Lago AkanA 36798 metri
Alghe marimo, vulcani e intagliatori.
©Bossa Art - ShutterstockUn lago dentro un cratere, nell’Hokkaido orientale, dalle parti di Teshikaga: lo si guarda solo dall’alto, dal bordo, perché all’acqua non si scende e un sentiero per arrivarci non esiste proprio. Il Mashu è conosciuto per due cose opposte fra loro, il blu dell’acqua quando l’aria è pulita e la nebbia che lo copre per più di cento giorni all’anno.
Dal bordo si vedono l’isolotto in mezzo all’acqua, le montagne tutto intorno e, con il cielo sgombro, la punta dello Sharidake in fondo. È il posto giusto se state girando l’est dell’Hokkaido in auto e volete paesaggi grandi senza doverveli guadagnare a piedi.
Si vede tutto da un punto solo: un anello di montagne chiuso, l’acqua duecento metri più in basso e niente case, niente strade, niente barche.
Nel lago non entrano e non escono veri fiumi e l’acqua arriva da pioggia e neve, ed è per questo che il Mashu è così trasparente. Ci hanno misurato 41,6 metri di trasparenza, all’epoca il record mondiale, e quel blu che vedete dal bordo viene proprio da lì.

L’acqua sta molto più in basso di quanto sembra nelle foto: dal parapetto al lago c’è un dislivello che nasconde le dimensioni vere, e l’isolotto a occhio nudo è un puntino. Se avete una macchina fotografica con lo zoom tiratelo fuori, con il telefono vi porterete a casa un’inquadratura piena di montagne e con un lago piccolo in mezzo.
Poi c’è la cosa che spiazza chi arriva senza saperlo: non si scende. Non c’è una riva, non si fa il giro intorno all’acqua e non c’è un pontile. Se cercate quel tipo di lago, quello vero da toccare con le mani, è il Kussharo lì vicino, non questo.
Si sta in piedi al vento, e il vento lassù non scherza nemmeno a fine estate: una felpa non basta, serve una giacca vera anche a settembre. Il primo punto panoramico si riempie a ondate, quando arrivano i pullman: si passa da dieci persone appoggiate alla ringhiera a trenta in fila, e poi torna il silenzio nel giro di poco.
Ci torno ogni volta che passo da questa parte dell’Hokkaido, e il motivo è semplice: è uno dei pochissimi posti dove il paesaggio è ancora esattamente come se non ci fosse mai arrivato nessuno, e in Giappone una cosa così non capita quasi mai. Mi appoggio alla ringhiera, bevo un caffè e riparto contento.

La nebbia è il grande punto interrogativo, e va detto chiaro: si può arrivare fin lassù e trovare il muro bianco, con la ringhiera che sparisce a cinque metri. Il periodo peggiore è il cuore dell’estate, quando l’aria umida che sale dal Pacifico si ferma dentro il cratere; primavera avanzata, autunno e inverno sono molto più puliti.
C’è pure la storia locale per cui vedere il lago sgombro porta male ai fidanzati e fa tardare le nozze. Ve lo dico solo perché i cartelli e i negozianti ci scherzano sopra: è la scusa perfetta per chi non vede niente.
La mattina presto è il momento migliore. All’alba, nella stagione calda, capita di trovare il cratere pieno di nuvole basse con solo le creste che spuntano fuori, ed è la cosa più bella che si vede da qui dopo il blu.
Il primo punto panoramico all’alba è quasi vuoto, ci sono due o tre auto e gente con il treppiede che non parla. A metà mattina cambia tutto: pullman, gruppi con la bandierina, code al gelato e qualcuno che si fa la foto sul primo livello della terrazza mentre altri aspettano il posto.
D’autunno il bosco intorno al bordo vira sul rosso e sul giallo e il contrasto con l’acqua è la cosa che vi resta in testa. D’inverno si va per un altro motivo: il cielo è più stabile, sugli alberi delle creste si forma la brina, e verso la fine della stagione fredda una parte della superficie comincia a ghiacciare.
Di notte si viene per le stelle: intorno non c’è una luce a chilometri e il cielo si apre su tutti e trecentosessanta gradi, ma la temperatura scende in fretta e serve qualcosa di pesante davvero.
Con il cielo coperto basso il lago non si vede e non c’è trucco che tenga. La zona è piena di altre cose — i fumi dello Iozan, il Kussharo, le terme di Kawayu — per cui se il tempo è brutto rovesciate il programma e tornate quassù il giorno dopo.

Ce ne sono tre, il primo, il terzo e Ura-Mashu, e non sono intercambiabili. Il primo, sul lato sud, è quello dei pullman ed è anche il più comodo: il Kamui Terrace, oltre alla gradinata, ha una sala interna con vetrate dove ci si scalda quando fuori tira, i bagni, il negozio con i prodotti di Teshikaga e i gelati fatti con l’acqua di sorgente del posto, compreso quello azzurro al gusto di ramune e yogurt.
La vista da qui è quella delle foto classiche, con la montagna rocciosa sulla destra e l’isolotto leggermente defilato.
Il terzo punto panoramico sta più in alto di tutti, sul lato ovest, ed è il mio preferito. Dal parcheggio, che tiene sì e no dieci auto, si sale una rampa di scalini e si arriva su due ponti di legno senza niente davanti: l’isolotto è più vicino e si guarda l’acqua quasi a picco.
Girandosi dall’altra parte, dallo stesso punto, si vedono il Kussharo giù in fondo, la montagna gialla di zolfo e il fumo di Kawayu. È il posto dove capita di restare da soli anche a stagione piena.
Ura-Mashu sta invece sul lato nordest, dalla parte di Kiyosato. È più in basso del terzo, il bosco arriva fino al parapetto e da lì si vede il versante liscio della montagna invece di quello spaccato.
Qui la nebbia entra meno che sull’altro lato, per cui quando gli altri due sono nel bianco può essere la carta da giocare. Di gente ne trovate pochissima: quattro auto nel piazzale e basta.

Il punto giusto è il terzo, con l’isolotto inquadrato al centro e l’anello di creste che chiude a destra e a sinistra: da lì si capisce che è un cratere e non un lago qualunque. A mezzogiorno il colore dell’acqua è al massimo, con la luce radente del mattino vengono fuori le pieghe delle montagne.
Se puntate al mare di nuvole dovete essere sul posto prima che si alzi il giorno, dopo una notte fredda e serena.
Dal primo punto panoramico conviene salire fino al livello più alto della gradinata, perché sotto la ringhiera in vetro si prendono i riflessi e vi ritrovate le impronte delle mani degli altri dentro l’inquadratura. Tenete conto del vento: treppiede leggero e teleobiettivo lungo, lassù, sono una lotta.
Qui si viene per una cosa sola, non per un giro: non c’è un lungolago, non c’è una passeggiata, c’è un affaccio dall’alto su un cratere pieno d’acqua. Vale la deviazione perché con l’aria giusta il colore dell’acqua ve lo ricordate per tutto il resto del viaggio, e perché dal terzo punto panoramico la forma del cratere si legge tutta in una volta. Se invece viaggiate con la pioggia in testa o volete stare vicino all’acqua e camminare sulla riva, saltatelo e dedicate il tempo al Kussharo: qui il rischio è di guardare un muro bianco e ripartire.
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Lago Mashu
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).