A 18 metriMaisenA 18 metri
Tonkatsu insuperabile.

Una catena di ristoranti di anguilla con locali tra Tokyo, Osaka e Sendai, dove l’unagi non è il piatto da occasione speciale ma cibo di tutti i giorni, servito in ciotole di riso e su spiedini passati sulla brace.
Da Izumo il pezzo forte è il donburi con l’anguilla grigliata e una frittata alta un dito, ma metà del menu è fatta di spiedini di anguilla tagliata in modi diversi, più qualche piatto da izakaya.
È il posto giusto se volete provare l’anguilla in un ambiente alla buona, senza la formalità del ristorante specializzato.
Il piatto che vedete in tutte le foto è l’unatama-don: una frittata gonfia fatta con tre uova, sopra un pezzo di anguilla alla griglia, sotto il riso già condito con la salsa scura dell’unagi. Non è salsa versata all’ultimo momento sul riso bianco, il condimento è dentro i chicchi e si sente fino all’ultima cucchiaiata.
La quantità di riso la scegliete voi, da una porzione normale fino a 750 grammi, e la versione massima arriva al tavolo come una torre. Quello che resta nella ciotola ve lo trasformano in polpette di riso avvolte nella pellicola, da portare via.
L’anguilla è cotta forte e il bruciacchiato della brace si sente: se avete in testa l’unagi morbidissimo e delicato dei vecchi negozi storici, qui trovate una cosa più diretta, con il fumo che arriva prima della dolcezza della salsa. La frittata invece è dolce e cedevole, e insieme al riso condito fa un piatto più da cucina di casa che da ristorante elegante.
Sul riso vi avviso subito: lasciate perdere la misura massima, prendete la porzione normale e tenetevi lo spazio per due spiedini in più.
Si spende poco per quello che portano in tavola: con una ciotola di anguilla si sta sui 2.500–3.500 yen a testa, e la sera, prendendo spiedini, qualche stuzzichino e da bere, si arriva sui 3.000–4.000 yen. Per l’anguilla in Giappone è una cifra bassa, perché nei ristoranti specializzati una scatola di una-ju decente parte da cifre ben più alte.
Il senso della catena è proprio questo: nel periodo Edo l’anguilla era cibo da bancarella per gente comune, e qui hanno ripreso quell’idea invece di quella del locale di lusso.
Quando ho voglia di anguilla senza programmare una cena importante, Izumo è tra i primi nomi che mi vengono in mente: con la spesa di un pranzo normale mangio anguilla vera, passata sulla brace.
Se vi fermate alla ciotola vi perdete la parte più interessante. La specialità della casa si chiama kaba-no-ho-yaki: l’anguilla viene tagliata a tocchetti tenendola cilindrica, infilata sullo spiedino e messa sulla brace, così la pelle diventa croccante e la polpa dentro resta morbida e grassa. È un taglio che nei ristoranti classici non trovate, perché lì l’anguilla si apre e si stende.
Poi ci sono le strisce con la salsa e le stesse strisce fatte in bianco, condite solo con il dashi, molto più leggere e con il sapore del pesce che arriva pulito.
Il resto della lista è per chi vuole andare a fondo: il fegato, la testa con le sue cartilagini, la parte della schiena arrotolata sullo spiedino, e la stessa schiena in versione piccante con il peperoncino coreano. C’è anche lo spiedino con il burro montato sopra, che sulla carta sembra troppo e invece con il grasso dell’anguilla ci sta.
Ordinarne quattro o cinque diversi e confrontarli è secondo me il modo giusto di mangiare qui, molto più che concentrarsi solo sulla ciotola gigante.
Non è solo anguilla, comunque. Fanno anche spiedini di pollo alla brace, lingua di manzo, sashimi di cavallo e una fila di piatti freddi di verdure, quindi se siete in gruppo e qualcuno il pesce non lo tocca, ha comunque di che riempire il tavolo.
Il formato è quello dell’izakaya moderna e rumorosa: bancone davanti alla griglia, tavoli vicini, luci calde, l’odore del carbone che ti resta addosso. Le sale non sono grandi, si mangia gomito a gomito e ci si parla sopra.
Le sedi non sono tutte uguali: alcune stanno dentro i centri commerciali, altre sono locali di strada, ma la scena è la stessa in tutte, con i ragazzi in sala che urlano gli ordini e i piatti che escono in fretta.
Si ordina con il telefono, inquadrando il codice sul tavolo. Il menu si traduce da solo nella lingua dell’apparecchio e ogni piatto ha la sua foto, per cui anche senza una parola di giapponese si capisce cosa state chiedendo.
Il personale se la cava in inglese e c’è anche chi parla coreano e cinese, e nelle sale sentite molte più lingue straniere che giapponese. Questo cambia parecchio l’atmosfera: non è il ristorante silenzioso dove una famiglia mangia l’anguilla in occasione di una ricorrenza, è un posto pieno di gente arrivata lì apposta dopo aver visto la foto della ciotola.
Ai due orari dei pasti c’è fila, e nei fine settimana si aspetta fuori. Nelle sedi dentro i centri commerciali la gente lascia il nome e intanto gira tra i negozi; nei locali di strada invece si aspetta in piedi sul marciapiede.
Da soli si sta benissimo: il bancone è pensato per quello e l’ordinazione dal telefono toglie ogni imbarazzo. In due o in tre è anche meglio, così dividete gli spiedini e ne provate di più.
Chi cerca una cena lenta qui non la trova: il conto arriva presto e il tavolo passa a chi aspetta in fila.
Pro:
Contro:
Ideale per: chi vuole provare l’anguilla alla brace senza spendere una cifra importante
Da ordinare: il kaba-no-ho-yaki, qualche altro spiedino e una ciotola in versione normale da dividere
Atmosfera: izakaya piena di gente, griglia a vista, odore di carbone, molte lingue diverse ai tavoli
Quello che mi resta in testa uscendo è il fumo: l’odore della brace addosso alla giacca, e il ricordo dello spiedino cilindrico che scrocchia sotto i denti mentre dentro cede. Ordinate il kaba-no-ho-yaki prima di tutto il resto, e affiancategli le lische fritte, perché è il modo più veloce per capire quanto di questo pesce si possa usare.
Se ci andate una volta sola non inseguite la torre di riso delle foto: prendete la ciotola normale, un giro di spiedini e una scodella di brodo col fegato per rimettere la bocca in ordine tra uno e l’altro. Sedetevi al bancone davanti alla griglia, dove vedete l’anguilla girare e sentite il grasso cadere sul carbone. Andateci con voglia di rumore: di posti così, dove l’anguilla si mangia senza cerimonie, ne trovate pochi.
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).