A 2266 metriMercato del pesce di HakodateA 2266 metri
Ottimo pesce.
©AaronChenPS2 - ShutterstockUna montagna che sta dentro la città, a Hakodate, in Hokkaido, con in cima una terrazza panoramica affacciata sulla lingua di terra stretta fra due mari. Il monte Hakodate è conosciuto soprattutto per la vista di notte, con le luci che si aprono a ventaglio fra la baia e lo stretto, ma di giorno si vedono il porto, il mare blu e le montagne dall’altra parte dell’acqua, e sui fianchi ci sono sentieri nel bosco e i resti di un vecchio forte.
Ci andate se è la prima volta a Hakodate, se volete una serata che ripaga il freddo alle orecchie, o se avete voglia di camminare qualche ora fra gli alberi senza allontanarvi dalla città.
In cima c’è un edificio basso con la terrazza aperta sul tetto e, tutto intorno, le antenne della televisione che spuntano fra gli alberi. Da lassù la città si legge in una volta sola: è costruita su una striscia di terra schiacciata fra la baia di Hakodate e lo stretto di Tsugaru, e la sera le luci partono strette in mezzo e si allargano verso l’interno, con il buio del mare da una parte e dall’altra.
Non è una vista che dovete decifrare, si capisce in due secondi da dove arriva la forma della città.

La terrazza ha un lato molto più affollato dell’altro: quasi tutti si ammassano verso il centro e a destra, mentre sul lato opposto si cammina e ci si appoggia al parapetto senza spingere. Stessa vista, praticamente, spostata di trenta metri.
Il secondo punto è il freddo. In cima ci sono tre o quattro gradi meno che giù in città e tira vento quasi sempre: anche ad agosto una felpa serve davvero, e d’inverno senza guanti le mani non reggono il tempo di una foto.
Vi avviso subito su una cosa: se il cielo è coperto basso, non c’è niente da fare. Vi ritrovate dentro una nuvola bianca e non vedete nemmeno gli alberi sotto il parapetto, e non esiste un trucco per rimediare.
Un caso a parte è la nebbia bassa di inizio estate, quando il banco si ferma sopra la città e le luci la illuminano da sotto: la vista normale non si vede, ma quello che si vede al suo posto è una cosa che capita di rado.
Ci torno ogni volta che passo da Hakodate, anche sapendo esattamente cosa mi aspetta, perché è l’unico posto dove la geografia di una città ti si spiega da sola sotto gli occhi in mezzo minuto. Chi viene a trovarmi lo porto qui la prima sera, prima di qualunque altra cosa in città.

Il momento buono è il crepuscolo, quando il sole è già andato giù da una ventina di minuti e il cielo passa dall’arancione a un blu profondo mentre le prime luci si accendono in basso. È anche il momento in cui sulla terrazza si sta gomito a gomito: la gente arriva tutta insieme, si sistema lungo il parapetto e non si sposta più.
Chi arriva con largo anticipo sul tramonto si prende il posto buono e lo tiene. Chi arriva all’ultimo guarda la vista fra le teste degli altri.
L’alternativa che preferisco è il contrario esatto: aspettare che sia notte fatta da un bel pezzo. A quel punto il grosso dei gruppi è già sceso, il parapetto si libera e restano poche persone sparse che parlano a voce bassa, con il rumore lontano delle auto e le sirene delle navi che salgono su dal porto.
La coda peggiore non è all’arrivo, è alla partenza: quando tutti decidono di scendere nello stesso quarto d’ora si forma una fila che esce fuori dall’edificio e non si muove più.
Nei giorni feriali si respira, nel fine settimana e nei periodi di ferie giapponesi si cammina a passo d’uomo anche solo per fare il giro della terrazza.
Da estate a autunno c’è una cosa in più: le barche che pescano i calamari accendono i fari e sul mare nero, fuori dalla costa, compare una fila di puntini bianchi che sembrano una seconda città. D’inverno la neve sui tetti cambia completamente i colori della città sotto, ma il vento in cima è severo. Di giorno, con il cielo pulito, si vedono il mare azzurro, il porto e le montagne oltre lo stretto: è un’altra vista e secondo me va guardata almeno una volta, non solo quella al buio.
Una cosa a cui la gente non pensa: la stessa fila di luci si guarda anche dalla ricerca del cuore. Nelle luci in basso si dice ci sia una forma a cuore nascosta, e sul parapetto trovate sempre qualcuno che la indica agli altri.

La montagna non è solo la cima. Sul versante che guarda il mare corrono diversi sentieri nel bosco, larghi e battuti, senza tratti da alpinista: si sale poco più di trecento metri dal livello del mare e la fatica è quella di una salita costante, non di una scalata.
Gli scoiattoli attraversano il sentiero davanti a voi senza fretta, e qui gli orsi non ci sono, cosa che in Hokkaido conta parecchio quando decidete di infilarvi fra gli alberi.
La parte che mi piace di più è quella dei resti militari. Su questa montagna c’era un forte che guardava lo stretto, l’hanno tenuto in funzione fino alla fine della guerra e poi l’hanno lasciato lì: oggi trovate muri di pietra coperti di muschio, corridoi in cemento, piazzole rotonde dove stavano i cannoni e le stanze interrate del posto di comando, tutto in mezzo al bosco.
La batteria vicino alla cima si raggiunge con una breve camminata in piano e qualche scalino, e ha panche e tavoli: è il posto giusto se volete stare seduti un po’ senza folla. Quella sul pianoro a metà montagna richiede invece di mettersi sui sentieri sul serio, con le scarpe adatte.
D’autunno lungo il sentiero ci sono aceri rossi e bacche, e in certi punti si apre una finestra sul porto fra gli alberi. Se camminate volentieri, questa parte della montagna secondo me è il vero motivo per dedicarle più di una serata.
Il punto più ovvio è il parapetto della terrazza sul tetto, ma nell’ora di punta ci trovate tre file di persone e nell’inquadratura entrano le teste. Spostatevi sul lato meno battuto dell’edificio: si vede la stessa apertura di luci e davanti non avete nessuno.
Il parco Isaribi funziona bene per lo stretto e per le barche dei calamari, con l’unico difetto dei cavi che tagliano il cielo in alcune inquadrature.
Se le mani non reggono il freddo, le vetrate del piano d’ingresso sono una soluzione onesta: al caldo, senza vento che muove la macchina e senza nessuno davanti.
Il momento buono per scattare è quello in cui il cielo non è ancora nero del tutto e tiene ancora un po’ di blu: a notte piena le luci vengono bene ma il profilo della costa sparisce.

Vale la deviazione, e non per poco: è la vista dall’alto più chiara che conosca in Giappone, perché non guardate solo un mucchio di luci ma la forma esatta di una città su una lingua di terra fra due mari. Il prezzo da pagare sono il vento, il freddo e mezz’ora passata in mezzo a molta gente nel momento sbagliato.
Se salite solo per fare la foto e scendere subito, rischiate di portarvi a casa una spinta e un’inquadratura piena di teste. Se invece vi fermate oltre l’ora della calca, o vi date il tempo di fare un pezzo di sentiero fra i muri del vecchio forte, è il genere di posto per cui si organizza un viaggio. L’unico caso in cui lascerei perdere è il cielo coperto basso: lì non c’è niente da salvare.
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Monte Hakodate
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).