Lavorare in Giappone senza laurea
Si può lavorare in Giappone senza laurea, e lo dico subito così ci togliamo il pensiero. Online si leggono tante stupidaggini, tipo che senza un titolo universitario o dieci anni di esperienza nel settore non vi fanno nemmeno entrare in ufficio. Non è così.
Per trasferirsi qui a lavorare non serve un curriculum perfetto: serve un visto che vi permetta di lavorare, e i visti possibili sono molti più di quanti se ne raccontano. Alcuni passano dallo studio, altri dalla vita privata, altri ancora da settori precisi come la ristorazione o la moda. Vi spiego quali sono, per chi vanno bene e dove stanno le difficoltà.
Indice
Da dove nasce il mito
Il mito della laurea obbligatoria nasce da un pezzo di verità raccontato a metà. In Giappone il visto di lavoro più diffuso tra gli stranieri che lavorano in ufficio si chiama gijinkoku, abbreviazione del nome giapponese del visto per ingegneri, esperti di materie umanistiche e servizi internazionali. È quello di chi fa l’informatico, il designer, il traduttore, il marketing o il commerciale con l’estero.
Per questo visto la laurea è la strada più semplice, e da qui si arriva alla frase che tutti ripetono. Il problema è che il gijinkoku è solo uno dei tanti permessi, e anche lui ha delle alternative alla laurea.
Un’altra cosa che vedo spesso è la confusione tra quello che chiede l’azienda e quello che chiede l’ufficio immigrazione. A molte aziende giapponesi, soprattutto piccole e medie, del vostro titolo di studio importa relativamente poco: guardano come parlate giapponese, se siete affidabili e se sapete fare il lavoro.
Il vero ostacolo è burocratico, cioè il visto. Una volta capito questo, la domanda giusta smette di essere “posso lavorare senza laurea?” e diventa “quale visto posso ottenere”.
Il gijinkoku senza laurea
Anche il visto gijinkoku si può avere senza laurea, e le strade previste dalla legge sono tre. Nessuna è una scorciatoia, ma sono tutte reali e le usano davvero molte persone.
- Un diploma di una senmon gakko giapponese con il titolo di senmonshi, cioè una scuola professionale di almeno due anni riconosciuta dallo Stato: vale come requisito di studio al posto della laurea.
- Almeno dieci anni di esperienza documentata nel lavoro che andrete a fare, che per i lavori tecnici e d’ufficio è la soglia standard. Nel conteggio possono rientrare anche gli anni in cui avete studiato quella materia a scuola.
- Almeno tre anni di esperienza per i lavori legati ai servizi internazionali, come traduzione, interpretariato, design o relazioni pubbliche. È molto meno di dieci, ed è una possibilità che quasi nessuno conosce.
- Nell’informatica, alcune certificazioni: ufficiali riconosciute dal governo giapponese possono sostituire il titolo di studio.
I dieci anni di esperienza sono il pezzo di verità che ha generato la leggenda. Esistono, ma sono solo una delle opzioni e tra l’altro non la più comoda, perché dimostrarli con buste paga, contratti e lettere dei vecchi datori di lavoro è un lavoraccio.
Io onestamente, a chi non ha la laurea e vuole un lavoro d’ufficio, consiglio quasi sempre di guardare la prima opzione.
La strada della senmon gakko
La senmon gakko è una scuola professionale post diploma, pensata per insegnare un mestiere preciso. Ce ne sono per quasi tutto: informatica, grafica, animazione, moda, cucina, pasticceria, turismo e hotel, business, estetica, lingue.
Il corso dura di solito due anni e, se la scuola è riconosciuta, alla fine si ottiene il titolo di senmonshi. È esattamente quello che serve per chiedere il visto gijinkoku una volta trovato lavoro.
A me piace proprio perché risolve più problemi in un colpo solo. Mentre studiate vivete già in Giappone con un visto da studente, migliorate il giapponese tutti i giorni e imparate un mestiere che le aziende qui riconoscono. Molte scuole hanno anche un ufficio che aiuta gli studenti a cercare lavoro, e le aziende sono abituate a prendere personale proprio da lì.
Con il visto da studente, poi, chiedendo un permesso apposito all’immigrazione si può lavorare part-time fino a 28 ore a settimana durante le lezioni. Non basta a mantenersi del tutto, ma aiuta parecchio con affitto e spesa.
Il limite più importante è la lingua, perché le lezioni sono in giapponese. Per iscriversi la maggior parte delle scuole chiede un livello N2 del JLPT, l’esame ufficiale di lingua giapponese, oppure un periodo di studio in una scuola di lingua riconosciuta in Giappone.
Per chi parte da zero il percorso tipico diventa questo: prima una scuola di lingua, poi la senmon gakko, poi il lavoro. Mettete in conto circa tre o quattro anni in tutto prima di avere un contratto vero. Serve anche aver completato dodici anni di scuola nel proprio paese, cosa che con un normale diploma di scuola superiore di solito è già a posto.
