Persone in kimono tradizionale davanti all'ingresso principale del Santuario Namba Yasaka a Osaka.

Kimono e yukata

Kimono e yukata si somigliano tantissimo e molte persone li confondono, ma basta sapere tre o quattro dettagli per distinguerli al primo sguardo. Non è solo una questione di stoffa: cambiano le occasioni in cui si mettono, il modo di indossarli, gli accessori e anche il prezzo.
In questa guida vi spiego le differenze tra kimono e yukata, quando i giapponesi usano l’uno o l’altro, come comportarsi con lo yukata che trovate in camera nei ryokan e cosa scegliere se vi viene voglia di provarne uno durante il viaggio.

Stessa forma, usi diversi

Lo yukata è a tutti gli effetti un tipo di kimono. La forma è la stessa: un abito lungo a T, con le maniche larghe, che si chiude sovrapponendo i due lembi davanti e si ferma in vita con una fascia chiamata obi. È così semplice da cucire che nelle scuole giapponesi lo si usa spesso per insegnare le basi del cucito.
Kimono, invece, è la parola generica che vuol dire più o meno vestito, cosa da indossare. Oggi però in Giappone quando si dice kimono si pensa all’abito di seta, più strutturato, quello delle cerimonie. Lo yukata è la sua versione estiva e informale, di cotone, che si mette per andare a una festa di paese o a vedere i fuochi d’artificio.

La differenza di rango si capisce bene guardando la storia. Lo yukata nasce dallo yukatabira, una veste di lino che i nobili del periodo Heian indossavano durante il bagno di vapore. Col tempo è diventato l’abito da mettere dopo il bagno, per asciugarsi e rinfrescarsi, e nel periodo Edo, quando il cotone si è diffuso, è arrivato anche alla gente comune.
Ancora oggi quel legame con il bagno si sente: lo yukata è l’abito che trovate negli onsen e nei ryokan, mentre il kimono resta quello dei matrimoni e delle cerimonie.

Come riconoscerli

Il trucco più semplice è guardare il collo. Sotto il kimono si porta sempre una sottoveste lunga, il nagajuban, che ha un colletto bianco o chiaro che spunta dallo scollo a V. Nello yukata quel secondo colletto non c’è: si vede solo la stoffa dell’abito, perché lo si indossa direttamente sopra la biancheria.
Poi si guardano i piedi. Con il kimono si portano i tabi, i calzini bianchi con l’alluce separato, e sandali più eleganti come gli zori. Con lo yukata si va a piedi nudi dentro i geta, i sandali di legno che fanno quel rumore secco sull’asfalto e che d’estate si sentono per strada nelle sere di festa.

Gli altri dettagli da tenere d’occhio sono questi:

  • La stoffa dello yukata è quasi sempre cotone o poliestere, con colori vivaci e fantasie grandi, mentre il kimono è spesso di seta, più pesante e lucido.
  • L’obi dello yukata è stretto e morbido, di solito un hanhaba obi a mezza altezza o un heko obi, quello che sembra una sciarpa annodata, mentre il kimono vuole fasce larghe e rigide con cordoncini e fermagli.
  • Il kimono ha più strati e più accessori, quindi si vede che è più strutturato anche da lontano, mentre lo yukata cade in modo più morbido.
  • Le fantasie dello yukata sono quasi sempre estive: fiori di campanula, pesci rossi, onde, fuochi d’artificio.
Una yukata ripiegata con una cintura obi blu scuro all'interno di un cassetto presso l'InterContinental the Strings Tokyo.
Nei cassetti degli hotel trovate sempre uno yukata in cotone per la notte. Questo capo da camera va allacciato incrociando rigorosamente il lato sinistro sopra quello destro.
Esposizione di kimono e yukata economici su un supporto metallico all'esterno di un negozio nel quartiere di Yanaka.
A Yanaka si trovano bancarelle con yukata usati a soli 500 yen. Prima dell'acquisto frugate nei cesti e controllate che il colletto in cotone non sia macchiato o troppo logoro.

