Statue di gatti portafortuna bianchi di diverse dimensioni disposte su una superficie al Tempio Gotokuji a Tokyo.

Maneki neko

Il maneki neko è uno dei souvenir più belli da portare a casa dal Giappone, e secondo me anche uno dei più sottovalutati. È il gatto con la zampa alzata che vedete all’ingresso di ristoranti, negozi e sale pachinko, e che molte persone confondono con il gatto dorato che muove il braccio su e giù nei ristoranti cinesi di tutto il mondo.
In realtà dietro ogni dettaglio c’è un significato preciso: la zampa alzata, il colore, la moneta che tiene in mano, perfino quanto è alta la zampa. Qui trovate come leggerlo, da dove arriva, dove comprarlo a Tokyo e fuori città, e qualche consiglio per non tornare a casa con quello sbagliato.

Cos’è il maneki neko

Il nome si traduce più o meno come gatto che invita o gatto che chiama. La zampa alzata non vuole salutare: fa il gesto che in Giappone si usa per dire a qualcuno di avvicinarsi, con il palmo rivolto in avanti e le dita piegate verso il basso. Per chi arriva dall’Europa quel movimento sembra un ciao, ma qui significa vieni qua.
All’inizio era un portafortuna legato all’allevamento dei bachi da seta, perché i gatti tenevano lontani i topi. Con il tempo è diventato il simbolo per eccellenza degli affari che vanno bene, ed è per questo che lo trovate soprattutto vicino alla cassa o all’entrata dei locali.

Esiste anche una giornata dedicata, il 29 settembre, scelta per un gioco di parole: i numeri 9 e 29 si possono leggere in giapponese in un modo che ricorda l’espressione arriva la fortuna. Il gatto dorato col braccio che si muove a batteria o a energia solare è invece una versione nata dopo e diffusa soprattutto in Cina e nelle comunità cinesi all’estero. Somiglia al maneki neko ma è un altro oggetto, e nei negozi giapponesi tradizionali lo vedete poco.

Zampa destra o sinistra

La prima cosa da guardare è quale zampa è alzata, perché cambia completamente il tipo di fortuna che il gatto dovrebbe portare. La regola più diffusa è questa:

  • La zampa destra alzata chiama i soldi e la fortuna economica, ed è la scelta classica per chi ha un’attività o vuole un aiuto con le finanze.
  • La zampa sinistra alzata chiama le persone: clienti per un negozio, ma anche amicizie e contatti, ed è per questo che molti locali che vivono di passaggio preferiscono questa versione.
  • Le due zampe alzate insieme dovrebbero chiamare sia soldi che persone, ma non piacciono a tutti. Il gesto ricorda quello di chi si arrende, e in giapponese mani alzate si dice con un’espressione che vuol dire anche non poterne più.

Anche l’altezza conta. Quando la zampa supera le orecchie si dice che il gatto chiama fortuna da lontano e in grande quantità, mentre la zampa bassa porta fortune più vicine e piccole, quelle di tutti i giorni. Sono sfumature che pochi turisti notano, ma se lo comprate come regalo per qualcuno che ha appena aperto un negozio vi consiglio di dare un’occhiata.

Numerose statuette bianche di maneki neko con dettagli rossi disposte in primo piano presso il Tempio Gotokuji.
Al tempio Gotokuji migliaia di felini in ceramica bianca con collare rosso vengono lasciati dai fedeli in segno di gratitudine per i desideri esauditi.
Quattro Golden Retriever vestiti siedono davanti a una statua di gatto in pietra nella strada di Okage Yokocho.
L'ossessione per questa figura si estende ovunque. A Ise è comune trovare versioni in pietra davanti alle quali i passanti mettono in posa persino i cani.

Il significato dei colori

Il colore più comune è il bianco, spesso con macchie nere e arancioni come i gatti tricolore, che in Giappone sono considerati particolarmente fortunati. È il maneki neko per tutto: fortuna in generale, senza un obiettivo preciso.
Gli altri colori hanno invece un compito specifico:

  • Il nero protegge dalla sfortuna e dagli spiriti cattivi, perché si pensa che i gatti neri abbiano un potere spirituale più forte.
  • Il rosso è legato alla salute e alla lunga vita, e in passato si credeva tenesse lontane le malattie.
  • L’oro e il giallo sono per i soldi, e sono i più richiesti da chi fa affari.
  • Il rosa è per l’amore e per trovare la persona giusta.
  • Il blu aiuta nello studio, mentre il verde protegge la casa e chi viaggia.