Costi e trappole
Sui costi vi dico subito che non è una strada economica. Una scuola di lingua costa in genere qualche centinaio di migliaia di yen all’anno, mentre il primo anno di senmon gakko, tra iscrizione e tasse, si aggira spesso sui 1.000.000–1.500.000 yen, con differenze grosse da un corso all’altro. Gli indirizzi con tanta pratica e attrezzature, tipo cucina o alcune materie sanitarie, stanno nella parte alta.
A questo va aggiunto il costo della vita, e per il visto da studente bisogna dimostrare di avere i soldi per mantenersi. Controllate sempre i prezzi aggiornati direttamente con le scuole prima di decidere.
Ci sono poi un paio di dettagli che fanno la differenza tra un visto approvato e uno rifiutato:
- Scegliete una scuola che rilascia davvero il titolo di senmonshi, perché non tutte le scuole professionali lo danno e senza quel titolo la strada verso il gijinkoku si chiude.
- Pensate già al lavoro che volete fare, perché per i diplomati di senmon gakko l’immigrazione controlla con molta attenzione che il lavoro sia collegato a quello che avete studiato. Se studiate grafica e poi trovate lavoro come contabile, il visto rischia di essere rifiutato.
- Non prendete la scuola solo come scusa per avere un visto: la frequenza viene controllata, e con troppe assenze il rinnovo del visto da studente diventa un problema.
- Tenete d’occhio il part-time, perché superare le 28 ore settimanali può compromettere il rinnovo del visto e anche il cambio a visto di lavoro.
Il visto tokutei gino
Il tokutei gino, che in italiano si potrebbe tradurre come visto per lavoratori con competenze specifiche, è nato proprio per portare personale straniero nei settori dove in Giappone manca gente. Parliamo di ristorazione, hotel, assistenza agli anziani, pulizie, edilizia, agricoltura, industria alimentare, manutenzione auto e altri settori simili.
La laurea qui non c’entra niente. Per ottenerlo servono due cose: superare un esame pratico sul lavoro che andrete a fare e un esame di giapponese, che di solito è il livello N4 del JLPT oppure un test di base equivalente creato apposta per questo visto.
Il livello di giapponese richiesto è basso, e questo lo rende una delle strade più accessibili in assoluto. Con il primo livello del visto si può restare al massimo cinque anni in tutto e senza famiglia al seguito.
In alcuni settori esiste un secondo livello, più difficile da ottenere, che si rinnova senza limiti e permette di portare con sé la famiglia. Diventa a tutti gli effetti un progetto di vita a lungo termine.
Onestamente non è per tutti. Sono lavori spesso fisici, con turni lunghi e stipendi nella fascia medio-bassa per gli standard giapponesi. Molti viaggiatori immaginano il Giappone lavorativo come un ufficio a Shibuya, e qui la realtà è una cucina di un hotel in una località termale o una casa di riposo in provincia.
Se però vi piace il settore, per esempio avete già lavorato in un ristorante o in un albergo, secondo me è un’opzione da valutare seriamente e molto sottovalutata.
Cuochi e mestieri
Per i cuochi specializzati in cucina straniera esiste un visto dedicato, chiamato ginou. È quello con cui lavorano tanti chef italiani, francesi, indiani, thailandesi e cinesi nei ristoranti giapponesi.
Anche qui la laurea non serve, ma serve tanta esperienza: in genere dieci anni documentati nella cucina di quel paese, e nel conteggio può rientrare il periodo passato in una scuola di cucina. Il ristorante che vi assume deve essere abbastanza grande e avere un menù serio, e con questo visto si può fare solo il cuoco, non il cameriere né la cassa.
Lo stesso visto copre altri mestieri molto specifici, come i sommelier, gli istruttori sportivi, i pasticceri o gli artigiani di lavorazioni tipiche di un paese straniero. Sono nicchie, ma se avete alle spalle anni di lavoro in uno di questi campi vale la pena informarsi, perché la richiesta di professionisti veri esiste.
Il visto di matrimonio
Il visto di matrimonio è il più semplice da spiegare. Se sposate una persona giapponese ottenete il visto per coniugi di cittadini giapponesi, e con questo potete fare qualsiasi lavoro, a tempo pieno o part-time, senza limiti di settore e senza nessun requisito di studio.
Potete fare il cameriere, aprire un’attività, lavorare in un’azienda, cambiare lavoro quando volete. Qualcosa di simile vale anche per chi sposa uno straniero con residenza permanente in Giappone.
Ovviamente non è una strada da pianificare a tavolino, e l’immigrazione controlla che il matrimonio sia vero. Vengono chiesti documenti, a volte foto e informazioni su come vi siete conosciuti, e se ci sono dubbi possono fare domande a entrambi.
