Casa tradizionale giapponese vicino a un canale con vista sul monte Fuji innevato in una giornata di primavera.©Blanscape - Shutterstock

Iyashi no Sato

Sul lato nord-ovest del lago Saiko, uno dei cinque laghi ai piedi del monte Fuji, c’è un villaggio di case con il tetto di paglia, con il vulcano che spunta dietro i tetti quando il cielo è pulito. Iyashi no Sato è la ricostruzione di un paese di montagna che non c’è più: una ventina di case sistemate su un pendio, e dentro ognuna c’è qualcosa di diverso, botteghe di artigiani, stanze con i vecchi attrezzi dei campi, due posti dove si mangia, un noleggio di armature da samurai.
È il posto giusto se avete mezza giornata libera dalle parti di Kawaguchiko e volete il Fuji da un punto che non sia la solita riva del lago, oppure se viaggiate con bambini che hanno voglia di sporcarsi le mani con l’argilla.

Cosa si vede

Il paese vero è finito sotto una colata di fango dopo un tifone, e quello che si gira oggi è una copia rimessa in piedi per far vedere com’era. Detto così sembra una furbata da parco a tema, e invece no: le case sono costruite come si costruiva qui, con il tetto altissimo e spiovente e la finestrella in alto al primo piano, e messe dove stavano prima, con il pendio che sale verso il bosco e il lago dietro le spalle.
Quel tetto che ricorda un elmo da samurai ha anche un nome, kabutozukuri, e la finestrella lassù non è un vezzo: il sottotetto serviva ad allevare i bachi da seta, e quell’apertura gli dava aria e luce.

  • Il ponte Fujimi: il punto da cui si vedono tutte le case in fila con il Fuji dietro, ed è lì che si ferma chiunque abbia una macchina fotografica.
  • Hinomiya, la casa della torretta: armature, kimono, vestiti da ninja, un centinaio di capi appesi tra cui scegliere, e poi si gira per il villaggio conciati così.
  • La vecchia casa Watanabe: l’unica che non è una ricostruzione, sta un po’ in disparte e dentro si sente l’odore del legno affumicato.
  • Il museo sulla frana: foto, plastici e il racconto di cosa è successo al paese, ed è la stanza che spiega perché tutto il resto esiste.
  • Le botteghe degli artigiani: ceramica, vetro soffiato e caleidoscopi, seta dipinta, incensi, i pupazzetti di stoffa appesi ai fili.
  • Goroneikan, in cima al villaggio: stanzette con il tatami dove ci si siede per terra e si guarda giù su tutti i tetti.

Le case da fuori si somigliano tutte, e il giro esterno lo fanno in tanti senza entrare da nessuna parte: è lo sbaglio più comune, perché la differenza la fanno gli interni, che cambiano da una porta all’altra. Entrate nelle case basse in fondo, quelle con il pavimento di legno e il focolare quadrato in mezzo alla stanza.
La cosa da mettere in conto è il Fuji: se è dietro le nuvole, metà del motivo per cui si sale fin qui sparisce, e vi restano un paese ricostruito e delle botteghe carine. Con il cielo pulito invece è un’altra storia.
E poi la paglia dei tetti è pettinata, il legno è sano, non c’è niente di sbilenco: se cercate le travi storte e i muri neri di fuliggine di un paese vissuto, qui non li trovate.

Ci torno soprattutto d’inverno, quando la neve sta sui tetti e il Fuji è bianco fino in fondo. È l’unico posto che conosco dove riesco a mettere nella stessa inquadratura una casa di montagna e il vulcano senza un palo della luce, un cavo o un tetto di lamiera in mezzo, e per me è la cosa che giustifica tutto il resto.

Quando andare

La mattina presto, senza discussioni. Il Fuji si vede meglio prima che si scaldi l’aria, dopo mezzogiorno le nuvole salgono dal lago e se lo mangiano, e a quell’ora dentro il villaggio ci sono venti persone in croce.
Nei giorni feriali si cammina tranquilli e si sente il rumore del ruscello e della ruota del mulino. Nei fine settimana arrivano i pullman e sul ponte per la foto si aspetta il proprio turno.

