A 320 metriOotoyaA 320 metri
Cucina giapponese.
©Jesse33 - ShutterstockUn museo sul lungomare di Aomori dove entrate in una sala tenuta al buio e vi trovate davanti quattro carri illuminati del Nebuta Matsuri, quelli veri, quelli che hanno sfilato per le strade ad agosto.
Si chiama Wa Rasse ed è il posto giusto per capire cos’è quella festa anche senza esserci nella settimana in cui succede: oltre ai carri ci sono le facce dipinte dai maestri, il racconto di come sono fatti e la musica suonata dal vivo, con la gente invitata a provare il salto dei ballerini.
Lo consiglio a chiunque passi da Aomori, compreso chi viaggia con bambini piccoli o con qualcuno che cammina poco.

Il percorso comincia in alto: la parte storica la fate scendendo, poi sbucate nella sala grande. Non ci sono scalinate da affrontare, oltre alla rampa c’è l’ascensore, e i passeggini li vedete girare tranquillamente ovunque.
La parte in alto è fatta bene, ma il motivo per cui si entra sta sotto: se arrivate stanchi, leggete poco e scendete, tanto quello che vi resta in testa sono i carri.
Dopo la festa d’agosto i carri vengono cambiati: entrano quelli premiati dell’anno appena passato ed escono gli altri. Se ci tornate a distanza di tempo trovate soggetti diversi, non la stessa sala.
Un limite c’è, ed è che i carri sono fermi. Chi ha visto la sfilata vera, con la gente che spinge e i tamburi che arrivano da lontano, qui non ritrova quella carica.
In cambio però ve li guardate da vicino con calma, e da vicino capite cosa sono davvero: la carta si vede, le pieghe si vedono, i colori sono accesi da dietro e non stampati.
Quando salgo in Tohoku ci rientro sempre, anche solo per stare un po’ sotto al carro più grande. È l’unico posto dove quella roba lì sta ferma abbastanza a lungo da poterla guardare bene, e ogni volta noto un dettaglio che la volta prima mi era sfuggito.

Durante la festa, dal 2 al 7 agosto, tutta Aomori è piena di gente e dentro si cammina a passo d’uomo tra i gruppi. In quel periodo però siete in città per la sfilata vera, e ha un senso diverso: il museo diventa il fuori programma della mattina.
Il resto dell’anno è un’altra storia. Nei giorni feriali, presto, la sala grande ve la fate quasi da soli: si sente la musica registrata in sottofondo e i passi di due o tre persone, niente altro.
Nel fine settimana tra metà mattina e metà pomeriggio arrivano i gruppi e i pullman, e per fare la foto frontale a un carro dovete aspettare il vostro turno. Se potete scegliere, andateci appena aperto.
D’inverno è una delle poche cose di Aomori che non risente della neve: fuori c’è mezzo metro di bianco e vento dal mare, dentro fa caldo e la luce è sempre quella. Con la pioggia stesso discorso, è tutto al coperto.
Se capitate nel momento in cui parte la musica dal vivo, fermatevi: cambia parecchio sentire i tamburi veri rimbombare in quella sala invece dell’audio dagli altoparlanti. Succede più volte in giornata.
Quando vi chiamano a saltare non state lì a guardare: il passo degli haneto, i ballerini della sfilata, è un saltello su un piede e poi sull’altro, e mentre saltate tutti gridano rassera. È proprio da quel grido che viene il nome del museo, e dopo due giri capite perché alla sfilata la gente va avanti così per ore.

La sala è tenuta scura di proposito, così i carri si vedono come di notte alla sfilata. Ci vuole un minuto perché gli occhi si abituino, poi vi accorgete che lo spazio sale fino al soffitto e che il piano di sopra si affaccia sul vuoto: potete guardare le stesse figure da sotto e poi dall’alto, e cambia tutto.
Ci sono panchine, il pavimento è liscio, si gira senza incastrarsi. I bambini qui si divertono parecchio, perché sono mostri e guerrieri con le facce arrabbiate e c’è da correre intorno senza che nessuno dica niente.
Per le foto lasciate perdere il flash, non serve e appiattisce i colori: la carta illuminata da dietro viene già benissimo così com’è. Il punto migliore è l’angolo della sala, appoggiati a una ringhiera, prendendo il carro di tre quarti con un pezzo di quello dietro che si intravede.
Se volete la faccia da vicino, mettetevi sotto e puntate in su, perché le teste sono la parte più lavorata.
Fuori dall’area espositiva c’è un negozio con l’artigianato locale e le solite cose di mela che ad Aomori sono ovunque, e un ristorante che guarda il porto. Anche solo per sedersi un attimo dopo il buio della sala fa comodo.

Si viene qui per una cosa sola, ed è quella che altrove non trovate: dei carri del Nebuta fermi, accesi e a portata di mano, invece che in movimento in mezzo a diecimila persone. Tutto il resto, la storia, le tecniche, il negozio, è contorno buono ma contorno.
Vale la deviazione anche se ad Aomori vi fermate poche ore, e secondo me è la cosa migliore della città. L’unico a cui direi di lasciar perdere è chi esce dalla settimana della festa e ha ancora i tamburi nelle orecchie: a quel punto il confronto con la strada è troppo fresco.
Questo posto è su MarcoMaps
Museo Nebuta Warasse
La mia mappa del Giappone: oltre 4.000 luoghi provati da me, ognuno con foto, voto e orari. Filtri per categoria e voto, veg friendly, e i posti vicino a te col GPS. Senza registrazione, dal telefono.


Museo Nebuta Warasse - lì vicino trovate:
A 320 metriCucina giapponese.
A 466 metriNegozio con anime e manga.
A 679 metriFast food con hamburger, giapponese.
Deliziose ciambelle.
A 23590 metriCime vulcaniche.
A 31623 metriVestiti economici ma di alta qualità.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).