Mangiare camminando in Giappone
Mangiare per strada, in Giappone, non è la cosa naturale che sembra altrove. Qui la regola non scritta è semplice: si mangia fermi, in un posto, senza camminare.
Non è una legge, è educazione. Eppure esiste anche il tabearuki, cioè proprio il mangiare passeggiando, e in certe situazioni va benissimo. La verità sta nel mezzo e dipende quasi sempre da tre cose: dove sei, quanto è affollato e cosa hai in mano. Vi spiego come mi regolo io, così evitate le figuracce e vi godete il cibo di strada senza sentirvi addosso lo sguardo di mezza via.
Indice
Perché non si fa
La prima cosa che nota chi arriva qui è che i giapponesi, camminando, non mangiano quasi mai. In tanti altri Paesi è talmente normale che nemmeno ci pensi: prendi una fetta di pizza o un panino e via, mangi mentre vai.
Qui il ragionamento è diverso. Camminare mentre si mangia è generalmente considerato maleducazione, visto come sciatto e con il rischio di far cadere il cibo addosso agli altri o sulle strade pulite. Aggiungeteci che i marciapiedi sono stretti e pieni di gente, e capite subito il fastidio.
C’è anche un aspetto più profondo, che a me piace: si dà valore al gesto di mangiare in sé. Ci si ferma, si sta un attimo, si fa attenzione a quello che si ha davanti. Non è una regola rigida imposta dall’alto, è più un’abitudine condivisa che tiene le cose in ordine.
Cos’è il tabearuki
Il tabearuki non è vietato ovunque, anzi in molte zone è parte del divertimento. La parola indica proprio quel girare con qualcosa di buono in mano tra le bancarelle, assaggiando un po’ di qua e un po’ di là.
Il punto è che questo tipo di passeggiata golosa ha un suo posto: le feste soprattutto, e in parte le vie dello street food e i mercati. Lì nessuno vi guarderà male, se rispettate le regole del posto. Fuori da quei contesti, in mezzo a una strada normale o su un marciapiede pieno di pendolari, la stessa cosa stona.
C’è poi il tema dei posti turistici che hanno messo dei limiti. A Kamakura, la città del grande Buddha a sud di Tokyo, lungo la via dello shopping di Komachi hanno chiesto ai visitatori di non mangiare camminando, perché tra soft cream e crepe in mano la gente sporcava e intasava una strada già strettissima. Non è che vi multano, è più un invito civile a fermarvi in un angolo tranquillo prima di dare il morso. Kamakura non è un caso isolato. Anche lungo la Nakamise, la via di bancarelle che porta al Senso-ji di Asakusa, e al mercato Nishiki di Kyoto trovate cartelli in più lingue che chiedono di non mangiare camminando.
L’idea è sempre la stessa: compri, mangi lì davanti e poi riparti. Proprio i posti più famosi per lo street food sono quelli dove la regola è più sentita, perché sono anche i più affollati.