Le stagioni qui contano parecchio. Tra metà aprile e i primi di maggio ci sono i ciliegi piangenti, tra fine ottobre e metà novembre gli aceri rossi sopra i tetti chiari, e d’inverno la neve: è la versione più bella e anche la più scomoda, perché a novecento metri il freddo taglia la faccia.
D’estate il vantaggio è proprio la quota, si sta meglio che giù sulla riva del lago, anche se in mezzo alle case l’ombra è poca e nelle ore centrali il sole picchia.
Con la pioggia fitta lascerei perdere: si gira all’aperto tra una casa e l’altra, il pendio diventa scivoloso e la montagna non c’è.

Come si gira dentro

Il villaggio sta su un fianco di collina, per cui si sale e si scende di continuo, su vialetti di ghiaia e pietra. Non è una salita cattiva, ma dalla parte bassa alle stanze in cima un po’ di fiato lo mettete, e con il passeggino sui tratti di ghiaia si spinge parecchio.
In molte case ci si toglie le scarpe per entrare: mettete qualcosa di comodo, non stringhe complicate.

Si mangia dentro, e si mangia bene. In un paio di case ci sono le due cose da provare qui, gli hoto, che sono tagliatelle larghe dentro una zuppa di miso con la zucca, e la soba tagliata a mano; da un’altra parte c’è il matcha con i dango, e al negozio dei prodotti locali il gelato e l’amazake.
I laboratori sono la parte che salva la giornata con i bambini: la ceramica, la carta, i caleidoscopi. Senza fare almeno un’attività i più piccoli si stufano in fretta, perché per loro resta un giro tra case vecchie.

La foto migliore

La foto che fanno tutti è dal ponte, con il torrente sotto, le case in diagonale e il cono dietro. Andateci subito appena entrate, prima che si riempia, e poi tornateci alla fine con un’altra luce.
La seconda buona inquadratura è dall’alto del villaggio, dove i tetti si sovrappongono uno sull’altro e il Fuji spunta tra due colmi di paglia. La terza è dentro: la stanza con il focolare, controluce, con la porta aperta sul verde.

Se vi noleggiate un’armatura o un kimono, fatelo prima di salire in cima, non dopo: con quella roba addosso si cammina piano e la salita si sente il doppio.

In breve

  • Il pezzo forte: i tetti di paglia allineati con il monte Fuji che spunta dietro, visti dal ponte del villaggio.
  • Quando andare: mattina presto, giorni feriali; autunno per il rosso degli aceri, inverno per la neve.
  • Ideale per: chi gira i laghi del Fuji e ha una mattina libera, chi vuole una foto del vulcano senza pali e cavi, famiglie disposte a fare un laboratorio di artigianato.
  • Atmosfera: pochi rumori, acqua che scorre, gente che cammina lenta tra case basse su un pendio aperto.

Conclusione

Qui si viene per un’immagine precisa, non per i monumenti: nessuna singola casa vi resta in testa, quello che resta è l’insieme con la montagna dietro. Vale la deviazione dal giro classico dei laghi per quel motivo lì e per il fatto che, a differenza degli altri punti panoramici sul Fuji, potete stare mezz’ora fermi senza qualcuno che vi cammina nell’inquadratura.
Se invece il cielo è chiuso, o se cercate un paese antico davvero, saltatelo e andate altrove: senza il vulcano in fondo, questa è una bella passeggiata tra botteghe e niente di più.

Informazioni utili

Nome: Iyashi no Sato
Orario: Lunedì - Domenica: dalle 9 alle 17
Indirizzo: Japan, 〒401-0332 Yamanashi, Minamitsuru District, Fujikawaguchiko, Saiko, 根場 2710
Sito Internet: Iyashi no Sato
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Marco Togni

Autore

Marco Togni

Abito in Giappone, a Tokyo, da molti anni. Sono arrivato qui per la prima volta oltre 20 anni fa.
Fondatore di GiappoTour e GiappoLife. Sono da anni punto di riferimento per gli italiani che vogliono venire in Giappone per viaggio, lavoro o studio. Autore dei libri Giappone, la mia guida di viaggio, Giappone Spettacularis ed Instant Giapponese (ed.Gribaudo/Feltrinelli) e produttore di video-documentari per enti governativi giapponesi.
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