Veduta notturna di Kokusai Street a Naha, Okinawa, con insegne luminose, palme e traffico cittadino.©kazuhiro - Shutterstock

Kokusai-dori

Una strada da fare su e giù a piedi, nel centro di Naha a Okinawa, con le vetrine una attaccata all’altra e subito dietro un mercato coperto pieno di pesce colorato.
Kokusai-dori è il posto dove passa chiunque arrivi a Okinawa: negozi di souvenir, ristoranti di cucina locale, musica di sanshin (la chitarrina a tre corde dell’isola) sparata dagli altoparlanti e, ai lati, un reticolo di gallerie coperte dove si vende tutto quello che serve a chi ci abita.
Ci venite per mangiare, per farvi un’idea di com’è fatta Naha e per portarvi a casa qualcosa. Se avete una mattinata o una serata libere in città, si parte da qui.

Cosa si vede

La via in sé sono due file di vetrine, una corsia per senso di marcia in mezzo e i marciapiedi pieni di gente che cammina piano. Ci sono seicento attività tra negozi, ristoranti, alberghi e grandi magazzini lungo un chilometro e sei: messa così sembra una lista della spesa, e in effetti la parte migliore non è la strada, sono le cose che le stanno agganciate ai lati.
Il nome viene da un cinema aperto subito dopo la guerra, quando Naha era quasi rasa al suolo: Kokusai vuol dire internazionale, e la via si riempì di negozi così in fretta che la chiamarono il miglio dei miracoli.

  • Il mercato Daiichi Makishi: al piano dei banchi pesci blu e rossi messi in fila come in una pescheria di fantascienza, maiale in ogni sua parte, tofu dell’isola; quello che comprate sotto lo cuociono e lo mangiate al piano di sopra.
  • Ichiba Hondori e Heiwa-dori: le gallerie coperte che partono dalla via e si intrecciano dietro, con frutta, kamaboko, vestiti a pochi soldi e botteghe che non hanno niente a che fare col turismo.
  • Tsuboya yachimun-dori: quattrocento metri di pietra chiara con una ventina di laboratori di ceramica, quasi nessuna auto, muretti e tetti rossi.
  • Lo yatai-mura, il villaggio delle bancarelle: una ventina di banchetti attaccati uno all’altro, con un palco in mezzo dove suonano canzoni delle isole e ballano l’eisa, il ballo con i tamburi.
  • Tenbusu Naha: la piazzetta a metà strada dove si fermano i gruppi di eisa e la gente si siede sui gradini a guardare.
  • I negozi giganti di souvenir e il Don Quijote: shisa di cemento alti come una persona all’ingresso, pareti intere di tarte di patata viola e bottiglie di awamori, comprese quelle col serpente dentro.

Se guardate solo le vetrine sulla via principale vi sembrerà tutto uguale, e in parte lo è davvero: gli stessi dolci, lo stesso sale aromatizzato, le stesse camicie a fiori e gli stessi cartelli per centinaia di metri. I prezzi sono quelli di una zona turistica, affari da fare non ce ne sono.
Il mercato è più raccolto di come uno se lo immagina guardando le foto: il piano dei banchi si gira senza fatica, e verso mezzogiorno i tavoli del piano di sopra sono tutti occupati con la fila di gente in piedi che aspetta. Se volete mangiare lì dentro con calma, fatelo fuori dall’ora di pranzo.
Davanti a diversi ristoranti ci sono ragazzi col menu in mano che vi fermano per strada: un no basta e si va avanti, nessuno insiste. Chi invece si aspetta la Okinawa delle case basse coi tetti rossi sulla strada principale non la trova, quella comincia quando girate verso Tsuboya.

Ci torno ogni volta che passo da Naha, di sera dopo cena, perché tra i banchi del mercato, le gallerie che si aprono nel mezzo e la gente che mangia in piedi si capisce com’è fatta questa città meglio che in qualsiasi altro posto dell’isola. E quando accompagno qualcuno a Okinawa per la prima volta comincio sempre da questa strada, perché dopo averla fatta su e giù sa già cosa cercare nel resto del viaggio.

Quando andare

La differenza vera la fa il momento della giornata. La mattina i marciapiedi sono liberi, si cammina affiancati, nel mercato si sentono i banchi che sistemano il pesce e chi fa la spesa contratta senza pubblico intorno; è il momento in cui la strada somiglia a un posto dove si lavora e non a una vetrina.
Dal pomeriggio in poi cambia tutto: pullman che scaricano gruppi, ragazzi coi coni gelato, marciapiedi in cui si procede lentissimi e si sta dietro a chi si ferma a fotografare gli shisa.
Di sera è il mio momento preferito, con le insegne accese una sopra l’altra e i ristoranti pieni fino a tardi. È anche il punto da cui viene la foto migliore, dall’incrocio del ponte Mutsumibashi guardando in su per la via, con l’imboccatura della galleria coperta da una parte e le luci che si accavallano.

