Vicolo silenzioso con case tradizionali in legno e cavi elettrici nel quartiere Naramachi di Nara.©leochachaume24 - Shutterstock

Naramachi

Il quartiere vecchio di Nara, quello dove stavano le case e le botteghe dei mercanti, comincia poco sotto il parco dei cervi ed è fatto di strade strette, facciate di legno scuro e grate a stecche verticali.
Naramachi si cammina senza un ordine preciso: dentro ci sono un tempio grande con un campo di pietre, due case tradizionali in cui si entra davvero, un tempietto con le scimmiette rosse di stoffa appese fuori e una quantità di caffè, botteghe e ristoranti ricavati nelle vecchie case.
È la parte di Nara che consiglio a chi ha già visto il Daibutsu e i cervi e adesso vuole camminare con calma, e va bene anche con i bambini.

Cosa si vede

La cosa da capire subito è che qui non c’è un monumento unico davanti a cui mettersi in fila: si entra nel reticolo di strade e si guardano le case, con qualche tappa vera dentro.

  • Gangoji: il tempio grosso del quartiere, con davanti alla sala principale un campo di pietre, circa millecinquecento fra pagodine e statuette messe in file ordinate come un campo coltivato.
  • Naramachi Koshi no Ie: una casa di mercanti rifatta com’era, facciata stretta e interno che va indietro per una lunghezza che dall’esterno non immaginereste, con il corridoio in terra battuta che attraversa tutta la casa.
  • Naramachi Nigiwai no Ie: una casa vera di un antiquario, con la stanza da tè, un salone di quindici tatami, l’altare di famiglia rivestito d’oro, le porte scorrevoli dipinte e un giardino interno con il magazzino in fondo.
  • Koshindo: un tempietto minuscolo infilato tra le case, con una statua blu dentro e le scimmiette rosse appese a grappoli sotto la gronda.
  • Naramachi Karakuri Omochakan: giocattoli di legno a meccanismo rifatti uguali agli originali, e li potete prendere in mano e farli funzionare voi.
  • Shika no Fune: tre vecchi edifici uno accanto all’altro, una sala di lettura con circa mille libri, una mensa dove il riso si cuoce nel forno a legna e un caffè.

Gangoji da fuori delude chi arriva con il Todaiji negli occhi: è basso, scuro, senza oro e senza statue enormi. La parte che ripaga è il tetto guardato di sbieco, dove le tegole vecchie recuperate a ogni restauro sono state rimesse tutte insieme e si vedono a occhio le tinte diverse, marroni, grigie, rossicce, come un mosaico storto.
Le più scure, sul tetto della sala principale, sono considerate le tegole più antiche del Giappone ancora in uso su un tetto. Saperlo cambia parecchio il modo in cui le guardate: quel tetto è in pratica un pezzo di archeologia rimasto al suo posto.
Il quartiere non è tutto uguale, e questo secondo me è il punto che fa organizzare male la giornata a parecchia gente: ci sono tratti con le case di legno una attaccata all’altra e tratti con palazzine normali, parcheggi e distributori automatici. Il vecchio sta a macchie, e le macchie migliori sono le stradine laterali attorno a Gangoji, non le vie principali.
Un avviso su una foto che tutti hanno in testa: la pagoda a cinque piani del Kofukuji, quella che si specchiava nello stagno appena sopra il quartiere, è chiusa dentro un capannone di legno alto più di lei per i lavori di restauro. Dallo stagno non si vede niente.

Ci torno ogni volta che scendo a Nara, e ci porto sempre chi viene a trovarmi dall’Italia. Il motivo è semplice: la mattina tra i cervi e i templi si sta dentro una gita organizzata, qui invece si torna in una città dove abita della gente, con i vasi di piante davanti alle porte, il rumore dei piatti da dentro una cucina e qualcuno che sposta la bicicletta per farvi passare.
Quello che il posto promette è una camminata tra case vecchie, e quello che dà è parecchio di più, perché nelle case ci si entra e ci si può sedere.

Quando andare

Il momento migliore è il pomeriggio inoltrato di un giorno feriale, verso l’ora in cui la luce si abbassa e prende in pieno le facciate di legno: le stradine laterali sono praticamente vuote, si incrociano più residenti che visitatori e da dentro qualche casa si sente la televisione accesa.
Il fine settimana la gente aumenta, ma il confronto con le vie che portano ai cervi non regge nemmeno: qui si cammina sempre senza fare la fila dietro a nessuno, al massimo si aspetta un tavolo nei due o tre caffè più conosciuti.