I tipi di kimono

Chi vede un kimono per la prima volta pensa che siano tutti uguali, invece ce ne sono diversi e ognuno ha un livello di formalità preciso. In Giappone sbagliare kimono a un matrimonio è un po’ come presentarsi in jeans a una cerimonia: non succede niente di grave, ma tutti se ne accorgono.
Quelli che vi capiterà più spesso di vedere sono questi:

  • Il furisode, con le maniche lunghissime che arrivano quasi alle caviglie, è il kimono più formale per le ragazze non sposate: lo vedete soprattutto il giorno della festa della maggiore età a gennaio e ai matrimoni.
  • Il tomesode è l’abito formale delle donne sposate, con le maniche corte e i disegni solo nella parte bassa: quello nero lo portano spesso le madri degli sposi.
  • L’homongi è un kimono elegante ma un gradino sotto, con i disegni che continuano senza interruzioni sulle cuciture, e va bene per matrimoni da invitati, cerimonie e occasioni importanti.
  • Il komon ha una fantasia piccola ripetuta su tutto il tessuto ed è un kimono da uscire, per andare a pranzo o a teatro.
  • Lo tsumugi è di seta grezza e resta un abito casual, bello e spesso costoso, ma non adatto a una cerimonia.

Per gli uomini il discorso è più semplice. C’è il montsuki, il kimono nero con gli stemmi di famiglia, che si porta con l’hakama, i pantaloni larghi a pieghe, ed è l’abito formale dei matrimoni tradizionali. Nella vita di tutti i giorni gli uomini che indossano il kimono sono pochi, e d’estate si vedono quasi solo in yukata o in jinbei, un completo di giacca e pantaloncini molto comodo.

Quando si usa lo yukata

Lo yukata è l’abito dell’estate, grosso modo da giugno a settembre, e dà il meglio di sé nelle serate di luglio e agosto. Le occasioni tipiche sono le feste estive dei templi e dei santuari, i festival come il Gion Matsuri di Kyoto e soprattutto gli hanabi, i grandi spettacoli di fuochi d’artificio sui fiumi.
In quelle sere i treni si riempiono di ragazze e ragazzi in yukata, famiglie con bambini vestiti uguali ai genitori e coppie che vanno insieme alla festa. Ci passo spesso in mezzo e vi dico sinceramente che è uno dei momenti più belli dell’estate giapponese, anche solo da guardare.

Ci sono però posti dove lo yukata non va bene. Essendo nato come abito da bagno e da casa, non si porta a matrimoni, funerali, cerimonie del tè formali o a una cena importante. D’estate chi vuole essere elegante sceglie il natsu kimono, il kimono estivo in tessuti leggeri e un po’ trasparenti come il ro e il sha, che si indossa con la sottoveste e i tabi come un kimono normale.
Negli ultimi tempi della stagione, quando a settembre comincia a fare più fresco, lo yukata si vede sempre meno. Portarlo in pieno autunno o in inverno non è vietato, ma sembra fuori stagione e in genere si capisce subito che è un turista.

Il kimono oggi

Nella vita quotidiana i giapponesi il kimono non lo mettono quasi più. Le occasioni in cui lo vedete sono sempre le stesse: la cerimonia della maggiore età, i matrimoni, le lauree, dove molte ragazze portano l’hakama sopra il kimono, e lo Shichi-Go-San, la festa di novembre in cui i bambini di tre, cinque e sette anni vengono portati al santuario vestiti di tutto punto.
Poi ci sono le persone che lo portano per lavoro o per passione: le maiko e le geiko di Kyoto, chi pratica la cerimonia del tè o l’ikebana, le signore anziane che vanno a teatro a vedere il kabuki, oppure i proprietari di qualche ryokan tradizionale.

Il motivo principale è pratico. Un kimono di seta nuovo può costare centinaia di migliaia di yen, e con obi e accessori si sale ancora. Indossarlo bene poi non è una cosa che si impara in cinque minuti: ci sono strati, lacci, cuscinetti per rendere dritta la figura, e molte donne giapponesi per le cerimonie vanno da una vestitrice professionista.
Chi ha voglia di un kimono senza spendere tanto può cercare nei negozi dell’usato, che in Giappone sono molto forniti e vendono kimono vintage a pochi migliaia di yen. Mi capita spesso di consigliarli come regalo o ricordo da portare a casa, anche solo come vestaglia o per appenderli.