Dipende da cosa mangi
Questa per me è la chiave di tutto. Non è uguale mangiare uno spiedino asciutto o reggere una ciotola che cola.
Una regola pratica che mi sono fatto negli anni: se lo puoi tenere con una mano, non gocciola e non puzza, il margine è più ampio. Se invece è brodoso o unto, meglio stare fermi.
- Uno spiedino di pollo, un dango, un taiyaki caldo: roba asciutta, compatta, che non sporca. Qui il tabearuki passa senza problemi nei posti giusti.
- Un takoyaki bollente con la salsa, un gelato che si scioglie, un korokke unto: rischiate di sgocciolare addosso a qualcuno, e queste cose si gustano molto meglio da fermi.
- Qualsiasi cosa con brodo o salsa liquida: da mangiare sul posto e basta, senza nemmeno provarci a camminare.
- Bevande: un caffè o un tè in lattina si reggono bene, ma anche lì l’idea è berlo in piedi vicino a dove l’hai preso.
Il problema dei cestini
C’è un motivo molto concreto dietro tutta questa prudenza: in giro non trovate quasi mai un bidone. E se hai in mano un incarto o un bicchiere vuoto e nessun posto dove buttarlo, mangiare camminando diventa un problema pratico prima ancora che di educazione.
La scarsità di cestini pubblici non è casuale. Tutto risale al 20 marzo 1995: durante l’ora di punta del mattino, la metropolitana di Tokyo subì un grave attacco terroristico con gas sarin. Da lì la scelta di ridurre i punti dove si può lasciare qualcosa incustodito, tra questioni di sicurezza e di costi.
Il risultato è che i giapponesi si portano la loro spazzatura fino a casa, e le strade restano incredibilmente pulite. Il mio consiglio spiccio: tenete sempre un sacchettino in tasca o nello zaino. Ci mettete dentro incarti e bottigliette e li buttate quando trovate un bidone, di solito accanto ai distributori o dentro i minimarket.
Al conbini e ai distributori
Il minimarket, quello che qui chiamano conbini, è il posto dove più facilmente vi verrà voglia di addentare qualcosa al volo. Onigiri, panini, pollo fritto: prendi e vai. Ma anche qui c’è un modo giusto.
Se comprate uno snack in un minimarket, la cosa educata è restare fuori dal negozio, mangiarlo in fretta e buttare la spazzatura nel bidone del negozio prima di rimettervi in cammino. Molti conbini hanno una piccola zona con sgabelli o un ripiano vicino alla vetrina apposta per questo.
Stessa logica per i distributori automatici, che qui trovi a ogni angolo. Va bene bere quello che hai comprato stando in piedi vicino al distributore, soprattutto d’estate, quando capita di vedere gruppetti di persone socializzare intorno alle macchinette. L’unica accortezza è non bloccare gli altri: dopo aver comprato, ci si sposta di lato e ci si gode la bevanda su una panchina o in uno spazio aperto lì vicino. Vi dico sinceramente che è uno di quei gesti piccoli che fa la differenza tra sembrare uno di passaggio e uno che ha capito il posto.
Mercati e vie del cibo
Qui l’assaggio è di casa, perché sono nati apposta per provare un po’ di tutto. Penso ai mercati coperti più famosi, alle vie dietro i grandi templi. Sono corridoi di bancarelle una dietro l’altra, con spiedini, frutti di mare alla griglia, dolcetti caldi.
Anche lì, però, l’abitudine locale non è camminare masticando lungo tutto il mercato. L’usanza è mangiare dove hai comprato il cibo e riportare la spazzatura alla bancarella da cui l’hai preso. Molte bancarelle hanno un angolo dedicato proprio davanti per questo.
Come mi muovo io in un mercato così:
- Compro una cosa alla volta e la finisco lì davanti, invece di accumulare tre spiedini e vagare.
- Restituisco stecchi e vaschette a chi me li ha venduti, che quasi sempre ha un secchiello per i rifiuti.
- Tengo lo zaino davanti nei tratti stretti, perché ci si incastra facilmente tra la gente ferma a mangiare.
- Assaggio poco di tante cose diverse, che secondo me è il modo migliore di godersi un mercato senza riempirsi subito.

L’eccezione dei matsuri
Le feste tradizionali sono il momento in cui tutte queste regole si allentano, e per me è il contesto più bello per mangiare all’aperto. Durante un matsuri le strade si riempiono di yatai, le bancarelle con la tenda, e mangiare passeggiando fa parte del gioco.
Le feste giapponesi si esplorano proprio attraverso gli yatai, le bancarelle vivaci che servono takoyaki, kakigori e tanto altro con un’aria di festa. Lì vedrete famiglie intere girare con in mano mele caramellate, spiedini, ghiaccio grattugiato, e nessuno ci fa caso.
Il bello dei matsuri è che l’atmosfera cambia tutto: la strada è chiusa alle auto, il flusso è lento, la gente è lì apposta per mangiare e stare insieme. Anche in quel caso, però, i rifiuti si buttano nei punti raccolta della festa o si tengono con sé. La pulizia resta sacra pure nel caos.

Non mangiare sui treni
Sui treni la faccenda merita un discorso a parte, perché è quella dove vedo sbagliare più spesso. La regola corta è: sui treni locali e in metropolitana non si mangia e non si beve.
I treni pendolari non sono spazi per mangiare: i vagoni sono pieni, i sedili vicini, e qualsiasi odore di cibo riempie tutta la carrozza in pochi secondi. Scartare un panino sulla Yamanote all’ora di punta è esattamente il genere di cosa che fa storcere il naso a tutti, in silenzio.
Il discorso si ribalta sui treni a lunga percorrenza. Sullo shinkansen non solo è perfettamente accettabile mangiare a bordo, è una vera tradizione nazionale, e i sedili hanno il tavolino apposta per questo. La regola pratica che uso io è tutta lì: se c’è il tavolino, posso mangiare; se non c’è, meglio lasciar perdere.
Da questo nasce una delle cose che amo di più dei viaggi qui, l’ekiben, il cestino da mangiare in treno. Gli ekiben sono pasti confezionati pensati proprio per i viaggi in treno. Ne comprate uno in stazione o sulla banchina prima di partire, vi sedete, aprite il tavolino e ve lo godete guardando il paesaggio. È uno dei piccoli piaceri che consiglio a chiunque prenda un treno veloce, anche solo per una tratta.

Il mio consiglio
Alla fine non è una gabbia di divieti, è più un ritmo diverso a cui ci si abitua in fretta. Fermarsi due minuti a finire uno spiedino, invece di divorarlo camminando, non toglie niente al viaggio: semmai vi fa notare dove siete.
Se dovessi darvi una sola regola da tenere a mente, è questa: quando siete in dubbio, fermatevi. Nei mercati assaggiate davanti alla bancarella, alle feste lasciatevi andare, sui treni locali no e sullo shinkansen sì, e portatevi sempre dietro quel sacchettino per i rifiuti. Poi ditemi voi, dopo un po’ non vi verrà quasi automatico?
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Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