Quando fa buio il quartiere si svuota in fretta e le strade restano scure, con qualche lanterna accesa davanti alle porte. A me piace, ma se cercate vita serale state cercando nel posto sbagliato.
In autunno a Gangoji ci sono i cespugli fioriti attorno al campo di pietre ed è il periodo in cui il tempio dà il meglio, in primavera i petali cadono davanti alla sala principale. L’estate è la stagione più dura: fra le case c’è ombra, ma è un caldo appiccicoso e di panchine dove sedersi ne trovate poche.
Con la pioggia il quartiere regge bene, anzi il legno bagnato e la pietra scura diventano più belli da fotografare; il problema è che di tettoie dove ripararsi non ce ne sono quasi.

Dentro le case

Le due case aperte sono la ragione per cui questo posto sta una spanna sopra gli altri quartieri di vecchie case di legno che si visitano in Giappone: non le guardate da fuori, ci entrate e ci girate dentro.
La struttura è sempre quella, e una volta capita la riconoscete in tutte le facciate del quartiere. Sopra il corridoio in terra battuta, dalla parte della cucina, il soffitto sale altissimo e le travi nere restano a vista.

La luce è la cosa che colpisce di più: dalle grate entra a strisce e disegna righe sul pavimento, mentre il fondo della casa resta in penombra e prende chiarore solo dal cortile interno.
Ci sono le scale a cassettoni, cioè scale che sono anche mobili con i cassetti sotto ogni gradino, e in alcune case si sale nel mezzanino basso sotto il tetto, dove bisogna stare a testa china. Le scale sono ripide e strette, e si visita scalzi: mettete scarpe che si tolgono in fretta e calzini senza buchi.
La casa dell’antiquario è quella più ricca da guardare, fra le porte dipinte e l’altare dorato; l’altra è più spoglia e serve meglio a capire come funzionava la vita lì dentro.

Come si cammina

È tutto pianeggiante e si cammina bene, però le strade sono strette e quasi mai hanno il marciapiede: le auto passano rasente ai muri e le biciclette arrivano da dietro senza fare rumore. Con i bambini piccoli tenete la mano, con il passeggino si gira senza problemi per la strada ma poi dentro le case tradizionali lo lasciate all’ingresso.
Il reticolo confonde parecchio, le vie si assomigliano e i cartelli sono pochi. Non è un dramma, perché l’area è contenuta e prima o poi si sbuca su una via larga, ma se dovete raggiungere un locale preciso la mappa sul telefono serve davvero.

La cosa più bella da fotografare non è un edificio: sono le scimmiette rosse appese sotto le gronde, una per ogni persona della famiglia, le grandi per gli adulti e le piccole per i bambini, che si trovano lungo quasi tutte le vie vecchie. Il punto migliore è davanti al tempietto con la statua blu, dove sono appese a decine tutte insieme, e con il sole basso il rosso viene fortissimo contro il legno scuro.
Si chiamano migawari-zaru, cioè scimmiette sostitute: hanno mani e piedi legati e stanno lì per prendere su di sé le disgrazie al posto di chi abita in quella casa. Si collegano al culto di Koshin, a cui è dedicato il tempietto con la statua blu, e la tradizione vuole che chi ci scrive sopra un desiderio rinunci in cambio a un vizio o a una voglia.
Se volete portarvi via qualcosa, le più vendute sono proprio quelle scimmiette; altrimenti nel quartiere ci sono una cantina di sake dove si assaggiano cinque tipi in fila e un paio di botteghe di artigianato locale con tessuti e oggetti di casa.

In breve

  • Il pezzo forte: le case di legno da percorrere dentro, corridoio in terra battuta, cortile e scale a cassettoni.
  • Quando andare: pomeriggio tardi in un giorno infrasettimanale, autunno per i fiori a Gangoji.
  • Ideale per: chi a Nara vuole qualcosa oltre i cervi e i templi grandi, famiglie con bambini, chi ama camminare guardando i dettagli.
  • Atmosfera: poche persone nelle stradine laterali, residenti che vanno in bicicletta, legno scuro, silenzio rotto dai rumori delle case.

Conclusione

Qui non si viene per un edificio da mettere in lista, si viene per il modo in cui è fatto il quartiere e per il fatto che ci si entra dentro davvero, in case abitabili e non dietro a un cordone. È il posto che chiude bene una giornata a Nara e, secondo me, quello che ve la fa ricordare: vale la deviazione anche solo per Gangoji con il suo campo di pietre e per una delle due case aperte.
Se invece viaggiate con le ore contate e volete solo i grandi monumenti, o se un quartiere in cui la parte antica è a tratti vi lascia freddi, saltatelo senza rimpianti e restate su, tra il Todaiji e il Kasuga Taisha.

Informazioni utili

Nome: Naramachi
Indirizzo: 5-2 Nakanoshinyachō, Nara, 630-8333, Japan
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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