Vi dico però che nella pratica è la strada con cui tantissimi stranieri vivono e lavorano in Giappone senza essersi mai posti il problema della laurea. Se siete in una relazione con una persona giapponese e state già pensando di sposarvi, sappiate che dal punto di vista lavorativo vi si apre tutto.
Diverso invece il caso di chi segue il coniuge straniero che lavora qui con un visto di lavoro. Con il visto per familiari si può lavorare solo part-time, fino a 28 ore a settimana e con un permesso da chiedere a parte, come per gli studenti.
Modelle e spettacolo
Anche il mondo della moda e dello spettacolo ha il suo visto, chiamato kogyo, e vale per modelle e modelli, cantanti, ballerini, attori, musicisti e sportivi professionisti. Per le modelle il requisito personale di studio o esperienza praticamente non esiste: conta che ci sia un’agenzia giapponese che vi fa il contratto e fa da sponsor.
A Tokyo ci sono diverse agenzie che lavorano quasi solo con modelle straniere per pubblicità, cataloghi, sfilate e servizi fotografici. In genere i contratti durano qualche mese e possono essere rinnovati se il lavoro va bene.
Non è una strada per chiunque, perché servono fisico, portfolio e un’agenzia che vi scelga. È comunque un buon esempio per far capire quanto sia falsa l’idea che senza laurea il Giappone sia chiuso.
Lo stesso ragionamento vale per musicisti che suonano nei locali o negli hotel, ballerini dei parchi a tema e artisti di strada ingaggiati per eventi. Anche qui tutto dipende da chi vi ingaggia, non dal vostro titolo di studio.
La working holiday
La working holiday è il modo più semplice per venire a vivere e lavorare in Giappone per un periodo limitato. Il Giappone ha accordi con molti paesi, Italia compresa, e il visto è pensato per i giovani, di solito tra i 18 e i 30 anni, con qualche differenza a seconda della nazionalità.
Dura fino a un anno e permette di fare lavoretti per mantenersi durante il viaggio, senza nessun requisito di studio. L’unico divieto chiaro riguarda i locali notturni con intrattenimento per adulti, come host club e simili.
Non la vedo come una soluzione definitiva, perché finito l’anno il visto non si rinnova. Secondo me è però la prova migliore prima di prendere decisioni grosse e costose come una scuola di lingua e poi una senmon gakko.
Un anno qui vi fa capire se vi piace davvero vivere in Giappone e non solo visitarlo, quanto costa la vita fuori dai quartieri turistici e che livello di giapponese vi manca. I lavori più comuni con questo visto sono in hotel e ostelli, nei ristoranti, nelle località sciistiche d’inverno e nelle guesthouse.
Da dove partire
Il primo passo è capire quale strada si adatta alla vostra situazione, senza sceglierne una a caso. Mi capita spesso di consigliare di mettersi davanti a un foglio e rispondere a poche domande molto concrete:
- Quanti anni avete? Se siete sotto i 30 la working holiday è la prova più economica.
- Che livello di giapponese avete, o quanto tempo siete disposti a metterci per impararlo? Quasi tutte le strade stabili passano da qui.
- Avete già esperienza lunga e documentabile in un mestiere, per esempio in cucina, nel design o nella traduzione? In quel caso potreste già avere i requisiti per un visto di lavoro.
- Quanto budget avete per studiare? Scuola di lingua e senmon gakko insieme richiedono una spesa importante prima di iniziare a guadagnare.
- Vi va bene un lavoro fisico o in settori come hotel e ristorazione? Se sì, il tokutei gino vi porta qui molto più velocemente.
Qualsiasi strada scegliate, il giapponese resta la cosa che fa la differenza, molto più del pezzo di carta. Senza laurea ma con un buon giapponese si trova lavoro; con una laurea e zero giapponese, fuori da pochi settori come l’informatica, è spesso più difficile di quanto si pensi.
Diffidate anche delle agenzie che promettono lavoro e visto garantiti in cambio di soldi, e prima di firmare qualsiasi contratto verificate che il lavoro corrisponda davvero al visto che vi daranno. Se i dubbi sono tanti, un gyoseishoshi, il consulente abilitato per le pratiche con l’immigrazione, vi può dire in una consulenza se avete le carte in regola.
Il mio consiglio
Se fossi al posto di chi non ha la laurea e vuole costruirsi una vita lavorativa stabile qui, farei così: working holiday per un anno se l’età lo permette, poi scuola di lingua e senmon gakko in un settore che mi piace davvero e che le aziende cercano. È più lunga, costa, ma alla fine avete un mestiere, il giapponese e un visto solido.
Il tokutei gino invece è la strada più rapida se non avete paura di lavorare con le mani. Il matrimonio e i visti per modelle e artisti sono casi particolari, ma esistono e funzionano benissimo per chi ci rientra.
La prossima volta che leggete che senza laurea in Giappone non si lavora, ecco… sapete come stanno davvero le cose. Voi quale strada scegliereste?

Autore
Marco Togni
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).
