Veduta del monte Fuji oltre strati di cime montuose, incorniciato da rami di pino dal monte Kumotori.©YOKU_K - Shutterstock

Monte Kumotori

Una montagna vera dentro i confini di Tokyo, nella zona di Okutama, dove si cammina ore dentro il bosco e poi si esce su una fascia di prato con il Fuji davanti per tutto il tempo. Il Monte Kumotori è il punto più alto della città, 2.017 metri, sul confine con Saitama e Yamanashi, e dalla cima si vedono la pianura del Kanto da una parte e file di montagne fino alle Alpi giapponesi dall’altra.
Non è una gita fuori porta: si sale parecchio e quasi tutti dormono lassù, al rifugio o in tenda. Per chi cammina e vuole vedere la faccia meno battuta di Tokyo, per me è il posto numero uno dell’intera prefettura.

Cosa si vede

Le cose che restano in testa sono poche e tutte concentrate nella seconda metà della salita:

  • La cima: un dosso di erba corta con due cartelli di legno, uno per Tokyo e uno per Yamanashi, e un cippo di pietra che segna il punto più alto di Tokyo. La vista gira su tutti i lati tranne verso nord, e con l’aria pulita si arriva a distinguere lo Skytree in mezzo alla pianura.
  • La cresta scoperta prima della vetta: una striscia larga senza alberi, tagliata per fermare gli incendi, con i larici da un lato e l’erba dall’altro. Il Fuji sta lì sulla sinistra e non se ne va più.
  • Il Nanatsuishi: la cima intermedia con i massi sparsi sopra e un piccolo santuario di legno. Da qui si vede per la prima volta il Kumotori in fondo, e si capisce quanta strada manca.
  • Il larice storto in mezzo al prato, quello che tutti chiamano Dancing Tree: piegato a metà come se stesse ballando, in uno dei punti più aperti di tutta la cresta.
  • Il rifugio di emergenza appena sotto la vetta, un cubo di legno con le panche fuori e la porta rivolta esattamente verso il Fuji.
  • Il pianoro di Gojunin-daira: uno spiazzo piatto e verde accanto all’eliporto, dove c’è l’area tende, uno dei pochi posti in cui ci si può sedere sull’erba con il vuoto davanti.

Il primo pezzo della salita dal lato di Kamozawa è tutto cedri piantati in fila, penombra e zero vista: dura a lungo e non è quello il motivo per cui si viene, mettetelo in conto e tirate dritto. La cima vera e propria, poi, è meno scenografica di come sembra nelle foto: è un rialzo d’erba con i cartelli, e il meglio arriva prima, sulla cresta aperta.
Il Nanatsuishi si può aggirare a mezza costa senza salirci, e tanta gente lo fa per risparmiare gambe. I dieci minuti in più per arrivare sui massi io li rifaccio sempre, perché da lì si vedono insieme il Fuji e le Alpi del sud.
Se cercate una passeggiata comoda con la vista servita, questo non è il posto: non c’è niente, nessun negozio, nessun punto ristoro in quota se non i rifugi, e l’acqua si prende alla sorgente sotto il Nanatsuishi o al rifugio.

Ci torno quando ho bisogno di staccare per davvero, e ogni volta è la stessa cosa: si esce dal bosco, la cresta si apre e da lì in poi si cammina con il Fuji di fianco senza dire una parola.

Quando andare

Il periodo migliore è la fine dell’autunno. I larici diventano gialli, l’aria si pulisce e il Fuji ha già la neve in cima: è la combinazione che rende questa montagna diversa da tutte le altre di Okutama.
Anche l’inverno è ottimo per chi è attrezzato, con neve battuta sul sentiero e cielo limpido per giorni, ma servono ramponi e la volontà di stare fuori al gelo.

L’estate è la stagione peggiore. Sotto si suda dentro un’umidità pesante, sulla cresta senza alberi il sole picchia dall’inizio alla fine e le nuvole salgono presto dalla valle, così la vista che siete andati a cercare si chiude proprio quando arrivate in alto.
Nelle giornate coperte il discorso è semplice: resta il bosco, e il bosco da solo non giustifica la fatica.