Lo yukata del ryokan

Se dormite in un ryokan o in un hotel con onsen, in camera troverete uno yukata piegato, spesso con una giacca sopra. Serve per stare comodi dentro la struttura: lo si usa per andare al bagno, per la cena, per girare nei corridoi e anche per dormire.
Nelle località termali come Kinosaki o Ginzan si esce anche in strada con lo yukata e i geta del ryokan per fare il giro dei bagni pubblici, ed è una cosa normalissima. In un hotel di città, invece, conviene non scendere nella hall o al ristorante con lo yukata, a meno che la struttura non lo indichi chiaramente.

Le regole da sapere sono poche e semplici:

  • Il lembo sinistro va sopra il destro, per uomini e donne: se lo girate al contrario lo state chiudendo come si fa con i defunti, e i giapponesi lo notano subito.
  • La fascia va stretta in vita per le donne e un po’ più in basso, sui fianchi, per gli uomini, con il nodo davanti o leggermente di lato.
  • Se fa freddo sopra lo yukata si mette l’haori, la giacchina corta, oppure il tanzen, un soprabito imbottito lungo come lo yukata, che si chiude con la stessa cintura.
  • Guardate la taglia prima di infilarlo: molti ryokan tengono vicino all’ingresso o al bagno yukata di misure diverse, e uno troppo corto si apre a ogni passo.
  • Sotto potete tenere la biancheria: nessuno si aspetta che lo portiate a pelle.

Noleggio o acquisto

Per chi vuole provare a indossarli durante il viaggio la soluzione più semplice è il noleggio. A Kyoto e ad Asakusa i negozi di noleggio sono tantissimi, soprattutto intorno a Gion, a Kiyomizu e ad Arashiyama. Si sceglie l’abito, vi vestono loro e lo riconsegnate la sera.
I prezzi sono abbastanza bassi: per un pacchetto base con kimono o yukata, fascia, borsetta e sandali si spende in genere sui 3.000-5.000 yen, e se aggiungete l’acconciatura o scegliete stoffe migliori si sale verso i 7.000-10.000 yen. Prenotare online conviene quasi sempre, perché molti negozi fanno sconti e nei giorni di festa i posti finiscono.

Il consiglio pratico è di scegliere in base alla stagione. D’estate uno yukata di cotone è molto più sopportabile, perché il kimono con tutti i suoi strati sotto il sole di luglio è davvero pesante. Per il resto dell’anno il kimono ha più senso e sta meglio nelle foto con le foglie rosse o i ciliegi.
Tenete conto anche delle scarpe: i geta e gli zori non sono pensati per camminare otto ore sulle salite di Kyoto, e dopo un paio d’ore le vesciche tra le dita sono quasi garantite. Io vi direi di tenere in borsa un paio di cerotti e di non programmare giri troppo lunghi.

Se invece volete comprarne uno, lo yukata è molto più abbordabile. Nei grandi magazzini e nelle catene di abbigliamento come Uniqlo, d’estate, si trovano set completi a prezzi contenuti, mentre i modelli di marca o fatti a mano possono costare parecchio. Un kimono nuovo è tutt’altra spesa, ed è il motivo per cui l’usato resta la strada più sensata per un turista.

Il mio consiglio

Se venite in Giappone d’estate, provate a mettere lo yukata una sera per andare a una festa o a vedere i fuochi d’artificio: lo userete nel posto giusto, circondati da gente vestita allo stesso modo, ed è molto diverso dal farsi fotografare in costume in mezzo ai turisti. Negli altri mesi un kimono noleggiato per mezza giornata a Kyoto va benissimo, basta non esagerare con i chilometri.
E se dormite in un ryokan, lo yukata della camera è gratis. Ricordatevi solo il lembo sinistro sopra, e il resto viene da sé.

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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).