A 125 metriMos BurgerA 125 metri
Fast food con hamburger, giapponese.

Un bar di caffè taiwanese a Sugamo, il quartiere di Tokyo conosciuto per la lunga via di negozietti e il tempio dove passeggiano le signore anziane. Liwei Coffee è l’ultima cosa che vi aspettereste da quelle parti: lo tiene un barista arrivato da Taiwan, campione di latte art, che si tosta i chicchi per conto suo.
Si beve caffè e si mangiano dolci taiwanesi, e la ragione per cui quasi tutti entrano è il latte nero fatto con il carbone di bambù. È un posto per una sosta lunga tra un giro e l’altro, non per il caffè buttato giù in piedi prima di ripartire.
Il menu è corto e sta quasi tutto sul caffè, con qualche dolce di fianco. Il pezzo forte è il black latte, quello che tutti chiamano il cappuccino nero: espresso, latte e polvere di carbone di bambù, un nero pieno con sopra il disegno bianco della schiuma.
Il carbone di bambù non dà il colpo affumicato che il colore promette: sotto c’è un latte con il caffè in evidenza, una consistenza un po’ più densa e un finale asciutto. Chi entra pensando a una bevanda aromatizzata resta spiazzato, e secondo me è il motivo per cui questo latte nero regge anche la seconda volta.
La latte art sta su pochi minuti e poi si sfalda: se volete la foto fatela subito, altrimenti vi ritrovate una macchia grigia.
Con una bevanda e un dolce si sta sui 1.200–1.800 yen a testa. Per un caffè è medio-alto, sopra quello che spendete in una catena giapponese, ma i chicchi li sceglie e li tosta lui e ogni tazza viene versata a mano a mezzo metro da voi: per me il prezzo ci sta tutto.
Quando ho voglia di un caffè fatto con le mani e non con un pulsante, è uno dei primi nomi che mi vengono in mente, perché con poco più di mille yen mi siedo e bevo una tazza che a Tokyo pochi sanno tirare fuori così.
Una decina di posti in tutto, muri di cemento lisciato, sedie e tavoli su tonalità di terra, piastrelle che tengono insieme il resto. Somiglia più all’ingresso di un hotel che a un bar, e infatti la prima reazione entrando è controllare di non aver sbagliato porta.
Il bancone si prende una fetta buona della stanza e la macchina espresso sta lì in mezzo, così da seduti vedete tutto: la macinatura, il colpo di vapore sul bricco, il polso che gira quando versa. Liwei è il nome del barista, che a Tokyo è partito con un piccolo banco caffè a Takadanobaba: questo di Sugamo è uno dei suoi locali.
Chi conosce l’originale ritrova la stessa mano, ma qui in uno spazio più tranquillo e con il tempo di sedersi.
Sopra il locale c’è una struttura per dormire tenuta da amici del proprietario, e ai tavoli finite per sentire mandarino, inglese e giapponese nella stessa mezz’ora. Il contrasto con la strada è netto: fuori signore con i sacchetti della spesa, dentro musica bassa e gente che fotografa una tazza.
I tavoli sono vicini e le conversazioni si sentono tutte, per cui non è il posto in cui vi sistemate a parlare di lavoro.
Si ordina al bancone e si resta lì davanti a guardare, che poi è metà del motivo per cui ci si viene. Ogni tazza viene disegnata a mano e il disegno cambia, non è la stessa rosetta stampata su tutto il giorno.
Se entrano quattro persone insieme i tempi si allungano e bisogna avere pazienza: nessuno accelera per farvi contenti, e quando vi arriva la tazza capite perché.
Nel fine settimana, con il flusso di gente che scende verso la via dei negozi, i tavoli si riempiono e può toccarvi aspettare che si liberi qualcosa. Se siete in due e volete sedervi con calma, puntate sulle ore morte del pomeriggio.
Chi ha fame vera qui non trova risposta: ci sono dolci e basta, niente panini o piatti salati. Va messo in conto prima di entrare.
Pro:
Contro:
Ideale per: una pausa lunga a metà giornata a Sugamo, o per chi il caffè lo prende sul serio e vuole vedere come si lavora
Atmosfera: cemento, toni di terra e luce bassa, pochi tavoli vicini, clientela mista tra locali e stranieri
Quello che mi resta in testa uscendo non è il colore nero della tazza, è il silenzio di quei minuti in cui lui macina, versa e nessuno dice niente: si guarda e basta. Se ci passate una volta sola prendete il black latte e il budino al tè di melone d’inverno.
È il genere di posto in cui vi sedete per dieci minuti e ne restate quaranta, con la tazza vuota davanti e la voglia di ordinarne un’altra diversa. Sugamo merita la deviazione anche solo per questa tazza.
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Liwei Coffee
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).