industriale, roba da laboratorio, e l’altra metà è la parte che fa alzare le sopracciglia a chiunque abbia avuto in mano una macchina a pellicola. Qualche modello storico si può prendere e far scattare.
Lo consiglio a chi ha un’ora libera e voglia di capire come è fatto un obiettivo, anche partendo da zero.
Tutto sta su un piano solo, in una sala unica divisa in quattro parti: si entra, si gira in senso orario e si torna al punto di partenza senza mai salire una scala.

Se entrate pensando solo alle fotocamere, il rischio è di tirare dritto sulla parte industriale per arrivare prima alla vetrina lunga. Sarebbe un errore: è lì che si capisce perché una marca di macchine fotografiche costruisce anche i macchinari che fanno funzionare il telefono che avete in tasca.
I cartelli sono pochi e corti, il posto è pensato per guardare più che per leggere. Accanto agli oggetti ci sono i codici da inquadrare con il telefono per avere la storia lunga, e secondo me è la cosa più intelligente di tutto l’allestimento: chi vuole i dettagli se li prende, chi vuole solo guardare non si trova un muro di testo davanti.
Due avvertenze oneste. Questo non è un museo sulla storia della fotografia, è un museo su una marca sola: di fotografie appese alle pareti ne trovate pochissime, qui si guardano oggetti dentro le vetrine.
E se la tecnica non vi dice niente, la zona dei microscopi e delle macchine da laboratorio vi scorrerà addosso: in quel caso il grosso del tempo lo passerete sulla parete lunga, che comunque regge da sola tutta la visita.
Ci torno quando ho voglia di rimettere in fila le idee su come è fatto un obiettivo. Faccio il giro della parete guardando come cambiano le forme da un modello all’altro, poi vado al banco dove si può scattare con le macchine vecchie e sto lì a sentire il rumore del motore che tira la pellicola, che è un suono che nessuna macchina digitale fa più.

Code non ce ne sono e non si sta ammassati: la gente che passa in una giornata sta tranquillamente dentro la sala senza che vi tocchi aspettare il turno davanti a una vetrina.
Il momento migliore resta la mattina, quando in sala ci sono quattro o cinque persone in tutto e potete stare dieci minuti fermi davanti allo stesso ripiano. Nel primo pomeriggio si anima un po’ di più, ma parliamo di qualche capannello davanti al banco delle macchine da provare, niente di più.
Chi c’è dentro è la parte che rende il posto vivo: adulti con la macchina al collo, coppie, qualche famiglia, e signori anziani che si fermano davanti a un modello e raccontano al figlio o al nipote quale avevano in casa.
La stagione non cambia niente, è tutto al chiuso e climatizzato, per cui è uno di quei posti che salvano il pomeriggio quando piove o quando fuori ci sono trentasei gradi e l’idea di camminare per un parco non regge.
Nell’angolo delle mostre temporanee il tema cambia ogni tanto, e questa è l’unica cosa che vi farà trovare qualcosa di diverso se ci tornate una seconda volta.

La parte a mano libera è quella che alza il museo di un gradino rispetto a qualunque vetrina. C’è un banco con una dozzina di prodotti che si prendono e si usano davvero: si guarda nel mirino, si mette a fuoco, si preme il pulsante.
Tra questi ci sono una reflex professionale a pellicola con il motore di avanzamento e una accoppiata di corpo e teleobiettivo che pesa come un gatto. Ai bambini le fanno maneggiare senza fare scenate, ed è un dettaglio che in Giappone non do per scontato.
Sull’ottica ci sono postazioni dove si guarda dentro una lente e si vede con i propri occhi come si deforma l’immagine ai bordi, e un tavolo dove si confronta la stessa scena ripresa con focali diverse. È la spiegazione che nessun manuale riesce a dare in due righe.
Il giro è tutto in piano, senza gradini né dislivelli, quindi con il passeggino o la carrozzina non ci sono problemi: lo spazio tra una vetrina e l’altra è largo e si passa senza girarsi di lato.
La fatica qui è solo quella di stare in piedi davanti al vetro: di posti a sedere ce ne sono pochi, quindi se avete le gambe stanche da tre giorni di camminate, mettetelo in un pomeriggio in cui non avete già fatto quindicimila passi.
Si entra da una hall d’ufficio con il soffitto altissimo, e il contrasto tra quel silenzio da azienda e la sala piena di oggetti è la prima cosa che si nota.
Il punto giusto per la fotografia migliore è la testa della vetrina lunga: mettetevi all’estremità, appoggiate quasi l’obiettivo al vetro e inquadrate in diagonale, così le macchine si perdono in prospettiva fino in fondo e si capisce quante sono. Contro il vetro il riflesso è fastidioso, per cui state vicini e leggermente di sbieco.
Al negozio del museo dedicate qualche minuto. Ci sono magliette, borse di tela con stampata sopra una macchina storica, cinghie con il logo vecchio, adesivi, e i dolcetti di fagioli in confezione fatta a forma di obiettivo, che sono il regalo giusto da portare a casa a un amico fotografo.
Chi come me gira anche i negozi di usato di Tokyo, quelli con le vetrine piene di ottiche e i cartellini del prezzo scritti a mano, qui ritrova le stesse forme messe in fila con ordine e con la data accanto: cambia solo che non si compra niente.

Il valore vero di questo posto non sta nel numero di oggetti, sta nel fatto che potete prenderne in mano una parte: guardare nel mirino di una macchina che ha quarant’anni e sentire come si muove è una cosa che nei musei non si fa quasi mai.
Per me è il miglior museo d’azienda di Tokyo e la deviazione la merita anche chi fotografa solo con il telefono, perché la parte sull’ottica è spiegata con le mani e non con i pannelli.
Se invece cercate mostre di fotografie da guardare appese al muro, avete sbagliato indirizzo: qui si guardano macchine, lenti e vetro.
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Nikon Museum
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Nikon Museum - lì vicino trovate:
Steakhouse americana e buffet di verdure.
A 914 metriFast food con hamburger, giapponese.
Catena di panetterie.
A 934 metriCucina giapponese.
A 1023 metriVestiti economici ma di alta qualità.
Catena di supermercati bio.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).