Cimitero di YanakaA 408 metri
Antiche tombe, ciliegi e gatti.

A Yanaka c’è una bottega di dolci tradizionali giapponesi aperta dal 1917 che vende ancora i suoi wagashi fatti in casa, da dietro un banco di legno e vetro d’epoca. Kikuzuki è piccola e si compra solo da portare via: entrate, scegliete dalla vetrina e uscite con il pacchetto in mano.
È conosciuta per l’aoume, il dolcetto che lo scrittore Kawabata Yasunari, premio Nobel per la letteratura, regalava al posto del biglietto da visita. Fa al caso vostro se girate per Yanaka e volete assaggiare un wagashi vero, oppure portare una scatolina a chi vi ospita a cena.
Vendono solo wagashi, i dolci tradizionali giapponesi a base di pasta di fagioli e riso glutinoso, e li preparano loro. Nella vetrina i dolci di sempre stanno accanto a quelli di stagione, sistemati su vassoi rettangolari di ceramica con il cartellino di carta verde dal bordo smerlato.
L’aoume è il motivo per cui ci si ferma qui, e vi avviso subito che non assomiglia a nessun dolce italiano. È grande quanto una noce e si prende con due dita: al primo morso sentite la pasta di riso al matcha, poi arriva il miso, che è salato davvero e lascia la bocca pulita invece di impastarla di zucchero.
Appena fatto è così molle che tagliarlo con il coltello è quasi impossibile. Se lo lasciate riposare un po’ nella sua carta prende consistenza, e d’estate, con il caldo umido di Tokyo, quel salato in fondo è perfetto perché rinfresca invece di appesantire.
A chi cerca la pasticceria occidentale con panna e cioccolato questo posto dice poco: la pasta di fagioli o piace o non piace, e prima di comprare una scatola intera da regalare è meglio assaggiarne un pezzo. I namagashi sono i più belli da vedere, però sono anche i più delicati e vanno mangiati in giornata.
Si spende poco, molto meno di quanto si immagina davanti a una bottega così. I dolcetti singoli stanno sui 150–350 yen, lo yokan intero sui 500–600 yen, e con 1.000–1.500 yen si esce con una scatolina mista per tre o quattro persone.
Per roba fatta a mano ogni giorno, con una ricetta che va avanti da generazioni, il prezzo è quello di un dolce qualsiasi da supermercato. Ogni volta che passo da Yanaka mi fermo a prendere tre o quattro aoume, e se sto andando a casa di qualcuno li porto al posto della solita scatola del grande magazzino: costano come un paio di caffè e chi li riceve si ricorda sempre da dove arrivano.
Da fuori la riconoscete dalla grande insegna di legno intagliato e dal noren verde scuro, la tenda di stoffa che i negozi giapponesi appendono sull’ingresso. Già dal marciapiede, attraverso le vetrine, si vedono i vassoi dei dolci.
L’edificio e le vetrine sono più o meno quelli originali, e si capisce dal legno scurito degli espositori, dai telai delle teche e dal banco su cui sta il registratore di cassa.
Lo spazio è minimo: un banco, la vetrina davanti e il laboratorio sul retro, per cui due persone che scelgono insieme occupano già quasi tutto. Non ci sono tavolini e non ci si siede: si sceglie, si paga e si va.
Chi sta al banco è gentile e non mette fretta, anche se non parlate giapponese: basta indicare il dolce nella vetrina e mostrare con le dita quanti pezzi volete. Il mio aoume lo mangio camminando per le stradine di Yanaka, tanto finisce in due bocconi.
D’estate l’aoume va via a centinaia di pezzi al giorno e davanti al banco si crea qualche capannello. Il resto dell’anno si entra senza aspettare, al massimo dietro un paio di signore del quartiere che comprano i dolci per il tè.
Si paga solo in contanti, niente carte e niente pagamenti con il telefono, per cui tenete qualche moneta da parte prima di entrare. Il tax free non c’è, ma con queste cifre non vi serve.
I dolci li mettono in una scatola di cartone bianco, con i pezzi incartati nella carta e legati con il cordoncino, già pronti da regalare senza dover aggiungere niente.
In valigia occupano pochissimo spazio e pesano niente, però i dolci freschi durano poco. Se volete riportare qualcosa a casa scegliete lo yokan, che regge il viaggio, e lasciate l’aoume e i namagashi per i giorni a Tokyo.
Pro:
Contro:
Ideale per: chi gira Yanaka e vuole un wagashi vero da mangiare per strada o da portare a chi lo ospita
Atmosfera: legno scuro, vetrine piene di vassoi, gente del quartiere al banco
Kikuzuki non vi stupirà per la scelta: ha poche cose e le fa sempre uguali, e lo capite dal primo morso. Il valore sta tutto in quel bocconcino al matcha e miso che esiste solo qui e che vi costa due monete. Se passate per Yanaka fermatevi: cinque minuti al banco e un paio di centinaia di yen bastano per assaggiare un dolce che a Tokyo si prepara così da più di cent’anni.
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Kikuzuki
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).