Interno della sala radio sulla nave Mashu Maru ad Hakodate con console vintage ricca di manopole e orologi analogici.

Mashu Maru

Una vecchia nave traghetto ormeggiata nel porto di Hakodate e trasformata in museo, dove salite in plancia e mettete le mani sul timone, sulle radio verde pallido e sui telefoni a disco rimasti come il giorno in cui l’equipaggio è sceso a terra. Il Mashu Maru per anni ha fatto avanti e indietro tra Hakodate e Aomori portando passeggeri e vagoni ferroviari, e dentro si vede com’era fatto e come si viaggiava.
È il posto giusto per chi ha un debole per treni, navi e macchinari d’epoca, ma ci porterei anche chi di navi non sa niente, bambini compresi: in plancia nessuno resta con le mani in tasca.

Cosa si vede

La nave è divisa in piani come un palazzo, e ogni piano ha il suo tema. In basso ci sono l’ingresso e qualche pezzo grosso della nave esposto, al terzo piano c’è la parte museo vera e propria, al quarto la plancia di comando e la sala radio, in cima il ponte più alto all’aperto.

  • La plancia di comando: il timone al centro, le console verde acqua piene di manopole e quadranti, i radar Sperry con lo schermo tondo che si accende di verde, un orologio Seiko alla parete, il tavolo da carteggio con la carta nautica sotto il vetro e le vetrate sulla prua e sul molo.
  • La sala radio: un muro di apparecchi verde chiaro con manopole nere, interruttori a levetta, spie rosse accese e targhette in inglese e giapponese. Sembra che l’operatore sia appena uscito per un caffè.
  • La sala sulla storia dei traghetti: una parete con i modellini delle navi che hanno fatto questa tratta, messi in fila lungo una linea del tempo blu, teche illuminate con altri modelli in scala e una parete scura con tante piccole immagini retroilluminate disposte a zig-zag.
  • I sedili originali dei passeggeri: le poltrone della classe normale e quelle della prima classe, rimesse come erano, con tanto di poggiapiedi e schienale reclinabile.
  • Il salone con le vetrate sul porto, al terzo piano: ci si siede, si guarda fuori verso il monte Hakodate e si riposano le gambe.
  • Il ponte più alto all’aperto, quello della bussola: è il punto più alto della nave e da lassù vedete il porto, la città e il monte Hakodate tutto intero.

La parte migliore è la plancia, senza discussioni. Non c’è un cordone che vi tiene a distanza: potete toccare le console, girare la manovella di un vecchio centralino, sollevare una cornetta e far finta di chiamare la sala macchine.
Ci sono anche i binocoli fissi grandi come due bottiglie, puntati verso il porto, e gli scomparti con le bandiere da segnalazione ripiegate, ognuno con la sua lettera (X, Y, Z) e la bandierina corrispondente sopra. In un museo normale tutta questa roba starebbe dietro un vetro, qui la usate.
In un angolo c’è un pannello antincendio con il disegno della nave in sezione e le spie per ogni zona, che fa capire più di qualsiasi cartello quanto fosse complicato far viaggiare un traghetto del genere.

Il ponte inferiore dove venivano caricati i vagoni, che era la cosa più particolare di queste navi, non si visita. Si vede solo attraverso i monitor nella zona espositiva, e lo stesso vale per la sala macchine. Se siete appassionati di treni e speravate di camminare tra i binari nella pancia della nave, ridimensionate le aspettative.
La parte storica del terzo piano è fatta bene ma è molto scritta, e non tutto è tradotto: se il giapponese non lo leggete, i modellini e i sedili si capiscono lo stesso, i pannelli molto meno. Tenete il telefono a portata di mano per tradurre.
Ascensori non ce ne sono. Tra un piano e l’altro si fanno scale ripide da nave, e anche per salire a bordo si passa da scale di metallo: con un passeggino o una carrozzina è un problema vero.

Sulla carta è un museo dei trasporti, di quelli che si attraversano in fretta leggendo un pannello sì e uno no. In realtà è una nave intera dove si sale, si scende, si apre una porta e ci si ritrova in un posto di lavoro rimasto fermo a decenni fa, con il verde pallido delle vernici industriali dappertutto e l’odore di metallo.
Quando ho ospiti a Hakodate ce li porto sempre, anche quelli che storcono il naso all’idea di un museo: arrivati in plancia si mettono a girare il timone e a guardare nei binocoli come bambini, e a quel punto devo trascinarli fuori.

