Letti e camere in Giappone
Scegliere la camera giusta in Giappone diventa semplice appena si guardano i centimetri invece dei nomi. Single, semi-double, double e twin sono le quattro sigle che ritrovate su qualsiasi sito di prenotazione, e dietro ognuna c’è una larghezza di materasso ben precisa.
Il punto su cui scivolano in tanti è uno: un letto che altrove passerebbe per matrimoniale piccolo, qui viene venduto tranquillamente come camera per due persone. Vi racconto quanto misurano davvero questi letti, quanto spazio resta intorno e come leggere la scheda di un hotel senza brutte sorprese al momento del check-in.
Indice
Le misure dei letti
In Giappone i letti si distinguono quasi solo per la larghezza, e le misure salgono di circa venti centimetri per volta. La lunghezza invece è quasi sempre la stessa, tra 195 e 200 centimetri, con versioni lunghe da circa 207 che nelle camere d’albergo si vedono raramente.
Imparare questi quattro o cinque numeri risolve metà dei dubbi che vengono quando si prenota.
- Il letto single misura 97-100 centimetri di larghezza ed è la base di tutto: una persona, senza spazio da sprecare.
- Il semi-double sta sui 120 centimetri, cioè un single un po’ più generoso, e non è pensato per dormirci in due tutte le notti.
- Il double arriva a 140 centimetri, ed è la misura standard delle camere matrimoniali giapponesi.
- Sopra ci sono il wide double intorno ai 154, il queen sui 160 e il king sui 180, che negli alberghi economici praticamente non esistono.
- Le versioni long aggiungono una decina di centimetri alla lunghezza e servono a chi supera il metro e ottanta abbondante.
Un avvertimento che vale per tutto l’articolo: il nome della camera e la misura del letto non sempre vanno d’accordo. La larghezza in centimetri è scritta nella scheda della camera, ed è l’unica cosa che vi dice davvero come dormirete.
Single non è sempre uguale
La camera single è il formato classico dei business hotel, quelle catene diffuse vicino a ogni stazione che vivono di viaggiatori di lavoro. Dentro trovate un letto attaccato al muro, una scrivania, una sedia, un frigo piccolo e il bagno prefabbricato in un blocco unico.
Le dimensioni si aggirano sui 10-14 metri quadrati, con le catene più spartane che scendono verso i dieci e quelle più recenti che stanno sui quindici. Il letto è quasi sempre un single vero, ma sempre più spesso le catene ci mettono qualcosa di più largo, tra i 110 e i 120 centimetri, e continuano a chiamarla single perché la capienza resta di una persona.
Ve lo dico subito perché è il punto che confonde di più: in Giappone single indica quante persone possono dormire in quella camera, non quanto è largo il materasso.
Come prezzo resta una delle voci più contenute di un viaggio, soprattutto nelle città medie; a Tokyo o a Kyoto in alta stagione si sale parecchio, quindi date un’occhiata ai prezzi aggiornati prima di fissare l’itinerario.
La trappola del semi-double
Il semi-double da 120 centimetri è il formato che crea più discussioni, perché molti alberghi lo vendono come camera per due a un prezzo più basso del matrimoniale. Fatti i conti, restano sessanta centimetri a testa: meno della larghezza delle spalle più il braccio.
C’è un dettaglio che rende la cosa evidente anche solo guardando il letto. Un cuscino giapponese standard è largo tra i 63 e i 65 centimetri, quindi due cuscini affiancati sforano i 120 e uno dei due finisce sempre di sbieco.
Per una persona sola invece è la sistemazione più comoda che si possa chiedere a poco prezzo, e infatti molti viaggiatori solitari la cercano apposta.
Per due persone la mia posizione è netta: va bene una notte, per una coppia che non ha problemi a stare appiccicata e che arriva tardi e riparte presto. Se siete due amici o due colleghi, o se avete davanti una settimana di camminate, cercate altro.
Il risparmio rispetto a un matrimoniale vero è reale ma piccolo, e io onestamente preferisco spendere qualche migliaio di yen in più e dormire.
Il double da 140
Il double è il matrimoniale giapponese normale: 140 centimetri di larghezza, capienza due persone, ed è il tipo di camera che prenoto quando viaggio in coppia e non voglio ragionarci troppo. Settanta centimetri a testa non sono il lusso, però ci si gira senza svegliare l’altro.
Attenzione ai nomi commerciali, perché qui si complicano. Alcune catene hanno camere chiamate economy double o double economy con letti che partono da 110-120 centimetri, altre usano lo stesso nome per un 140 pieno, e la differenza si legge solo nei centimetri dichiarati.
Sopra i 140 comincia la fascia larga: il wide double da circa 154 e il queen da 160, che di solito si trovano negli hotel un gradino sopra il business hotel classico.
