A 23759 metriCastello TakatoA 23759 metri
Con una lunga storia.

Un trekking d’alta quota nelle Alpi Centrali, sopra Komagane in Nagano, che parte da una conca scavata dai ghiacciai e piena di fiori e arriva a quasi tremila metri, con il Fuji e le altre catene delle Alpi giapponesi tutte intorno. Il Kisokomagatake è la cima più alta della catena, eppure per arrivarci non serve essere alpinisti: c’è un pezzo ripido all’inizio, poi si cammina su una cresta larga fino in vetta.
È il giro giusto per chi vuole provare per la prima volta la montagna giapponese vera. Va bene anche per chi ha già gambe allenate e cerca una giornata sopra le nuvole senza dover dormire tre notti in tenda.
Il giro classico parte dal fondo di Senjojiki, la conca glaciale a circa 2600 metri. Sale sulla parete fino alla sella di Norikoshi Jodo, passa sopra il Nakadake e finisce sulla vetta. Sono pochi chilometri, ma il paesaggio cambia a ogni tratto:
Vi avviso subito che il giro della conca non è una passeggiata da scarpe da città. Il sentiero sembra piano, ma è pieno di sassi che si muovono, e chi arriva in scarpe da ginnastica leggere inciampa ogni dieci passi.
Sulla vetta la palina con il nome del monte ha davanti la sua bella fila per la foto. La lasciate a chi ha pazienza, perché a pochi metri c’è quella vecchia, e lì non aspetta nessuno.
Con l’Hokendake il discorso cambia. Da Norikoshi Jodo sembra lì a portata di mano, ma sopra ci sono tratti con le catene quasi in verticale e passaggi stretti con il vuoto sotto. Se non avete mai messo le mani sulla roccia in montagna, lo guardate da sotto e tirate dritto verso il Kisokomagatake.
Nelle zone di sassi tra la sella e la vetta vive il raicho, la pernice bianca delle Alpi. Non è garantito vederlo, però si fa trovare più facilmente la mattina presto o con la nebbia, e vale la pena tenere gli occhi aperti. Vederlo qui ha un valore in più, perché nelle Alpi Centrali il raicho era sparito da mezzo secolo. Nel 2018 è ricomparsa una femmina arrivata da sola da chissà dove, e da lì è partito un progetto di reintroduzione con esemplari portati dal Norikura: oggi intorno al Kisokomagatake ce ne sono di nuovo parecchi, e ogni avvistamento è un piccolo successo.
Per la fatica che chiede, questo giro ripaga come pochi in Giappone: una volta in cresta si ha la sensazione di stare sul tetto del paese senza aver fatto un’impresa.
È il giro che propongo sempre a chi mi chiede una montagna seria ma non ha esperienza alle spalle, perché nello stesso cammino si passa dai prati fioriti della conca alla vetta a quasi tremila metri, e nessuno torna giù deluso.
La stagione buona per camminare senza neve va da luglio a inizio ottobre. Tra metà luglio e metà agosto la conca è piena di fiori, ed è il periodo in cui c’è più gente: durante le ferie di Obon, a metà agosto, e nei fine settimana d’estate sulla parete di Hatchozaka si sale in fila indiana e ci si ferma ogni tanto ad aspettare chi sta davanti.
L’altro picco arriva tra fine settembre e inizio ottobre, quando i prati della conca diventano gialli e i cespugli sulla parete si fanno rossi. È il momento più bello per i colori, ma di sabato la folla è la stessa dell’estate.
Se potete scegliere, andate in un giorno feriale e partite la mattina prestissimo. Con la luce bassa la conca è ancora in ombra, il cielo è pulito e il Fuji si vede bene. Andando avanti con la giornata le nuvole salgono dalle valli e il panorama si chiude pezzo per pezzo.
Il tempo quassù cambia in fretta: si può partire col sole e trovarsi in vetta in mezzo alla nebbia, con dieci metri di visibilità e un vento freddo che taglia anche ad agosto. Con la pioggia lasciate perdere, perché la vista sparisce e i sassi di Hatchozaka diventano scivolosi.
In primavera la conca è ancora tutta bianca e c’è meno gente, ma con la neve quello che d’estate è un sentiero diventa un giro da alpinisti con ramponi e piccozza.
Si parte già in alta quota, e l’aria sottile si sente dal primo passo. Chi arriva direttamente dalla pianura senza fermarsi un po’ nella conca rischia il mal di testa e le gambe molli già a metà parete.
Hatchozaka è il pezzo duro: ripido, con gradini di roccia alti e sassi smossi, e da sopra ogni tanto rotola giù qualcosa. Il consiglio è salire piano, con il fiato regolare, invece di fare scatti e poi fermarsi ansimando.
In discesa lo stesso tratto è quello che fa più danni. Le ginocchia lavorano, i sassi scivolano sotto le suole e ci si fa male soprattutto lì, non sulla cresta.
Dopo la sella la fatica cala parecchio. Il Nakadake si supera con un saliscendi breve, poi c’è un’ultima risalita fino alla vetta, su un sentiero largo dove si cammina in due affiancati.
Ombra non ce n’è, nemmeno un albero. D’estate il sole a quella quota brucia la pelle in fretta, mentre il vento in cresta vi fa rimettere la giacca anche nella giornata più calda: cappello, crema e uno strato caldo nello zaino ci vogliono sempre.
Con i bambini piccoli la conca va bene, se camminano sui sassi senza problemi. Per la vetta ci vogliono ragazzi che abbiano già fatto un po’ di montagna, e il passeggino resta a casa.
Chi può si ferma una notte lassù. Nella conca c’è l’Hotel Senjojiki, e ci sono rifugi sia alla sella di Norikoshi Jodo sia sotto la vetta, dove lo Chojo Sanso ha anche uno spazio per le tende.
Dormendo in quota si sale in vetta prima che arrivi la folla della giornata. Con un po’ di fortuna si vede l’alba sopra un mare di nuvole che copre le valli, con le cime delle Alpi del Sud che spuntano come isole.
Nei fine settimana d’estate lo spazio tende sotto la vetta si riempie già nel primo pomeriggio. Vicino al rifugio il terreno è spianato, più in là è pieno di sassi e si dorme male, per cui chi arriva tardi lo sente sulla schiena.
Di sera, quando chi è salito in giornata è già sceso, sulla cresta restano quattro gatti. Si sentono solo il vento e le voci basse di chi prepara la cena davanti alla tenda.
Il valore di questo trekking sta nel rapporto tra quello che si fatica e quello che si vede. Una salita ripida sola, poi un lungo tratto di cresta nuda a quasi tremila metri, con le catene più alte del Giappone tutte in fila davanti agli occhi.
Se avete buone scarpe, un cielo pulito e un giorno feriale, in tutto il Giappone centrale è la montagna che vi consiglio senza pensarci un secondo. Se invece soffrite molto la quota o potete andarci solo un sabato di ottobre con le nuvole basse, rinunciate alla vetta: fate il giro della conca e tenetevi la cresta per un’altra volta.
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Monte Kisokoma
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).