Nei negozi specializzati trovate spesso tutti i colori messi in fila sulla stessa mensola, con un cartellino che spiega a cosa servono. Mi capita spesso di consigliare il bianco a chi non ha un desiderio preciso, oppure il nero a chi lo vuole regalare a qualcuno di caro, perché è quello che protegge.

La moneta e gli altri dettagli

Molti maneki neko tengono in mano o sulla pancia una grande moneta ovale dorata, il koban, cioè la moneta d’oro del periodo Edo. Sopra c’è scritta una cifra, e la più comune oggi è senmanryo, dieci milioni di ryo, una somma enorme per l’epoca. Quella cifra è cresciuta nel tempo: sulle versioni più antiche si leggeva mille, poi diecimila, poi un milione, fino ad arrivare a quella attuale.
Al collo il gatto ha quasi sempre un collarino rosso con un campanellino, come quelli che portavano i gatti di casa delle famiglie ricche. Alcuni tengono in mano un martelletto magico, un pesce o una zucca, altri sono seduti su un cuscino.

Ci sono anche maneki neko senza la moneta, e il caso più famoso è proprio quello del tempio Gotokuji a Tokyo. Qui l’idea è che il gatto porti l’occasione, non i soldi già pronti: il resto sta a voi.

Statuette di gatti portafortuna esposte su ripiani rossi all'interno del negozio Cats Livin' a Odaiba, Tokyo.
Nei negozi specializzati di Odaiba i ripiani rossi dividono le varianti. Cercate i gatti neri se volete allontanare gli spiriti maligni dalle vostre case.
Numerose statuette bianche di maneki neko disposte su più ripiani all'interno del Tempio Gotokuji a Tokyo.
Sulle mensole di legno del santuario i devoti allineano le figure. Le superfici smaltate risaltano contro le ombre dei padiglioni e la vegetazione esterna.

Da dove nasce

Non esiste un’unica storia sull’origine del maneki neko, ma diverse leggende nate tutte nel periodo Edo, e alcune se lo contendono ancora. Le più raccontate sono quelle di Tokyo.

Al tempio Gotokuji, a Setagaya, si racconta che un signore feudale del clan Ii si fermò sotto un albero durante un temporale e vide il gatto del tempio che lo chiamava con la zampa. Si avvicinò al tempio e un fulmine colpì l’albero dove si era riparato un attimo prima. Oggi il tempio è pieno di migliaia di gattini bianchi lasciati come offerta, e ne ho già parlato in un articolo a parte, quindi non mi dilungo.

L’altra storia importante è ad Asakusa e riguarda il santuario Imado. Un’anziana donna, troppo povera per tenere il suo gatto, fu costretta a separarsene; il gatto le apparve in sogno e le disse di fare una statuina con la sua forma. Lei la modellò con la ceramica locale, detta Imado yaki, e la vendette vicino al tempio Sensoji con un successo enorme. Ci sono documenti della metà dell’Ottocento che parlano di questi gattini venduti ad Asakusa, e il santuario Imado oggi è frequentato soprattutto da chi chiede fortuna in amore, con una grande coppia di gatti nel cortile.
Esiste anche una terza versione legata al tempio Jishoin, a Shinjuku, ma è molto meno conosciuta.

Tokoname e Seto

Il maneki neko che avete in mente, con la testa enorme, gli occhi grandi e la moneta in mano, è quello in stile Tokoname. Tokoname è una città della prefettura di Aichi, vicino all’aeroporto di Nagoya, e da sola produce la grande maggioranza dei maneki neko in ceramica di tutto il Giappone.
In centro c’è una strada che parte dalla stazione Tokoname e sale verso il museo della ceramica, con decine di gatti fatti da artisti locali incastrati nel muro. Sopra la strada si affaccia un gatto gigante, largo più di sei metri, che guarda la città: vederlo da sotto fa il suo effetto.