Una cosa che sfruttano in pochi: quasi tutti gli alberghi vendono la camera double anche a una persona sola, spesso a un prezzo vicino a quello di una single e con qualche metro quadrato in più. Se viaggiate da soli e volete stare larghi senza salire di categoria, controllate sempre se la matrimoniale è prenotabile per un ospite.
Twin e Hollywood twin
La twin è la camera con due letti separati, ed è quella che consiglio più spesso a chi viaggia in due senza essere una coppia. I letti sono in genere due single da 97-100 centimetri, ma negli alberghi più nuovi capita di trovarne due da 120, e in quel caso la camera viene chiamata twin superior o de luxe.
Costa più della matrimoniale a parità di categoria, perché occupa più metri quadrati: una twin standard sta sui 18-22, quasi il doppio di una single.
In mezzo ai due letti c’è quasi sempre un comodino fisso o un tavolino, e per questo spesso non si possono avvicinare nemmeno chiedendolo.
L’eccezione si chiama Hollywood twin: due letti singoli attaccati l’uno all’altro, che di fatto vi danno una superficie da 190-200 centimetri di larghezza con due materassi indipendenti. Per due persone è la sistemazione più comoda in assoluto, e alcune catene la propongono direttamente come tipologia a sé.
Se la volete, va chiesta in fase di prenotazione, scrivendolo nelle richieste o mandando un messaggio all’hotel: non è una modifica che si improvvisa al banco.
Queen e king
Nelle camere giapponesi queen e king vogliono dire 160 e 180 centimetri di larghezza, e non corrispondono alle stesse parole usate altrove. Un king americano supera i 190, quindi chi arriva pensando a quello resta spiazzato dal letto che trova.
Questi formati appartengono agli hotel di fascia alta, alle catene internazionali e ai piani superiori delle strutture cittadine, dove le camere partono dai trenta metri quadrati in su.
Nei business hotel non li cercate nemmeno: al massimo trovate un letto da 154 chiamato king in modo un po’ allegro. Anche qui il rimedio è lo stesso, cioè leggere i centimetri dichiarati e ignorare l’etichetta.
Quanto è grande la camera
I metri quadrati contano quasi quanto il letto, perché lo spazio che resta intorno decide come vivete la stanza. In una camera da dodici metri quadrati il letto tocca due pareti, resta un corridoio stretto per passare e la valigia grande va aperta sul portabagagli o ai piedi del letto.
Sui quindici-sedici si respira: ci stanno due valigie aperte, e in due non dovete fare a turno per vestirvi.
Sopra i venti siete nel territorio delle twin comode e delle camere di categoria superiore.
Il bagno merita una riga a parte, perché nelle strutture economiche è un blocco prefabbricato in plastica con vasca corta, doccia sopra e lavandino, tutto in circa un metro e mezzo per due. Chi è alto ci sbatte i gomiti, ma si asciuga in fretta e si pulisce bene.
Gli alberghi più recenti separano la doccia dal resto, e lo scrivono sempre nella descrizione della camera perché sanno che è un argomento che interessa.
Quante persone in camera
Il numero massimo di ospiti per camera in Giappone non è una gentilezza dell’albergo, è una dichiarazione che la struttura fa per le norme antincendio. Per questo nessuno ve lo cambia al momento e per questo presentarsi in tre in una camera per due finisce male, tra supplementi chiesti sul posto e rifiuti del soggiorno.
Nei siti di prenotazione la capienza è indicata accanto al tipo di camera, ed è il primo numero da guardare, prima ancora del prezzo.
- I bambini piccoli che dormono nel letto con un adulto: spesso non pagano, ma la fascia di età cambia da catena a catena e in genere si ferma prima delle elementari.
- Il gratis riguarda solo il posto letto: la colazione del bambino si paga quasi sempre a parte.
- Il letto aggiuntivo esiste: costa qualche migliaio di yen a notte e va chiesto prima, perché le camere che lo accettano sono poche.
- Se siete in tre o quattro: le camere triple e le quadruple si esauriscono molto prima delle altre, quindi prenotatele con largo anticipo.
Cosa controllare prima
Quando apro la pagina di un hotel guardo sempre le stesse cose, in questo ordine, e ci metto meno di un minuto. Non è pignoleria: è il modo più rapido per capire se la camera è quella che immaginate.
- La larghezza del letto in centimetri, scritta nella scheda della camera: è l’unico dato che non mente.
- Il numero di ospiti ammessi, che deve combaciare con quanti siete davvero.
- I metri quadrati della camera, per capire dove finiranno le valigie.
- Quanti letti ci sono, perché una camera per due può avere un letto solo.
- Le foto della stanza specifica e non quelle generiche dell’albergo, che spesso mostrano la categoria migliore.