Nel fine settimana c’è parecchia gente, soprattutto sulle rampe finali, dove ci si accoda in fila indiana e si aspetta il proprio turno per la foto ai cartelli della vetta. Nei giorni feriali cambia tutto e si incontrano poche persone in tutta la giornata.
Il momento più bello in assoluto è la mattina presto: si parte al buio dal rifugio, si arriva in cima che il cielo sopra la pianura sta diventando arancione e la temperatura è quella che è, ma davanti avete il Fuji che si accende per primo mentre tutto il resto è ancora blu. Per quello si fa tutto il viaggio.

Quanto si cammina

Dal fondovalle ci sono circa 1.500 metri di dislivello, e questo è il dato che conta più di ogni altro. Il sentiero è largo, pulito e senza passaggi in cui servono le mani: niente catene, niente roccia, nessun punto esposto.
Quello che stanca è la lunghezza. Si sale quasi sempre, con qualche tratto pianeggiante che sembra un regalo, e i pezzi davvero ripidi sono tre, tutti nella seconda parte, l’ultimo proprio sotto la vetta quando le gambe sono già andate.

Poi c’è lo zaino: se si dorme in quota si porta su tutto, acqua compresa, e il peso sulle salite finali si sente. Bastoncini consigliati soprattutto per la discesa, che è lunghissima e tutta sulle ginocchia.
In questa zona ci sono gli orsi, e il campanellino attaccato allo zaino non è folklore. Verso sera, vicino alle tende, si vedono invece i cervi, che non scappano nemmeno se vi avvicinate.

La notte in quota

Il Kumotori Sanso è una casa di legno a due piani sul versante di Saitama, poco sotto la cima, molto più grande di quello che uno si aspetta di trovare quassù. Dentro si dorme in camerate, con i kotatsu, i tavolini riscaldati, accesi nelle stanze comuni, e fuori c’è uno spiazzo da cui di notte si vedono le luci di Tokyo in fondo, piccolissime.
Le piazzole per le tende sono sparse tra gli alberi intorno al rifugio, per cui non si finisce ammassati tutti insieme.

L’altra possibilità è l’area tende di Gojunin-daira, più in basso sulla cresta, accanto all’eliporto: si sta sull’erba, allo scoperto, con una vista molto più larga e molto più vento. I posti sono pochi.
Il cubo di legno sotto la vetta, invece, è un ricovero di emergenza e va trattato come tale: serve a chi si trova in difficoltà, non è un posto letto da mettere in programma.

Anche in piena estate, all’alba lassù fa freddo sul serio, e chi sale la prima volta non se lo aspetta. Un pile e una giacca a vento vanno messi nello zaino a prescindere dalla stagione.

In breve

  • Il pezzo forte: l’ultima ora di salita sul prato scoperto, con il Fuji sempre sulla sinistra e i larici gialli in autunno.
  • Quando andare: tarda stagione autunnale o inverno con il bel tempo, partendo al buio per essere in cima all’alba; evitate i fine settimana e la calura estiva.
  • Ideale per: chi cammina con continuità, chi vuole dormire in montagna almeno una notte e chi ha già visto Tokyo e vuole qualcosa di completamente diverso.
  • Atmosfera: bosco silenzioso per ore, poi prati aperti e vento; poche persone nei feriali, cervi tra le tende la sera.

Conclusione

Quassù non si viene per un monumento o per una singola veduta, ma per il fatto che Tokyo abbia davvero una cima di duemila metri e che ci si arrivi solo con le gambe. Vale la deviazione dal giro classico per un motivo preciso: quel tratto finale aperto, con il Fuji in vista costante, non esiste da nessun’altra parte a questa distanza dalla capitale.
Se invece camminate poco, o avete un solo giorno libero e nessuna voglia di dormire in quota, lasciate perdere e scegliete qualcosa di più basso nella zona di Okutama: qui la resa è enorme, ma il conto in fatica lo si paga tutto.

Informazioni utili

Nome: Monte Kumotori
Indirizzo: Mount Kumotori, Otaki, Chichibu, Saitama 369-1901, Japan
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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