A 327 metriMercato del pesce di HakodateA 327 metri
Ottimo pesce.

Una vecchia nave traghetto ormeggiata nel porto di Hakodate e trasformata in museo, dove salite in plancia e mettete le mani sul timone, sulle radio verde pallido e sui telefoni a disco rimasti come il giorno in cui l’equipaggio è sceso a terra. Il Mashu Maru per anni ha fatto avanti e indietro tra Hakodate e Aomori portando passeggeri e vagoni ferroviari, e dentro si vede com’era fatto e come si viaggiava.
È il posto giusto per chi ha un debole per treni, navi e macchinari d’epoca, ma ci porterei anche chi di navi non sa niente, bambini compresi: in plancia nessuno resta con le mani in tasca.
La nave è divisa in piani come un palazzo, e ogni piano ha il suo tema. In basso ci sono l’ingresso e qualche pezzo grosso della nave esposto, al terzo piano c’è la parte museo vera e propria, al quarto la plancia di comando e la sala radio, in cima il ponte più alto all’aperto.
La parte migliore è la plancia, senza discussioni. Non c’è un cordone che vi tiene a distanza: potete toccare le console, girare la manovella di un vecchio centralino, sollevare una cornetta e far finta di chiamare la sala macchine.
Ci sono anche i binocoli fissi grandi come due bottiglie, puntati verso il porto, e gli scomparti con le bandiere da segnalazione ripiegate, ognuno con la sua lettera (X, Y, Z) e la bandierina corrispondente sopra. In un museo normale tutta questa roba starebbe dietro un vetro, qui la usate.
In un angolo c’è un pannello antincendio con il disegno della nave in sezione e le spie per ogni zona, che fa capire più di qualsiasi cartello quanto fosse complicato far viaggiare un traghetto del genere.
Il ponte inferiore dove venivano caricati i vagoni, che era la cosa più particolare di queste navi, non si visita. Si vede solo attraverso i monitor nella zona espositiva, e lo stesso vale per la sala macchine. Se siete appassionati di treni e speravate di camminare tra i binari nella pancia della nave, ridimensionate le aspettative.
La parte storica del terzo piano è fatta bene ma è molto scritta, e non tutto è tradotto: se il giapponese non lo leggete, i modellini e i sedili si capiscono lo stesso, i pannelli molto meno. Tenete il telefono a portata di mano per tradurre.
Ascensori non ce ne sono. Tra un piano e l’altro si fanno scale ripide da nave, e anche per salire a bordo si passa da scale di metallo: con un passeggino o una carrozzina è un problema vero.
Sulla carta è un museo dei trasporti, di quelli che si attraversano in fretta leggendo un pannello sì e uno no. In realtà è una nave intera dove si sale, si scende, si apre una porta e ci si ritrova in un posto di lavoro rimasto fermo a decenni fa, con il verde pallido delle vernici industriali dappertutto e l’odore di metallo.
Quando ho ospiti a Hakodate ce li porto sempre, anche quelli che storcono il naso all’idea di un museo: arrivati in plancia si mettono a girare il timone e a guardare nei binocoli come bambini, e a quel punto devo trascinarli fuori.
La nave è al chiuso quasi tutta, per cui regge bene la pioggia e il freddo. L’unica parte che patisce il brutto tempo è il ponte in cima, che con il vento forte o il maltempo può essere chiuso e comunque non dà soddisfazione con il cielo coperto, perché il monte Hakodate sparisce.
Il momento migliore è una giornata limpida, a metà mattina o nel pomeriggio, quando la luce entra dalle vetrate della plancia e illumina le console.
D’inverno, con la neve, il corrimano in legno del ponte in cima si copre di bianco, il piazzale davanti al molo con la scultura geometrica e le ringhiere diventa tutto bianco, e dalle vetrate della plancia vedete il porto innevato come lo vedeva il capitano nelle traversate di dicembre. Lassù fa un freddo cane, portatevi sciarpa e berretto, ma è il periodo in cui lo preferisco.
In estate e nei lunghi weekend festivi giapponesi arrivano famiglie e gruppi, e in plancia, che è l’angolo più gettonato, si aspetta il proprio turno per mettere le mani sul timone. Nei giorni feriali fuori stagione invece capita di avere la sala radio tutta per sé, con solo il ronzio degli apparecchi e i passi sul pavimento di metallo.
Qui ai bambini non serve ripetere di tenere le mani a posto. Il timone, i telefoni, i binocoli, le manopole: tutto è lì per essere girato e premuto, e c’è anche la divisa da capitano da indossare per la foto ricordo.
Al quarto piano trovate un angolo pensato apposta per i più piccoli, e nel salone del terzo piano ci si può fermare con calma a riprendere fiato guardando le barche nel porto.
Il limite sono le scale: con bambini molto piccoli in braccio la salita fino al ponte più alto si fa sentire.
Per i più grandicelli invece la nave è un parco giochi: si corre su e giù per i corridoi, ci si affaccia dalle vetrate, si cerca la bandiera con la propria iniziale negli scomparti delle bandiere.
Le inquadrature più belle sono due. La prima è dalla plancia, con il timone in primo piano e le vetrate dietro che danno sulla prua e sul molo: la luce del giorno entra di lato e il verde delle console viene fuori bene. In plancia c’è sempre qualcuno, per cui armatevi di pazienza.
La seconda è dal ponte in cima, appoggiati al corrimano in legno, con il porto davanti e il monte Hakodate sullo sfondo. Con la neve è il colpo d’occhio più forte di tutta la visita.
Per i dettagli, il radar con lo schermo verde acceso e gli scomparti delle bandiere con le lettere danno soddisfazione anche con il telefono, perché sono già illuminati.
Il valore del Mashu Maru non sta nella storia raccontata sui pannelli, che senza giapponese si perde a metà, ma nel fatto che una nave intera è rimasta com’era e ve la lasciano usare. Se passate da Hakodate vale la deviazione per la plancia da sola, e il ponte in cima con il monte Hakodate davanti chiude il giro nel modo giusto.
Non fa per chi ha problemi con le scale o per chi cerca un museo da vedere seduto, e chi sogna i binari nella stiva troverà solo un monitor. Per tutti gli altri è il posto di Hakodate che si ricorda anche quando i nomi delle chiese e dei magazzini del porto sono già confusi.
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Mashu Maru
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).