Futon e tatami
Nelle locande tradizionali, i ryokan, e in molte camere in stile giapponese il letto non c’è. Si dorme su un futon steso sul tatami: un materasso sottile che il personale prepara la sera e ritira la mattina, largo circa cento centimetri e lungo intorno ai duecento.
Su una stanza da sei tatami ci stanno tre futon affiancati, su una da otto se ne stendono tre o quattro, e questo spiega perché le camere tradizionali accolgono famiglie numerose senza problemi.
Il pavimento è più duro del materasso a cui siete abituati, e per chi ha problemi di schiena o fatica ad alzarsi da terra la prima notte può essere faticosa. C’è però una via di mezzo che mi piace molto e che molti non conoscono: il wayoshitsu, la camera mista con una parte in tatami e una parte con i letti veri.
La consiglio soprattutto ai gruppi con persone anziane e alle famiglie, perché qualcuno dorme sul futon, qualcun altro nel letto, e nessuno deve rinunciare alla stanza con il tavolino basso e la vista sul giardino.
Capsule e dormitori
La capsula è il formato più compatto che trovate: circa cento centimetri di larghezza, duecento di profondità e un metro di altezza interna, con dentro un materasso da single. Ci si sta seduti ma non in piedi, e le valigie restano fuori, in un armadietto o in un deposito.
Come sistemazione singola è comodissima per una notte di passaggio, ed è la spesa più bassa tra le sistemazioni serie in città.
Le strutture di ultima generazione hanno cabine più alte, prese di corrente, luce regolabile e zone comuni curate, con bagni grandi in stile terme giapponesi al piano inferiore. Molte sono divise per genere e diverse accettano solo uomini, per cui va verificato prima di prenotare.
Diciamocelo: non è il posto dove passare cinque notti di fila, ma per spezzare un viaggio o per la sera prima di un volo presto vale ogni yen.
Cuscini e materassi
I materassi giapponesi degli alberghi sono mediamente più rigidi di quelli che molti hanno a casa, e questa è una delle prime cose che notano i viaggiatori. Le catene lo sanno e ci lavorano sopra: diverse pubblicizzano la marca del letto in homepage come argomento di vendita.
Sul cuscino c’è ancora più attenzione. Nelle camere ne trovate spesso due di tipo diverso, uno più morbido e uno più sodo, e alcune catene hanno una zona vicino alla reception dove scegliete il vostro tra parecchi modelli, per altezza e durezza, e ve lo portate in stanza.
Se dormite male su cuscini alti, chiedete alla reception: nella maggior parte degli alberghi hanno alternative in magazzino e ve le danno senza fare storie.
Se siete alti
Con letti lunghi 195-200 centimetri, chi supera il metro e ottantacinque si ritrova i piedi al limite o fuori. Le versioni lunghe da 207 esistono nei negozi di arredamento, ma negli alberghi sono rare e non si possono richiedere.
Quello che si può fare è scegliere meglio: le catene più recenti montano materassi da 200 e lo scrivono nella scheda, mentre le strutture più vecchie stanno spesso sui 195. Vale la pena spulciare i centimetri anche qui.
Chi è alto farà i conti anche con il bagno compatto, con il soffione della doccia montato basso e con l’altezza delle porte, che in molte case e in alcune locande tradizionali si ferma intorno ai centottanta.
Comprare un letto qui
Chi viene a vivere in Giappone scopre in fretta che il letto si sceglie in base alla stanza, non al gusto. Negli appartamenti piccoli delle città il single e il semi-double coprono la stragrande maggioranza delle vendite, il double entra a fatica in una camera da sei tatami e il queen richiede uno spazio che pochi appartamenti hanno.
Prima di comprare misurate anche il percorso: ingresso, corridoio, curve e porte. Le consegne che si bloccano a metà strada sono un classico, e i materassi arrotolati sottovuoto o i letti smontabili nascono proprio per questo.
Le lenzuola si vendono per nome di misura, quindi single, semi-double e double si trovano ovunque mentre le taglie grandi hanno una scelta molto più limitata. Se non volete impegnare spazio in modo permanente, il futon da stendere e ripiegare resta la soluzione più flessibile: di giorno la stanza torna vuota.
Il mio consiglio
Se dovessi ridurre tutto a una frase: guardate i centimetri, non i nomi. Vi giuro che è l’unica accortezza che serve davvero, e vi evita di ritrovarvi in due su un materasso da una persona e mezza dopo una giornata passata a camminare.
In due prenoto un double da 140 quando cerco il prezzo e una twin quando voglio stare comodo, in tre una camera in stile giapponese con i futon, da solo una matrimoniale venduta per un ospite se costa poco più di una singola.
E voi, quando prenotate, guardate prima il prezzo o la larghezza del letto?

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
