Tama SushiA 1033 metri
Sushi al bancone di fascia media.

Un museo dedicato ai manga nella zona di Ikebukuro, dentro un parco di quartiere, dove hanno ricostruito da zero la pensione di legno in cui vivevano quasi tutti i disegnatori che hanno inventato il fumetto giapponese come lo conosciamo oggi.
Al Tokiwaso si sale una scala che scricchiola e in cima si trovano le stanzette ricostruite una per una, con la cucina e il gabinetto in comune; al piano terra ci sono una sala dove si leggono i fumetti e una mostra che cambia.
È un posto piccolo e mirato: se i manga vi interessano anche solo un po’, a Tokyo non c’è niente di simile.
L’edificio è la copia della pensione originale, che è stata buttata giù e non esiste più: l’hanno rimessa in piedi qui com’era dieci anni dopo la costruzione, macchie sui muri comprese.
Le stanze sono più strette di come uno se le immagina: si guarda da fuori dalla porta aperta e in due davanti alla stessa soglia ci si pesta già i piedi, per cui quando c’è gente si aspetta il proprio turno in corridoio.
Al piano terra c’è l’asse del soffitto su cui Tezuka aveva disegnato prima che l’edificio venisse demolito, ed è l’unico pezzo originale di tutto il museo. Lì non si fotografa e tanta gente passa dritta verso la scala senza fermarsi, il che secondo me è l’errore più grosso che si può fare qui dentro.
Vi avviso anche che questo non è un museo che vi spiega la storia del fumetto giapponese con i pannelli. Se i nomi di Tezuka, Ishinomori o Fujiko non vi dicono niente, vedete dieci stanzette con dentro una scrivania e uscite chiedendovi cosa ci facevate.
Quello che dà, se invece quei nomi li conoscete, è una cosa che nessun altro museo di manga vi mette davanti: il posto fisico dove un mestiere è stato inventato da ragazzi di vent’anni che dormivano sopra la scrivania.
Ci torno ogni volta che cambia la mostra al piano terra, e chiunque venga a trovarmi dall’Italia e legga fumetti finisce qui, perché è il posto dove si capisce meglio da dove arriva tutto il resto.
Il momento buono è la mattina di un giorno feriale: si incrociano due o tre gruppetti in tutto, si sale la scala da soli e il legno che scricchiola si sente per bene.
Nel fine settimana e nei giorni di festa cambia parecchio: il corridoio al piano di sopra diventa una fila lenta, con la gente ferma davanti a ogni porta a fotografare le ciotole di ramen, e le stanze le guardate da sopra la spalla di qualcun altro.
Con la pioggia è uno dei posti giusti da tenere da parte, perché si sta tutto al coperto e non cambia niente.
La primavera aggiunge i ciliegi del parco intorno all’edificio, e d’inverno con gli alberi spogli l’esterno di legno scuro sotto il cielo chiaro viene fuori meglio ancora.
La scala è la parte che si sente nelle gambe: stretta, ripida, si sale uno alla volta e con un passeggino è scomoda sul serio.
A parte quella non c’è niente di faticoso, si cammina su un corridoio piano e si gira in scioltezza.
All’ingresso c’è una bacheca con nove spille di metallo con le scene classiche degli autori di casa, e se ne prende una.
C’è anche il timbro commemorativo, quello del circuito delle mete legate agli anime in Giappone: foglio, timbro rosso, e ve lo portate via. Il personale è gentile e spiega le cose, e qualcuno parla inglese.
Le fotografie al piano terra non si fanno, al piano di sopra sì.
La ripresa migliore è dal fondo del corridoio di sopra, con le porte aperte in fila e le finestre in controluce; fuori, invece, il colpo buono è l’esterno preso dal parco con il cartello verticale in primo piano.
Accanto all’ingresso c’è anche una cassetta postale rossa di quelle vecchie, cilindrica, con una panchina vicino.
Non si viene qui per la quantità di roba esposta, perché di roba ce n’è poca: si viene per stare in un corridoio di legno e capire in che buco lavoravano autori che oggi hanno musei dedicati in mezzo mondo. Per un lettore di manga vale la deviazione fin qui senza pensarci, e la sala di lettura al piano terra da sola vi tiene seduti più del previsto.
Per chi i fumetti giapponesi non li legge il discorso cambia: senza quei nomi in testa restano stanze spoglie, e ci sono cento cose più adatte da fare a Tokyo.
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Museo dei manga Tokiwaso
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Museo dei manga Tokiwaso - lì vicino trovate:
Sushi al bancone di fascia media.
A 1821 metriCucina giapponese.
A 1882 metriPasticceria discreta.
A 1934 metriDi Frank Lloyd Wright.
A 1954 metriUn buon caffè.
Deliziose ciambelle.

Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).