Il timone e la strumentazione di comando sulla nave Mashu Maru, traghetto trasformato in museo ad Hakodate.
La plancia di comando presenta il timone originale e una console ricca di quadranti. L'assenza di barriere permette di avvicinarsi e studiare i comandi in lingua giapponese.
Una mano aziona il disco combinatore di un vecchio centralino telefonico a bordo della nave Mashu Maru ad Hakodate.
Sul centralino telefonico di bordo si può interagire con il disco combinatore. Provate a girarlo per percepire la reale resistenza meccanica di questi dispositivi storici.

Quando andare

La nave è al chiuso quasi tutta, per cui regge bene la pioggia e il freddo. L’unica parte che patisce il brutto tempo è il ponte in cima, che con il vento forte o il maltempo può essere chiuso e comunque non dà soddisfazione con il cielo coperto, perché il monte Hakodate sparisce.
Il momento migliore è una giornata limpida, a metà mattina o nel pomeriggio, quando la luce entra dalle vetrate della plancia e illumina le console.

D’inverno, con la neve, il corrimano in legno del ponte in cima si copre di bianco, il piazzale davanti al molo con la scultura geometrica e le ringhiere diventa tutto bianco, e dalle vetrate della plancia vedete il porto innevato come lo vedeva il capitano nelle traversate di dicembre. Lassù fa un freddo cane, portatevi sciarpa e berretto, ma è il periodo in cui lo preferisco.
In estate e nei lunghi weekend festivi giapponesi arrivano famiglie e gruppi, e in plancia, che è l’angolo più gettonato, si aspetta il proprio turno per mettere le mani sul timone. Nei giorni feriali fuori stagione invece capita di avere la sala radio tutta per sé, con solo il ronzio degli apparecchi e i passi sul pavimento di metallo.

Con i bambini

Qui ai bambini non serve ripetere di tenere le mani a posto. Il timone, i telefoni, i binocoli, le manopole: tutto è lì per essere girato e premuto, e c’è anche la divisa da capitano da indossare per la foto ricordo.
Al quarto piano trovate un angolo pensato apposta per i più piccoli, e nel salone del terzo piano ci si può fermare con calma a riprendere fiato guardando le barche nel porto.

Il limite sono le scale: con bambini molto piccoli in braccio la salita fino al ponte più alto si fa sentire.
Per i più grandicelli invece la nave è un parco giochi: si corre su e giù per i corridoi, ci si affaccia dalle vetrate, si cerca la bandiera con la propria iniziale negli scomparti delle bandiere.

La foto migliore

Le inquadrature più belle sono due. La prima è dalla plancia, con il timone in primo piano e le vetrate dietro che danno sulla prua e sul molo: la luce del giorno entra di lato e il verde delle console viene fuori bene. In plancia c’è sempre qualcuno, per cui armatevi di pazienza.
La seconda è dal ponte in cima, appoggiati al corrimano in legno, con il porto davanti e il monte Hakodate sullo sfondo. Con la neve è il colpo d’occhio più forte di tutta la visita.

Per i dettagli, il radar con lo schermo verde acceso e gli scomparti delle bandiere con le lettere danno soddisfazione anche con il telefono, perché sono già illuminati.

In breve

  • Il pezzo forte: la plancia originale, timone e radio compresi, da toccare con mano.
  • Quando andare: giornata limpida per il ponte in cima; d’inverno con la neve dà il meglio, da evitare l’estate e i weekend festivi.
  • Ideale per: appassionati di navi e treni, famiglie con bambini, chi passa da Hakodate e vuole qualcosa di diverso dai soliti musei.
  • Atmosfera: corridoi di metallo, console verde pallido, scale ripide e vetrate sul porto.

Conclusione

Il valore del Mashu Maru non sta nella storia raccontata sui pannelli, che senza giapponese si perde a metà, ma nel fatto che una nave intera è rimasta com’era e ve la lasciano usare. Se passate da Hakodate vale la deviazione per la plancia da sola, e il ponte in cima con il monte Hakodate davanti chiude il giro nel modo giusto.
Non fa per chi ha problemi con le scale o per chi cerca un museo da vedere seduto, e chi sogna i binari nella stiva troverà solo un monitor. Per tutti gli altri è il posto di Hakodate che si ricorda anche quando i nomi delle chiese e dei magazzini del porto sono già confusi.

Informazioni utili

Nome: Mashu Maru
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 8:30 alle 18
Indirizzo: 12-12番地先 Wakamatsuchō, Hakodate, Hokkaido 040-0063, Japan
Sito Internet: Mashu Maru
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).