Una farmacista sorridente parla con un cliente al bancone di una farmacia ben fornita.©Zamrznuti tonovi - Shutterstock

Medicine da banco in Giappone

Le medicine in Giappone si comprano facilmente, molto più di quanto immagina chi arriva per la prima volta.

Il punto è capire dove andare, perché non tutto sta nello stesso posto: una cosa sono i negozi pieni di scaffali colorati che vedete a ogni angolo, un’altra sono le farmacie vere dove si consegna la ricetta del medico.

Vi spiego come funziona davvero, cosa trovate senza prescrizione, quanto si spende più o meno e soprattutto cosa fare con i medicinali da casa, perché lì qualche accortezza serve e ve la dico subito.

Dove si comprano

I negozi che vi capiteranno sotto gli occhi in continuazione si chiamano drugstore, e sono le grandi catene come Matsumoto Kiyoshi, Welcia, Sundrug, Tsuruha, Cosmos.

Ne trovate ovunque, vicino alle stazioni, nelle gallerie commerciali, dentro i centri, spesso più di uno sulla stessa via.

Sono grandi negozi dove insieme ai medicinali vendono cosmetici, prodotti per la pulizia, snack, bevande, a volte pure la frutta.

La parte dei farmaci sta di solito in fondo o su un lato, con gli scaffali divisi per problema: raffreddore, mal di testa, stomaco, occhi, cerotti.

Qui prendete tutto quello che serve per i disturbi comuni senza bisogno di parlare con nessuno, come da noi al banco del supermercato.

Molti di questi negozi aderiscono anche al tax free per i turisti sopra una certa spesa: l’imposta si paga in cassa e poi ve la rimborsano, ma solo se i medicinali restano chiusi fino alla partenza. Quindi tenete a portata di mano il passaporto se pensate di comprare parecchio.

Una cosa che conviene sapere: nei konbini, i minimarket aperti a tutte le ore, i medicinali quasi non li trovate.

Al massimo qualche cerotto o un integratore, ma niente antidolorifici o roba per il raffreddore.

Se vi viene mal di testa alle tre di notte, il konbini non vi salva: vi conviene puntare su un drugstore grande, di quelli aperti fino a tardi, che nelle zone centrali come Shinjuku o Shibuya non mancano.

Le farmacie vere

Qui casca l’asino di tanti viaggiatori, perché in Giappone il farmaco su ricetta non lo comprate al drugstore.

Per quello esiste un altro tipo di posto, la farmacia che consegna i medicinali su prescrizione, che in giapponese si chiama chozai yakkyoku.

Le riconoscete da una scritta all’ingresso, 処方せん受付, che vuol dire più o meno prescrizioni accettate.

Queste farmacie stanno quasi sempre attaccate alle cliniche e agli ospedali, oppure al piano terra dei palazzi vicino alle stazioni grandi.

È una cosa voluta: in Giappone il medico visita e scrive la ricetta, ma non vi dà la medicina.

Con quel foglio in mano attraversate la strada, entrate nella farmacia lì accanto e ve lo preparano loro. Da turisti, senza l’assicurazione sanitaria giapponese, visita e medicine si pagano per intero: tenetevi ricevute e ricette, che servono per chiedere il rimborso all’assicurazione di viaggio.

La ricetta ha una validità di pochi giorni dal momento in cui il medico la firma, weekend compresi, per cui non tenetela nel cassetto: se scade dovete tornare dal dottore a farvela rifare.

Un dettaglio pratico per chi vive qui e non solo di passaggio.

La prima volta che portate una ricetta vi propongono un libretto, l’okusuri-techo, dove tengono nota di tutti i farmaci che vi hanno dato.

Serve a evitare che medicine diverse facciano a pugni tra loro, è gratis e ormai esiste anche in versione app.

Se vi curate a lungo o prendete più cose insieme, io vi direi di usarlo: vi semplifica la vita a ogni visita successiva.

Le categorie di farmaci

Non tutto quello che è senza ricetta sta sullo stesso scaffale, e il motivo è una divisione per rischio.

I medicinali più delicati, quelli di prima classe, li potete comprare solo quando in negozio c’è un farmacista abilitato, lo yakuzaishi.

Ci finiscono cose come il Loxonin S, un antidolorifico forte, il Gaster 10 per lo stomaco, o il minoxidil da mettere sui capelli.

Capita spesso che questi prodotti stiano dietro il banco o in una teca chiusa, e prima di darveli il farmacista vi fa due domande o vi dà una spiegazione veloce.

Non fatevi spaventare, è una formalità pensata per la sicurezza.

Il problema è un altro: se passate in un orario in cui il farmacista non è di turno, quei medicinali non ve li vendono, nemmeno nei negozi grandi.

Tutto il resto, cioè la maggior parte delle medicine da banco comuni, lo gestisce anche un addetto normale abilitato alla vendita, quindi lo prendete senza tante storie a qualsiasi ora il negozio sia aperto.

Cosa trovate davvero

La roba per i disturbi di tutti i giorni la trovate senza problemi, e molti prodotti giapponesi sono validi.

Anzi, qui alcune medicine si comprano libere quando in altri Paesi vorrebbero la ricetta, il Loxonin S è l’esempio classico.

