A 2360 metriLago SaiA 2360 metri
Poco turistico e meraviglioso.
©Blanscape - ShutterstockSul lato nord-ovest del lago Saiko, uno dei cinque laghi ai piedi del monte Fuji, c’è un villaggio di case con il tetto di paglia, con il vulcano che spunta dietro i tetti quando il cielo è pulito. Iyashi no Sato è la ricostruzione di un paese di montagna che non c’è più: una ventina di case sistemate su un pendio, e dentro ognuna c’è qualcosa di diverso, botteghe di artigiani, stanze con i vecchi attrezzi dei campi, due posti dove si mangia, un noleggio di armature da samurai.
È il posto giusto se avete mezza giornata libera dalle parti di Kawaguchiko e volete il Fuji da un punto che non sia la solita riva del lago, oppure se viaggiate con bambini che hanno voglia di sporcarsi le mani con l’argilla.
Il paese vero è finito sotto una colata di fango dopo un tifone, e quello che si gira oggi è una copia rimessa in piedi per far vedere com’era. Detto così sembra una furbata da parco a tema, e invece no: le case sono costruite come si costruiva qui, con il tetto altissimo e spiovente e la finestrella in alto al primo piano, e messe dove stavano prima, con il pendio che sale verso il bosco e il lago dietro le spalle.
Quel tetto che ricorda un elmo da samurai ha anche un nome, kabutozukuri, e la finestrella lassù non è un vezzo: il sottotetto serviva ad allevare i bachi da seta, e quell’apertura gli dava aria e luce.

Le case da fuori si somigliano tutte, e il giro esterno lo fanno in tanti senza entrare da nessuna parte: è lo sbaglio più comune, perché la differenza la fanno gli interni, che cambiano da una porta all’altra. Entrate nelle case basse in fondo, quelle con il pavimento di legno e il focolare quadrato in mezzo alla stanza.
La cosa da mettere in conto è il Fuji: se è dietro le nuvole, metà del motivo per cui si sale fin qui sparisce, e vi restano un paese ricostruito e delle botteghe carine. Con il cielo pulito invece è un’altra storia.
E poi la paglia dei tetti è pettinata, il legno è sano, non c’è niente di sbilenco: se cercate le travi storte e i muri neri di fuliggine di un paese vissuto, qui non li trovate.
Ci torno soprattutto d’inverno, quando la neve sta sui tetti e il Fuji è bianco fino in fondo. È l’unico posto che conosco dove riesco a mettere nella stessa inquadratura una casa di montagna e il vulcano senza un palo della luce, un cavo o un tetto di lamiera in mezzo, e per me è la cosa che giustifica tutto il resto.

La mattina presto, senza discussioni. Il Fuji si vede meglio prima che si scaldi l’aria, dopo mezzogiorno le nuvole salgono dal lago e se lo mangiano, e a quell’ora dentro il villaggio ci sono venti persone in croce.
Nei giorni feriali si cammina tranquilli e si sente il rumore del ruscello e della ruota del mulino. Nei fine settimana arrivano i pullman e sul ponte per la foto si aspetta il proprio turno.
Le stagioni qui contano parecchio. Tra metà aprile e i primi di maggio ci sono i ciliegi piangenti, tra fine ottobre e metà novembre gli aceri rossi sopra i tetti chiari, e d’inverno la neve: è la versione più bella e anche la più scomoda, perché a novecento metri il freddo taglia la faccia.
D’estate il vantaggio è proprio la quota, si sta meglio che giù sulla riva del lago, anche se in mezzo alle case l’ombra è poca e nelle ore centrali il sole picchia.
Con la pioggia fitta lascerei perdere: si gira all’aperto tra una casa e l’altra, il pendio diventa scivoloso e la montagna non c’è.

Il villaggio sta su un fianco di collina, per cui si sale e si scende di continuo, su vialetti di ghiaia e pietra. Non è una salita cattiva, ma dalla parte bassa alle stanze in cima un po’ di fiato lo mettete, e con il passeggino sui tratti di ghiaia si spinge parecchio.
In molte case ci si toglie le scarpe per entrare: mettete qualcosa di comodo, non stringhe complicate.
Si mangia dentro, e si mangia bene. In un paio di case ci sono le due cose da provare qui, gli hoto, che sono tagliatelle larghe dentro una zuppa di miso con la zucca, e la soba tagliata a mano; da un’altra parte c’è il matcha con i dango, e al negozio dei prodotti locali il gelato e l’amazake.
I laboratori sono la parte che salva la giornata con i bambini: la ceramica, la carta, i caleidoscopi. Senza fare almeno un’attività i più piccoli si stufano in fretta, perché per loro resta un giro tra case vecchie.
La foto che fanno tutti è dal ponte, con il torrente sotto, le case in diagonale e il cono dietro. Andateci subito appena entrate, prima che si riempia, e poi tornateci alla fine con un’altra luce.
La seconda buona inquadratura è dall’alto del villaggio, dove i tetti si sovrappongono uno sull’altro e il Fuji spunta tra due colmi di paglia. La terza è dentro: la stanza con il focolare, controluce, con la porta aperta sul verde.
Se vi noleggiate un’armatura o un kimono, fatelo prima di salire in cima, non dopo: con quella roba addosso si cammina piano e la salita si sente il doppio.

Qui si viene per un’immagine precisa, non per i monumenti: nessuna singola casa vi resta in testa, quello che resta è l’insieme con la montagna dietro. Vale la deviazione dal giro classico dei laghi per quel motivo lì e per il fatto che, a differenza degli altri punti panoramici sul Fuji, potete stare mezz’ora fermi senza qualcuno che vi cammina nell’inquadratura.
Se invece il cielo è chiuso, o se cercate un paese antico davvero, saltatelo e andate altrove: senza il vulcano in fondo, questa è una bella passeggiata tra botteghe e niente di più.
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Iyashi no Sato
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Autore
Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa. Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi. Seguito da più di 2 milioni di persone sui vari social (Pagina Facebook, TikTok, Instagram, Youtube).