A poca distanza, sempre in Aichi, c’è Seto, l’altra città storica della ceramica. Qui lo stile è diverso: forme più slanciate e morbide, meno caricaturali, più vicine al gatto vero. A Seto c’è anche il museo del maneki neko, uno dei più grandi del Giappone, con migliaia di pezzi antichi, di ceramica, di cartapesta e di stoffa, un negozio al piano terra e un laboratorio dove dipingere il vostro. L’ingresso costa poco, qualche centinaio di yen.
Se passate da Nagoya e amate questo tipo di oggetti, secondo me vale la pena dedicare mezza giornata a una delle due città. A settembre a Seto c’è anche una festa dedicata ai gatti portafortuna, con laboratori e bancarelle.

Dove comprarli a Tokyo

Il maneki neko lo trovate praticamente ovunque: nei negozi di souvenir, nelle bancarelle di Nakamise ad Asakusa, perfino nei grandi magazzini e nei negozi da cento yen. Il problema è che molti sono prodotti in serie e tutti uguali. Se volete qualcosa di più bello, questi sono i posti dove vi direi di andare:

  • Il tempio Gotokuji, raggiungibile con la piccola linea Setagaya o con la linea Odakyu da Shinjuku. I gattini bianchi si comprano all’ufficio del tempio in diverse misure, dai più piccoli sui 500 yen fino a quelli grandi che arrivano a diverse migliaia di yen, e alcune taglie a volte finiscono.
  • Il santuario Imado, a una ventina di minuti a piedi dal Sensoji di Asakusa, dove trovate gatti in coppia e portafortuna a tema amore.
  • Koide Shoten a Kappabashi, la via dei negozi di articoli da cucina tra Asakusa e Ueno. È uno dei pochi negozi di Tokyo specializzati solo in maneki neko, con prezzi che partono da qualche centinaio di yen e salgono parecchio per i pezzi fatti a mano.
  • Yanakado a Yanaka, il quartiere dei gatti vicino a Ueno e alla stazione Nippori. Fanno modelli originali, anche su ordinazione partendo dalla foto del vostro gatto, e nel caffè accanto potete dipingerne uno.

Ad Asakusa e dintorni si possono mettere insieme santuario Imado, Kappabashi e un giro a Nakamise nella stessa mattina. Se invece siete dalle parti del Gotokuji, fermatevi anche alle pasticcerie vicino alla stazione, dove vendono biscotti e dolci a forma di gatto.

Come sceglierlo

Il primo consiglio è di non comprare il primo maneki neko che vedete. Nei negozi specializzati la differenza di qualità si nota subito: pittura più precisa, ceramica più pesante, espressione del muso meno anonima. Sono particolari che nei gatti da souvenir economici mancano.
Qualche indicazione pratica prima di comprare:

  • Decidete prima a cosa serve e scegliete zampa e colore di conseguenza, soprattutto se è un regalo.
  • Controllate il peso e l’imballaggio, perché la ceramica si rompe facilmente in valigia: i negozi seri ve lo incartano bene se lo chiedete.
  • Se volete un pezzo artigianale, tenete in conto qualche migliaio di yen per un gatto di medie dimensioni fatto bene.
  • Diffidate dei gatti con il braccio che si muove se cercate un oggetto giapponese: non sono sbagliati, ma sono un’altra tradizione.

Il posto dove metterlo segue una regola semplice: vicino all’ingresso o alla cassa, girato verso la porta, così chiama chi entra. In Giappone si dice anche che dopo qualche anno, o quando il desiderio si è avverato, andrebbe riportato a un tempio o a un santuario invece di buttarlo. Al Gotokuji è proprio così che si formano quelle file infinite di gattini bianchi: la gente riporta il vecchio e ne prende uno nuovo.

Il mio consiglio

Se dovessi scegliere per voi, prenderei un gattino bianco al Gotokuji, piccolo, da tenere sulla scrivania. Costa poco, viene da uno dei posti dove è nata la leggenda e non c’è il rischio di comprarlo uguale a mille altri in un negozio qualsiasi.
Ve lo dico sinceramente: è uno di quei souvenir che non si buttano mai. Poi sì, magari la fortuna non arriva lo stesso. Ma avere un gatto che vi chiama con la zampa ogni volta che entrate in casa non è poi così male, no?

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).