Vi elenco quelli che consiglio di conoscere, così sapete cosa cercare tra gli scaffali:

  • Per il dolore e la febbre: ci sono l’Eve a base di ibuprofene, il Bufferin a base di aspirina e il Loxonin S, più forte, che esiste anche in cerotti da attaccare sul punto che fa male.
  • Per il raffreddore e i sintomi misti: vanno fortissimo il Pabron e il Lulu, polverine e pastiglie che agiscono su naso, gola e febbre insieme.
  • Per lo stomaco appesantito o l’acidità: c’è il classico Ohta Isan, una polverina che i giapponesi usano da generazioni, e il Biofermin a base di fermenti per l’intestino.
  • Per diarrea e pancia sottosopra: trovate il Seirogan, dall’odore inconfondibile, molto diffuso qui.
  • Per il mal d’auto o di mare: ci sono il Travelmin e l’Aneron, da prendere prima di partire.
  • Per le allergie di stagione: tipo il polline che in primavera fa impazzire mezzo Paese, ci sono antistaminici da banco come l’Allegra FX.

Aggiungo una cosa sui cerotti antidolorifici, quelli che si attaccano su collo e schiena: in Giappone sono una specie di istituzione, li vendono in confezioni enormi e la gente li usa parecchio.

Se soffrite di cervicale o vi si blocca la schiena in viaggio, secondo me valgono la spesa e costano poco.

Quanto si spende

Sui prezzi mettiamola così: per un turista le medicine da banco qui non sono un salasso, ma nemmeno regalate.

Una scatola di antidolorifici o una confezione di medicina per il raffreddore sta grosso modo sui 700–1.500 yen, a seconda della marca e di quante dosi contiene.

I prodotti di prima classe, quelli più forti dietro al banco, costano un po’ di più, ma restiamo su cifre ragionevoli.

Le marche famose come Pabron o Loxonin le pagate qualcosa in più rispetto ai prodotti generici della catena, che spesso fanno la loro figura a metà prezzo.

Se volete risparmiare, guardate i medicinali con il marchio del drugstore: stessi princìpi attivi, prezzo più basso.

I prezzi ballano un po’ da catena a catena e cambiano nel tempo, quindi dateci un’occhiata sul posto invece di fissarvi su una cifra.

Con il rimborso tax free, se fate una bella scorta da portare a casa in un colpo solo, qualcosa recuperate.

Portare i farmaci da casa

Qui arriviamo alla parte che a me sta più a cuore, perché è quella che crea più guai a chi non lo sa in anticipo.

Se vi portate medicinali da casa, viaggiate sempre con la scatola originale e il foglietto illustrativo dentro.

Non travasate le pastiglie in quei portapillole settimanali e non buttate la confezione in valigia sfusa: alla dogana giapponese vogliono capire cosa state importando, e una scatola con il nome del farmaco stampato sopra vale più di mille spiegazioni.

Per una quantità normale, quella di un uso personale di breve periodo, di solito non serve nessun documento speciale.

Il discorso cambia se portate scorte grosse o certi tipi di medicine: in quei casi può servire un permesso di importazione, lo Yunyu Kakunin-sho, che una volta si chiamava Yakkan Shoumei.

È una specie di via libera che dovete chiedere prima di partire all’ufficio sanitario della regione dove atterrate, e va mostrato in dogana all’arrivo.

Prima di preparare la valigia vi conviene tenere a mente qualche punto:

  • Portate la ricetta: del vostro medico, meglio se con i nomi dei princìpi attivi e non solo il nome commerciale, perché il farmaco che usate potrebbe chiamarsi in un altro modo qui.
  • Attenzione alle sostanze vietate: alcuni prodotti banali all’estero, tipo certi decongestionanti o antidolorifici con codeina, in Giappone sono vietati o richiedono un permesso.
  • Calcolate per tempo il permesso: se prendete una cura importante e vi fermate a lungo, la pratica va fatta con anticipo e non si sistema all’ultimo in aeroporto.
  • Bagaglio a mano: tenete i farmaci insieme ai documenti, così se in dogana vi chiedono qualcosa avete tutto sottomano.

Ve lo dico sinceramente: nella stragrande maggioranza dei casi passate senza problemi.

Ma la regola c’è, ed è meglio arrivare in regola che rischiare di farsi sequestrare una medicina che vi serve.

Come farsi capire

Nei drugstore delle zone turistiche capita di trovare personale che mastica un po’ d’inglese, e molte confezioni hanno indicazioni anche in inglese o cartellini pensati per gli stranieri.

Fuori dalle grandi città la faccenda si complica, e qui vi torna utile un trucco semplice.

Invece di provare a spiegare il sintomo a parole, indicate il punto che fa male o mostrate col telefono il nome del vostro solito farmaco: il farmacista capisce al volo e vi propone l’equivalente giapponese.

Se cercate una versione generica per spendere meno, la parola magica da dire alla farmacia su ricetta è jenerikku: chiedete se si può passare al generico e loro controllano.

Un consiglio che do sempre a chi ha allergie o intolleranze: fatevi tradurre in giapponese il nome della sostanza a cui reagite e mostratelo, perché sul momento è più sicuro di qualsiasi tentativo di pronuncia.

Le app di traduzione con la fotocamera che legge le scritte aiutano parecchio davanti a uno scaffale pieno di caratteri.

Il mio consiglio

Per i piccoli disturbi in viaggio io mi fiderei tranquillamente dei drugstore giapponesi: trovate tutto, costa poco e la qualità c’è.

La cosa su cui non transigo è la scatola originale per quello che vi portate da casa, più la ricetta col nome del principio attivo se seguite una cura vostra.

Sistemate quei due dettagli prima di partire e il resto lo risolvete sul posto in cinque minuti, magari uscendo da un Matsumoto Kiyoshi con una borsa piena di cerotti e polverine che qui, diciamocelo, un po’ danno dipendenza.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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