A 58 metriMaison du ChocolatA 58 metri
L'impero del Cioccolato

Un bar da cocktail tutto giocato sul cacao, dentro una delle torri di Toranomon, dove quello che ti versano non ha quasi niente a che vedere con il cioccolato dolce che uno si aspetta.
Memento Mori è il posto di Shuzo Nagumo, uno dei nomi grossi della mixology giapponese, e l’idea è usare il cacao in ogni sua forma: la polpa del frutto, le fave, la buccia, non solo la tavoletta.
Ci si viene per bere qualcosa che non trovate altrove, per una serata particolare o quando volete stupire chi avete accanto senza finire al solito wine bar.
Il menu è una lista lunga di cocktail dove il cacao entra in modi che non ti aspetti: non solo come gusto di cioccolato, ma come frutto, con la polpa, le fave e la buccia. Ci sono i grandi classici rifatti a modo loro e creazioni nuove, più qualche dolce e un paio di piatti salati per non bere a stomaco vuoto.
Il cacao qui non è dolce, ed è la prima cosa da mettere in chiaro: la polpa del frutto è bianca e acidula, sa più di frutto tropicale che di tavoletta, per cui se cercate bicchieri cremosi e zuccherini restate spiazzati. Certi cocktail vanno giù carichi, con la nota di cacao che in qualche bicchiere copre il resto e vira sull’amaro: se li amate leggeri, tenetevi sui più freschi come il Pulp Fizz.
Il menu ha le foto e segna quanto è forte ogni cocktail, così scegliere è semplice anche se non conoscete niente di quello che c’è scritto.
Sui prezzi non si scappa: un cocktail sta sui 1.900–2.200 yen, a cui si aggiunge un coperto intorno agli 800 yen a testa. Con due bicchieri e il coperto si arriva facile sui 5.000–6.000 yen a persona, mentre il percorso degustazione firmato, che scegliete da tre, quattro o cinque bicchieri, sale verso i 10.000 yen. È medio-alto, non un posto da tutti i giorni, ma per quello che bevete e per come è fatto ci sta.
Quando voglio far provare a qualcuno qualcosa che a Tokyo non trova da nessun’altra parte è tra i primi nomi che mi vengono in mente, perché quell’acidità della polpa di cacao al primo sorso resta in testa.
Il nome non è messo lì per fare scena: in latino memento mori vuol dire ricordati che morirai, e qui diventa un modo di trattare la materia prima. Frutti, fiori ed erbe sono stati vivi e qualcuno li ha raccolti, quindi si usa tutto quello che c’è senza buttare via niente: del frutto del cacao finiscono nel bicchiere la polpa, le fave e perfino la buccia.
Il cacao arriva dalla Colombia, comprato tramite realtà del commercio equo che lavorano direttamente con i coltivatori. Dietro al bancone poi lo trasformano in sciroppi fermentati, kombucha di polpa e aceti, ed è la ragione per cui certi bicchieri sanno di frutta acida e non di cioccolatino.
Dentro sembra di entrare in un bosco infilato in un grattacielo: piante ovunque, legno scuro, luci basse e fiori secchi appesi, con qualche quadro e le bottiglie in mostra. Lo spazio non è grande, ci si siede quasi tutti al bancone e la musica resta bassa, tanto che senti chi parla ai posti vicini.
Il servizio è la parte che ti coccola: appena vi sedete arrivano acqua, una salvietta calda e uno stuzzichino di benvenuto, e i barman spiegano volentieri cosa c’è nel bicchiere e da dove arriva quel cacao. È il tipo di posto dove stare con calma, seduti a chiacchierare, non da mordi e fuggi. Con l’inglese ve la cavate senza problemi: il menu è tradotto e i barman rispondono volentieri anche alle domande da curiosi, quindi potete farvi raccontare da dove arriva ogni fava senza gesticolare. In una sala da una ventina di posti capita spesso di finire a parlare pure con chi sta seduto accanto.
Shuzo Nagumo non è un barman qualunque: è l’uomo dietro al gruppo Mixology e uno di quelli che ha portato in Giappone tecniche da cucina dietro al banco, dalle infusioni alle fermentazioni. Prima di questo locale si era già fatto un nome con i cocktail al tè della sua sala di Ginza, dove tutto gira attorno a un ingrediente solo.
Qui l’ingrediente è il cacao e l’idea di fondo non cambia: spremere un prodotto fino all’ultima possibilità, per vedere quanti sapori diversi riesce a tirarne fuori.
Pro:
Contro:
Ideale per: una serata speciale, un appuntamento, chi vuole cocktail diversi dal solito
Atmosfera: luci basse, legno scuro e piante ovunque, bancone e pochi posti, musica soffusa
Qui si paga un’idea e la mano di chi sta dietro al bancone, non la quantità: uscite con due o tre bicchieri, non con la pancia piena di alcol a poco prezzo. Se cercate un posto dove bere tanto spendendo poco, girate alla larga. Ma se volete cocktail che vi restano in testa per la loro stranezza e un servizio che vi tratta bene, i soldi sono spesi bene e la deviazione fino a Toranomon la rifarei senza pensarci.
La stazione di Toranomon Hills, sulla linea Hibiya, vi lascia dentro al complesso: salite al terzo piano della Business Tower e puntate alla food hall Toranomon Yokocho, perché il bar sta in un angolo defilato lì accanto, dietro una porta che non dà nell'occhio.
Se arrivate sulla linea Ginza scendete a Toranomon, da cui sono tre minuti scarsi a piedi.
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Memento Mori
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).