Lago MashuA 36798 metri
Punti panoramici sul cratere chiuso.
©Harumachi's photograph - ShutterstockUn lago dentro un parco nazionale, in Hokkaido orientale, con un paese termale sulla riva sud e due vulcani che si vedono da quasi tutta la sponda. Il lago Akan è conosciuto per i marimo, le alghe verdi che crescono a palla sul fondo, e per l’Ainu Kotan, il gruppo di case e botteghe dove vive e lavora una comunità ainu.
Intorno ci sono boschi con passerelle di legno, fango che bolle a fior di terra e battelli che vanno verso le isole. Ci andate se in Giappone volete un paio di giorni di natura e non solo città, se camminare vi piace e se l’idea di chiudere la giornata in una vasca di acqua calda vi mette di buon umore.

I marimo del lago sono protetti, non si raccolgono e non si toccano, e quelli nei barattoli dei negozi sono coltivati altrove. Nessuno vi sta imbrogliando, ma se pensavate di portarvi a casa un pezzo di lago Akan, no.
Il centro sull’isola è vecchiotto e si gira in due passi, più simile all’angolo di un acquario di provincia che a un museo. Detto questo, quelle palle verdi sospese nell’acqua sono una cosa che altrove non trovate, e i bambini ci restano incollati. Qui i marimo sono monumento naturale speciale e il lago Akan è uno dei pochissimi posti al mondo dove crescono così grandi e così rotondi: è per questo che la tutela è severa, e il centro sull’isola è l’unico punto in cui li vedete da vicino.
La delusione classica riguarda i vulcani: da sotto sembrano a portata di mano, ma salirci è alpinismo da escursionisti allenati, con sentieri lunghi e ripidi. Se volete il lago dall’alto senza farvi una salita seria, il punto giusto è il belvedere sopra la zona degli impianti da sci, un paio di chilometri di cammino con trecento metri di dislivello: da lassù si vede tutta la conca con l’acqua in mezzo e le montagne intorno.
L’altra avvertenza è sul paese termale: le vie dietro il lungolago sono fatte di alberghi grossi e negozi che vendono più o meno le stesse cose, e chi si aspetta un borgo di legno con le lanterne resterà spiazzato.
Ci torno d’inverno, ed è il momento per cui lo consiglio a chiunque me lo chieda: si scende dal paese e si è subito sul lago ghiacciato, si cammina sulla neve compatta con venti centimetri di ghiaccio sotto le scarpe, e l’unica cosa che si sente è lo scricchiolio dei propri passi. Poi si rientra e ci si mette a mollo nell’acqua calda, con i vestiti bagnati di neve appesi ad asciugare. Questa sequenza qui, in Giappone, me la dà solo il lago Akan.

