NaguriA 11665 metri
Torrente, cascate, catene e onsen.
©Spyan - ShutterstockUn bosco con il sottobosco tutto rosso, nella campagna di Saitama: a fine settembre qui fioriscono gli higanbana, i gigli rossi che sbucano dalla terra nudi, senza foglie, e sono cinque milioni. Kinchakuda, a Hidaka, è un pezzo di pianura chiusa dentro l’ansa di un fiume, e quello che lo rende diverso da qualsiasi altro campo di fiori è proprio questo: i fiori stanno sotto gli alberi, non in mezzo a un prato.
Ci sono anche un campo di cosmee e una passerella di legno sopra il fiume. Se avete una giornata libera in autunno, per me è la gita che consiglio più volentieri, e va bene anche con i bambini piccoli.
Il fiume Koma fa una curva larghissima e si richiude quasi su se stesso, lasciando dentro un pianoro di circa cinquecento metri di diametro. Su una parte di quel pianoro, cinque ettari e mezzo, cresce il bosco con i fiori. Il resto è campi, prati e sentieri lungo l’acqua.

La prima cosa da sapere è che le due metà del campo sono una trappola. Le foto che girano sono quasi sempre di una parte sola al massimo della fioritura, e i giorni in cui monte e valle sono aperti nello stesso momento sono davvero pochi: capita di arrivare con una metà già andata e l’altra ancora chiusa. Non è un disastro, perché anche mezzo campo è tantissimo, però meglio saperlo prima e non restare male.
Seconda cosa: da vicino il tappeto rosso non è perfetto come sembra in fotografia. Ci sono buchi, zone più rade, e verso la fine della fioritura i fiori passati diventano scuri e un po’ stracciati. Il colpo d’occhio vero si prende guardando in orizzontale, all’altezza dei fiori, non guardando in basso a novanta gradi.
Terza: la forma a borsellino che dà il nome al posto, da dentro, non si vede per niente. Si capisce solo dall’alto, dallo Hiwadayama, la collinetta che sta lì di fianco, da cui il fiume disegna proprio il cordoncino della borsa. Se ci andate aspettandovi di percepire la forma camminando, non succede.
Detto tutto questo, è uno di quei posti che danno più di quello che promettono. Il fiore in sé lo trovate lungo qualsiasi argine giapponese in quel periodo, a mazzetti; qui la differenza la fa il bosco, perché un campo di higanbana così ampio cresciuto sotto gli alberi è una cosa rara, e cambiare angolo di dieci metri cambia completamente quello che vedete. Ci torno ogni anno nello stesso periodo ed è l’unica gita che rifaccio sempre uguale: mi metto sul sentiero interno, cammino piano e sento l’acqua del fiume dietro gli alberi mentre davanti è tutto rosso. Chi viene a trovarmi dall’Italia in autunno lo porto qui prima di qualunque tempio.
Qui prima si coltivava riso, e i bulbi sono arrivati da soli con le piene del fiume. Nessuno li ha piantati in fila, ed è per questo che il campo sembra disordinato nel modo giusto.

Il momento buono è intorno all’equinozio d’autunno. Da metà settembre il terreno comincia a puntinarsi di rosso, la piena fioritura arriva verso la fine del mese, e a ottobre resta il campo a valle più le cosmee. La finestra è corta e si sposta di anno in anno con il caldo, per cui conviene controllare come stanno i fiori prima di mettersi in viaggio invece di fissare la data un mese prima.
Nei giorni di festa e nel fine settimana di massima fioritura c’è una fila di persone sul sentiero e si cammina a passo d’uomo, con le spalle degli altri davanti; nemmeno arrivare con la luce del primo mattino vi salva, in quei giorni è già pieno all’alba. Nei giorni feriali il posto è un’altra cosa: si sta larghi, ci sono i signori della zona con il cavalletto smontato in mano e le comitive in visita scolastica che passano in fretta.
La mattina presto è il momento migliore in assoluto, perché il sole basso entra tra i tronchi di taglio e i petali si accendono da dietro. Verso metà pomeriggio la luce si appiattisce e il campo perde metà della sua forza.
Con il cielo coperto perde parecchio, e questa è la cosa che vi tornerà più utile: senza sole il rosso resta rosso ma diventa piatto, e tutto il gioco di chiaro e scuro tra gli alberi sparisce. Con la pioggia, oltre a quello, i sentieri dentro il bosco diventano fango e i fiori si spiaccicano a terra.
Fuori dal periodo della fioritura è un parco lungo il fiume, con l’erba tagliata, i ciliegi in primavera e il campo di colza gialla: un bel posto dove portare i bambini un pomeriggio, non una cosa per cui fare un viaggio.
È tutto in piano e non c’è un solo gradino da fare. I sentieri principali sono larghi e battuti, passeggini e carrozzine girano senza problemi sull’anello esterno e sul ponte di legno.
Dentro il bosco è diverso: lì il terreno è terra nuda con radici che escono, in qualche punto stretto si passa in fila indiana, e con le ruote diventa un lavoro. Scarpe chiuse, non sandali.
Di camminare ce n’è, perché per vedere sia la metà a monte che quella a valle si fa tutto il giro del pianoro, ma è camminata facile, senza salite. Nel bosco si sta all’ombra e la temperatura scende di qualche grado, mentre sul campo di cosmee e lungo il fiume non c’è un albero: a fine settembre, se il caldo non è ancora passato, quel pezzo si sente. Cappello e acqua.
I fiori partono dal bordo esatto del sentiero e sono protetti da cordicelle basse, quindi con i bambini piccoli la regola è una sola, si tiene la mano e si sta al centro. La consolazione per loro arriva dal fiume, dove ci si può bagnare i piedi.
Nel periodo della fioritura ci sono le bancarelle con roba da mangiare del posto vicino all’ingresso e allo spiazzo centrale, e qualcosa succede sul palco quasi tutti i giorni. Non è la parte per cui si viene, però un piatto caldo dopo il giro ci sta.

Il punto più comodo è il ponte Aiai: da lassù prendete il fiume che gira e il bordo del campo rosso dietro. È anche l’unico punto dove la gente si ferma tutta insieme, per cui aspettate il vostro turno al parapetto.
La foto che racconta davvero il posto però è un’altra e si fa dentro il bosco: ci si abbassa quasi a terra, si punta verso il sole e i petali diventano trasparenti, con i tronchi scuri in verticale a fare da righe. Senza controluce viene una macchia rossa e basta.
Un avviso che serve a chi porta l’attrezzatura: nel periodo della fioritura, dentro l’area del campo, il treppiede non si può usare, e nemmeno il monopiede. Se volete tempi lunghi tra gli alberi vi restano le mani ferme e un appoggio di fortuna.
L’altra cosa è la gente nelle inquadrature. Nelle ore centrali di un giorno di festa è impossibile tenere il sentiero vuoto, mentre nel primo mattino di un giorno feriale avete corridoi interi liberi.
I giorni buoni sono una decina all’anno, e si viene per una cosa sola che altrove non si trova: non il fiore, che in autunno sboccia lungo mezzo Giappone, ma il fiore dentro un bosco, con il sole che lo attraversa. Vale la deviazione senza discussioni se ci arrivate nella finestra giusta, con il cielo pulito e in un giorno feriale. Se invece potete andarci solo la domenica di massima fioritura, mettete in conto che vedrete tante teste e un po’ di rosso in mezzo; e se il periodo è già passato, lasciate perdere e tenetelo per l’anno prossimo, perché finita la fioritura restano l’erba e il fiume.
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Kinchakuda
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).