La domenica pomeriggio chiudono la strada alle auto e diventa un’altra cosa: si cammina in mezzo alla carreggiata, ci sono tavolini fuori, tamburi, gruppi di ballo e ragazzi che suonano. È il giorno in cui vi consiglio di esserci se avete la possibilità di scegliere, anche se è il più affollato di tutti.
D’estate, con il sole alto, sulla via principale non c’è ombra e il caldo di Okinawa si fa sentire davvero: le ore centrali si passano dentro le gallerie coperte o dentro il mercato, e si esce a camminare quando la luce si abbassa.
Con la pioggia forte la strada si svuota in fretta, ma le gallerie sono coperte da un capo all’altro e si continua a girare asciutti. È l’unico posto di Naha dove un giorno di maltempo non rovina il programma.

Le gallerie coperte

Questa è la parte che consiglio a tutti e che in molti si perdono, perché restano sulla via grande e non girano mai l’angolo. Le gallerie partono dai lati della strada, si incrociano, corrono parallele e si riattaccano tra loro: si entra da un’imboccatura qualsiasi e si sbuca da un’altra parte senza aver capito bene come.
Dentro l’aria è ferma, la luce è quella dei neon e il pavimento è di piastrelle lucide. I negozi diventano man mano meno turistici: all’inizio souvenir, poi alimentari, dolci di riso, mutande, camicie da lavoro, sacchi di alghe e signore sedute su sgabelli dietro il banco.

A Heiwa-dori si vede la Naha di tutti i giorni, con le serrande vecchie e i cartelli scritti a mano, e fra un negozio e l’altro compaiono bar minuscoli con quattro sgabelli. Fino a Tsuboya yachimun-dori andateci a piedi anche solo per il contrasto: il rumore cala, la pietra sotto le scarpe diventa irregolare e si passa davanti a laboratori dove si vedono i piatti appena tornati dal forno.
Se comprate ceramica, prendetevi il tempo di entrare in tre o quattro botteghe prima di decidere: i prezzi e la qualità cambiano molto da una all’altra, e nei negozi sulla strada principale trovate spesso le stesse cose fatte peggio.

Camminarla tutta

Da un capo all’altro è un bel pezzo di strada, tutto piano, senza scale né salite. La fatica non sta nel dislivello, sta nei marciapiedi stretti e nel fatto che i bus passano a un metro da voi mentre vi fate largo tra chi si è fermato davanti a una vetrina.
Con un passeggino si gira, ma preparatevi a fermarvi e girare intorno alla gente; dentro il mercato gli spazi tra i banchi sono ridotti e conviene tenere i bambini per mano, perché è tutto pieno di vasche e di ghiaccio per terra.

Niente panchine lungo la via, per cui le pause si fanno dentro un locale o sui gradini di Tenbusu. Per chi fa fatica a camminare le gallerie sono la parte più comoda, con il pavimento liscio e senza bus che passano accanto.
Se dovete fare le foto ai banchi del pesce, chiedete prima con un gesto: nel mercato quasi tutti dicono di sì e qualcuno vi gira il pesce dalla parte giusta.

Cosa mangiare

Il motivo per cui ci si ferma qui a pranzo o a cena è che si trova tutta la cucina di Okinawa in pochi metri. Sulla via e nelle traverse ci sono locali di Okinawa soba, con i noodle di grano spessi e la pancetta di maiale stufata sopra, e ristoranti dove ordinare goya champuru, rafute e maiale agu alla griglia.
Nel mercato Makishi l’idea è diversa: scegliete il pesce ai banchi, anche quelli dai colori assurdi, e ve lo preparano al piano di sopra come sashimi, fritto o in zuppa.

Per camminare invece si mangia in piedi: i sata andagi, le frittelle tonde e dense che vendono nelle gallerie, i gelati Blue Seal al gusto di patata viola o di canna da zucchero, e gli onigiri con lo spam e uovo, eredità della lunga presenza americana sull’isola. La sera fate un giro allo yatai-mura e assaggiate un po’ ovunque, un piatto per banco, con un bicchiere di awamori.

In breve

  • Il pezzo forte: il mercato del pesce e le gallerie coperte che si aprono ai lati, più delle vetrine sulla via.
  • Quando andare: al mattino per camminare tranquilli, di sera per le insegne accese, la domenica pomeriggio quando le auto non passano; d’estate mai nelle ore più calde.
  • Ideale per: prima volta a Okinawa, chi vuole mangiare piatti locali, chi deve comprare regali, chi ha una giornata di pioggia da salvare.
  • Atmosfera: strada stretta e piena, musica dai negozi, odore di fritto e di ghiaccio, gente che cammina lenta.

Conclusione

Vale la deviazione, ma non per i negozi: il motivo è che in poche centinaia di metri passate dal banco del pesce alla galleria con le mutande in vendita alla via di pietra dei ceramisti, e questo insieme non lo trovate da nessun’altra parte dell’isola. La strada principale da sola, di pomeriggio, è la parte meno interessante: presa così potrebbe anche deludere.
Se odiate la folla e i negozi di ricordi, fatela di sera e infilatevi subito nelle vie laterali. Se invece siete a Naha e volete un posto solo dove vedere come vive la gente e mangiare bene, non ce n’è un altro da mettere prima di questo.

Informazioni utili

Nome: Kokusai Dori
Indirizzo: Kokusai-dori, Naha, Okinawa, Japan
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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