D’inverno il lago gela del tutto e sulla superficie compaiono le tende per la pesca degli sperlani, le motoslitte, i buchi dove l’acqua calda sale dal fondo e non lascia congelare niente. Fa un freddo cattivo, meno venti non è raro, e serve vestirsi bene.
Le mattine senza vento e con il termometro molto basso sono quelle in cui si formano i fiori di ghiaccio sulla superficie gelata, cristalli bianchi che sembrano un campo fiorito. Non contateci troppo: si vedono poche mattine a stagione, con un po’ di fortuna.
D’estate il lago si gira in canoa ed è la stagione in cui il bosco intorno al Bokke è al massimo, verde fitto e pieno di versi di uccelli. È anche il periodo con più gente: il molo dei battelli si riempie, e in mezzo alla giornata sulla banchina si aspetta in fila.
L’autunno è la stagione più bella per i colori, con le sponde rosse e gialle che si riflettono nell’acqua, e in ottobre c’è la festa dedicata al marimo. È nata per proteggere le alghe e la parte centrale sono i riti ainu: prima c’è la cerimonia per accoglierle, poi alcuni uomini ainu le riportano al largo su una canoa scavata nel tronco e le rimettono nel lago. La sera una fiaccolata attraversa il paese dalla riva fino all’Ainu Kotan.
Il momento migliore della giornata è la mattina presto, prima che arrivino i pullman. All’alba sul lungolago ci sono i cani a passeggio e il vapore delle terme che sale dai tetti, e sul sentiero del bosco non incontrate nessuno per parecchi minuti di fila.
Il pomeriggio è la fascia peggiore: gruppi organizzati, parcheggi pieni e via dell’Ainu Kotan percorsa avanti e indietro senza sosta. Con la pioggia fitta, invece, tanto vale rimandare la camminata e stare dentro: il lago sparisce dietro la foschia e i vulcani non si vedono più.
I sentieri partono tutti dalla stessa zona ai bordi del paese e sono tre, corti e senza difficoltà: quello che porta al fango bollente, poco più di un chilometro, uno lungo la riva di circa un chilometro e mezzo e uno dentro il bosco. Si cammina quasi sempre su passerelle di legno o su terra battuta, senza salite serie, e con un passeggino si arriva comunque a vedere qualcosa.
Nel bosco ci sono scoiattoli e cervi che attraversano il sentiero senza scomporsi più di tanto. Vicino alle pozze di fango la neve si scioglie anche in pieno inverno per via del calore che sale dal terreno, e in mezzo al bianco restano chiazze di terra scura.
Le recinzioni intorno al fango ci sono perché sotto la crosta la temperatura è quella dell’acqua che bolle. Non ci si sporge e non si scavalca, neanche per un secondo.
D’inverno il terreno del lungolago diventa una lastra, e i ramponcini da mettere sotto le scarpe sono la differenza tra una camminata e una giornata rovinata. Li vendono in paese.
La via dell’Ainu Kotan sale piano e si fa tranquillamente a piedi, con le botteghe aperte sui due lati e il rumore degli scalpelli che esce dalle porte. Dagli altoparlanti lungo la strada esce musica tradizionale a volume basso: a me piace, ma so che a qualcuno dà l’impressione di una cosa costruita per i turisti.
Chi ci lavora è gentilissimo e se chiedete cosa significa un disegno intagliato ve lo spiega volentieri, continuando a lavorare mentre parla.

Lo scatto giusto si fa dalla riva a est del paese, dove la passerella si allunga sull’acqua: da lì si prende il lago in primo piano e il cono dell’Oakan dietro, con la luce di prima mattina che arriva di taglio. Niente fila, niente ressa, basta arrivarci presto.
L’altra inquadratura che tiene è dall’acqua, dal ponte del battello mentre passa vicino alle isole boscose. Se andate d’inverno, le pozze di fango che fumano in mezzo alla neve valgono uno scatto più delle sculture di ghiaccio che si trovano in paese.

Qui non si viene per un monumento, si viene per il posto intero: il bosco dietro il paese, l’acqua, le montagne e una comunità che lavora ancora il legno a mano. Chi si ferma solo un’ora, compra un barattolo con dentro l’alga e riparte, si porta a casa la parte meno interessante. Chi ci dorme e si alza presto, invece, si prende la mattina sul lago, che per me è la cosa più forte dell’Hokkaido orientale. Se state pianificando un giro in auto da Kushiro in su, spostate la rotta per passare di qua. Se cercate solo un panorama da vedere dal finestrino, no, non è il posto.
Il modo più comodo è l'auto a noleggio: dalla zona di Kushiro ci vogliono circa 80 minuti di strada.
Senza auto, dalla stazione JR di Kushiro partono i bus Akan diretti al paese termale: il viaggio dura circa due ore e le corse sono poche al giorno.
Dall'aeroporto di Kushiro c'è l'Akan Airport Liner, coordinato con gli arrivi dei voli, che va prenotato in anticipo. Dal capolinea il lungolago e l'Ainu Kotan si raggiungono a piedi in pochi minuti.
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Lago Akan
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).